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La Spezia torna in serie A, delusione Frosinone
Una notte per la storia: lo Spezia sale in serie A, ed e’ la prima volta nei suoi 114 anni di vita. Dallo ‘scudetto’ del ’44, vinto dai giocatori spezzini prestati alla squadra dei Vigili del Fuoco in un anomalo campionato a gironi e riconosciuto come titolo onorifico solo nel 2002, fino alla serata dello stadio Picco pieno di suggestioni. Sono stati 90′ di sofferenza per la squadra allenata da Italiano, contro il Frosinone di Alessandro Nesta. All’andata avevano vinto i liguri 1-0, con un’impresa che ha acceso l’entusiasmo di tutta la citta’; al ritorno, il Frosinone ha messo sotto lo Spezia nel suo stadio vuoto (ma fuori erano in 1.500, accalcati e con poche mascherine, a tifare). E’ finita 1-0 per i ciocari, ma il gol di Rohden al 16′ della ripresa non e’ bastato: sale lo Spezia, grazie alla miglior classifica della stagione regolare.

La formazione del presidente Volpi, patron anche della Pro Recco di pallanuoto, ha controllato il Frosinone nel primo tempo, subendone il possesso palla: le migliori occasioni sono capitate agli ospiti con Beghetto (palo al 12′) e Rohden, parato da Scuffet al 39′. Poi nella ripresa si e’ presentato con maggior intraprendenza, e dopo aver sfiorato il vantaggio ha subito su un rilancio del portiere l’inserimento con tiro vincente del centrocampista svedese. Poi sono stati 30 minuti di sofferenza. con 6′ di recupero thrilling. E lo Spezia che si unisce a Benevento e Crotone nel gruppo delle promosse. “Abbiamo fatto un grande calcio durante la stagione, stasera eravamo troppo tesi per giocare bene”, le parole del capitano Terzi, mentre fuori i tifosi delle ‘Aquile’ accendevano fuochi d’artificio e sul campo i giocatori esultavano con gavettoni a Italiano.
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Napoli impazzisce per l’Argentina: ai Quartieri Spagnoli la rimonta sull’Inghilterra diventa una festa per Messi e Maradona
L’Argentina rimonta l’Inghilterra per 2-1 e conquista la seconda finale mondiale consecutiva. Ai Quartieri Spagnoli centinaia di napoletani e argentini hanno seguito la semifinale nel nome di Diego Armando Maradona. Domenica la sfida decisiva contro la Spagna.
«Quien no salta es inglés». Il coro si è alzato unanime tra i vicoli di Napoli quando l’Argentina ha completato la rimonta sull’Inghilterra, vincendo 2-1 e conquistando la seconda finale mondiale consecutiva.
Da Buenos Aires a Napoli ci sono più di undicimila chilometri, ma sui gol di Enzo Fernández e Lautaro Martínez le due città sono tornate a sfiorarsi. Da Plaza de Mayo ai Quartieri Spagnoli, unite dal colore delle maglie e soprattutto dalla memoria di Diego Armando Maradona.
L’Inghilterra era passata in vantaggio nella ripresa con Anthony Gordon. L’Argentina ha pareggiato nel finale con Enzo Fernández e trovato il gol decisivo nel recupero con Lautaro Martínez, entrambi serviti da Lionel Messi.
La rimonta vissuta sotto il murale di Diego
Ai Quartieri Spagnoli la festa era cominciata prima del fischio d’inizio. A mezz’ora dalla partita, l’area intorno al murale di Maradona era già affollata da famiglie, gruppi di amici, turisti e cittadini argentini arrivati anche da altre parti d’Italia.
Sedie sistemate davanti agli schermi, bandiere dell’Albiceleste, maglie con il numero 10 e cellulari alzati per registrare ogni momento. Le immagini documentano la presenza dei sostenitori argentini nel cuore di Napoli durante la semifinale disputata ad Atlanta.
Quando Gordon ha battuto Emiliano Martínez, il pubblico non ha smesso di incitare Messi e compagni. Neppure i due pali colpiti da Alexis Mac Allister hanno spento la fiducia di una folla convinta che la partita non fosse ancora finita.
Messi accende la notte di Napoli
La prima esplosione di gioia è arrivata quando Messi ha trovato Enzo Fernández, autore del pareggio. L’apoteosi nel recupero: il capitano argentino ha lavorato il pallone e disegnato il cross per il colpo di testa di Lautaro Martínez.
Il triplice fischio ha trasformato i Quartieri in una distesa di bandiere biancocelesti, fumogeni e abbracci. Una ragazza è scoppiata in lacrime, consolata dal fidanzato mentre intorno continuavano i cori per l’Argentina, Messi e Maradona.
Il legame tra Napoli e l’Albiceleste non ha bisogno di spiegazioni. Nasce dal Diez, che trasformò la storia sportiva e sentimentale della città, ed è stato alimentato dalla vittoria argentina ai Mondiali del 2022. Anche allora migliaia di persone si ritrovarono sotto il grande murale dei Quartieri Spagnoli.
Da Napoli a Buenos Aires nel nome del Diez
Il confronto tra Messi e Maradona continua ad accompagnare ogni impresa argentina. Sono campioni diversi, appartenenti a epoche differenti. A Napoli, però, Diego conserva una dimensione irripetibile: non è stato soltanto un calciatore, ma il simbolo del riscatto di una città.
Messi, a 39 anni, ha comunque condotto l’Argentina alla sua seconda finale mondiale consecutiva, ripetendo il percorso compiuto dall’Albiceleste tra il 1986 e il 1990. Dopo la semifinale ha ricordato ancora una volta Maradona, immaginandolo felice per il nuovo traguardo raggiunto dalla nazionale.
L’Argentina proverà ora a diventare la terza nazionale capace di vincere due Mondiali consecutivi, dopo l’Italia del 1934 e 1938 e il Brasile del 1958 e 1962.
Agustina: «A Napoli sento aria di casa»
Tra i tifosi c’era anche Agustina, 27 anni, originaria di Buenos Aires e residente a Roma, arrivata appositamente per assistere alla partita.
«Amo Napoli. Da quando vivo in Italia vengo almeno una volta all’anno. Qui sento aria di casa e vedere la partita ai Quartieri è stato fantastico», ha raccontato.
Poi la domanda inevitabile: Messi o Maradona? «Sono diversi, non si può scegliere. Ma Diego porta con sé una magia particolare. Spero di tornare domenica per la finale. Non faccio pronostici: sono scaramantica come i napoletani».
Domenica la finale contro la Spagna
L’ultimo ostacolo sarà la Spagna, che ha eliminato la Francia e attende l’Argentina nella finale in programma domenica 19 luglio al New York-New Jersey Stadium. Il calcio d’inizio è previsto alle 21 italiane.
Anche questa sfida avrà a Napoli un significato particolare. I Quartieri Spagnoli, edificati nel Cinquecento durante il vicereame di Pedro de Toledo, per una notte si vestiranno ancora con i colori dell’Albiceleste.
Il coro è già pronto: per l’Argentina, per Diego e per quella che potrebbe essere l’ultima grande partita mondiale di Lionel Messi.
Esteri
Trump attacca il sistema elettorale Usa: «Vulnerabile ai brogli», ma le accuse restano senza prove
Donald Trump denuncia presunte vulnerabilità del sistema elettorale americano e accusa Cina e Venezuela di interferenze. Le affermazioni, però, non sono state accompagnate da prove conclusive e sono contestate da intelligence, democratici e media statunitensi.
Donald Trump torna ad attaccare il sistema elettorale degli Stati Uniti e, a meno di quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, denuncia il rischio che il voto possa essere «truccato e rubato».
Durante un discorso alla nazione dalla Casa Bianca, il presidente americano ha annunciato la desecretazione di documenti che, a suo giudizio, dimostrerebbero «scioccanti vulnerabilità» nelle procedure elettorali e nei sistemi informatici utilizzati per registrare gli elettori e contare i voti.
Le accuse contro Cina e Venezuela
Trump ha sostenuto che la Cina avrebbe realizzato «la più vasta violazione di dati elettorali della storia», acquisendo illecitamente informazioni relative a circa 220 milioni di elettori americani.
Secondo il presidente, Pechino avrebbe voluto ostacolare la sua rielezione nel 2020 e favorire Joe Biden, arrivando anche a valutare la produzione di schede elettorali illegali. La Cina ha respinto le accuse, affermando di non avere mai interferito nelle elezioni statunitensi.
Trump ha citato anche un presunto complotto collegato al governo venezuelano di Nicolás Maduro. Le affermazioni del presidente, tuttavia, non sono state accompagnate durante il discorso da elementi capaci di dimostrare che voti, schede o risultati siano stati effettivamente modificati.
Una valutazione pubblica dell’intelligence americana del 2021 aveva concluso che nessun attore straniero, compresa la Cina, era riuscito ad alterare tecnicamente registrazioni, schede elettorali o conteggi nelle presidenziali del 2020.
I presunti elettori non cittadini
Il presidente ha inoltre sostenuto che almeno 278 mila persone prive della cittadinanza americana risulterebbero iscritte nelle liste elettorali.
Il dato deriverebbe da una verifica parziale effettuata dal Dipartimento per la Sicurezza interna sui registri di alcuni Stati. Non è stato però chiarito quante di queste persone abbiano realmente votato né se tutte le registrazioni individuate siano effettivamente irregolari.
Gli studi indipendenti condotti negli ultimi anni indicano che il voto illegale dei non cittadini esiste, ma rappresenta un fenomeno estremamente raro e non risulta avere modificato l’esito di elezioni nazionali.
Il ritorno sul voto del 2020
Gran parte dell’intervento è stata dedicata alle presidenziali vinte da Joe Biden nel 2020. Trump continua a sostenere che quel voto sia stato manipolato, nonostante riconteggi, verifiche amministrative e numerosi procedimenti giudiziari non abbiano accertato frodi diffuse tali da cambiare il risultato.
Le accuse sulla presunta elezione rubata alimentarono la mobilitazione culminata nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021.
I critici del presidente temono che il nuovo intervento possa servire a delegittimare in anticipo un’eventuale vittoria democratica nelle elezioni di novembre o a giustificare un maggiore controllo federale su procedure che la Costituzione affida principalmente ai singoli Stati. Reuters osserva che diverse conclusioni dell’intelligence e diversi studi indipendenti contraddicono alcune delle affermazioni avanzate dal presidente.
La replica di Newsom
Immediata la reazione del fronte democratico. Il governatore della California Gavin Newsom ha ricordato che le frodi elettorali sono molto rare e ha accusato Trump di voler creare sfiducia nel sistema prima delle elezioni di metà mandato.
Anche il senatore democratico Alex Padilla ha sottolineato che riconteggi, controlli e decine di cause giudiziarie non hanno prodotto prove di una frode elettorale generalizzata nel 2020.
Le televisioni dividono la diretta
Il discorso ha provocato tensioni anche nel sistema dei media americani. Fox News lo ha trasmesso integralmente, mentre CBS ne ha mandato in onda soltanto una parte, interrompendolo per inserire analisi e verifiche giornalistiche.
ABC, NBC e CNN hanno scelto di non trasmetterlo in diretta sui loro principali canali televisivi, pur rendendolo disponibile in streaming o sulle piattaforme digitali. Le emittenti hanno valutato il rischio di diffondere in diretta affermazioni non comprovate.
Trump ha accusato ABC e NBC di voler proteggere la sinistra e ha evocato la possibilità di revocare le licenze alle emittenti. Una minaccia destinata a sollevare nuove polemiche sulla libertà editoriale e sui poteri della Casa Bianca nei confronti dei mezzi di informazione.
Iran, Venezuela ed economia
Solo pochi passaggi del discorso hanno riguardato la politica estera e l’economia. Trump ha rivendicato i risultati ottenuti in Venezuela e ha affermato che gli Stati Uniti starebbero «vincendo in Iran», promettendo che presto saranno visibili i risultati dell’azione americana.
Il presidente ha inoltre celebrato l’andamento di Wall Street e il rallentamento dell’inflazione. Ma il centro politico del messaggio è stato inequivocabile: il ritorno della battaglia sul voto del 2020 e la richiesta di nuove regole elettorali in vista delle decisive elezioni di novembre.
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Bob Dylan torna in Italia: tre concerti a Milano, Roma e Bologna con il Rough and Rowdy Ways Tour
Bob Dylan torna in Italia con tre appuntamenti del Rough and Rowdy Ways Tour: il 2 novembre a Milano, il 5 novembre a Roma e il 7 novembre a Bologna. I concerti saranno “Phone Free Show”, senza utilizzo di telefoni cellulari durante l’esibizione.
Bob Dylan torna a esibirsi in Italia. La leggenda della musica americana sarà protagonista di tre concerti il prossimo novembre, portando nel nostro Paese il suo Rough and Rowdy Ways Tour, lo spettacolo che negli ultimi anni ha raccolto il consenso di pubblico e critica.
Ad annunciare le date sono gli organizzatori D’Alessandro e Galli.
Tre appuntamenti in Italia
Il tour italiano prenderà il via il 2 novembre all’Unipol Dome di Milano, per poi proseguire il 5 novembre al Palazzo dello Sport di Roma e concludersi il 7 novembre all’Unipol Arena di Bologna.
L’artista proporrà un repertorio costruito attorno ai brani di Rough and Rowdy Ways, l’album pubblicato nel 2020 che ha segnato uno dei momenti più apprezzati della sua produzione recente, insieme ai grandi classici che hanno attraversato oltre sessant’anni di carriera.
Biglietti: prevendita dal 20 luglio
La prevendita esclusiva riservata agli ascoltatori di Virgin Radio prenderà il via alle 11 di lunedì 20 luglio.
La vendita generale dei biglietti sarà invece aperta dalle 11 di mercoledì 22 luglio attraverso Ticketone.
Gli organizzatori invitano gli spettatori a verificare esclusivamente i canali ufficiali per l’acquisto dei tagliandi.
Concerti senza cellulari
Anche per le date italiane sarà confermata la formula del “Phone Free Show”, già adottata da Bob Dylan in numerosi concerti internazionali.
Grazie alla collaborazione con Yondr, il pubblico potrà entrare con il proprio telefono cellulare, ma il dispositivo sarà inserito in una speciale custodia sigillata che resterà chiusa per tutta la durata dello spettacolo.
Non sarà quindi possibile utilizzare smartphone, videocamere o altri dispositivi di registrazione durante il concerto.
L’obiettivo, spiegano gli organizzatori, è offrire agli spettatori un’esperienza di ascolto più immersiva, restituendo tutta l’attenzione alla musica e all’esibizione dal vivo.
Una carriera ancora in evoluzione
A 85 anni, Bob Dylan continua a essere una delle figure più influenti della musica contemporanea.
L’ultima pubblicazione ufficiale è The Bootleg Series Vol. 18: Through The Open Window, 1956-1963, uscita nel 2025, mentre Rough and Rowdy Ways resta il lavoro in studio più recente, un disco accolto con entusiasmo dalla critica e considerato da molti tra i migliori della sua produzione dell’ultimo decennio.
Cantautore, poeta e Premio Nobel per la Letteratura, Dylan continua a reinventare i propri concerti sera dopo sera, modificando arrangiamenti e scalette. È proprio questa imprevedibilità a rendere ogni suo spettacolo un evento unico, capace di richiamare fan storici e nuove generazioni.
Le tre date italiane rappresentano quindi un appuntamento di grande rilievo per gli appassionati di musica dal vivo e l’occasione per rivedere sul palco uno degli artisti che hanno segnato la storia della canzone internazionale.


