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La trattativa sui balneari, ultima mediazione Palazzo Chigi

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Da una parte le valutazioni tecniche, dall’altro i delicati equilibri della maggioranza. E’ stretta la strada che sta percorrendo il governo nel tentativo di mediazione sulle concessioni balneari, forse l’ultimo, per sbloccare lo stallo del ddl concorrenza. E’ l’unico tassello che manca prima di avviare l’esame in commissione Industria al Senato su una riforma cruciale in chiave Pnrr. E’ difficile che alla fine il governo accetti di prorogare le gare oltre fine 2023, ma si sta ragionando sulla soluzione che prevede singole deroghe tecniche fino al 2024, fissando anche indennizzi per gli investimenti alle imprese che dopo anni di attivita’ non ottengono il rinnovo. L’esecutivo, secondo la linea tenuta sin dall’inizio, ha come bussola la direttiva Bolkestein e la sentenza del Consiglio di Stato, secondo cui le concessioni in essere sono efficaci fino alla fine dell’anno prossimo e non fino al 2033. Una decisione che sette mesi fa ha mandato in subbuglio il settore di lidi e ristoranti sulle spiagge, e oggi e’ stata impugnata da sette parlamentari di FdI, capeggiati da Riccardo Zucconi, davanti alla Consulta che mercoledi’ prossimo si esprimera’ sull’ammissibilita’. Un tentativo che per ora non e’ letto come un’insidia da chi conduce la delicata trattativa. Piu’ spinosi sembrano i riflessi dell’intervento con cui il senatore di FI Massimo Mallegni, in mattinata si e’ scagliato contro l’ipotesi di accordo, considerato sempre piu’ vicino dopo l’incontro a Palazzo Chigi fra il premier Mario Draghi e il leader leghista Matteo Salvini. “L’operato del governo sul tema delle concessioni non convince, resteremo, quindi, convintamente sulle nostre posizioni chiare e indelebili”, ha dichiarato Mallegni. Altri in FI hanno posizioni piu’ soft, e su questa sponda contano a Palazzo Chigi, dove si riduce la pazienza davanti al tira e molla dei partiti (su questa e altre riforme chiave per il Pnrr, come quella del fisco, nonche’ sul quella del Csm). L’attacco di Mallegni e’ arrivato quasi in contemporanea a un incontro informale fra il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli, il viceministro allo Sviluppo economico Gilberto Pichetto (FI), e i relatori in commissione Industria al Senato, Stefano Collina (Pd) e Paolo Ripamonti (Lega). La maggioranza ora attende dal governo una proposta di mediazione sulla riformulazione dell’emendamento. Il tempo stringe, anche se la commissione conta di chiudere la settimana prossima l’esame. “Non ci sarebbe questo stallo, se nel 2018 fosse stata approvata la nostra proposta di legge per applicare la direttiva Bolkestein alle nuove concessioni, con la proroga di 35 anni per quelle in essere prima della sua entrata in vigore”, sottolinea Zucconi, che ha sollevato la questione alla Consulta per conflitto di attribuzione, “perche’ il Consiglio di Stato ha bypassato il Parlamento”.

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Grillo delude i parlamentari peones del M5S: no a deroghe ai due mandati

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 Beppe Grillo non vuole deroghe al limite dei due mandati. Questo e’ in sostanza il pensiero espresso dal garante del M5s secondo quanto conferma chi ha partecipato a una delle riunioni organizzate con i parlamentari del Movimento alla Camera. Grillo, spiegano fonti parlamentari, ha chiarito che quello per lui e’ un principio fondante.

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Babele sulla pelle degli elettori Cinquestelle, Castelli revoca l’incarico al cognato di Cancelleri

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“La Corte dei Conti ha inviato al ministero dell’economia una richiesta di chiarimenti riguardo il conferimento di un incarico all’architetto Santino Lo Porto, marito di Azzurra Cancelleri e cognato di Giancarlo Cancelleri. Per l’incarico, della durata di un anno, era previsto un compenso di 65 mila euro. Una vicenda che ha attirato l’attenzione della magistratura contabile che ha chiesto chiarimenti. E dopo questa comunicazione, la viceministra Laura Castelli ha revocato la nomina”.

Lo ha detto l’eurodeputato Dino Giarrusso, a margine della presentazione a Palazzo dei Normanni, a Palermo, del nuovo movimento ‘Sud chiama Nord’ fondato assieme a Cateno De Luca. Nel corso dell’incontro, l’ex grillino ha mostrato e diffuso la copia delle osservazioni dell’ufficio di controllo dei magistrati contabili dicendo: “Questo e’ il motivo per cui non faccio piu’ parte del Movimento 5 Stelle – ha sottolineato – perche’ questo e’ il modo di agire della ‘Banda Bassotti’ contro cui noi lottiamo”. Per la cronaca, Dino Giarrusso, a sentire Giuseppe Conte è andato via perchè chiedeva posti di potere che non aveva. E Laura Castelli oggi non è più del M5S ma è andato con Di Maio, che è anche il suo testimone di nozze. Sempre per la cronaca, l’adetto stampa di Di Maio è il marito della Castelli. Che c’è di male? Nulla ma…

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Conte dal “consulente” Grillo: i nodi dei mandati e della piazza

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L’avvio della votazione degli iscritti sul doppio mandato e, contestualmente, quella per la designazione dei referenti territoriali in seno al Consiglio nazionale per i quali si e’ appena chiusa la fase delle autocandidature. Ma anche la strategia per il rilancio della proposta politica del M5s attraverso una mobilitazione. E’ lunga la lista delle opzioni da sottoporre al parere del “consulente” Beppe Grillo, con cui si domani il leader 5s Giuseppe Conte. Rimessi i panni del “grande saggio” stara’ al fondatore del Movimento dire la sua sulla delicatissima questione del tetto ai mandati e, soprattutto, su quella delle eventuali deroghe per i “meritevoli”. Una partita cruciale per il M5s alle prese con la scissione dei “dimaiani” di Ipf e con alcuni eletti ancora in bilico. “Penso che alla fine il vincolo cadra’. Riusciranno anche a convincere Beppe Grillo che l’ultimo principio portante del M5s dovra’ venir meno, grazie alle deroghe per gli amici. Sara’ la giravolta finale. Comunque sono fatti loro, che non ci riguardano e non interessano agli italiani che hanno altre priorita’”, azzarda Primo Di Nicola, capogruppo designato al Senato di Insieme per il futuro. Se cosi’ fosse e se Giuseppe Conte dovesse decidere di “derogare” anche Giancarlo Cancelleri, per farlo partecipare alle primarie per la scelta del candidato del centrosinistra in Sicilia, il voto degli iscritti dovrebbe avvenire addirittura entro meta’ settimana. Il 30 giugno scade infatti il tempo per l’scrizione dei candidati alle primarie che si terranno il prossimo 23 luglio. Proprio ieri Cancelleri aveva invitato Conte a “non perdere altro tempo” in vista di questa scadenza aggiungendo che “se non vinciamo queste primarie il M5s finisce, e non in Sicilia ma in Italia. E questo lo sanno bene a Roma”. Altra pietanza nel menu’ potrebbe essere quella del ritorno in piazza. Un’opzione da tempo sul tavolo (da ben prima della scissione) e che potrebbe essere rilanciata su diversi argomenti, a partire da quello del salario minimo, fino all’ambiente o al No alle armi. “Ce lo chiedono gli iscritti e i territori, c’e’ molta voglia di tornare ad incontrarci per rilanciare le nostre battaglie”, spiega una parlamentare. E questo anche alla luce dell’arrivo del quarto decreto armi per l’Ucraina, per il quale non servira’ un voto del Parlamento ma su cui da tempo il M5s aveva lanciato l’altola’ chiedendo uno stop agli invii dall’Italia. I consigli di Grillo serviranno anche a decidere la linea su questo fronte. Chiusa la partita delle Comunali si apre intanto giorni cruciali in Parlamento dove tornano in discussione provvedimenti altamente divisivi tra le forze politiche. Dai taxi all’inceneritore di Roma, passando per lo Ius Schoale e la cannabis, tra gli esami in Commissione e i voti in Aula, si prevede una settimana di scontri che dovra’ tenere conto anche del riposizionamento dei voti tra la nuova forza di Di Maio e i 5 Stelle. I quali proprio domani dovrebbero far recapitare al presidente della Camera la loro richiesta di “riequilibrio” interno alle Commissioni, conseguente ai nuovi rapporti di forza che si sono creati con la nascita alla Camera di Ipf. Al Senato l’operazione per la nascita del nuovo gruppo e’ pronta e dovrebbe essere conclusa ad inizio settimana.

 

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