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La moda degli Avengers parla italiano: Scarlett Johansson in Versace, Evans sceglie Ferragamo, Hemsworth in Etro

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A Los Angeles la première del film Avengers endgame è stata l’occasione hollywoodiano ingrandì stile, con tutti i protagonisti della serie. Il film è uscito dalle sale da pochi giorni ed è già campione d’incassi dappertutto. Sul “red carpet” gli attori hanno sfilato indossando abiti dei grandi nomi della moda internazionale. Inutile dire che gli stilisti italiani sono stati preferiti i preferiti dagli attori della serie Marvel, anche se non tutti erano davvero eleganti.

Le più glamour della serata erano sicuramente la Vedova Nera e Capitan Marvel, interpretati da Scarlett Johansson e Brie Larson. Entrambe erano mozzafiato con le loro mise: la Johansson  indossava un abito lungo di Versace e la seconda di Celine. Geniale la loro scelta degli accessori. La sensuale Scarlett ha indossato un bracciale e anelli con le pietre dell’infinito legati alla catenina d’oro di Sonia Boyajian. Un accessorio che sicuramente non è passato inosservato. Come Scarlett anche Brie Larson ha indossato un pezzo simile: bracciale e anelli in coordinato, di Irene Neuwirth.

Elizabeth Olsen si  è presentata con un abito lungo scollo a V di Alexandre Vauthier, ed era semplicemente divina. Natalie Portman indossava un abito con gonna di Dior, bella ma non convincente del tutto. Per Karen Gillan un mini-abito bicolore, molto originale.
Qualcosa da ridire sulle scelte di  Gwyneth Paltrow  e Zoe Saldana. La Paltrow ha puntato su un vestito disegnato proprio da lei, secondo i social una scelta che non è stata convincente. Zoe ha indossato un abito monospalla con inserti e gonna plissé asimmetrica di Givenchy Haute Couture. Ma sembrava indossasse carta da regalo.

I ragazzi della serie erano invece tutti molto eleganti. Capitan America, interpretato da Chris Evans, indossava  un completo monopetto di Salvatore Ferragamo, meraviglioso. Chris Hemsworth in Etro, era perfetto, elegantissimo  per la serata.  Robert Downey ha indossato una giacca in tessuto lamé e Vin Diesel aveva  una giacca ispirata a Groot, il suo personaggio nel film.

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Morto Richard Williams, il papà del coniglio Roger Rabbit

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Addio al “papa’” del coniglio Roger Rabbit. Si è spento a 86 anni nella sua casa a Bristol in Gran Bretagna circondato dai suoi cari l’animatore anglo-canadese Richard Williams, vincitore di tre Oscar e tre Bafta. Aveva un tumore ma come riferisce la figlia Natasha Sutton Williams “ha lavorato senza sosta fino al giorno della sua morte disegnando e animando”. Nato a Toronto nel 1933, si era innamorato dell’animazione gia’ a 5 anni quando aveva visto il capolavoro Disney Biancaneve e i 7 nani, come lui stesso aveva raccontato recentemente. Arrivato negli anni Cinquanta in Gran Bretagna, lavoro’ a Casino Royale (1967), La Pantera Rosa colpisce ancora (1975) e La Pantera Rosa sfida l’ispettore Clouseau (1976). Ma il grande successo e molti premi arrivarono con Chi ha incastrato Rober Rabbit, il film con protagonista Bob Hoskins girato con tecnica mista nel 1988 da Robert Zemeckis. Oltre che per Roger Rabbit vinse un Bafta per The Little Island (1958) e nel 1971 un Oscar per l’adattamento de Il canto di Natale di Charles Dickens.

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Addio Peter Fonda, con Easy Rider segnò una generazione

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Addio a Peter Fonda, il leggendario attore di ‘Easy Rider’, simbolo di un’intera generazione. Fonda e’ morto nella sua casa a Los Angeles all’eta’ di 79 anni. L’attore e’ deceduto a causa di problemi respiratori dovuti a un cancro ai polmoni, che di recente lo aveva costretto a entrare e uscire dall’ospedale. “E’ uno dei momenti piu’ tristi delle nostra vita e non siamo in grado di trovare le parole adatte per descrivere il nostro dolore”, afferma la famiglia di Peter Fonda, fratello di Jane Fonda e figlio di Henry Fonda, invitando tutti i suoi fan “a celebrare il suo indomabile spirito e il suo amore per la vita. In onore di Peter, per favore brindate alla liberta’”. Il ruolo piu’ importante che ha interpretato, quello che lo ha reso famoso, e’ stato nel film Easy Rider, il ‘road movie’ per eccellenza del 1969, con Dennis Jopper e Jack Nicholson. Fonda non ha solo interpretato un ruolo in Easy Rider, il manifesto della cultura hippie degli anni ’60, ma ha anche partecipato alla stesura della sceneggiatura e alla sua produzione. Il 14 luglio scorso e’ stato il cinquantesimo anniversario del film e Peter Fondaaveva organizzato festeggiamenti per settembre. Sposato tre volte, Fonda era uno scettico di Donald Trump e nel 2018, in una delle sue ultime apparizioni pubbliche, stava celebrando il fatto che Paul Manafort stava per andare in prigione. Nato a New York, Fonda ha esordito nel mondo dello spettacolo nel 1961 con il debutto a Broadway. Due anni dopo invece arrivo’ l’esordio a Hollywood in Tammy and the Doctor prima e nella saga sulla Seconda Guerra Mondiale The Victors poi. Come Wyatt in Easy Rider divento’ simbolo di un’intera generazione. Successivamente con ruoli Ulee’s e in altre produzioni guadagno’ diversi riconoscimenti, fra i quali due Golden Globe, due nomination all’Oscar e una agli Emmy.

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Lirica e cinema, si cambia: è legge il decreto Bonisoli

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Norme piu’ stringenti per i contratti precari nelle fondazioni liriche e meccanismi che incoraggiano i responsabili dei teatri ad assumere, per concorso, personale in pianta stabile con dotazioni di organico certe. Punta a mettere ordine nel settore, il decreto approvato in via definitiva al Senato con 139 si’. E il ministro, che proprio oggi al Collegio Romano ha incontrato informalmente il segretario della Cgil Landini, si dice “orgoglioso” del risultato, primo step, ribadisce, per una prossima riforma della lirica in Italia.

Una legge, scrive Bonisoli su Fb, “che assicura eguali diritti ai lavoratori dello spettacolo restituisce dignita’ a danzatori, orchestrali, fonici, coristi e consente alle Fondazioni Liriche di assumere nuovo personale per concorso, cosa che non accadeva da anni”.

Il provvedimento, che sblocca anche 35 milioni per il finanziamento delle attivita’ del ministero e autorizza Roma Capitale alla nomina di un commissario per i campionati Uefa Euro 2020, interviene poi con tre norme importanti per il cinema e l’audiovisivo, che in parte ridimensionano, in parte rendono applicabili alcuni punti della Legge Cinema varata dal governo Renzi. Mentre nel passaggio parlamentare sono state introdotte ulteriori norme, tra le quali quella per prevenire le registrazioni pirata di film o spettacoli o come la stabilizzazione del credito di imposta per la pubblicita’ in editoria. Nata anche sulla scia di due sentenze, una della Corte Costituzionale l’altro della Corte di Giustizia Europea, la nuova legge parte dalla questione del precariato nella lirica, stabilendo nuove regole per i contratti a tempo determinato e una serie di limiti per l’applicazione di questo tipo di contratti (al massimo 48 mesi, anche non continuativi) imponendo tutele per i lavoratori dello spettacolo con sanzioni severe per gli amministratori che le infrangono. Di “sostanza” per l’attivita’ del ministero fondato nel ’75 da Spadolini e afflitto da una costante crisi finanziaria, anche il secondo articolo del decreto che autorizza la spesa di 15 milioni 410mila 145 euro per il 2019, soldi – precisavano i tecnici nella relazione illustrativa – che “serviranno a supportare l’intera struttura ministeriale sia a livello amministrativo sia nella gestione di musei, aree archeologiche, biblioteche, archivi, nonche’ nelle attivita’ di comunicazione e promozione in tutte le sue forme, anche attraverso la realizzazione di eventi culturali per una maggiore al pubblico”.

Mentre altri 19 milioni 400mila euro derivati dagli utili del Lotto potranno essere destinati alla tutela e la conservazione del patrimonio. Per il cinema, invece, l’intervento, venendo incontro alle critiche che accolsero a suo tempo il decreto Franceschini, ridimensiona le percentuali di titoli italiani che le emittenti private sono obbligate a programmare.

E in parte anche le aliquote relative agli obblighi di investimento sulla produzione italiana. Confermate le severe sanzioni per chi si sottrae. Mentre nuovi paletti rivedono gli obblighi degli operatori on demand, come Netflix, disciplinandone la presenza in Italia. Un intervento riguarda infine la “censura” con una modifica della commissione che era stata prevista dalla legge Franceschini (vengono aumentati i componenti e tolta la figura del sociologo). L’applicazione della nuova disciplina slitta comunque dal 1 luglio 2019 al 1 gennaio 2020. Intanto, mentre il Mibac ha annunciato ieri l’avvio delle procedure della riconferma di buona parte dei direttori dei musei autonomi di seconda fascia (non compaiono nell’elenco le Gallerie dell’Accademia di Firenze, il Museo Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell’Appia per i quali si stanno studiando altri destini), e’ atteso nei prossimi giorni in Gazzetta Ufficiale il decreto di riordino del Mibac al quale potrebbero seguire uno o forse due provvedimenti attuativi: uno per chiarire l’articolazione degli uffici sul territorio, l’altro per possibili modifiche degli organi di gestione e di indirizzo dei musei che Franceschini aveva voluto autonomi.

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