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La militare Usa ubriaca mentre uccideva con la sua auto un del ragazzo di 15 anni chiede scusa

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“Sono distrutta, mi dispiace per il dolore che ho provocato alla famiglia”. Sono le parole pronunciate, in inglese, davanti al Gip di Pordenone, da Julia Bravo, la soldatessa statunitense di 20 anni che ha travolto e ucciso, mentre guidava ubriaca, il quindicenne Giovanni Zanier. Non ha aggiunto altro la giovane aviere, di cinque anni piu’ grande della vittima e che solo ora si sta rendendo conto della vicenda. Giovanni e’ morto e per lei si spalancheranno le porte del carcere, che il processo venga celebrato in Italia o negli Usa, come solitamente accade con personale Usa impegnato in missioni Nato in Europa. Su questo punto la mamma di Giovanni, Barbara Scandella, e’ irremovibile: “Voglio assistere al processo, chiedo alle istituzioni di non abdicare rispetto alla giurisdizione italiana. Non mi interessa se qualcuno dice che per questi reati in America le pene sono anche piu’ severe. Gli americani da noi pensano di godere di una specie di impunita’. La condanna deve avvenire in Italia e deve essere esemplare. Perdono? Non ce la faccio. Mi rendo conto della giovane eta’ di questa soldatessa, ma nessuno mi restituira’ il mio Giovanni a causa della sua condotta: come si fa a mettersi in auto in quelle condizioni?”. Concorda la classe politica. Per Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera, si deve “perseguire ogni possibilita’ perche’ in questi casi i militari Usa che commettono crimini in Italia, qui siano giudicati. Mi auguro che le stesse autorita’ statunitensi facciano le scelte piu’ giuste”. D’altronde, “non ci sono paragoni con la situazione storica in cui sono stati sottoscritti gli accordi internazionali del 1951”. Lo sostiene anche il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, indicando che il trattato di Londra del 1951 “si riferisce espressamente a reati avvenuti nell’esecuzione del servizio militare. Che non e’ certo questo caso, quando si guida una autovettura da ubriaca e si falcia un ragazzino”. Vannia Gara (Lega), sottosegretario alla Transizione ecologica, ha annunciato che chiedera’ “ai ministri di Giustizia ed Esteri il massimo impegno” perche’ la soldatessa sia giudicata qui. Dovere di tutti, ora veramente uniti”. Comunque, da via Arenula fanno sapere che non vi e’ alcun automatismo giudiziario e che finora non e’ stata formulata richiesta dalle autorita’ statunitensi. Tuttavia, se questa dovesse arrivare, si aprirebbe un’istruttoria con l’ acquisizione dei pareri della procura generale e del ministero degli Esteri, con una valutazione del ministro della Giustizia. A Porcia vittima e investitrice avevano trascorso la serata nella stessa discoteca, a mille metri dal luogo della tragedia. Giovanni si era incamminato a piedi verso casa di un amico, Julia aveva raggiunto l’ auto a fatica tanto era ubriaca e non si capisce perche’, invece di dirigersi verso la Base Usaf, dove alloggia, abbia svoltato a sinistra, verso Porcia e Pordenone. “Non era lucida e ho temuto da subito che potesse combinare qualche guaio – ha riferito alla Procura una testimone oculare, che procedeva nell’auto alle spalle della Bravo – nel parcheggio la vettura le si e’ spenta due o tre volte. Ha quasi tamponato chi la precedeva” e “in strada procedeva a zigzag. Io ho rallentato per evitare di restare coinvolta in qualche carambola. Giunta alla rotatoria, ha inspiegabilmente accelerato, travolgendo quel povero ragazzo”. Nel pomeriggio il Gip ha convalidato l’arresto e i domiciliari all’interno della Base. Nei prossimi giorni l’avvocato difensore, Aldo Masserut, valutera’ come procedere: “Adesso e’ confusa e frastornata. Stiamo parlando di una ragazza del 2002 che ha ucciso un adolescente del 2007”.

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Percepivano Reddito cittadinanza senza titolo, 95 denunciati

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Non si fermano gli accertamenti dei Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, mirati alla verifica del possesso dei requisiti utili alla concessione del “Reddito di Cittadinanza”. Infatti, le denunce di oggi seguono quelle dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, a conclusione di un’ampia attività di riscontro e verifica, che avevano già portato alla denuncia a piede libero di 23 soggetti – tre dei quali cittadini stranieri – che risultano indagati in operazioni di servizio più articolate: nel caso specifico, le posizioni prese in esame dai Carabinieri di via In Selci furono perlopiù quelle degli indagati nell’operazione “Tritone”- a seguito della quale 65 persone finirono agli arresti, alcune delle quali gravemente indiziate di far parte di un’associazione per delinquere di stampo mafioso per aver costituito una “locale” di ‘ndragheta con base tra Anzio e Nettuno, riuscendo ad infiltrarsi anche nelle pubbliche amministrazioni e gestendo operazioni di narcotraffico internazionale – e altre recenti operazioni. Le nuove verifiche, eseguite con il supporto del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e l’analisi dell’anagrafe, della Banca Dati Motorizzazione Civile e INPS, che permettono di avere un quadro ampio ed esaustivo circa la regolarità o meno delle istanze presentate per ottenere il sussidio, hanno portato alla denuncia a piede libero di 95 persone – 52 cittadini stranieri e 42 italiani – gravemente indiziati di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. In particolare, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Piazza Dante hanno accertato che 60 persone, appartenenti a 33 nuclei familiari, a vario titolo, hanno prodotto mendaci dichiarazioni e/o omesso di comunicare all’ente erogatore informazioni rilevanti circa la sussistenza o permanenza dei requisiti per la percezione del reddito di cittadinanza e/o del reddito di emergenza, relativamente al possesso di beni immobili (appartamenti o terreni seminativi) regolarmente intestati e non dichiarati, alla composizione del nucleo familiare ed effettiva residenza, simulando ad arte l’esistenza di più persone nel nucleo familiare per ampliare il diritto di percezione, ai procedimenti giudiziari a loro carico, nell’ambito dei quali alcuni sono stati destinatari di misure precautelari e cautelari, con restrizioni agli arresti domiciliari e in carcere. I Carabinieri del Nucleo Operativo Roma Centro, invece, hanno riscontrato che 35 cittadini stranieri – provenienti dal continente africano – hanno percepito, nell’ultimo triennio, il reddito di cittadinanza ottenuto dopo aver dichiarato falsamente di risiedere nel territorio italiano da almeno 10 anni, producendo autocertificazioni non veritiere. Dai calcoli effettuati, le 95 persone avrebbero percepito, in assenza dei requisiti di Legge, la somma complessiva di 564.724 euro.

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Sgominata la banda ‘terrore’ dei tabaccai del Napoletano

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Erano perfettamente organizzati. Una squadra operativa in grado di compiere rapine in pochi minuti. Passamontagna, armi in pugno e violenza inaudita. Ognuno aveva un compito preciso e gli obiettivi sempre gli stessi: le tabaccherie della provincia di Napoli. Questa notte sono stati arrestati in sei dai carabinieri della compagnia di Casoria (Napoli), coadiuvati nella fase esecutiva da militari del gruppo di Castello di Cisterna e dalle aliquote di Primo intervento del comando provinciale di Napoli. Hanno eseguito un decreto di fermo che sara’ convalidato domani firmato dalla procura di Napoli Nord. Sono gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine aggravate e detenzione e porto abusivo di armi.

Tre le violente rapine dalle quali e’ partita l’indagine. Tutte nel comune di Afragola, tutte a settembre – il 7, il 15 e il 28 – e tutte ai danni di tabaccherie. Armati di pistola e fucile e con volti travisati, sotto la minaccia delle armi, si sono scagliati con violenza contro i proprietari degli esercizi commerciali, in alcune occasioni colpendoli a piu’ riprese con calci e pugni e asportando denaro contante presente nelle casse, tabacchi e gratta e vinci. Fondamentale e’ risultata l’attivita’ investigativa dopo la rapina del 28 settembre, perche’ sono stati ritrovati gli abiti, le armi e i passamontagna utilizzati dai rapinatori, che, dopo il colpo, erano stati nascosti nelle aree comuni di una palazzina in cui abitano alcuni degli indagati. Le attivita’ tecniche successive hanno consentito di rafforzare il grave quadro indiziario.

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Studente morto in incidente, auto si è schiantata contro un muro

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Il 18enne morto stamani in ospedale dopo essere rimasto coinvolto in un incidente stradale a Forcola (Sondrio), come ogni mattina stava andando a scuola, al liceo scientifico Carlo Donegani di Sondrio. Renè Sottocornola, che viveva con la famiglia in un paese della Valtellina, era in auto con due compagni. All’improvviso la vettura si è schiantata contro un muro che costeggia la strada provinciale delle Orobie, la numero 16, a ridosso della montagna. Nello scontro sono rimasti feriti anche i due coetanei (uno era alla guida della Panda) che erano a bordo. Uno è in gravi condizioni. Per cause ora al vaglio dei carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Sondrio la Panda, la vettura ha iniziato a sbandare finendo subito dopo contro il muro di contenimento della strada. All’arrivo dei soccorritori, allertati da un automobilista di passaggio, il 18enne è stato stabilizzato e trasportato all’ospedale civile di Sondrio dove è morto. Gli altri due studenti sono stati trasportati in elicottero all’ospedale di Lecco. La prognosi, per entrambi, è riservata.

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