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La marcia su Roma dei ristoratori napoletani: “Siamo allo stremo, vogliamo solo lavorare e salvare le nostre attività”

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Sono circa 250 i ristoratori napoletani che, con le loro auto, stanno avanzando a passo duomo sullAutostrada A1 in direzione Roma, rallentando il traffico in segno di protesta contro le prolungate chiusure e le stringenti restrizioni imposte alla categoria dalle norme anti-Covid. Siamo ristoratori napoletani e della zona flegrea – spiega Marco Varriale, uno degli imprenditori che ha aderito alla protesta – e siamo partiti stamattina da Teano. Scortati da una volante, vogliono raggiungere la capitale dove contano di essere ricevuti da qualche esponente del Governo.

Vorremmo che qualcuno ascoltasse le nostre rivendicazioni, che sono poi quelle dei ristoratori di tutta Italia. Il nostro è stato il settore più martoriato; non comprende solo bar e ristoranti ma unintera filiera che al momento è paralizzata. Al Governo – chiarisce Varriale – chiediamo di riaprire, altrimenti chiudano tutto e risolvano il problema in maniera definitiva. La curva dei contagi continua a salire con bar e ristoranti chiusiCi viene il dubbio che il problema non siamo noi. A questo punto, se ci devono essere delle misure drastiche, che ci siano con i dovuti ristori e con tutto ciò che ci spetta. Non è possibile che ad oggi noi dobbiamo ancora pagare fitti e bollette stando chiusi.

La frustrazione è enorme per una categoria che in questi mesi ha speso tanto per riaprire in sicurezza e rispettare tutte le norme sanitarie e di distanziamento sociale. Noi rispettiamo un protocollo che ci ha dato il Governo, perché chiudere i ristoranti che sono fra i posti più sicuri? Manteniamo il distanziamento fra i tavoli, sanifichiamo i locali, misuriamo la temperatura, registriamo i nomi e i contatti di tutti gli avventori, che cosaltro dobbiamo fare per stare aperti?

Ristori e casse integrazioni sono arrivati, ma non per tutti. Ma per i ristoratori napoletani, lobiettivo primario è un altro: riaprire. A noi non interessano nemmeno i ristori – ci spiega Varriale -, vogliamo lavorare. Abbiamo perso la dignità. Noi siamo abituati a lavorare e a produrre. Siamo disposti a restare chiusi il sabato e la domenica, se necessario. Ma a quel punto che si chiudano tutte le attività, non solo le nostre, altrimenti è inutile. Chiediamo o misure drastiche per tutti, oppure tutti aperti: abbiamo visto che le mezze misure non hanno risolto il problema dei contagi, ma ci hanno solo impedito di lavorare. A pagare il prezzo più salato sono state le nostre attività, alcune delle quali forse non riapriranno più”.

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“Datemi 5mila euro altrimenti pubblico i video hard di vostra figlia 14enne”, arrestato per estorsione

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La Polizia di Stato di Brescia ha arrestato un 21enne di origini egiziane responsabile di estorsione nei confronti dei genitori di una ragazza adolescente di anni 14.L’attività investigativa è nata dalla denuncia dei genitori della minore, costretti a pagare 1.200 euro in contanti per impedire la divulgazione di alcune immagini intime della figlia 14enne che il giovane, nel breve periodo di frequentazione con la ragazza, era riuscito ad ottenere. Denunciato anche il ragazzo che in cambio della distruzione delle fotografie aveva chiesto all’adolescente di compiere atti sessuali.Dopo aver pagato quanto richiesto al 21enne, l’estorsione era proseguita con l’ulteriore richiesta di 5.000 euro. I genitori, esasperati, hanno chiesto aiuto alla Polizia Postale di Brescia, per mettere fine al dramma che stavano vivendo. I genitori, d’accordo con gli agenti, hanno organizzato un appuntamento per l’effettuare lo scambio e poi la polizia, grazie all’osservazione, pedinamento e appostamento, ha individuato il giovane estorsore, arrestato in flagranza di reato nell’atto di ricevere il denaro.Nel corso della perquisizione personale è stato sequestrato anche lo smartphone in uso allo stesso, nel quale è stata rivenuta la presenza di diverse immagini di natura pedopornografica. L’arrestato è stato portato in carcere a Brescia a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Uccise a coltellate figlia di 2 anni, ergastolo

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E’ stato condannato all’ergastolo Jacob Danho, l’ivoriano 38enne che il 22 giugno del 2019, per vendicarsi della ex compagna che lo aveva lasciato e non voleva ricucire il rapporto, nel suo appartamento di Cremona, in via Massarotti, ha ucciso a coltellate la figlia, la piccola Gloria, di appena due anni, morta dopo due, tre ore di agonia nella camera da letto di papa’. La sentenza e’ stata emessa questa mattina nell’aula della Corte d’Assise, presidente Anna di Martino, giudice a latere Francesco Beraglia e sei giudici popolari: dopo cinque udienze e tre ore e mezza di camera di consiglio e’ stata accolta la richiesta del pm, Vitina Pinto. Danho era accusato di omicidio volontario aggravato dalla discendenza, dai futili motivi e dalla premeditazione. Ma l’aggravante della premeditazione non e’ stata riconosciuta. La Corte d’Assise ha inoltre condannato l’imputato, rinchiuso nel carcere di Pavia, a risarcire i danni a mamma Isabelle, parte civile con l’avvocato Elena Pisati: 100 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva. E ha ordinato, al termine della detenzione che in questi casi e’ possibile, l’espulsione immediata di Jacob dall’Italia. “Un rapinatore ci ha seguito con la pistola, e’ salito, voleva i soldi, e’ scappato dalla finestra” aveva tentato la difesa, a omicidio appena scoperto, lo straniero, con una ricostruzione smontata dai carabinieri. Per poi cambiare versione in aula: “Ho perso la testa nell’uccidere mia figlia. Questa follia non e’ naturale”, aveva detto al processo tentando di spiegare quella “follia non naturale” con “la stregoneria”, una maledizione su di lui lanciata dalla Costa d’Avorio dalla madre di Isabelle, che non lo vedeva di buon occhio. Per i periti della Corte d’Assise, pero’, che hanno ritenuto Jacob capace di intendere e di volere al momento del fatto, la stregoneria e’ “solo un retaggio culturale, non abbiamo trovato elementi deliranti”. In aula, mamma Isabelle non c’era. “E’ una sentenza giusta, che ha riconosciuto il reale svolgimento dei fatti e la responsabilita’ di un crimine cosi’ efferato. Leggeremo la motivazione per capire come mai abbiano escluso la premeditazione. Per quanto l’imputato sia stato condannato all’ergastolo, la condanna non riporta a mamma Isabelle la sua bambina”, ha commentato l’avvocato di parte civile, Elena Pisati. Gli avvocati di Danho, Giuseppe Bodini e Michele Tolomini, avevano preparato il loro assistito. “Il signor Jacob e’ assolutamente consapevole. E’ tranquillo”.

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Avvocato caduto in Tribunale Milano, causa milionaria per i parapetti non a norma

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Sono iniziati al Palazzo di Giustizia di Milano i lavori per alzare i parapetti ‘fuorilegge’ di alcune scale, perche’ troppo bassi. Proprio al Palagiustizia milanese il 18 gennaio del 2019 un giovane avvocato, Antonio Montinaro, era caduto dal quarto al terzo piano a causa di una balaustra molto bassa ed era rimasto paralizzato. Poco piu’ di un mese dopo l’incidente, in vari punti del Palazzo accanto ai parapetti erano state collocate delle transenne per garantire maggiore sicurezza. E da stamani squadre di operai sono al lavoro per istallare, in particolare, sulle scale principali dei parapetti aggiuntivi in modo da alzare le balaustre. Lavori che nel Palagiustizia proseguiranno anche nei prossimi giorni per mettere a norma tutti i punti critici. Intanto, la Procura di Brescia lo scorso giugno aveva chiesto l’archiviazione della posizione di capi degli uffici giudiziari milanesi nel procedimento riguardante le lesioni riportate da Antonio Montinaro. Ai vertici degli uffici giudiziari competono le decisioni sui profili di sicurezza nel Palagiustizia e gli stessi vertici negli anni scorsi avevano segnalato a piu’ riprese al Ministero i problemi strutturali e di sicurezza del Tribunale milanese. Ora c’è anche una richiesta di risarcimento danni milionario per questi “problemi strutturali”.

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