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Cronache

La mamma di Stefania Formicola, uccisa dal marito: i nostri nipoti adesso hanno il cognome della mamma

Marina Delfi

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Un colpo al cuore, così morì Stefania Formicola. Uccisa dal marito. Se lo aspettava, lo aveva scritto molte volte nelle lettere a suo figlio, all’epoca un bimbetto piccolo piccolo. Quando accadde era il 19 ottobre di quattro anni fa, a Sant’Antimo, Napoli: Stefania Formicola aveva accettato di fermarsi a parlare della separazione imminente con il marito, Carmine D’Aponte ma lui ti fuori una pistola dalla tasca e la uccise. Con un solo colpo. Dopo tre gradi di giudizio il processo si chiuse con l’ergastolo per l’uomo. I genitori di Stefania, cui sono affidati i suoi bambini, di 8 e 5 anni, hanno chiesto ed ottenuto dopo un lunga battaglia legale che portassero il cognome della mamma e non più quello del padre. Adriana e Luigi, i genitori di Stefania, sono felici e commossi: finalmente si chiude una pagina del nostro destino molto triste.

“In virtù di quanto previsto dalla legge 11 gennaio 2018,riguardante la “tutela degli orfani di vittime di crimini domestici”,i bambini di Stefania Formicola, barbaramente uccisa 4 anni fa dal marito,condannato poi all’ergastolo in tre gradi di giudizio, acquisiscono finalmente il cognome della madre.In queste vicende drammatiche aggiunge la criminologa Antonella Formicola,non ci sono ne’ vincitori ne’ vinti, poichè per gli orfani di femminicidio queste vicende familiari sono situazioni che da qualunque prospettiva le si guardi,comportano per i bimbi una tragedia di vita però, il fatto di liberarsi da un cognome paterno,dal cognome di un padre che ha ucciso la propria madre e’sicuramente un passo importante che ridona loro un briciolo di dignità.Questi passaggi legislativi sono importantissimi perché trasmettono ai cittadini l’idea che le Istituzioni hanno preso coscienza della gravità del fenomeno del “femminicidio”e quindi che ci sia la volontà di una massima tutela da parte dello Stato per questi soggetti deboli”

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Bimba morta, la madre fermata per omicidio: aveva denunciato il marito tre volte

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L’autopsia sul corpo della bimba sara’ eseguita domani per stabilire esattamente come la bambina sia morta, forse soffocata, in quanto non presentava segni evidenti di violenza. La madre aveva delle ferite alle braccia che si e’ procurata con un’arma da taglio. La donna aveva avuto due figli da un precedente matrimonio e i bambini erano in affidamento congiunto, a settimane alterne, con l’ex marito. E’ stata fermata con l’accusa di omicidio volontario la donna sospettata di aver ucciso la sua bambina di due anni a Cisliano, nel Milanese. Il fermo e’ del pm di Pavia Roberto Valli che con il procuratore Mario Venditti si occupa delle indagini. E’ piantonata in ospedale per via di alcune ferite che si e’ probabilmente autoinferta con un coltello. Inquirenti e investigatori stanno ricostruendo possibili dissidi tra la donna e il marito (erano in via di separazione) e denunce incrociate nella coppia in un ambito di presunti maltrattamenti.

La donna di 41 anni fermata dai carabinieri con l’ipotesi di omicidio volontario nei confronti della figlia di 2 anni, trovata morta la scorsa notte accanto a lei nel letto, a Cisliano (Milano) aveva denunciato il marito tre volte. Lo ha confermato la Procura di Pavia. La donna e’ il marito, dopo essersi lasciati, erano al centro di una controversa vicenda di denunce e controdenunce. Nell’ultimo post su Facebook, la donna criticava le forze dell’ordine per aver “ridicolizzato” la sua storia.

Secondo quanto si e’ appreso dagli inquirenti nelle denunce la donna sosteneva tutta una serie di maltrattamenti, liti, insulti, ma secondo indiscrezioni per almeno due denunce gli episodi non sarebbero stati tali da configurare reati in modo netto. La terza, invece, sarebbe piu’ esplicita, ma sui particolari contenuti viene mantenuto il piu’ stretto riserbo. E’ al vaglio dell’autorita’ giudiziaria anche un post scritto dalla donna, Patrizia C., e messo online un paio d’ore prima del drammatico episodio, nel quale sottolinea gli atteggiamenti irrispettosi e violenti dell’uomo, e critica le forze dell’ordine e la Procura, accusate da lei di aver “ridicolizzato” una storia “di abusi e violenze”. Il post su Facebook e’ gia’ all’attenzione degli inquirenti. Questa una parte del testo: “Una bella persona non insulta moglie e bambini NO. Una bella persona non tradisce la sua compagna NO. Una bella persona non si sposta durante le ore di lavoro per comodi personali (tradimenti e compagnia bella) ed invece non e’ mai presente con la sua famiglia NO. UNA BELLA PERSONA NON PERCUOTE E PICCHIA NESSUNO…Le belle persone accompagnano con amore e stima i propri cari. Usa calma e parole positive. E accanto nei momenti difficili. Protegge i propri cari. Queste sono le belle persone. Caro marito vai a denunciami ancora per calunnia e diffamazione. Denunciami ancora per sequestro di minore. E’dith e’ la mia bambina. Non vi e’ alcuna calunnia. Purtroppo e’ vita reale. Un altra bella persona libera di continuare ad esserlo. Grazie alle forze dell’ordine e alla procura di Pavia per aver ridicolizzato una storia di abusi e violenze in maniera errata. Denunciate donne. Siete comunque giudicate da un mondo omertoso a coprire gli orrori. Solo da morte verrete chiamate vittime. Altrimenti siete solo delle povere pazze”.

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Imprenditore scomparso: Ros, ucciso tra le 19.13 e le 19.24

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“Non c’e’ la pistola fumante, non abbiamo prove certe, ma collochiamo l’omicidio di Mario Bozzoli tra le 19.13 e le 19.24 dell’otto ottobre”. Lo ha detto l’ex comandante dei Ros di Brescia Amleto Comincini sentito come testimone nel processo davanti alla corte d’assise di Brescia nei confronti di Giacomo Bozzoli, accusato dell’omicidio dello zio Mario. “Le 19.13 e’ quando la vittima effettua la sua ultima telefonata alla moglie e le 19.24 e’ quando invece l’auto dell’imputato esce dalla fonderia per la prima volta nella serata” ha spiegato il colonnello Cominicini. “Il percorso di Giacomo Bozzoli in auto dalla fonderia a casa e’ compatibile con i tempi del viaggio” ha aggiunto l’ex comandante dei Ros di Brescia.

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8 marzo, i maschi in due mese del 2021 hanno ucciso 13 donne: c’è poco da festeggiare

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Sono 13 i femminicidi nei primi due mesi dell’anno, in calo del 35% rispetto ai 20 del primo bimestre 2020, secondo i dati del Servizio analisi criminale della direzione centrale Polizia Criminale del dipartimento della Pubblica sicurezza, pubblicati sul sito del Viminale. Dodici sono stati commessi da partner o ex partner. Sicilia e Lombardia sono le regioni col maggior numero di vittime donne (3). Passando ad esaminare il movente, nel 2020, il 40% delle donne e’ stato ucciso per motivi legati al rapporto; nel 2021 si attesta predominate la ‘lite/futili motivi’ con il 39% dei casi. Quanto al modus operandi, si evidenzia per quest’anno la totale assenza dell’uso delle armi da fuoco, in quanto le 13 vittime sono state quasi tutte aggredite mortalmente con coltelli o con altre armi improprie. Il 2020 con il lockdown ha fatto registrare una diminuzione generalizzata dei reati, con il netto calo anche degli omicidi (-13% rispetto al 2019). E’ aumentata, pero’, l’incidenza percentuale di donne uccise, passata dal 35,2% nel 2019 al 41,1% nel 2020 (sul totale di omicidi commessi). Le donne uccise in ambito familiare/affettivo sono passate dalle 94 del 2019 alle 99 del 2020. Nella maggior parte dei casi hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex partner, sia nel 2019 (72%) che nel 2020 (68%). In contrapposizione con la diminuzione degli omicidi in ambito familiare/affettivo, l’incidenza delle vittime donne aumenta (dal 62% del 2019 al 69% del 2020), mentre diminuisce quella delle donne uccise in ambito familiare/affettivo da partner ed ex partner (dal 72% al 68%). Nel 2020 i reati spia – cioe’ i delitti indicatori di violenza di genere, espressione dunque di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica, diretta contro una donna in quanto tale – sono stati 39.166, con un calo del 6% rispetto al 2019. Durante il lockdown si e’ registrata una flessione di questo tipo di reati, che subiscono un nuovo incremento gia’ a partire dall’estate, con l’allentamento delle misure restrittive. Per gli atti persecutori, escluso il periodo del lockdown nel quale si evidenziano delle diminuzioni, i dati mantengono lo stesso trend dell’anno precedente. Le violenze sessuali durante la ‘chiusura’ sono diminuite sensibilmente per tornare ad aumentare nel periodo successivo, raggiungendo il maggior numero e luglio (555 casi), mantenendosi, fino a settembre, con valori superiori rispetto agli stessi mesi del 2019, per poi ridursi di nuovo sensibilmente negli ultimi due mesi dell’anno. Le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilita’ attivato dal Dipartimento per le Pari Opportunita’, sono aumentate soprattutto nei mesi del lockdown (sono state 12.833 nei primi dieci mesi dell’anno; erano 7.526 nello stesso periodo dell’anno precedente). Da marzo, in particolare, l’incremento e’ stato esponenziale, per poi decrescere con le successive fasi legate alle progressive riaperture dal 4 maggio in poi. La violenza denunciata al telefono e’ per lo piu’ di tipo fisico e psicologico, raggiungendo nel 2020 il 52% di casi di violenza fisica, con una diminuzione di quella psicologica. Nella maggior parte dei casi e’ una violenza che si consuma da anni (67,7% nel 2020) o da mesi (21,9%), mentre nel 4,4% dei casi si tratta di primo o unico caso di segnalazione. Nel 2020, si registra una quota maggiore di violenze che non hanno una storia pregressa, forse sviluppatesi nella prima fase della pandemia.

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