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La ricetta dello chef stellato Nino Di Costanzo: per turismo e gastronomia è difficile ma siamo pronti a ripartire, il Governo però deve essere chiaro e sostenerci

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La ripresa dopo l’emergenza Covid sarà complicata per tutti i comparti dell’economia. Fra i settori in affanno c’è senza dubbio quello della ristorazione. Difficile prevedere ad oggi che aspetto assumeranno i nostri ristoranti, fra plexiglass impiegati a mo’ di separatori, gel igienizzanti, guanti, mascherine. E soprattuto, tavoli dimezzati per garantire il distanziamento sociale.

Meno introiti con le spese di sempre. Sarà dura per tutti, ma per chi lavora in contesti turistici, con la possibilità di viaggiare dall’estero azzerata, ci sono davvero troppe incognite e pochissime certezze. E sarà dura per piccoli e grandi nomi. Ne abbiamo parlato con un’eccellenza assoluta della ristorazione italiana, lo chef Nino Di Costanzo del ristorante Daní Maison di Ischia, premiato con due Stelle Michelin e da un anno entrato nell’associazione “Les Grandes Tables du Monde”, l’olimpo dei migliori ristoranti al mondo. 

Danì Mason. Il ristorante dello chef Nino Di Costanzo, due stelle Michelin, da un anno circa è stato cooptato nella ristretta cerchia mondiale dei 174 chef mondiali de Las Grandes Tablet du Monde

Chef, come immagina il futuro della ristorazione nei prossimi mesi?

Per chi come me lavora col turismo è una domanda un po’ particolare, non si tratta semplicemente di riaprire: se non c’è turismo, per chi apriamo? Sull’isola abbiamo il 50% di turisti stranieri e il 50% di italiani. Noi saremmo anche pronti per ripartire a giugno, ma bisogna capire come funzionerà, quali spostamenti saranno concessi. Quest’anno il turismo estero sarà inesistente. Bisognerà concentrarsi sugli italiani, anche se molti hanno avuto le ferie durante questi ultimi mesi; allora potrebbe esserci un turismo interno legato al fine settimana. Dobbiamo confrontarci e provare ad intuire quale sarà l’andazzo.

Chef all’opera. Nino di Costanzo e la sua brigata all’opera

Crede che il Governo italiano stia dando la giusta attenzione al turismo enogastronomico?

La cosa che mi dispiace è che solo in questi ultimi giorni il Governo sta incominciando a parlare di turismo. Fino a qualche giorno fa sembrava che il fatto non li riguardasse. Il turismo rappresenta una fetta importante del PIL italiano. Alberghi e ristoranti generano un’indotto importante. É una filiera vastissima, dal vino, all’olio, passando per salumi, caseifici, pastai. La cosa che ci ha fatto veramente male è stato constatare che nessuno parlava di noi.

Come si sta attrezzando per la riapertura? In che modo garantirà la sicurezza di clienti e dipendenti?

Il problema è proprio questo: non abbiamo ancora ricevuto un vero e proprio protocollo da seguire per tutelare i collaboratori e i nostri ospiti. Non ho intenzione di snaturare il mio ristorante, con i pannelli di plexiglass per separare i tavoli, ad esempio. Peraltro non ce ne sarebbe bisogno, i nostri sei tavoli sono collocati a tre quattro metri l’uno dall’altro e possiamo tranquillamente garantire il giusto distanziamento tra i clienti. Chi sceglie di venire da noi lo fa per rilassarsi e godersi con calma la serata. Magari arriva fra le otto e le dieci di sera e va via alle due di notte. Fare dei passi indietro vorrebbe dire non far vivere agli ospiti quell’esperienza che si aspettano da noi. I nostri ragazzi in sala hanno sempre avuto i guanti, in cucina lo staff cambia la divisa due volte al giorno, è obbligatorio lavarsi le mani con una certa frequenza. Insomma, un nostro protocollo lo abbiamo già; bisogna capire come incrementare le misure di sicurezza.

Quali sono le principali incognite?

Come sanificare i locali e con quali prodotti, ad esempio. Quali procedure adottare quando arriva l’ospite, se sarà necessario misurargli la temperatura. Il sommelier potrà stappare una bottiglia di vino davanti al cliente? Si potranno utilizzare i menù cartacei? In questi anni noi siamo cresciuti tanto, adesso è come se dovessimo ripartire da zero, è tutto nuovo. Farò di tutto per adattarmi, però, le ripeto, non sono disposto a fare dei passi indietro, se lo facessi deluderei gli ospiti che nel mio ristorante si aspettano di vivere un’esperienza a trecentosessanta gradi. La gente poi viene da un momento difficile, muoversi in estate per qualche giorno di vacanza sarà complicato; se non riuscissi a garantire sicurezza e serenità agli ospiti, per me sarebbe una grande sconfitta.

Come si comporterà col personale? Riuscirà a non licenziare nessuno?

La priorità per me è proprio questa, lavorare con lo staff al completo. Non voglio assolutamente assumere qualcuno e pagarlo meno del previsto, oppure ingaggiarlo per un periodo più breve. Non siamo un ristorante che dovrà dimezzare il numero di coperti e di conseguenza tagliare per forza di cose il personale. Da noi il rapporto collaboratori clienti è di uno a uno, sedici coperti e sedici persone che lavorano nel ristorante. Quelli sono i numeri e quelli continuerò a fare. Qui però servirebbe davvero un incentivo del Governo. Noi apriremo senza avere niente in mano, senza sapere se ci sarà domanda; potremmo restare vuoti per giorni o per settimane. Intanto ci sono i costi fissi da sostenere. Questa è la nostra preoccupazione: non sapere. Magari in una grande città è più semplice fare dei buoni numeri, ma trovarsi in un posto turistico come Ischia rende tutto più incerto.

Pasta e patate. Più che un piatto sembra un quadro

Qual è il suo stato d’animo in questo momento?

Anche se zoppicando e senza sapere se andremo in attivo, da parte nostra c’è tutta la volontà di ripartire in un momento così drammatico, per fare in modo che l’italiano possa godersi l’Italia in tutto e per tutto. Se non partono i ristoranti saranno in tanti a fermarsi. Io ad esempio, con un ristorante piccolo, ho più di mille etichette di vino, trenta tipi di oli, per non parlare di pasta, mozzarelle, salumi, prodotti ittici, verdure, spezie. Lavoriamo con tante aziende, una filiera enorme. Se non si riparte tutti insieme è veramente un disastro.

Qual è il suo giudizio sulla gestione della fase due da parte del Governo?

Nell’ultimo discorso di Conte ho percepito anche un po’ di paura; d’altronde mai nessuno prima di lui ha dovuto affrontare una pandemia di questa portata. È giusto avere prudenza e tutelare la salute delle persone; i tanti morti sono un dramma per il Paese e nessuno potrà restituirci i nostri concittadini. Però dobbiamo fare in modo che l’economia riparta. Le casse integrazioni non potranno durare per sempre; ci vorranno prudenza e buon senso, ma si deve ripartire. Molte aziende avrebbero bisogno del sostegno dello Stato, magari con un contributo che li agevoli nella ripartenza, oppure rinviando tutte le tasse che possono essere rinviate. Nessuno qui vuole fare il furbo ed evadere le tasse. Cerchiamo solo di tutelare i nostri collaboratori e le nostre aziende. Se noi ripartiamo, riparte l’Italia; ma se incominciano a saltare migliaia di aziende, questo si traduce in tasse non pagate, contributi non versati, posti di lavoro persi: si blocca tutto il meccanismo.

Nino Di Costanzo. Lo chef di Danì Mason è un padrone di casa squisito per i suoi clienti, sempre presente mai invadente

Che cosa ne pensa dell’iniziativa dei ristoratori in giro per l’Italia che, come gesto simbolico, consegnano le chiavi ai sindaci, per accendere l’attenzione sulla loro condizione precaria?

Io non ho partecipato, ma avrei potuto aderire senza nessun problema. Per ragioni di prossimità si interagisce con i sindaci, ma chiaramente la protesta è rivolta al Governo. Stamattina (ieri, ndr) ho parlato col sindaco di Ischia. In comuni come il nostro, dove l’unica entrata è rappresentata dalla tassa di soggiorno, anche i sindaci si trovano in enorme difficoltà. Io spero davvero che questo grido di protesta arrivi al Governo. Per un ristorante che prima faceva cento coperti, farne meno della metà sarà un disastro. Aumentano i costi e di conseguenza ci saranno dei rincari, che però in questo momento non tutti possono permettersi. Questa crisi coinvolge tutti, dall’alta ristorazione alla pizzeria. Vogliamo sapere come poter garantire un futuro alle aziende e al contempo la tranquillità all’ospite e ai nostri collaboratori.

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Don Alfonso 1890 e Franco Pepe lasciano Borgo San Barbato: finisce la collaborazione in Basilicata

Si chiude la collaborazione tra Don Alfonso 1890, Franco Pepe e Borgo San Barbato: fine di un percorso iniziato nel 2018.

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Si conclude la collaborazione tra la famiglia Iaccarino, alla guida del Don Alfonso 1890, il maestro pizzaiolo Franco Pepee il Borgo San Barbato Resort Spa & Golf.

L’esperienza, avviata nel 2018, aveva portato nel territorio del Vulture-Melfese un progetto gastronomico di alto profilo, con il coinvolgimento anche del team di Proxima.

Il ringraziamento e il rispetto reciproco

In una nota congiunta, Don Alfonso 1890 e Proxima hanno espresso gratitudine per il percorso condiviso, ringraziando lo staff e gli ospiti che hanno preso parte all’esperienza.

La separazione viene descritta come una scelta maturata “con reciproco rispetto”, sottolineando il valore del lavoro svolto insieme.

Un capitolo importante per la ristorazione

La collaborazione ha rappresentato un tassello significativo nella diffusione dell’eccellenza gastronomica italiana in Basilicata, contribuendo alla valorizzazione del territorio attraverso un’offerta di alto livello.

Un progetto che ha unito tradizione e innovazione, con firme riconosciute a livello internazionale.

Sguardo al futuro

La famiglia Iaccarino e Franco Pepe proseguono ora i rispettivi percorsi, mantenendo la stessa visione che caratterizza le loro realtà: il ristorante di Sant’Agata sui Due Golfi e la pizzeria di Caiazzo.

L’obiettivo resta quello di continuare a promuovere la qualità e l’identità della cucina italiana nel mondo.

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MasterChef Italia 2026, vince Teo Canzi: dal risotto al pescegatto al sogno del ristorante

Teo Canzi vince MasterChef Italia. Il 24enne brianzolo conquista i giudici con il risotto al pescegatto e sogna un ristorante tutto suo.

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Il nuovo vincitore di MasterChef Italia è Teo Canzi, 24 anni, originario di Olgiate Molgora, nel Lecchese.

A consacrarlo quindicesimo MasterChef italiano è stato un percorso culinario culminato con un risotto al pescegatto, piatto che ha convinto i giudici della finale: Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli.

La vittoria rappresenta per Canzi il punto di svolta di una passione coltivata fin da bambino.

La passione nata da una ricetta con la nonna

Il primo approccio con la cucina risale a quando aveva appena otto anni, con una ricetta ispirata da una filastrocca e preparata insieme alla nonna.

Nonostante una laurea in economia e la possibilità di lavorare nello studio da commercialista dei genitori, la passione per la cucina è rimasta sempre centrale nella sua vita.

Dopo varie esperienze lavorative, la partecipazione a MasterChef gli ha chiarito definitivamente la direzione da prendere.

“Ho capito che questa è la mia strada”

Durante la conferenza stampa successiva alla finale, Canzi ha spiegato di aver trovato finalmente la propria strada professionale.

Secondo il vincitore del talent culinario, continuare il percorso per cui aveva studiato non gli avrebbe garantito la felicità nel lungo periodo. La cucina è invece il campo in cui sente di poter costruire il proprio futuro.

Il sogno di aprire un ristorante

L’obiettivo finale di Teo Canzi è aprire un ristorante tutto suo.

Il giovane chef è consapevole che il percorso sarà lungo e che serviranno anni di esperienza prima di raggiungere questo traguardo.

Per questo ha già dichiarato di voler affrontare con pazienza il periodo di formazione e di lavoro necessario.

Il premio e i prossimi passi

La vittoria a MasterChef porta con sé un premio di 100.000 euro in gettoni d’oro, oltre alla possibilità di frequentare un corso di alta formazione presso Alma – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

Canzi ha spiegato che non ha ancora deciso come utilizzare il premio economico, mentre per il corso di specializzazione sta valutando di iniziare nei prossimi mesi, probabilmente in autunno.

Nel frattempo uscirà anche il suo primo libro di ricette, intitolato Il gusto del perché – Nulla si crea. Nulla si distrugge. Tutto si cucina, in uscita il 12 marzo.

Un successo anche negli ascolti

La finale del cooking show Sky Original ha registrato oltre 1,1 milioni di spettatori e il 5,6% di share, risultato che rappresenta il migliore degli ultimi cinque anni.

L’edizione si è chiusa con una media di 840 mila spettatori nella serata del giovedì e circa 2,2 milioni di spettatori nei sette giorni di visione.

Anche sui social il programma ha dominato la conversazione televisiva, diventando il contenuto più commentato della giornata televisiva della finale.

Il legame con la Brianza dei laghi

Tra gli obiettivi gastronomici del nuovo vincitore c’è la valorizzazione dei prodotti del territorio da cui proviene.

Canzi parla della “Brianza dei laghi” come di un patrimonio culinario da riscoprire e rilanciare.

Proprio da questa idea nasce il piatto simbolo della finale: il risotto al pescegatto, ingrediente tipico della zona che lo chef ha trasformato nel suo “ingrediente segreto”.

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Coldiretti porta a Berlino le merendine a km zero: al Fruit Logistica debutta NutriHub, il distributore di snack salutari

Coldiretti Campania presenta a Berlino NutriHub, il distributore automatico di snack salutari e a chilometro zero, alternativa ai prodotti ultra processati.

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Sbarca al Fruit Logistica di Berlino, uno dei più importanti appuntamenti mondiali per l’industria ortofrutticola, NutriHub:  un progetto innovativo realizzato con Coildiretti Campania e dedicato alla promozione di snack salutari e a chilometro zero attraverso un distributore automatico.

L’iniziativa punta a offrire un’alternativa concreta ai prodotti ultra processati, valorizzando produzioni agricole locali selezionate secondo criteri di qualità e sostenibilità.

Il progetto e la sua valenza nutrizionale

NutriHub nasce con l’obiettivo di incidere sulle abitudini alimentari, in particolare dei più giovani, proponendo merende sane e sostenibili. Il progetto è ideato e coordinato dalla biologa nutrizionista Francesca Marino, responsabile scientifica dell’iniziativa.

La selezione dei prodotti avviene con il supporto di Campagna Amica, il marchio di Coldiretti dedicato alla filiera agricola italiana, per garantire tracciabilità, qualità e origine locale delle materie prime.

Coldiretti e filiera agricola al centro

Il ruolo di Coldiretti Campania è centrale nella costruzione del progetto. Il direttore regionale Salvatore Loffreda ha sottolineato come la selezione dei prodotti da Campagna Amica rappresenti una garanzia di sostenibilità ambientale e valorizzazione dell’agricoltura territoriale.

Obiettivi e prime applicazioni

Tra gli obiettivi dichiarati di NutriHub vi è la diffusione dei distributori automatici in scuole, ospedali e luoghi pubblici, con l’intento di promuovere una sana alimentazione e ridurre l’impatto ambientale legato al consumo di snack industriali.

La presentazione ufficiale a Berlino

I lavori dell’evento di presentazione sono aperti dall’intervento di Salvatore Loffreda. Segue la relazione di Francesca Marino, che illustra struttura, finalità e basi scientifiche del progetto NutriHub.

La parte tecnica è affidata a Mario D’Antuono di EspressoMat, che ha messo a disposizione il distributore automatico. I prodotti sono presentati da Enrico Amico, fondatore della O.P. Amico Bio.

La dimensione scientifica dell’iniziativa è rafforzata dalla presenza del direttore generale dell’Asl di Caserta, Antonio Limone, partner del progetto.

All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, a testimonianza dell’interesse istituzionale della Regione Campania. Le conclusioni sono state affidate all’intervento del Magnifico Rettore Matteo Lorito, a conferma dell’attenzione del mondo universitario verso un progetto rivolto in particolare agli studenti.

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