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Esteri

La minaccia di Erdogan: caccio 10 ambasciatori occidentali

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e’ tornato a fare la voce grossa con l’Occidente minacciando l’espulsione di 10 ambasciatori a causa di un appello con cui avevano chiesto la scarcerazione del filantropo turco Osman Kavala, accusato di avere avuto un ruolo nel tentato golpe in Turchia del 2016 e considerato un oppositore dal Sultano. “Ho detto al nostro ministro degli Esteri che non possiamo concederci il lusso di ospitarli nel nostro Paese”, ha annunciato Erdogan riferendosi ai capi missione di Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Usa che con un comunicato, nel quarto anniversario del suo arresto il 18 ottobre, avevano invitato Ankara a scarcerare Kavala in linea con una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2019. Il capo di Stato turco ha lanciato il suo ultimo affondo contro i Paesi occidentali a pochi giorni dal G20 di Roma, dove spera di poter avere un colloquio personale con il presidente americano Joe Biden con cui le relazioni “non sono partite bene”, aveva detto Erdogan a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu a New York lo scorso mese. Ankara e Washington sono ai ferri corti ormai da molti anni: la Turchia e’ stata esclusa dal programma di cooperazione militare sui caccia F-35 per aver acquistato il sistema di difesa missilistico S-400 dalla Russia e gli Usa non hanno mai accolto la richiesta di estradizione per Fethullah Gulen, l’imam turco che risiede in Pennsylvania ed e’ ritenuto da Ankara la mente del tentato golpe del 2016. Le critiche di Erdogan all’Occidente non sono nuove e anche con l’Europa il presidente turco ha accumulato negli anni distanze che sembrano incolmabili. Nel 2017 accuso’ di “nazismo” le autorita’ tedesche e olandesi per non avere permesso a funzionari del governo di Ankara di tenere comizi politici alla diaspora turca in Germania e Olanda prima di un referendum. Il negoziato di adesione della Turchia all’Unione Europea e’ in stallo ormai da anni e solo lunedi’ scorso, a poche ore dalla presentazione di un rapporto dell’Ue che denunciava una situazione critica a livello di stato di diritto e indipendenza della magistratura, Ankara ha accusato Bruxelles di continuare a utilizzare “doppi standard” nei propri confronti. Proprio per l’inadempienza turca sulla sentenza della Cedu che chiede la scarcerazione di Kavala, il Consiglio d’Europa potrebbe lanciare a fine novembre un procedimento disciplinare contro la Turchia. Oggi, a pochi minuti dalla minaccia di Erdogan di espellere gli ambasciatori, la lira turca ha cominciato a svalutarsi per poi precipitare verso un nuovo record negativo rispetto a dollaro ed euro in reazione al taglio dei tassi di interesse deciso dalla Banca centrale.

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Corona Virus

Covid, in Inghilterra e Danimarca nuove restrizioni contro Omicron

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Nuove restrizioni in Inghilterra a causa di Omicron: “Non è ancora detto che questa variante sia davvero meno pericolosa”, ha detto il premier britannico Boris Johnson annunciando i provvedimenti: tornano le mascherine in molti luoghi chiusi, ci vorrà il Green Pass vaccinale per entrare nelle discoteche e nei locali dove si radunano grandi gruppi di persone,  inoltre c’è il ritorno all’indicazione diffusa dello smart working.

Per Boris Johnson però “Non possiamo andare avanti all’infinito” con le restrizioni anti-Covid a causa di una parte della popolazione che non si vaccina. Ed ha auspicato un dibattito nazionale su quest’argomento. Anche la Danimarca ha deciso nuove restrizioni a causa della diffusione della variante che arriva dal Sudafrica.

 

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Esteri

Zaki esce di prigione, abbraccia la madre e dice grazie all’Italia e agli italiani

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Appena uscito dal commissariato a Mansoura Patrick Zaki ha abbracciato la madre.  L’abbraccio e’ avvenuto in una stretta via su cui affaccia il commissariato, fra transenne della polizia del traffico e un camion con rimorchio. Per abbracciare la madre Patrick ha lasciato a terra un sacco bianco di plastica che portava assieme a una borsa nera. Patrick Zaki e’ uscito dal commissariato di Mansura vestito con una tuta e scarpe da ginnastica bianche, il colore simbolo degli imputati nei processi egiziani. Appena varcata la porta del commissariato, dal quale e’ stato rilasciato, ha alzato la mano con l’indice ed il dito medio alzati in segno di ‘vittoria’. Patrick e’ da oggi a piede libero ma ancora sotto processo, con la prossima udienza fissata per il primo febbraio. Lo studente egiziano dell’universita’ di Bologna e’ apparso in buone condizioni, con la barba leggermente lunga ma curata, occhiali e i capelli raccolti in un codino.

“Tutto bene”. Queste le prime parole che Patrick Zaki ha pronunciato, parlando in italiano, appena uscito dal commissariato. ‘Voglio dire molte grazie agli italiani, a Bologna, all’Universita’, ai miei colleghi, a chiunque mi abbia sostenuto’.

“Aspettavamo di vedere quell’abbraccio da 22 mesi e quell’abbraccio arriva dall’Italia, da tutte le persone, tutti i gruppi e gli enti locali, l’universita’, i parlamentari che hanno fatto si’ che quell’abbraccio arrivasse” ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia che ha poi ringraziato i mezzi di informazione che hanno tenuto alta l’attenzione per questi 22 mesi. “Ora che abbiamo visto quell’abbraccio aspettiamo che questa liberta’ non sia provvisoria ma sia permanente. E con questo auspicio arriveremo al primo febbraio, udienza prossima” ha concluso Noury.

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Esteri

Patrick Zaky potrebbe tornare libero dopo 22 mesi di carcere in Egitto, ma per ora è ancora in cella

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“Non sappiamo quando lo rilasceranno. Probabilmente oggi, ma non lo sappiamo” ha detto Marise George, la sorella di Patrick George Zaky. Insomma lei non sa se il fratello verrà rilasciato oggi, come possibile dopo la decisione di un giudice di Mansoura di scarcerare lo studente egiziano dell’Universita’ di Bologna.

Il tribunale egiziano di Mansoura ha ordinato il rilascio dell’attivista per i diritti umani Patrick Zaki e ha aggiornato il processo nei suoi confronti al 1 febbraio 2022, secondo quanto riferito dal gruppo di attivisti locali per i diritti umani Mada Masr. Anche se al momento non si conoscono ancora i tempi per la scarcerazione (ma fonti locali indicano che potrebbe avvenire già in serata), la madre di Patrick, Hala Sobhy, ha già espresso alla France Presse tutta la propria gioia: “Sono felicissima, Stiamo andando alla stazione di polizia di Mansoura”, la cittadina dove proviene Patrick. Zaki, ricercatore presso l’Iniziativa egiziana per i diritti personali (EIPR), stava studiando presso l’Università italiana di Bologna, quando è stato arrestato al suo ritorno al Cairo nel febbraio dello scorso anno.  Il ragazzo, di fede cristiana copta, è accusato di “diffusione di notizie false”, e l’inizio del processo, inizialmente previsto per lo scorso settembre, era stato più volte rinviato, costringendo Zaki a rimanere comunque in carcere come misura preventiva, per 668 giorni consecutivi. Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, spiega che Zaki “anche se rimane sotto processo e dunque non è assolto. Ma è un passo avanti enorme”. Per la capogruppo dem in commissione Esteri alla Camera, e responsabile esteri del Pd, Lia Quartapelle, “la mobilitazione e la solidarietà di centinaia di migliaia di cittadini italiani hanno funzionato. Patrick Zaki sarà scarcerato (ma non assolto). Ora, avanti, per tutti quelli come lui”.

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