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Cronache

La monnezza di Roma smaltita in Abruzzo, Marche, Puglia, Friuli e Lombardia

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I rifiuti di Roma in sei regioni per evitare l’emergenza estiva e una capitale invasa dalla spazzatura. Il ministro Cingolani in mattinata aveva detto che al soluzione era vicina e in serata la Regione Lazio, alla fine di una riunione tecnica con l’azienda Ama, ha illustrato la soluzione in extremis: “la societa’ E. Giovi, che lavora circa 1.200 tonnellate di rifiuti al giorno, ha individuato operatori in altre 5 regioni in cui smaltire i rifiuti trattati”. E cosi’ i rifiuti trattati nell’impianto di Malagrotta prenderanno strade extraregionali e sono in via di definizione accordi con impianti in Abruzzo, Marche, Puglia, F.V.Giulia, Lombardia per 36.000 tonnellate di scarti. La decisione coprira’ il fabbisogno della capitale da luglio a dicembre 2021. “Per il trattamento e lo smaltimento, invece, la Regione Lazio ha gia’ sottoscritto intese con l’Abruzzo per 70.000 tonnellate e con la Toscana per 13.500 tonnellate, mentre si sta attivando anche un altro accordo con la Campania per 20.000 tonnellate di rifiuti di Roma, sempre nel periodo luglio-dicembre 2021”. “Queste misure – conclude l’assessore Valeriani – consentiranno di mettere in sicurezza la citta’ di Roma per i prossimi sei mesi, mentre solo per le prossime due settimane sara’ necessario intervenire con una nuova ordinanza, che permetta di conferire i rifiuti trattati da E. Giovi nella discarica di Viterbo solo per 15 giorni, in attesa che vengano perfezionati i contratti”. La Regione pero’ richiama alle sue responsabilita’ il Campidoglio e la Citta’ metropolitana che “devono indicare un sito dove realizzare una discarica di servizio per il Comune capitolino e un’altra per gli altri 120 comuni del territorio provinciale. Continuiamo a credere, infatti, che questo tempo vada assolutamente utilizzato per dotare Roma di tutti gli impianti necessari a renderla autosufficiente nella gestione dell’intero ciclo dei rifiuti. Anche perche’ queste soluzioni richiedono dei rilevanti costi aggiuntivi, che verranno sostenuti interamente da Ama, vale a dire che saranno a carico dei cittadini romani attraverso il pagamento della Tari”. Insomma ancora una volta la capitale ricorre ad un provvedimento tamponi per scongiurare un’emergenza sanitaria senza riuscire, nonostante annunci ed impegno, a chiudere il ciclo dei rifiuti. A mediare tra Regione e Comune, in particolare sull’annosa questione di trovare un sito per la discarica della capitale dopo la chiusura di Malagrotta, era stato il Ministero della Transizione Ecologica. Ma sentendo gli enti interessati, ovvero Comune di Roma e Regione Lazio, il nodo non e’ ancora sciolto e il tema cruciale rimarrebbe sempre la discarica all’interno dei confini di Roma Capitale. Resta ancora da definire dunque la soluzione di lungo periodo con l’indicazione di due aree adeguate per gli impianti di smaltimento, una in provincia e l’altra proprio all’interno del Comune di Roma. . Dal Campidoglio fanno notare che nel piano industriale di Ama approvato, gia’ e’ prevista la realizzazione di due nuovi Tmb. Infatti Roma Capitale avrebbe pubblicato il bando per la manifestazione d’interesse per l’acquisizione di un Tmb, mentre Ama procederebbe con la realizzazione di un altro impianto. Inoltre, la Citta’ Metropolitana dovrebbe definire le nuove aree bianche dove localizzare le eventuali discariche. Era stata proposta infatti Magliano Romano, area con un iter autorizzativo piu’ avanzato, ma potrebbero anche uscire fuori altre opzioni. Per il Campidoglio quindi rimane l’Area Metropolitana l’ambito territoriale ottimale di riferimento e, secondo il Comune di Roma, dovrebbe anche bastare nel lungo periodo per assicurare una situazione idonea allo smaltimento dei rifiuti. Soluzioni a lungo termine. Ma per ora l’emergenza estiva e’ scongiurata.

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Cronache

L’ultimo applauso a Peppino di Capri: l’isola si ferma per il suo artista, commozione ai funerali

Capri rende l’ultimo omaggio a Peppino di Capri. Migliaia di persone, amici, artisti e istituzioni partecipano ai funerali nella chiesa di Santo Stefano. Commozione per le parole del figlio Edoardo e di Aurelio De Laurentiis.

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Capri si è fermata. Per qualche ora il tempo sull’isola ha seguito il ritmo lento delle sue canzoni, mentre nella chiesa di Santo Stefano si celebravano i funerali di Peppino di Capri, l’artista che più di ogni altro ha saputo legare il nome dell’isola alla musica italiana nel mondo.

Nel caldo pomeriggio di luglio, amici, colleghi, istituzioni e centinaia di cittadini hanno riempito la storica chiesa del centro di Capri per accompagnare nell’ultimo viaggio il cantante, scomparso a 86 anni. All’esterno, la Piazzetta ha continuato a risuonare delle sue melodie, quasi a trasformare il saluto in un concerto collettivo della memoria.

L’abbraccio della sua Capri

Accanto ai tre figli erano presenti il presidente della SSC Napoli Aurelio De Laurentiis, l’imprenditore Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, musicisti, autori, amici di una vita e tanti protagonisti della cultura italiana.

Tra i presenti anche Eugenio Bennato, Pietra Montecorvino, che condivise con Peppino il palco del Festival di Sanremo nel 1992, il prefetto di Napoli Michele di Bari, l’assessora comunale Chiara Marciani e Roberta, l’ex moglie dell’artista che ispirò una delle sue canzoni più celebri.

Ma il volto più autentico del funerale è stato quello della gente comune: capresi, amici e turisti si sono stretti attorno alla famiglia per rendere omaggio all’uomo che aveva trasformato Capri in una capitale della musica leggera.

«Ha portato Capri nel mondo»

Durante la celebrazione il parroco don Pasquale Irolla ha ricordato come Peppino di Capri sia riuscito «a portare e innalzare l’isola di Capri in tutto il mondo», conquistando il pubblico con il suo talento e con la sua eleganza.

Anche il prefetto Michele di Bari ha sottolineato il valore simbolico del nome d’arte scelto dal cantante.

«Quel “Di Capri” non è soltanto un nome d’arte, ma un’appartenenza. Ha trasformato i confini dell’isola, lambiti dal mare, in un affetto arrivato da ogni parte del mondo. È questo il suo lascito più grande: una lezione di vita, di rispetto, di educazione e di umanità.»

L’omaggio di De Laurentiis

Tra i momenti più intensi della cerimonia le parole di Aurelio De Laurentiis, che ha annunciato la volontà di riportare allo stadio Diego Armando Maradona lo storico inno del Napoli inciso da Peppino negli anni Ottanta.

Commosso, il presidente azzurro ha concluso il suo ricordo con un’immagine destinata a rimanere nella memoria dei presenti:

«Adesso lo immagino alla corte del Signore con il suo pianoforte e una coppa di Champagne

Il ricordo del figlio Edoardo

Le parole più intime sono state quelle del figlio Edoardo Faiella.

Ha raccontato di aver chiesto al padre, poco prima della sua scomparsa, quale fosse la canzone alla quale era più legato tra le oltre cinquecento incise durante la sua carriera.

La risposta fu “Il sognatore”.

«Adesso l’ascolto con orecchie diverse», ha spiegato. «È un po’ la sua autobiografia. Dentro ci sono malinconia, eleganza e c’è papà.»

Un ricordo che ha commosso profondamente i presenti e che restituisce il ritratto più personale di un artista capace di attraversare oltre sessant’anni di musica senza mai perdere la propria identità.

L’isola si ferma

Anche la città ha voluto rendere omaggio al suo figlio più celebre. Il sindaco di Capri, Paolo Falco, ha ricordato come Peppino non abbia mai reciso il legame con la sua terra.

«Salutiamo un’icona della musica italiana e internazionale. Il suo rapporto con Capri è rimasto sempre fortissimo e la sua arte continuerà a vivere.»

Durante la funzione tutti i bar della Piazzetta hanno sospeso il servizio, ritirando sedie e tavolini in segno di lutto. Un gesto spontaneo che ha trasformato il cuore dell’isola in un luogo di silenzio e raccoglimento.

L’ultimo viaggio del sognatore

All’uscita dalla chiesa la bara, portata a spalla, è stata accolta da un lungo e caloroso applauso.

C’erano lacrime sincere sui volti di chi aveva conosciuto Peppino di Capri e lo aveva accompagnato per tutta la sua straordinaria carriera. C’erano anche i tanti turisti, sorpresi da un saluto così partecipato, spettatori inconsapevoli dell’ultimo viaggio di un artista che aveva fatto della sua isola un simbolo universale.

Per Capri non è stato soltanto un funerale. È stato l’abbraccio finale al suo sognatore, l’uomo che con un pianoforte, una voce inconfondibile e canzoni entrate nella storia ha fatto conoscere il nome dell’isola in ogni angolo del mondo.

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Veroli, muore a 37 anni dopo aver perso il bambino: Francesca Mattei lascia il marito e un figlio

Francesca Mattei, 37 anni, è morta in un ospedale di Roma dopo le gravi complicazioni insorte durante la gravidanza e la perdita del bambino. La comunità di Veroli si stringe al marito, al figlio e alla famiglia.

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donna in ospedale

Una tragedia ha colpito la comunità di Veroli, in provincia di Frosinone. Francesca Mattei, 37 anni, è morta sabato sera in un ospedale di Roma, dove era stata trasferita dopo l’insorgere di gravi complicazioni durante la sua seconda gravidanza. Nei giorni precedenti aveva perso anche il bambino che portava in grembo.

La donna viveva nella frazione di Colleberardi e lascia il marito e il figlio primogenito.

Una gravidanza particolarmente delicata

Francesca era affetta da circa sei anni da una grave patologia che aveva reso necessario un trapianto di fegato. La gravidanza era dunque considerata particolarmente delicata e comportava rischi rilevanti per la sua salute.

Secondo le informazioni finora diffuse, negli ultimi giorni le sue condizioni si erano aggravate. La donna era stata quindi trasferita in una struttura ospedaliera della Capitale, dove i medici hanno tentato di gestire le complicazioni e di anticipare il parto.

Il bambino, tuttavia, non è riuscito a sopravvivere. Poco dopo è morta anche la madre. Al momento non risultano diffuse comunicazioni sanitarie ufficiali che consentano di ricostruire con precisione le cause cliniche e la successione degli eventi.

Il cordoglio della comunità

La notizia si è rapidamente diffusa a Veroli, suscitando dolore e incredulità. L’amministrazione comunale ha espresso il proprio cordoglio per la tragedia e la vicinanza alla famiglia colpita da una perdita così dolorosa.

L’intera comunità si è stretta attorno al marito, al figlio e ai familiari di Francesca, ricordata come una giovane madre che aveva affrontato con coraggio una gravidanza particolarmente difficile.

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Cronache

Aversa, aggrediti medico, infermiera e guardia giurata al pronto soccorso: arrestato un 21enne

Un giovane di 21 anni è stato arrestato dai Carabinieri dopo l’aggressione a un medico, un’infermiera e una guardia giurata nel pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Aversa. I tre hanno riportato lesioni giudicate guaribili tra dieci e quindici giorni.

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Momenti di forte tensione questa mattina nel pronto soccorso dell’ospedale “G. Moscati” di Aversa, dove un medico, un’infermiera e una guardia particolare giurata sono stati aggrediti da un giovane di 21 anni.

Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Lusciano, che hanno bloccato l’uomo e lo hanno arrestato in flagranza.

La contestazione dopo la visita medica

Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, il giovane, già noto alle forze dell’ordine, avrebbe manifestato il proprio dissenso nei confronti della valutazione effettuata dal medico di turno.

Il ventunenne sosteneva di avere una ferita da taglio che, al termine degli accertamenti clinici, non sarebbe stata riscontrata dal personale sanitario.

La contestazione sarebbe quindi degenerata in un’aggressione fisica ai danni del dirigente medico in servizio, di un’infermiera e della guardia giurata impegnata nel presidio dell’area di emergenza.

Tre persone ferite

Le tre persone aggredite sono state immediatamente soccorse e medicate all’interno dello stesso ospedale.

Il medico e l’infermiera hanno riportato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni. Per la guardia giurata la prognosi è invece di quindici giorni. I sanitari hanno riscontrato contusioni ed escoriazioni multiple.

Tutte le persone offese hanno formalizzato denuncia.

L’arresto e i domiciliari

I Carabinieri hanno arrestato il giovane con le accuse di lesioni personali aggravate, danneggiamento e interruzione di pubblico servizio.

Al termine delle formalità di rito, su disposizione dell’autorità giudiziaria, l’indagato è stato sottoposto agli arresti domiciliari presso la propria abitazione, in attesa del giudizio con rito direttissimo.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. L’indagato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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