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L’addio di Napoli a Carlo Croccolo e un cartellone: Ciao Carlo, salutaci Totò

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L’addio di Napoli a Carlo Croccolo. C’era la chiesa di San Ferdinando gremita in piazza Trieste e Trento. Una folla incredibile dentro e fuori la chiesa degli artisti. All’uscita del feretro tra gli applausi sono volati  palloncini bianchi. In due libri sono state raccolte le firme. Ovunque foto di un Carlo Croccolo sorridente. In prima fila, sui banchi c’era la moglie di Croccolo, l’attrice Daniela Cenciotti. Erano compagni sia nella vita che sul palcoscencio. C’era la figlia Donatella con i nipotini, i parenti. Ad officiare il rito c’era invece il cugino di Carlo Croccolo, don Giulio.

Carlo Croccolo: Nella foto con un altro grande artista napoletano, Gino Rivieccio

Al lato dell’altare i gonfaloni del comune di Castel Volturno, dove Croccolo da tempo risiedeva ed era cittadino onorario, e del Comune di Napoli, rappresentato dall’assessore Anna Maria Palmieri. Nella folla spicca la figura di un  anziano che innalza per tutto il tempo un cartello che accompagnerà il feretro dell’atttore fin sul sagrato della Chiesa: “Carlo salutaci il grande Totò”. C’erano tanti artisti napoletani per salutare Croccolo: Da Giacomo Rizzo a Gianfranco Gallo, da Corrado Taranto a Lucio Ciotola, Adriano Pantaleo, Lucia Cassini, Caterina de Santis, il critico teatrale Giulio Baffi, Paola Esposito dell’associazione Titania Teatro di cui Croccolo era direttore artistico.

https://www.juorno.it/e-morto-carlo-croccolo-attore-napoletano-stimato-ed-amato-fu-spalla-di-toto-e-vinse-un-david-di-donatello

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Solo in Italia: il detenuto Formigoni ci fa sapere che lo sfascio della sanità lombarda è colpa del Governo

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In una trasmissione televisiva, su La 7, c’è un ospite d’eccezione o eccezionale. Un politico arrestato, giudicato e condannato al carcere per corruzione che però è in detenzione domiciliare. Parliamo di Roberto Formigoni. E che cosa dice questo ex Governatore distintosi per corruzione? Che “la Lombardia è stata colpita da una bomba atomica e tutti hanno fatto errori, a partire dal governo”, ma il modello sanitario della regione “è stato profondamente cambiato dalla giunta successiva”, quella di Roberto Maroni. Come dire, se oggi fa schifo la sanità della Lombardia, la colpa è dell’altro Robero, Maroni. L’ex presidente della Regione Lombardia, intervistato anche dal Corriere della Sera, ha potuto farci conoscere queste fondanti opinioni perchè autorizzato dal magistrato di sorveglianza

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Carceri, detenuto suicida a Siena: era isolamento Covid

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Un giovane italiano, detenuto nel carcere di Siena e in isolamento per Covid-19, si e’ tolto la vita impiccandosi con una coperta. E’ successo nella tarda serata di martedi’. L’uomo avrebbe avuto problemi di dipendenza ed era in carcere per l’accusa di maltrattamenti in famiglia. La procura di Siena ha intanto aperto un fascicolo e disposto l’autopsia. Sul detenuto suicida a Siena e anche sul decesso di due reclusi nel carcere di Prato e’ intervenuto in serata il garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani che ha parlato di un “inaccettabile dramma continuo”: “La Toscana – afferma in una una nota – e’ scossa da tre morti in carcere sulle quali ancora non vi sono notizie ufficiali. Al mio ufficio nulla e’ pervenuto ma da quanto e’ dato sapere sono tre i detenuti morti nelle nostre strutture penitenziarie”. “Ieri a Prato, dopo giorni di agonia, un giovane ventenne di nazionalita’ turca che aveva tentato il suicidio domenica scorsa e’ morto. Pare soffrisse di problemi psichiatrici. Oggi – dichiara Fanfani – nel carcere di Prato e’ deceduto a seguito di un malore un giovane magrebino di 35 anni. Le cause sono ancora tutte da accertare”. C’e’ poi il detenuto che si e’ tolto la vita a Siena, “trasferito da altro istituto, e posto in isolamento per motivi sanitari legati al Coronavirus”. Per Fanfani “queste situazioni sono la conseguenza, difficilmente evitabile, di esasperazione psichica dovuta alle terribili e talvolta inumane condizioni in cui la detenzione carceraria viene eseguita”.

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La Dia confisca beni per 22 milioni all’imprenditore Zangrillo, è continguo ai Casalesi

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 La Corte di Appello di Roma ha confermato la confisca dei beni per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro nei confronti dell’imprenditore Vincenzo Zangrillo, ritenuto vicino al clan dei casalesi. Nel marzo 2018, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Latina, accogliendo la proposta del Direttore della Dia, aveva gia’ confiscato il suo patrimonio nelle province di Latina, Frosinone, Napoli e Isernia, e provveduto a sottoporlo anche alla misura della sorveglianza speciale di P.S. per tre anni. Con un passato da carrozziere, nel corso degli anni, Zangrillo ha fatto registrare un’improvvisa e ingiustificata espansione economica, affermandosi come imprenditore in diversi ambiti commerciali, divenendo titolare, direttamente e/o indirettamente, di numerose societa’ operanti nei settori del trasporto merci su strada, del commercio all’ingrosso, dello smaltimento di rifiuti, della locazione immobiliare e del commercio di autovetture. Le indagini della Dia hanno dimostrato il nesso tra l’espansione del suo patrimonio (a fronte di redditi dichiarati al fisco nettamente inferiori alle reali capacita’ economiche) e le attivita’ illecite da lui commesse nel corso degli anni, tra cui spiccano il traffico internazionale di sostanze stupefacenti e di rifiuti illeciti, nonche’ l’associazione a delinquere, il riciclaggio e il traffico internazionale di autoveicoli, reati per i quali risulta anche essere stato arrestato. La Quarta Sezione della Corte di Appello di Roma ha di recente respinto il ricorso della difesa, confermando il risultato delle indagini patrimoniali svolte dalla Dia e quindi la confisca del patrimonio di Zangrillo al quale e’ stata ridotta la sorveglianza speciale da tre a due anni. Tra i beni oggetto del provvedimento spiccano oltre 200 mezzi (autoarticolati, auto, motocicli, furgoni), 150 immobili (abitazioni, uffici, opifici e magazzini), 21 ettari di terreni ubicati nelle province di Latina e Frosinone, 6 societa’, 21 conti correnti e rapporti bancari di varia natura, per un valore complessivo di oltre 22 milioni di euro.

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