Politica
La Russa ad Atreju: riforme, premierato e memoria della destra italiana
Intervista di Ignazio La Russa ad Atreju: legge elettorale, premierato, storia della destra e rapporti nella maggioranza. Tra amarcord, riforme e dossier carceri.
“Attenzione alla legge elettorale, perché non sempre le riforme producono gli effetti sperati”. Da qui prende le mosse l’intervista di Ignazio La Russa ad Atreju, dove il presidente del Senato ribadisce il sostegno al premierato, pur ammettendo che avrebbe preferito il presidenzialismo, anche se un eventuale referendum dovesse slittare alla prossima legislatura. Un tema sul quale, racconta, si limita a confrontarsi con la premier Giorgia Meloni, con cui mantiene un rapporto di dialogo costante.
Un racconto che attraversa la storia della destra
L’intervista si sviluppa come un lungo amarcord, dal passato missino alla nascita di Alleanza Nazionale e poi di Fratelli d’Italia. La Russa rivendica la continuità simbolica della “fiamma”, che a suo avviso non può scomparire, e contesta la lettura secondo cui lo sdoganamento della destra sarebbe merito esclusivo di Silvio Berlusconi, attribuendolo invece al voto degli italiani.
Berlusconi, Fini e lo “sdoganamento”
Pur riconoscendo a Berlusconi una vera e propria “rivoluzione” politica, La Russa individua nel ballottaggio di Gianfranco Fini a sindaco di Roma nel 1993 il momento chiave dello sdoganamento dei post-fascisti. L’anno successivo, sostiene, “la sinistra e Occhetto non ci hanno visto arrivare”, citando una frase diventata ricorrente anche nel dibattito attuale.
Battute, identità e passaggi controversi
Sul palco non mancano toni leggeri e battute, anche sulla comune fede interista con Enrico Mentana, che guida l’intervista. Non mancano però passaggi più delicati, come il riferimento al “me ne frego” di dannunziana memoria, subito richiamato dall’intervistatore. La Russa precisa di voler guardare al passato “con occhio libero”, ma ribadisce la disponibilità a “dare la vita per difendere i diritti fondamentali della Costituzione”.
Maggioranza, opposizioni e Ucraina
Il presidente del Senato traccia una distinzione tra centrodestra e centrosinistra sulla capacità di trovare una sintesi pur nelle differenze. Una dinamica che, a suo dire, si riproporrà anche sul dossier Ucraina, nonostante le prese di distanza quotidiane della Lega di Matteo Salvini.
Meloni e il “nuovo inizio”
La Russa rivendica di aver sempre creduto nel progetto di Fratelli d’Italia. Non immaginava, alla fondazione, che il partito sarebbe diventato il primo del Paese, ma era convinto che “gli italiani ci avrebbero dato ragione”. Da lì, afferma, è iniziato un nuovo percorso incarnato da Giorgia Meloni, con cui i confronti oggi sono meno frequenti ma ancora centrati su temi chiave come legge elettorale e carceri.
Il nodo carceri e le soluzioni transitorie
Sul tema delle carceri, La Russa riconosce tensioni nella maggioranza. Esclude però che il sovraffollamento possa diventare un alibi per superare il sistema penitenziario: “chi sbaglia deve pagare fino all’ultimo giorno”. Al tempo stesso, richiama la necessità di scontare la pena “con civiltà”, sostenendo soluzioni-ponte come l’indultino e l’aumento temporaneo dei giudici di sorveglianza, mentre il governo punta ad ampliare di 10mila posti la capienza carceraria.
Le polemiche su Atreju
L’intervista chiude una kermesse di dieci giorni segnata anche da polemiche. Giovanni Donzelli respinge le critiche legate a un’inchiesta sull’organizzazione di Atreju, definendo il caso “montato sul nulla”. Le opposizioni chiedono chiarimenti su presunti favoritismi, ma Donzelli liquida le accuse sostenendo che gli appalti vengono affidati “a chi è più bravo”, indipendentemente dall’area politica.
Politica
Ex Ilva, sospesi 2.500 licenziamenti nell’indotto. Il governo apre all’intervento pubblico
Le imprese dell’indotto ex Ilva congelano 2.500 licenziamenti dopo l’appello del governo. Palazzo Chigi apre all’intervento pubblico, mentre la Corte d’Appello di Milano decide sul futuro dell’area a caldo.
Una tregua per i circa 2.500 lavoratori dell’indotto dell’ex Ilva. Le associazioni maggiormente rappresentative delle aziende coinvolte hanno accolto l’appello del governo e deciso di sospendere le procedure di licenziamento collettivo avviate la scorsa settimana.
La decisione è stata assunta dopo gli incontri tenuti a Palazzo Chigi con enti locali, associazioni datoriali e sindacati. Sul futuro dello stabilimento resta però decisivo il pronunciamento della Corte d’Appello di Milano, chiamata il 9 settembre a valutare la richiesta di sospendere il provvedimento che impone lo stop dell’area a caldo.
Le imprese congelano i licenziamenti
Le associazioni dell’indotto spiegano di avere agito con «senso di responsabilità», dopo le garanzie sulla continuità produttiva fornite dal governo.
Il congelamento delle procedure non risolve tuttavia la vertenza. Le aziende restano esposte alle conseguenze di un’eventuale fermata dell’area a caldo e chiedono certezze sulla produzione, sui pagamenti e sul futuro industriale del polo siderurgico.
Mantovano: “Nessuna rassegnazione”
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha assicurato che quella del governo non è una prospettiva di rassegnazione, ma di rilancio.
Il futuro dell’ex Ilva, ha spiegato, dovrà essere legato alla transizione verde e alla decarbonizzazione, attraverso forni elettrici alimentati con Dri, il preridotto di ferro destinato a sostituire progressivamente il carbone nel processo produttivo.
Il governo intende inoltre istituire un tavolo permanente sul modello di quelli utilizzati per le opere del Giubileo 2025 e per gli interventi nella Terra dei Fuochi.
Possibile una partecipazione pubblica
Durante l’incontro l’esecutivo non ha escluso una partecipazione pubblica nel capitale dell’ex Ilva. Una possibilità richiesta da tempo dai sindacati, che considerano necessario un ruolo diretto dello Stato per garantire produzione, occupazione e risanamento ambientale.
Il segretario generale della Fiom, Michele De Palma, ha chiesto misure concrete, sostenendo che i tavoli e le dichiarazioni d’intenti non siano più sufficienti.
Anche Fim Cisl e Uilm hanno ribadito la necessità di un indirizzo pubblico. Il segretario generale della Fim, Ferdinando Uliano, ha descritto un confronto caratterizzato da una forte tensione per una crisi che si trascina da oltre quindici anni.
Il 9 settembre la decisione sull’area a caldo
La Corte d’Appello di Milano dovrà pronunciarsi sull’istanza presentata dalle amministrazioni straordinarie di Acciaierie d’Italia e Ilva contro il provvedimento che dispone la sospensione delle attività a caldo.
La decisione impugnata era stata adottata il 27 luglio, accogliendo il reclamo presentato da un gruppo di cittadini e genitori tarantini. Lo stop è legato alle condizioni ambientali e sanitarie dell’impianto, con particolare riferimento alla presenza di amianto e alle emissioni.
Se la Corte confermasse la sospensione, Mantovano ha assicurato che il governo proverebbe a trasformare la crisi in un’occasione per il rilancio e la riconversione dell’area.
Il piano lungo tre direttrici
L’intervento illustrato dall’esecutivo si articola su tre fronti: le gare in corso per il futuro degli impianti, le misure sociali destinate a contenere gli effetti occupazionali dell’eventuale stop e i progetti di reindustrializzazione.
Questi ultimi dovrebbero offrire possibilità di ricollocazione ai dipendenti diretti e ai lavoratori dell’indotto che dovessero risultare in esubero.
La Puglia: “Risposte ancora parziali”
La Regione Puglia considera ancora parziali le risposte ricevute, pur prendendo atto dell’impegno a mantenere a Taranto un polo siderurgico decarbonizzato.
Il presidente Antonio Decaro ha riferito anche dell’ipotesi di uno scivolo pensionistico per i lavoratori diretti e indiretti che hanno operato nell’area a caldo e nel ciclo integrale.
Confcommercio invita invece a progettare un futuro per Taranto che non dipenda esclusivamente dall’ex Ilva. Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, avverte però che il sindacato non accetterà soluzioni che conducano al ridimensionamento o alla chiusura delle attività siderurgiche.
In Evidenza
Aggredisce due agenti a Roma e torna libero, Meloni attacca il giudice: «Inaccettabile»
Un uomo arrestato per aver aggredito due poliziotti in via Cavour a Roma è tornato libero dopo la convalida dell’arresto. Giorgia Meloni attacca la decisione, mentre Fratelli d’Italia annuncia un’interrogazione al ministro della Giustizia.
L’arresto è stato convalidato, ma il giudice non ha applicato una misura cautelare e l’uomo è tornato libero. La decisione, adottata dopo l’aggressione a due poliziotti avvenuta in via Cavour a Roma, provoca la dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
«È francamente inaccettabile, perché indebolisce la credibilità dello Stato nel suo complesso», afferma la premier, annunciando che il Governo continuerà a rafforzare le tutele e gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine.
L’intervento vicino alla stazione Termini
L’episodio è avvenuto giovedì mattina nei pressi della stazione Termini. Ndiaye Momar Talla, cittadino senegalese di 33 anni, si trovava disteso su un marciapiede e parlava da solo.
Due agenti del commissariato Viminale avrebbero cercato di convincerlo ad alzarsi e a spostarsi. Uno dei poliziotti gli avrebbe anche teso una mano per aiutarlo.
L’uomo si sarebbe improvvisamente rialzato e avrebbe afferrato un agente per il collo, colpendolo poi con una testata al volto. Durante la colluttazione sarebbe rimasto coinvolto anche il secondo poliziotto.
La scena è stata registrata dalle telecamere di videosorveglianza di un esercizio commerciale. Il filmato, successivamente divulgato dal sindacato di polizia Coisp, è diventato virale.
I due poliziotti feriti
I due agenti sono stati accompagnati all’ospedale Santo Spirito, medicati e dimessi con una prognosi di sette giorni.
Il trentatreenne è stato arrestato con le accuse di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Il giudice ha riconosciuto la regolarità dell’arresto, ma non ha disposto la custodia cautelare né un’altra misura restrittiva.
La scarcerazione non equivale a un’assoluzione: il procedimento proseguirà e le responsabilità dell’indagato dovranno essere accertate nel processo, nel rispetto della presunzione d’innocenza.
L’attacco della presidente del Consiglio
Meloni sostiene che decisioni di questo tipo finiscano per vanificare il lavoro di chi garantisce quotidianamente la sicurezza dei cittadini, spesso rischiando la propria incolumità.
Per la premier è difficile comprendere come una persona accusata di aver aggredito due rappresentanti dello Stato possa tornare libera nel giro di poche ore.
Resta però distinta la convalida dell’arresto dalla valutazione sulle esigenze cautelari: il giudice può riconoscere la legittimità dell’intervento della polizia e, allo stesso tempo, ritenere che non sussistano i presupposti previsti dalla legge per mantenere l’indagato in stato di detenzione.
Fratelli d’Italia annuncia un’interrogazione
Fratelli d’Italia presenterà un’interrogazione al ministro della Giustizia per conoscere i dettagli della vicenda e le ragioni del provvedimento.
Il deputato Francesco Filini teme che episodi simili possano alimentare tra i cittadini la percezione di un sistema incapace di garantire sicurezza e tutela agli agenti.
Il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami definisce la decisione un «cortocircuito inaccettabile», sostenendo che il ritorno in libertà dell’indagato vanifichi i rischi affrontati dai poliziotti durante l’intervento.
In Evidenza
Campi Flegrei, fino a 3mila euro per le famiglie sgomberate: la proposta della Regione
La Regione presenta alla Camera nuove misure per i Campi Flegrei: tremila euro per le famiglie sgomberate, incentivi ai proprietari e contributi fino a 30mila euro per il ripristino delle abitazioni. Già erogata ai quattro Comuni una prima quota di 2,1 milioni.


