Esteri
La nuova frontiera della Nato: i Baltici temono l’ombra di Mosca
Le tensioni crescono sul fianco Est della Nato: i Paesi baltici temono possibili operazioni ibride da parte di Mosca. Difesa rafforzata ma vulnerabilità demografiche e geografiche restano.
Prima dell’invasione dell’Ucraina, i piani Nato prevedevano che, in caso di attacco russo, la Lettonia potesse essere occupata in tre giorni, mentre la Lituania sarebbe stata devastata e parzialmente invasa. La risposta dell’Alleanza si sarebbe basata su un arretramento iniziale in attesa di rinforzi, con un contributo limitato di 800 soldati tedeschi già sul campo.
Le previsioni non contemplavano ciò che poi è accaduto a Bucha e Mariupol: fosse comuni, stragi e assedi urbani. Oggi però la propaganda del Cremlino parla esplicitamente di “riconquista” della regione baltica, alimentando la paura di nuove aggressioni.
Difesa rafforzata e spesa militare in crescita
Dal 2004 a oggi, Estonia, Lettonia e Lituania hanno aumentato drasticamente la spesa militare, ben oltre il 2% del Pil. L’Alleanza ha dispiegato uomini e mezzi con il Baltic Air Policing, l’Enhanced Forward Presence e l’operazione Sentinella dell’Est. Sul terreno è stata costruita la Linea di Difesa Baltica: recinzioni, bunker e blocchi anti-carro lungo i confini.
La geografia resta però un tallone d’Achille: solo 200 km separano la Russia dal Mar Baltico, mentre il corridoio di Suwałki – 100 km tra Kaliningrad e la Bielorussia – resta un punto vulnerabile.
Le fragilità interne dei Paesi baltici
La popolazione complessiva dei tre Paesi supera appena i sei milioni. Le forze armate restano dunque ridotte: la Lituania punta a 17.500 soldati entro il 2030, l’Estonia conta circa 43mila uomini, mentre la Lettonia ha reintrodotto la leva obbligatoria.
La presenza di città russofone, come Narva in Estonia, offre a Mosca un ulteriore pretesto per agitare la narrativa della “popolazione oppressa”. Vilnius stessa è a soli 30 km dal confine bielorusso, ulteriore fattore di vulnerabilità.
I rischi della guerra ibrida
Gli analisti occidentali ritengono improbabile un’invasione su vasta scala, ma temono operazioni di guerra ibrida. Tra gli scenari ipotizzati: l’uso del treno Mosca-Kaliningrad per simulare incidenti e giustificare interventi “umanitari” armati.
Un precedente risale al 2021, quando Minsk, con il supporto di Mosca, dirottò migliaia di migranti verso Polonia e Baltici, generando caos al confine. Episodi simili potrebbero ripetersi, con conseguenze destabilizzanti per l’Unione europea.
Cresce la tensione sul fianco Est
Gli sconfinamenti di velivoli russi e le manovre militari al confine alimentano il nervosismo nelle capitali baltiche. «Non siamo così strategicamente profondi come l’Ucraina, ed è un problema», ha ribadito il presidente lituano Gitanas Nauseda.
La Nato rafforza la presenza ma Tallinn, Riga e Vilnius sanno che la partita decisiva si gioca sulla capacità di resistere alle provocazioni ibride, terreno sul quale l’Alleanza resta meno preparata.
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