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Cultura

La Mostra di Paladino organizzata dall’Arma dei Carabinieri nel giorno di Salvo d’Acquisto

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Una mostra itinerante delle tavole del Calendario Storico dell’Arma 2020 dal titolo “Gli eroi del quotidiano. Mimmo Paladino per l’Arma dei Carabinieri – testi di Margaret Mazzantini” è stata inaugurata al Palazzo Reale di Napoli. La mostra è stata organizzata dal Comando Generale Carabinieri in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Campania e col Palazzo Reale di Napoli.

La cerimonia in concomitanza con il centenario della nascita del Vice Brigadiere Medaglia d’oro al Valor Militare “alla memoria” Salvo D’Acquisto, nato e sepolto nel capoluogo partenopeo. Nelle sale sono esposti otto pannelli ritraenti le pagine del Calendario storico 2020, ad opera del maestro Mimmo Paladino, sei sculture equestri in polistirolo richiamanti il tema del “paginone centrale” del calendario e un pannello incentrato sulla vita di Salvo D’Acquisto realizzato dallo stesso artista Mimmo Paladino.

A prestare il loro estro per l’edizione 2020 del Calendario sono stati l’artista di transavanguardia Mimmo Paladino, tra i massimi pittori e scultori italiani contemporanei, che ha visto le proprie opere esposte in musei internazionali come il Metropolitan Museum di New York, e Margaret Mazzantini, scrittrice di fama mondiale e vincitrice di numerosi premi tra cui lo “Strega” e il “Campiello”. L’arte di Paladino ha riempito le pagine con illustrazioni artistiche ispirate al racconto di ogni mese e con il suo tratto inconfondibile ha voluto rendere omaggio ai Carabinieri mentre la Mazzantini ha raccontato vicende quotidiane affrontate dai Carabinieri con un eroismo naturale.

“Sono strumenti di comunicazione che esprimono la carabinierità, l’essenza della nostra istituzione: e quest’anno l’abbiamo espressa attraverso gocce di colore e parole che toccano l’anima”: con queste parole il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C.A. Giovanni Nistri, aveva presentato il Calendario Storico 2020.

La mostra – che è già stata esposta con successo a Milano, Parma, Rovereto ed Arezzo – resterà aperta fino al 31 ottobre ed è compresa nel biglietto d’ingresso del museo.

 

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Cultura

L’archivio Alinari al MAV ci racconta il Vesuvio dalla nascita della fotografia al 1944

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E’ presente in tutte le cartoline che rappresentano Napoli e le città ai suoi piedi, è l’ispiratore del fatalismo di chi vivendo nelle sue vicinanze ne è intriso dalla nascita. Non è mai stato identificato in modo anche amichevole, ma sempre rispettoso,  con soprannomi come si fa con i suoi i suoi fratelli, ‘a Muntagna   e Iddu, no, lui ha il suo nome e con quello vuole essere chiamato: il Vesuvio, ‘o Vesuvio. Giacomo Leopardi lo appella Sterminator Vesevo e il grande poeta, alle sue pendici, ci visse, lo conosceva e ben aveva inteso la sua potenza, la sentiva sotto i suoi piedi durante le passeggiate intorno a Villa le Ginestre dove scrisse molte delle sue più belle liriche. Il Vulcano Vesuvio non ha uguali e non ha uguali neanche ciò che da sempre si è sviluppato intorno ad esso, case, abitazioni, città, paesi, comunità, luoghi sacri e profani, villaggi costruiti in fretta e poi abbandonati, popolazioni intere, terrorizzate dal potenziale di questo Vulcano, ma affascinati al punto tale di voler sempre di più viverci sotto, di fianco, ai piedi, continuando all’infinito in questa forma fatalista del vivere l’oggi, del vivere adesso, perché il domani non lo si decide noi, ma lo decide lui, ‘o Vesuvio. “Il formidabil monte”, e divenuta una mostra fotografica che si può visitare al Museo MAV di Ercolano. Fotografie attinte dall’enorme patrimonio dell’Archivio Alinari, l’esposizione è uno straordinario documento visivo che ripercorre fino al 1944 partendo quasi dalla nascita della fotografia le tappe fondamentali di questa meraviglia della natura incastonata e dominante un altrettanto meraviglioso golfo. Due sezioni: Il Vesuvio – tra fotografia del Grand Tour e sperimentazione e poi la seconda, Eruzioni. La prima,   esplora per sintesi il panorama culturale di un’epoca, l’elaborazione di modelli iconografici in un periodo di grande interesse e richiesta di fotografie come souvenir di viaggio. Eruzioni, invece, ci racconta l’altra faccia del Vesuvio, quella minacciosa e distruttiva, con gli effetti devastanti della sua collera su cose e persone, attraverso un tipo di fotografia che, sempre più alla portata di tutti, si pone obiettivi di racconto, di documentazione di fatti e di emozioni.  La mostra, a cura di Rita Scartoni e Vittorio Ragone, è prodotta dalla Fondazione Cives/Mav di Ercolano con la Fondazione Alinari per la fotografia e in collaborazione con la web-rivista Foglieviaggi, con il contributo della Regione Campania e il supporto di Scabec. Ha inaugurato il 3 Dicembre al Museo Archeologico Virtuale di Ercolano e  sarà aperto, secondo le disposizioni, il mercoledì, il giovedì, il venerdì, il sabato e la domenica dalle ore 10 alle ore 16.00. 58 Opere provenienti dallo storico e rinomato Archivio Alinari, da poco acquisito dalla Regione Toscana che ci raccontano un Vesuvio già meta di viaggi, studi e forza naturale.  “Raccontare il Vesuvio è forse il modo migliore per unire memoria e futuro. – ha affermato Luigi Vicinanza, Presidente della Fondazione CIVES/MAV di Ercolano – Il destino di una città, di una comunità si fonda anche sulle suggestioni. Questa mostra me ne fa immaginare una che potrebbe intestarsi il nome di “Vesuvio valley”. La nostra California. Cultura umanistica e innovazione tecnologica fuse insieme per creare nuovi saperi e per trasformare l’area metropolitana in un luogo di ricerca avanzata, con la speranza e l’ambizione di sanare grossi divari. Nonostante gli effetti devastanti provocati dalla pandemia di Covid 19, la produzione culturale partenopea sta attraversando un momento particolarmente felice. Il successo dei film e delle fiction ci fanno sognare Napoliwood. Ma è forse solo l’aspetto più evidente dello stato di grazia di una ri-nascente industria del sapere.  La contaminazione tra intelligenza artificiale e intelligenza umana in chiave napoletana è in grado di accompagnarci nella rivoluzione digitale con spiccata originalità. La Regione Campania, grazie al suo presidente Vincenzo De Luca, ha investito nel programma di digitalizzazione dei beni culturali. È un impegno forse unico in Italia. La Fondazione CIVES e il MAV di Ercolano sono dentro questo percorso di costruzione di nuovi linguaggi; il Museo archeologico virtuale è oggi tra le strutture espositive più innovative nel panorama nazionale. Dove la tecnologia ha un volto umano. E dove si sviluppano continue forme di collaborazione con altre istituzioni culturali, in questo caso con la prestigiosa Fondazione Alinari. Il futuro del passato. All’ombra di quel Vesuvio dove tutto ha avuto inizio.” La mostra è anche un bellissimo viaggio tra una piccolissima, ma significativa parte del maestoso  Archivio Alinari, composto da oltre 5 milioni di negativi, lastre e dagherrotipi di cui ancora appena 250.000 digitalizzati. Tutto nato da   quando nel 1852 i Fratelli Alinari aprirono il loro laboratorio fotografico a Firenze, allora capitale del Granducato di Toscana, ma non avrebbero certo immaginato che, a distanza di quasi 170 anni, sotto il loro nome si sarebbe raccolta la memoria visiva di un Paese, allora ancora in via di costituzione.  Il loro contributo alla formazione della nostra cultura visuale, al nostro modo di guardare ancora oggi il paesaggio e l’arte italiani è stato importantissimo. Così come l’opera di diffusione al di fuori dell’Italia del nostro patrimonio culturale, non solo attraverso la vendita di soggetti a turisti e studiosi stranieri in visita alle nostre città ma anche tramite una strutturata rete di agenti e corrispondenti all’estero. Nel catalogo generale di vendita dello Stabilimento Alinari degli anni 1873-1887, la Campania e le città vesuviane compaiono con un considerevole numero di soggetti, incrementati ampiamente sotto la guida di Vittorio Alinari a partire dalla fine dell’Ottocento  (con un servizio fotografico alla sommità del Vesuvio proposto nel catalogo del 1907, completamente dedicato alla Campania o napoletano)  e ancora con campagne fotografiche sul sito archeologico di Pompei negli anni trenta del Novecento .  Nel secolo scorso sono poi confluiti in Alinari gli archivi di altri importanti fotografi attivi a Napoli come Chauffourier e Brogi (quest’ultimo con una produzione particolarmente ampia di soggetti campani, corrispondenti, alla fine dell’Ottocento, a quasi il 30 % dell’intero catalogo generale) ai quali si sono via via aggiunte collezioni fotografiche, le opere di atelier che contribuirono ad animare il clima culturale di Napoli come quelli di Robert Rive, Alphonse Bernoud, Giorgio Sommer, o album di fotografi amatoriali, spesso anonimi, che hanno documentato le eruzioni e i loro effetti devastanti su cose e persone, arrivando fino all’ultima eruzione del 1944. Un caso di particolare interesse è poi offerto dall’archivio Giorgio Roster, fotografo scienziato fiorentino che applicò la fotografia a vari campi di indagine scientifica. Gli Alinari nel corso della loro imponente e strutturata attività di riprese, affidata con la gestione di Vittorio ad una qualificata schiera di operatori, hanno dato un’interpretazione professionale altissima del mezzo fotografico, intendendolo sempre come strumento per diffondere e far conoscere soggetti e contenuti che, replicabili, potevano viaggiare il mondo e attraverso strade impreviste servire a sostanziare studi, ricordi, storie, genesi creative. A questa ‘regola aurea’ ci siamo ispirati nel tratteggiare il racconto sul Formidabil monte. Chiude la mostra uno scatto aereo del fotogiornalista Massimo Sestini realizzato nel 2016. Durante l’inaugurazione Marcello Colasurdo insieme a chitarra e tammorra ha intonato vari canti tradizionali dedicati al Vesuvio

 

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Cronache

Gli studenti di Pagani con i “Qr code per la città” e “Profili Pagani” ricercano nella memoria della città per conservarne e valorizzarne le tradizioni e i valori

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Riscoprire il valore umano di personaggi che hanno dato lustro alla propria terra e fornire ai ragazzi spunti utili in vista dell’inserimento nel mondo del lavoro. Si può riassumere così il senso di “Cicerone ti Guido”, progetto finanziato dalla Regione Campania con risorse statali del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e promosso dalle associazioni Mad.Ora Onlus, Gioco e Dintorni, Futuro Informa. Rivolto ai giovani dell’Agro Nocerino Sarnese di età compresa tra i 16 e i 25 anni, il progetto ha avuto mercoledì 24 novembre, in piazza Sant’Alfonso a Pagani, il suo momento conclusivo. Gli studenti del Modulo Arte, una delle tre sezioni in cui è stato suddiviso “Cicerone ti Guido”, affiancati e guidati dall’artista Massimo Pastore, hanno esposto in piazza, alla presenza del sindaco e delle associazioni del territorio, il risultato del loro intenso lavoro. “Profili Pagani” è una serie di undici profili di uomini e donne del passato e del presente che hanno fatto e continuano a fare la storia di Pagani. Una dei partecipanti, Morena Spagna Zito, ha disegnato i profili, iconiche simil-silhouttes, che sono poi state stampate in immagini a striscia verticale dalle dimensioni di un metro per due. Le installazioni urbane, che resteranno visibili per tutto il periodo natalizio, sono state collocate sui lampioni di piazza Sant’Alfonso. Gli altri cinque protagonisti sono Michela De Filippo, Immacolata Giorgio, Dalma Mancuso, Alfonso Paolillo e Giulia Salzano, i quali si sono occupati del corposo lavoro di ricerca sugli undici “Profili Pagani” scelti per il progetto. “Hanno partecipato alla fase iniziale oltre sessanta ragazzi del territorio – spiega Massimo Pastore, curatore del modulo arte, coinvolto nel progetto da Mad.Ora Onlus, l’associazione presieduta da Michela Pepe -. Inizialmente seguivano tutti e tre i moduli, che si sono spesso uniti in Dad. Ad un certo punto i ragazzi hanno scelto a quale filone aderire. Io avevo previsto una serie di studio visit negli atelier di artisti impegnati in ambiti diversi, ma l’emergenza Covid mi ha costretto a rimodulare il programma. Ho così suddiviso il corso in un momento didattico e in una seconda fase progettuale e operativa”. Con l’obbligatorietà della Dad è venuta a mancare la potenza dell’incontro fisico; Pastore non ha però rinunciato al contributo da remoto di esperti dell’arte in tutte le sue forme, che hanno stimolato i ragazzi, catapultandoli nel mondo della creazione. “Sono stato affiancato da diversi esperti che hanno messo a disposizione dei ragazzi la propria esperienza. Roberto Pastore, ad esempio, li ha introdotti al mondo del cinema, con un focus sull’importanza del lavoro di gruppo per la buona riuscita di un film. Raffaella Barbato ha parlato della sua esperienza come curatrice indipendente; Rosaria Iazzetta ha intrapreso con loro un viaggio nel mondo dell’arte. E ancora, prezioso è stato il contributo dell’artista Domenico Di Caterino, dell’antropologo dell’Università di Edimburgo Magnus Course, di Federica Cerami, esperta in fototerapia e di Antonio Maiorino Marrazzo, curatore e fondatore di PrimoPiano Napoli”.  Da questa prima fase sono così emersi spunti e riflessioni dei ragazzi, che hanno contribuito a dare corpo al progetto finale. “Durante il percorso – racconta Pastore -, è emerso un grande malcontento: i ragazzi hanno mostrato insofferenza per il loro paese; è pur sempre la provincia, che spesso non ha una grande offerta culturale, sociale, lavorativa. È tutto lasciato al caso. Ne abbiamo discusso da vicino e ad un certo punto li ho invitati a considerare che un luogo non è mai tutto nero o tutto bianco. Così hanno intrapreso una ricerca di quegli aspetti positivi che non riuscivano a vedere e hanno scoperto una serie di personaggi, viventi e non, che hanno saputo dare lustro alla città di Pagani. Hanno iniziato a concentrarsi sul bello, sul positivo della storia”. Ha inizio a questo punto uno straordinario lavoro fatto di ricerche, interviste, incontri, confluito in Profili Pagani. “Si tratta di disegni realizzati da una delle partecipanti, Morena Spagna Zito. Gli altri invece hanno lavorato alla fase di ricerca, spesso rintracciando parenti e amici dei personaggi deceduti, così da poter raccontare le loro storie e l’amore che queste figure provavano per la terra natia. Da ciò hanno tirato fuori dei testi inseriti nelle opere, che assumono la forma dei kakemono, il tipico modo orientale, sopratutto cinese e giapponese, di allestire le opere d’arte pittoriche. Pergamene che si srotolano, ma che noi abbiamo stampato in PVC, così da assicurarci una maggiore resistenza alle intemperie”, chiarisce Pastore. Le opere, collocate sui lampioni della piazza, danno vita ad un percorso della memoria, che interagisce però con la contemporaneità. Sono infatti raffigurati anche i volti di persone viventi, che giorno dopo giorno danno il loro contributo alla valorizzazione di Pagani. “La cosa più bella – conclude l’artista – è che i ragazzi stanno rivalutando le loro posizioni. Hanno iniziato a vedere colori diversi dal nero, a cogliere le sfumature. Hanno compreso che i problemi che riscontrano nel loro paese sono gli stessi di qualunque altra provincia italiana. Profili Pagani è il risultato di questo cambiamento di visuale”. Oltre al modulo di arte, “Cicerone ti Guido” prevedeva altre due sezioni, quelle di marketing e realtà aumentata, a cura di Armando Monda, esperto di realtà virtuale ed aumentata, della psicologa Valentina Bosco, dell’esperto di marketing Michele Criscuolo e della copywriter Clelia Ragosta. I moduli di marketing e realtà aumentata sono poi confluiti in un unico lavoro finale, dal titolo “QR code per la città”. Quattro gli studenti che hanno costituito questo secondo gruppo di lavoro: Maria Rosaria Maiorino, Francesca Rinaldi, Emanuela Viscardi e Alfredo Pellegrino.  “La nostra intenzione era quella di preservare la memoria storica di Pagani, utilizzando i QR code per dare voce agli abitanti del nostro paese”, spiega Armando Monda. “Abbiamo raccolto le loro testimonianze in forma testuale e video. E le abbiamo organizzate attorno a cinque tematiche: ascolto, bellezza, cambiamento, felicità e futuro. I QR code non sono altro che un tramite per collegare il mondo fisico a quello digitale”. L’intenzione iniziale dei curatori era, per questo secondo lavoro, di realizzare cinque pannelli in plexiglass con QR code che, una volta inquadrati, avrebbero rimandato alle informazioni e alle testimonianze raccolte dai ragazzi. “Al momento siamo incappati in qualche problema burocratico – chiarisce Monda – e non abbiamo potuto implementare il progetto al 100%, perché, trattandosi di opere fisse, non abbiamo ancora ottenuto l’autorizzazione dalla prefettura. La nostra intenzione è comunque quella di trovare un modo per collocarle all’interno della città”. I QR code sono affiancati da alcune frasi simboliche che evocano i cinque temi protagonisti. “Ogni QR code è completato da un logo creato dai ragazzi: ciascuno di essi – conclude Monda – rimanda a immagini significative della storia di Pagani: fra questi la tammorra, il carciofo e un sipario che rappresenta il teatro di Pagani, fulcro culturale della città”.

 

 

 

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Cultura

Marmi Partenone, dall’Italia un frammento ad Atene

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L’Italia fa da apripista e un frammento dei marmi del Partenone da Palermo volera’ presto ad Atene. L’accordo col ministero greco per la cultura e lo sport e’ in dirittura d’arrivo e vede unite sullo stesso fronte due nazioni per secoli vittime di furti di antichita’. Potrebbe essere un modello per quanto la Grecia vorrebbe che facesse la Gran Bretagna che detiene la maggior parte dei fregi del Partenone al British Museum e che finora si e’ ostinatamente opposta al rimpatrio. Altri musei detengono frammenti dei fregi del Partenone, tra questi il Louvre, i Musei Vaticani, il Kunsthistorisches di Vienna e il Museo nazionale di Copenaghen. Quello al centro dell’intesa italo-greca – con il piede e parte del vestito di Artemide – viene dal fregio orientale del tempio di Atena e si trova attualmente al Museo Archeologico Antonio Salinas del capoluogo siciliano. Come previsto dalla legge italiana, sara’ oggetto di un prestito quadriennale al Museo dell’Acropoli con possibilita’ di rinnovo per altri quattro anni. L’intesa dovrebbe essere finalizzata entro la fine di dicembre per coincidere con l’anno dell’anniversario dell’indipendenza della Grecia. Non si tratta di una restituzione. Il frammento e’ gia’ stato prestato in precedenza (allo stesso Museo dell’Acropoli appena inaugurato tra 2008 e 2010), mai pero’ per un periodo cosi’ lungo. In cambio arriveranno al Salinas prima una statua di Atena e poi un vaso protogeometrico dell’ottavo secolo avanti Cristo, periodo antecedente alla dominazione greca in Sicilia. Intanto alla grande mostra in calendario al Salinas a inizio 2022 non ci sara’ invece il ‘Giovinetto di Mozia’ dopo le polemiche delle scorse settimane sul prestito dell’opera. L’accordo ricalca le linee di un’offerta fatta in novembre da Atene alla Gran Bretagna: alla vigilia di un incontro con Boris Johnson, il premier greco Kyriakos Mitsotakis aveva rinnovato la richiesta di restituzione dei marmi del Partenone offrendo in cambio tesori archeologici del suo Paese. Recentemente Downing Street, lavandosi le mani della controversia, aveva fatto sapere che la decisione sul futuro dei rilievi spetta al consiglio di amministrazione del museo: mossa in realta’ priva di significato in assenza di aggiornamenti legislativi alle norme vigenti sulle dismissioni da parte dei musei britannici. I marmi commissionati da Pericle a Fidia furono rimossi dall’Acropoli piu’ di 200 anni fa da Thomas Bruce, settimo conte di Elgin, che all’epoca era ambasciatore britannico presso l’impero ottomano. Fregi e metope furono poi venduti al British Museum per 35 mila sterline d’oro dell’epoca, mentre il frammento ‘palermitano’ fini’ nelle mani di Robert Fagan, archeologo e pittore che a quel tempo era console britannico in Sicilia. Fagan mori’ suicida nel 1816 e la sua giovane vedova vendette i materiali dei suoi scavi al Vaticano, mentre il frammento del Partenone fini’ (o resto’) a Palermo.

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