Esteri
La scommessa sull’Iran di Donald Trump: il Washington Post avverte sui rischi
Il Washington Post analizza la decisione di Donald Trump di avviare una campagna di bombardamenti contro l’Iran, sollevando dubbi sui rischi militari, politici e costituzionali dell’operazione.
Esteri
Trump sempre più vicino a nuovi attacchi contro l’Iran: cresce la tensione alla Casa Bianca
Secondo fonti citate dalla CNN, Donald Trump sarebbe sempre più vicino a valutare nuovi attacchi contro l’Iran. Cresce la tensione alla Casa Bianca per il fallimento dei negoziati, la crisi nello Stretto di Hormuz e le divisioni interne all’amministrazione americana sulla strategia da adottare verso Teheran.
Donald Trump sarebbe sempre più vicino a valutare una ripresa delle operazioni militari contro l’Iran.
A riferirlo è la CNN, citando fonti informate sui colloqui interni alla Casa Bianca e sul crescente nervosismo dell’amministrazione americana nei confronti di Teheran.
Tensione alta dopo il ritorno dalla Cina
Le indiscrezioni emergono proprio mentre Trump è rientrato alla Casa Bianca dopo il vertice di Pechino con Xi Jinping.
Secondo le fonti citate dalla CNN, il presidente americano sarebbe frustrato dall’andamento dei negoziati con Teheran e dalla persistente instabilità nello Stretto di Hormuz.
Il cessate il fuoco “sul supporto vitale”
Negli ultimi giorni Trump aveva già usato parole molto dure nei confronti dell’Iran, definendo il cessate il fuoco “su un supporto vitale” e giudicando “totalmente inaccettabili” le ultime proposte iraniane.
Secondo le ricostruzioni, all’interno dell’amministrazione americana si starebbero confrontando due linee:
- chi spinge per nuove pressioni militari e raid mirati
- chi invece continua a sostenere la strada diplomatica
Il nodo dello Stretto di Hormuz
Uno dei principali motivi di attrito resta lo Stretto di Hormuz.
Washington accusa Teheran di continuare a limitare il traffico marittimo in una delle aree più strategiche del mondo per il commercio energetico globale.
La crisi nello Stretto di Hormuz continua ad alimentare tensioni internazionali, rialzi del petrolio e timori sui mercati finanziari mondiali.
Pressioni dal Pentagono
Secondo le indiscrezioni riportate dalla CNN, alcuni settori del Pentagono avrebbero suggerito a Trump un approccio più aggressivo, compresi attacchi mirati per indebolire ulteriormente la posizione iraniana nei negoziati.
Altri consiglieri, invece, continuerebbero a raccomandare cautela per evitare un’escalation regionale ancora più ampia.
Nessuna decisione ufficiale
Al momento non esistono annunci ufficiali su una ripresa immediata delle operazioni militari.
La Casa Bianca non ha confermato le indiscrezioni della CNN.
Resta però evidente che il clima tra Washington e Teheran è tornato estremamente teso dopo settimane di tregua fragile e negoziati difficili.
Esteri
Messico, ex ministro di Sinaloa si consegna agli Usa: accuse di legami con il cartello di El Chapo
L’ex ministro delle Finanze dello Stato messicano di Sinaloa, Enrique Díaz Vega, si sarebbe consegnato alle autorità americane a New York. Gli Usa lo accusano di narcotraffico e di rapporti con Los Chapitos, la fazione del cartello di Sinaloa guidata dai figli di El Chapo Guzmán.
Esteri
Missione di Trump in Cina, Casa Bianca ordina di distruggere badge e telefoni usa e getta per timori di spionaggio
La Casa Bianca avrebbe ordinato a staff e giornalisti al seguito di Donald Trump in Cina di distruggere badge, accrediti e telefoni usa e getta prima di salire sull’Air Force One. La misura sarebbe stata adottata per prevenire possibili attività di spionaggio da parte della Cina.
Massima allerta sicurezza durante e dopo la missione di Donald Trump in Cina. Secondo quanto riferito da giornalisti al seguito del presidente americano, la Casa Bianca avrebbe ordinato a membri dello staff e reporter di disfarsi di tutto il materiale fornito dalle autorità cinesi prima di risalire a bordo dell’Air Force One.
Via badge, accrediti e telefoni
A riportare l’episodio è stata la giornalista del New York Post Emily Goodin attraverso un messaggio pubblicato su X.
“Nulla che ci è stato dato dai cinesi durante la missione può essere portato a bordo” ha scritto la cronista.
Secondo quanto emerso, il personale americano avrebbe dovuto eliminare:
- badge di accesso
- accrediti stampa
- telefoni usa e getta utilizzati durante la visita
Il timore di attività di spionaggio
La conduttrice di Fox News Ainsley Earhardt ha spiegato che, secondo fonti interne, tutti gli americani presenti a Pechino avrebbero ricevuto telefoni temporanei da utilizzare esclusivamente durante la permanenza in Cina.
Una volta conclusa la visita, i dispositivi sarebbero stati distrutti o abbandonati per evitare qualsiasi rischio di compromissione o attività di intelligence.
Il timore della Casa Bianca sarebbe legato a possibili operazioni di sorveglianza elettronica o raccolta dati da parte delle autorità cinesi.
La sicurezza digitale diventa centrale
L’episodio conferma il clima di crescente diffidenza tecnologica tra Washington e Pechino.
Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno più volte accusato la Cina di attività di cyberspionaggio, intrusioni informatiche e raccolta illegale di dati sensibili.
Pechino ha sempre respinto le accuse.
Un clima da nuova guerra fredda tecnologica
La vicenda arriva mentre le relazioni tra Usa e Cina attraversano una fase delicatissima tra tensioni commerciali, Taiwan, sicurezza informatica e competizione globale sull’intelligenza artificiale.
La gestione quasi “militare” della sicurezza durante il viaggio di Trump mostra quanto il tema dello spionaggio tecnologico sia ormai centrale nei rapporti tra le due superpotenze.
Precedenti e protocolli di sicurezza
L’utilizzo di telefoni usa e getta e la distruzione di materiali sensibili non rappresentano una novità assoluta nei viaggi diplomatici ad alto rischio.
Tuttavia, la rigidità delle misure adottate durante questa missione in Cina evidenzia il livello di attenzione raggiunto dalle autorità americane.


