Collegati con noi

Cronache

La resa dello Stato ai mafiosi in carcere, ne parliamo col magistrato antimafia Maresca

Paolo Chiariello

Pubblicato

del

Detenuti contagiati che non vengono immediatamente isolati. Detenuti che rischiano di diventare vettori del contagio. Scarsa, poca o nessuna organizzazione capillare della sorveglianza sanitaria attiva per detenuti, polizia penitenziaria e chiunque altro a qualsiasi titolo opera nelle carceri. Colloqui tra detenuti e familiari e consegne di qualunque pacco in carcere fino a poco tempo fa in situazioni di promiscuità al limite del codice penale. Eppure dal 31 gennaio (giorno in cui il Governo proclamò lo stato di emergenza) ogni istituzione dello Stato sapeva dell’epidemia e conosceva ogni misura da applicare per fermare il contagio. Anche il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria sapeva e sa tutto. Ma nonostante tutto nelle carceri è accaduto e accade di tutto.

Tanto che in molti fanno fatica a credere che le carceri siano luoghi sotto il controllo dello Stato. Nel mese di marzo 14 morti, evasioni di massa, rivolte, danni per milioni di euro alle strutture. Nessun carcere si è sottratto alla protesta violenta contro lo Stato “che non assicura ai detenuti le condizioni minime di sicurezza sanitaria” hanno detto i rivoltosi. Se non vi bastano questi numeri per certificare il fallimento dell’amministrazione penitenziaria, proviamo a fornirvene altri. Che cosa si pensa di fare per riportare le carceri sotto il controllo dello Stato? Il Governo e la sua maggioranza svuoteranno le carceri con qualche provvedimento. Lo chiameranno in un modo e faranno uscire qualche migliaia di detenuti a prescindere. Per chi invece resterà dietro le sbarre, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, questo almeno sembra  di capire dalla lettura di una nota del Capo del Dap Francesco Basentini, promette “ricchi premi e cotillons”.

Come per dire: state buoni cari detenuti che resterete nostri ospiti. Se state buoni sappiate che ci sono a vostra disposizione oltre 1600 telefoni mobili,  “acquisteremo ulteriori 1600 cellulari”, “farete colloqui a distanza (visto che i vostri parenti non potete vederli per la quarantena forzata imposta a tutti) che saranno possibili oltre che con l’utilizzo di Skype anche con le video chiamate da effettuarsi tramite le utenze mobili”. Ci sarà la  possibilità di effettuare i video colloqui senza alcuna spesa per tutti i detenuti. E poi lavanderia gratis e  bonifici online con l’aumento dei limiti di spesa per ciascun detenuto. E tanto altro. Segnali di resa in carcere anche a mafiosi viste le concessioni. Abbiamo provato a porre qualche domanda su questo difficile momento a Catello Maresca,  magistrato antimafia, uno che i mafiosi li ha mandati e li manda in carcere, in alcuni casi si tratta di padrini mafiosi del calibro di Michele Zagaria o Giuseppe Setola. Lo raggiungiamo telefonicamente, è molto restio a parlare ma poi accetta di rispondere a qualche domanda.

Carceri polveriere. Momenti delle rivolte delle settimane scorse

Dottor Maresca, già non se ne parlava più di mafia. Ora con l’epidemia in atto sembra calato un silenzio tombale. Un ergastolano di origini siciliane, Antonio Sudato, 67 anni, rinchiuso nel carcere di Sulmona, è stato scarcerato e messo ai domiciliari per scongiurare il “rischio di contagio da coronavirus”.  

Se fosse come dice lei è una follia. Però, mi scusi ma non voglio parlare di casi specifici le cui motivazioni non conosco. Sulla pericolosità delle mafie, osservo che ora sono più pericolose che mai, perché non sono andate in quarantena, ma hanno messo in atto già la loro strategia criminale. Fanno proselitismo portando generi alimentari alla povera gente oggi in difficoltà più di ieri in modo da precostituirsi un credito importante che riscuoteranno appena necessario. Che si tradurrà in manovalanza in gran quantità per lo spaccio della droga, le estorsioni e le attività violente.

Sono anche tempi buoni per i mafiosi per usare le immense liquidità che possiedono per fare shopping di aziende in difficoltà.

Iniziano a porre le basi per il riciclaggio del danaro illecitamente accumulato nell’economia legale. Una economia che viene inquinata e dove i mafiosi agiscono oltre che da mafiosi anche in regime di concorrenza sleale. È di ieri la notizia di un carico di soldi sequestrato alla frontiera. Montagne di euro. E chissà quanto denaro  starà entrando incontrollato nel Paese. E tutto questo oggi viene allegramente gestito dai capi mafiosi anche dal carcere. E non si sta facendo nulla per impedirlo. Anzi…

Anzi?

Anzi oggi è praticamente impossibile intercettare messaggi, comunicazioni, in pratica tutto quello che esce dal carcere. La magistratura è oggi totalmente impotente.

Dottore lei si riferisce all’utilizzo del telefono cellulare e di Skype gratis in cella per i detenuti che si trovano anche nei reparti di alta sicurezza?

Guardi che mentre lei mi fa questa domanda, e colgo dal suo tono al telefono un mezzo sorriso – immagino perchè anche lei non riesce a capacitarsi di quello che stanno facendo -, io le dico che per me è l’errore più grave che si potesse commettere. Credo realisticamente che fosse uno degli obiettivi principali della criminalità organizzata, la vera regia occulta delle agitazioni negli istituti di detenzione nei giorni scorsi.

Cioè, lei dice che dietro quei 14 morti, quelle fughe in massa, le carceri devastate c’era una regia?

Perchè lei pensa che una mattina tutti questi signori si sono svegliati e così, per puro caso, in 20/30 istituti penitenziari d’Italia centinaia di detenuti, tutti assieme, molti di questi extracomunitari, tantissimi di loro anche tossicodipendenti, hanno messo a ferro a fuoco tutto? Lei davvero pensa che quei detenuti morti, molti di loro deceduti per aver ingurgitato nel corso delle rivolte una quantità impressionante di psicofarmaci dalle farmacie assaltate, avessero scienza di quello che facevano?

Non  importa quello che penso io, lei che dice?

Io dico, aspettiamo di capire. Ci sono sicuramente indagini in corso. Quello che le posso dire è che quando facevo indagini ed arrestavo i criminali, alcuni di loro per cercare di sfuggirmi usavano Skype per non essere intercettati. Così io mi inventai il virus trojan che inoculavamo nei telefonini per intercettarli, che poi qualche anno dopo è diventato famoso. Così riuscivo a entrare nei telefonini dei boss e seguirli… Oggi è lo Stato che offre Skype gratis ai detenuti. Qualcosa deve essere andato storto! Credo che sia una delle più brutte pagine della lotta alle mafie in questo Paese. Purtroppo ho l’impressione netta che non siamo stati capaci di opporsi alle richieste dei detenuti più pericolosi, che hanno chiaramente pilotato e strumentalizzato l’emergenza coronavirus.

Che cosa si poteva fare di più e meglio nella gestione di queste rivolte che peraltro hanno esposto il Paese al ridicolo a livello internazionale?
Non  posso e non voglio dirle che cosa si poteva o si doveva fare. Non sono io a decidere. E non voglio mancare di rispetto a nessuno. Ma posso dirle che ci siamo fatti fregare tutti. Le mafie hanno gestito l’emergenza coronavirus a loro vantaggio e a loro piacimento. Basta leggere gli eventi con un minimo di lucidità. Questa è la mia lettura, tra qualche tempo vedremo se più o meno realistica. Il 7 e 8 marzo i mafiosi mandano avanti le terze linee, molti addirittura tossici (ne muoiono 14 assaltando le infermerie e facendo razzia di metadone) per lanciare un segnale forte. Seguono rivendicazioni di rapida libertà. Ma in realtà i detenuti dei reparti di Alta Sicurezza sanno di non poterne mai usufruire perché tutti macchiati di reati gravi ( reati ostativi rispetto a qualsiasi beneficio), né credo se ne freghino più di tanto dei reclusi straccioni. Puntano, invece, ad altro e non lo abbiamo capito subito, tutti presi dal dibattito fuorviante su indulto sì indulto no.

Questa è la sua lettura di quei fatti gravissimi? 

La cosa che mi sorprende di più è che neanche i colleghi massimi esperti di trattativa Stato-mafia l’abbiano capito. Eppure, è così evidente! In questo momento di riorganizzazione, di strategie per il futuro, i mafiosi hanno bisogno di comunicare con l’esterno. Non è un caso che le rivolte siano coincise con il blocco dei colloqui coi familiari (tradizionale veicolo di messaggi) da parte del Governo. Ed ecco il 23 marzo, sotto le spinte più varie, molte delle quali in assoluta buona fede dettate da autentica pulsione umanitaria, si compie il delitto perfetto. Un colpo mortale alla lotta alla criminalità organizzata.

Il carcere di Poggioreale. Ph. Mario Laporta

Di che cosa stiamo parlando, dottor Maresca? Delle concessioni fatte ai detenuti? 

Segua il ragionamento. Il capo del DAP nell’intento esplicito di placare gli animi (tradotto nell’invito ai direttori degli istituti di pena a spiegare bene ai detenuti la situazione di emergenza) cade nel tranello e fa le più ampie concessioni possibili. Telefoni per tutti, Skype e videochiamate illimitate e gratuite. Bonifici liberi per acquisti e regalie varie all’interno del carcere e poco controllabili quanto al mittente. Ho l’impressione che per non dare la sensazione di adottare provvedimenti di clemenza si sia caduti nella trappola della criminalità organizzata. E neppure si possa imputare nulla a soggetti poco pratici di lotta al crimine organizzato, quando neanche gli esperti forse non ci hanno capito un granché. Per tornare alla sua domanda, io avrei cercato con tutte le forze di evitare di arrivare a questo bivio. Mi sarei sforzato di leggere aldilà delle apparenze, smascherando il bluff della criminalità organizzata, ‘ndranghetisti in testa. Ma…

Ma?
Diciamo che  una volta arrivati a questa situazione, tra il male di mandare a casa i delinquenti meno pericolosi e quello di dare il via libera ai mafiosi, ovviamente io avrei preferito il primo, il male minore. Ma…

Ma?

… Ma s’è fatto tardi, mi scusi ma ora devo davvero lasciarla.

Giornalista. Ho lavorato in Rai a Cronache in Diretta. Ho scritto per Panorama ed Economy, magazines del gruppo Mondadori. Sono stato caporedattore e socio fondatore assieme al direttore Emilio Carelli di Sky tg24. Ho scritto libri: "Monnezza di Stato", "Monnezzopoli", "i sogni dei bimbi di Scampia" e "La mafia è buona". Ho vinto il premio Siani, il premio cronista dell'anno e il premio Caponnetto.

Advertisement

Cronache

Video appello di Pecoraro Scanio, Maresca e Loffreda: il governo proroghi i controlli su strada per sconfiggere il caporalato

Avatar

Pubblicato

del

In un video appello con il Sostituto Procuratore Generale di Napoli, Catello Maresca, e con il Direttore della Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, l’ex Ministro delle Politiche Agricole, Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde, chiede al Governo di mantenere i controlli su strada per bloccare caporali e sfruttamento del lavoro nero. Nel video diffuso su social e agenzie, l’ex Ministro Pecoraro Scanio ha rilanciato la testimonianza del Direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda, sul boom di regolarizzazioni di lavoratori afferenti ai settori dell’agricoltura e dell’edilizia, in particolare nell’area aversana e nella Piana del Sele. Merito della forte presenza di forze dell’ordine ai caselli e sulle strade, per effetto delle misure in materia di contenimento e gestione dell’emergenza coronavirus.

“Il Governo, se vuole contrastare la criminalità, deve guardare i risultati indiretti di questa attività di presidio del territorio e  programmare un controllo stabile delle strade in periodi di raccolta e di intensa attività” propone Alfonso Pecoraro Scanio.

“Questi controlli preventivi possono essere mirati a ottenere, non solo più rispetto della legge, ma anche molte regolarizzazioni” dichiara il Sostituto Procuratore Generale di Napoli, Catello Maresca.

“Abbiamo registrato un record di regolarizzazioni proprio perché le pattuglie chiedevano a tutti i lavoratori, del settore agricoltura e dell’edilizia, la documentazione delle proprie attività e la circolazione di gruppi di persone nei furgoni dei caporali era vietata per le limitazioni imposte dalle misure di contenimento” ha testimoniato il Direttore di Coldiretti Campania, Salvatore Loffreda.

Continua a leggere

Cronache

De Luca e de Magistris ai ferri corti, battaglia a colpi di ordinanze: si rischia la chisura di centinaia di negozi

Avatar

Pubblicato

del

Lo scontro tra il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il presidente della Giunta regionale della Campania Vincenzo De Luca è ancora sotto traccia, ma la partita che si sta giocando è di quelle in cui, politicamente s’intende, presuppone “mors tua vita mea”. Uno dei due ne uscirà con le ossa rotte. Il sindaco di Napoli stava per emanare, l’avrebbe fatto questa mattina, una ordinanza con  poteri sindacali, con cui avrebbe allargato notevolmente la concessione gratuita di spazi pubblici a negozi, bar, pub, esercizi commerciali in genere (senza pagamento di corrispettivi) per favorire la ripresa del commercio, evitando assembramenti nei negozi, spostando all’aperto ogni forma di rapporto fisico tra negoziante e consumatore. La necessità è trovare su spazi pubblici, lo spazio necessario per mantenere il distanziamento sociale. Era un modo per favorire in maniera indolore la diffusione del contagio senza fare del male a chi deve riattivare la sua “economia” di scala. Molti bar, pub, ristoranti, si stanno attrezzando per allargarsi su suolo pubblico. Questa mattina, però, giocando d’anticipo, all’alba il presidente De Luca ha emanato “l’Ordinanza n.53 del 29 Maggio 2020 con ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”.

Napoli, 22 Giugno 2017 – Universiadi 2019, oggi l’arrivo della torcia a Napoli
Un momento dell’arrivo della torcia delle Universiadi di Taipei 2017 alla Stazione Marittima di Napoli, tappa della prossima edizione delle Universiadi di Napoli 2019. Alla cerimonia erano presenti grandi campioni dello sport campano e italiano come Davide Tizzano, Clemente Russo, Giuseppe Giordano, Sandro Cuomo, Patrizio Oliva, il presidente dell’Agenzia regionale Universiadi Raimondo Pasquino, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il Prefetto di Napoli Carmela Pagano, il presidente della Crui Gaetano Manfredi, il presidente del Comitato regionale del Coni Sergio Roncelli, il presidente Cusi Lorenzo Lentini, il presidente della Fisu Oleg Matytsin, il presidente del Comitato organizzatore di Taipei Ko Wenje, il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Roberta Basile KontroLab

Che cosa ordina De Luca, che oramai di ordinanze ne sforna quasi una al giorno? Oggi sostiene, con l’Ordinanza n.53, che “a seguito delle problematiche registrate nello scorso fine settimana e degli incontri avuti in settimana con le Camere di Commercio, “è fatto divieto di vendita con asporto di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, dopo le ore 22,00 da parte di qualsiasi esercizio commerciale (ivi compresi bar, chioschi, pizzerie, ristoranti, pub, vinerie, supermercati) e con distributori automatici”;

  • che  “dalle ore 22,00 alle ore 6,00, è fatto divieto di consumo di bevande alcoliche, di qualsiasi gradazione, nelle aree pubbliche ed aperte al pubblico, ivi comprese le ville e i parchi comunali”;
  • che  per i bar, ‘baretti’, vinerie, gelaterie, pasticcerie, chioschi ed esercizi di somministrazione ambulante di bibite, resta consentita la facoltà di apertura a partire dalle ore 5,00 ed è disposto l’obbligo di chiusura entro le ore 01:00, con obbligo di somministrazione esclusivamente al banco o ai tavoli a partire dalle ore 22,00.

Insomma l’ordinanza preparata meticolosamente dal Sindaco Luigi de Magistris, grazie a questa paginetta di ordinanza di De Luca, è diventata carta straccia. Approvarla significherebbe gettare nel caos l’intero comparto commerciale di un metropoli, Napoli, ed aprirebbe uno scontro istituzionale senza pari tra Comune e Regione. Può De Luca continuare ad emettere “ordinanze” contingibili ed urgenti in una fase in cui c’è stato un allentamento significativo di tutte le misure sanitarie più importanti, fatte salve le indispensabili misure di distanziamento sociale? A lume di ragione e seguendo il diritto, finché c’è in atto lo Stato di Emergenza nazionale dichiarato dal premier Conte fino al 31 luglio, i presidenti di Regione hanno questa protesta normativa e regolamentare su tutto il territorio regionale. Però la domanda che viene dopo è un’altra, forse più politica ma non meno importante: può un presidente di Regione che è ancora in carica benchè in regime di proroga disinteressarsi completamente di quello che pensa di fare un sindaco di una metropoli ancora saldamente in carica, benchè debole politicamente per lo sfaldamento della sua maggioranza?

Il sindaco di Napoli, infuriato, ha recuperato ogni serenità, e si è precipitato in Prefettura, dov’era stato convocato un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per portare al Prefetto Marco Valentini la sua ordinanza e valutare come evitare lo scontro con De Luca che continua a “concedere” ai cittadini delle libertà e un sindaco che invece vuole il ripristino delle libertà costituzionali tutte e il ritorno ad una gestione se non ordinaria almeno condivisa di scelte che toccano anche la sua città, la comunità che l’ha eletto sindaco. Questo vale per il sindaco di Napoli ma vale per tutti i 451 sindaci della Campania che potrebbero non essere più d’accordo con De Luca visto che  sono siamo più nella fase acuta dell’emergenza sanitaria. Come finirà questo scontro? Sarà capace di mediare il Prefetto? Vedremo, a noi sembra che lo scontro non sarà indolore e non finirà pari. Uno dei due deve fare marcia indietro. Altrimenti potrebbero aprirsi anche contenziosi di natura amministrativa e giudiziaria che i giudici saranno chiamai a dirimere. Chi parità le conseguenze di questo scontro? L’anello debole, i commercianti, che vorrebbero riaprire, tornare a commerciare, fare affari, business, tenere aperte le strutture, far lavorare i loro dipendenti. I rischio è la morte di centinaia di attività commerciali e migliaia di disoccupati.

Continua a leggere

Cronache

Mafia foggiana, sequestro beni per 800mila euro ad affiliato

Avatar

Pubblicato

del

Un ristorante, un’autorimessa, due abitazioni, un locale commerciale, un autoveicolo, otto conti correnti bancari e tre conti deposito, per un vale complessivo di 800mila euro. E’ quanto ha sequestrato questa mattina la Polizia di Foggia a Severino Testa 50 anni, ritenuto esponente della criminalita’ di San Severo (Foggia), con precedenti per associazione mafiosa, stupefacenti e reati contro il patrimonio. Era finito in carcere a giugno dello scorso anno nell’ambito dell’operazione Ares, che porto’ all’arresto di una cinquantina di affiliati della criminalita’ organizzata sanseverese. Il provvedimento di sequestro anticipato d’urgenza e’ stato emesso, su richiesta del Questore di Foggia, dal Tribunale di Bari – III Sezione Penale -Misure di Prevenzione. Le indagini, estese ai familiari e ad alcuni prestanome, hanno evidenziato per Testa la disponibilita’ diretta e indiretta di beni per un valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto