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La Nasa fotografa la sonda cinese sul lato nascosto della Luna

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Sono pochi pixel in una foto, ma è la prima immagine diffusa dalla Nasa della sonda cinese Chang’e 4 sul suo luogo di atterraggio sul lato nascosto della Luna. Le immagini sono state scattate dalla sonda della Nasa, il Lunar Reconnaissance Obiter, a oltre 330 chilometri di distanza dal punto in cui è atterrato nel dicembre scorso il lander cinese, e sono state poi pubblicate sul blog della missione.

La Nasa fotografa sonda cinese sul lato nascosto della Luna Scattata a oltre 330 chilometri dal Luogo del’atterraggio. Sono pochi pixel in una foto, ma e’ la prima immagine diffusa dalla Nasa della sonda cinese Chang’e 4 sul suo luogo di atterraggio sul lato nascosto della Luna. Le immagini sono state scattate dalla sonda della Nasa, il Lunar Reconnaissance Obiter, a oltre 330 chilometri di distanza dal punto in cui e’ atterrato nel dicembre scorso il lander cinese, e sono state poi pubblicate sul blog della missione. “IL LRO si e’ avvicinato al cratere da est, si e’ girato 70 gradi a Ovest per scattare questa foto spettacolare verso il muro occidentale”, ha spiegato Mark Robinson, ricercatore lunare dell’ente americano. “Visto che era a 330 km di distanza, il Chang’e 4 e’ grande solo un paio di pixel e il piccolo rover non e’ distinguibile”: per dare un’idea delle dimensioni del cratere, ha aggiunto, “la costa montuosa sullo sfondo e’ il muro occidentale del cratere Von Karman, alta oltre 3.000 metri”. Anche un immagine zoomata mostra solo un piccolo puntino bianco fra due frecce, a testimonianza 

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Luce nei cieli del Sud, non era un meteorite: detrito spaziale sopra Sicilia e Campania

Il fenomeno luminoso osservato all’alba tra Sicilia e Campania era un detrito spaziale. Gli esperti Inaf: “Non un bolide naturale”.

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Il fenomeno luminoso osservato alle 05:43 nei cieli di Sicilia e Campania non era un meteorite.

A chiarirlo sono gli esperti di INAF, attraverso la rete PRISMA, che hanno escluso l’origine naturale del corpo celeste.


Si tratta di un detrito spaziale

Secondo le verifiche effettuate, l’oggetto sarebbe un detrito spaziale, con ogni probabilità riconducibile ai resti del razzo ZK-2 R/B, il cui rientro in atmosfera era previsto proprio nella giornata del 13 aprile.

Un evento dunque di origine artificiale, legato alle attività spaziali.


I dati: velocità e durata compatibili

A confermare questa interpretazione sono diversi parametri tecnici.

La velocità di ingresso in atmosfera, stimata intorno agli 8 chilometri al secondo, risulta inferiore a quella tipica dei meteoroidi, che supera i 12 chilometri al secondo.

Anche la durata del fenomeno, superiore al minuto, è compatibile con una traiettoria radente tipica dei rientri di detriti spaziali.


Le immagini dagli osservatori Inaf

Nonostante l’oggetto non sia stato rilevato dal sistema automatico di attivazione delle camere, gli esperti sono riusciti a documentare l’evento grazie alle postazioni dell’Osservatorio Astrofisico di Catania.

Le immagini provengono dalle camere installate a Stromboli e a Serra La Nave, sull’Etna, che hanno consentito di ricostruire il passaggio dell’oggetto.


Un fenomeno spettacolare ma non raro

Eventi di questo tipo, pur spettacolari, non sono rari.

Il rientro in atmosfera di detriti spaziali rappresenta una conseguenza delle attività orbitanti e, nella maggior parte dei casi, non comporta rischi per la popolazione, poiché i materiali si disintegrano durante il rientro.

Il chiarimento degli esperti consente dunque di archiviare il caso come un fenomeno artificiale, senza implicazioni di natura straordinaria.

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Artemis II, recupero complicato in mare: astronauti salvati con gommoni ed elicotteri

Recupero complesso per gli astronauti di Artemis II dopo l’ammaraggio: forti correnti impediscono l’aggancio alla nave, intervento di gommoni ed elicotteri.

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Momenti complessi per l’equipaggio della missione Artemis II dopo l’ammaraggio della capsula Orion. Le operazioni di recupero non si sono svolte secondo il piano previsto a causa delle condizioni del mare.

Le forti correnti hanno impedito di stabilizzare la capsula e di avvicinarla alla nave di recupero, rendendo necessario un intervento alternativo.

Intervento di gommoni e sommozzatori

I primi a raggiungere la capsula sono stati i sommozzatori, arrivati con gommoni, che hanno tentato di fissare il collare di stabilizzazione, indispensabile per mantenere in equilibrio il veicolo.

Nel frattempo, il personale medico è salito a bordo della capsula per assistere gli astronauti, mentre dal centro di controllo della NASA a Houston veniva monitorata la situazione.

Uscita dalla capsula in mare aperto

Dopo oltre un’ora e mezza dall’ammaraggio, non essendo possibile completare la procedura standard, è stato deciso di far uscire i quattro astronauti direttamente in mare aperto.

L’equipaggio è stato quindi trasferito sui gommoni, in una fase delicata delle operazioni.

Trasferimento con elicotteri

Gli astronauti sono stati successivamente recuperati da elicotteri della Marina degli Stati Uniti, che li hanno trasportati sulla nave di supporto quasi due ore dopo l’ammaraggio.

Tra i membri dell’equipaggio, Victor Glover e Christina Koch sono stati tra i primi a mostrarsi all’esterno degli elicotteri, seguiti dal comandante Reid Wiseman e da Jeremy Hansen.

Condizioni degli astronauti

Nonostante le difficoltà, tutti e quattro gli astronauti sono apparsi in buone condizioni. Una volta a bordo della nave, hanno raggiunto l’infermeria per i controlli medici di routine.

Presente anche il responsabile della NASA, Jared Isaacman, che ha salutato personalmente l’equipaggio al termine delle operazioni.

Operazioni sotto controllo

L’episodio evidenzia la complessità delle operazioni di recupero in mare aperto, soprattutto in presenza di condizioni meteo avverse. Nonostante il fuori programma, le procedure di sicurezza hanno consentito di gestire la situazione senza conseguenze per l’equipaggio.

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Artemis II, la foto “Earthset” entra nella storia: la Terra tramonta dietro la Luna

La missione Artemis II regala “Earthset”, l’immagine della Terra che tramonta dietro la Luna. Un nuovo simbolo dell’esplorazione spaziale.

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Una nuova fotografia è destinata a entrare nella storia dell’esplorazione spaziale. Si tratta di “Earthset”, l’immagine della Terra che tramonta dietro l’orizzonte lunare, realizzata durante la missione Artemis II.

Lo scatto richiama immediatamente la celebre “Earthrise”, realizzata durante la missione Apollo 8, diventata una delle immagini più iconiche del Novecento.

Il volo oltre i confini mai raggiunti

L’equipaggio della missione, composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, ha raggiunto una distanza record di oltre 406.000 chilometri dalla Terra.

Il sorvolo del lato nascosto della Luna ha consentito di acquisire immagini inedite, subito diffuse dalla NASA e rilanciate a livello globale.

Un nuovo simbolo dell’esplorazione spaziale

“Earthset” è stata ripresa quando in Italia erano le 00:41 del 7 aprile. Nella porzione illuminata del pianeta sono visibili sistemi nuvolosi sopra Australia e Oceania.

L’immagine è già stata scelta come simbolo della missione e si candida a diventare una delle fotografie più rappresentative della nuova era dell’esplorazione lunare.

L’eclissi vista dall’orbita lunare

Tra le immagini più spettacolari anche quella della Luna che eclissa completamente il Sole, osservata dagli astronauti a bordo della capsula Orion.

Durante il fenomeno sono stati registrati anche impatti di meteoroidi sulla superficie lunare, visibili come brevi bagliori.

Le reazioni e il valore simbolico

Il presidente Donald Trump ha espresso pubblicamente apprezzamento per l’equipaggio, definendolo protagonista di una nuova pagina della storia spaziale.

Il viaggio di ritorno

Dopo la fase più spettacolare della missione, Artemis II ha iniziato il rientro verso la Terra.

La capsula Orion è uscita dalla sfera di influenza lunare e prosegue con le manovre di correzione della traiettoria, mentre l’equipaggio è impegnato nella trasmissione dei dati scientifici raccolti.

Una missione che, oltre ai risultati tecnici, lascia in eredità immagini destinate a segnare l’immaginario collettivo.

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