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Politica

La guerra del centrodestra nella città di Giulietta… e Romeo

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Per il centrodestra rischia di materializzarsi un ‘prima’, e un ‘dopo’ Verona. Troppo forte la spaccatura nella citta’ di Giulietta, con il ‘niet’ ripetuto all’apparentamento di Sboarina con Tosi, per pensare che non ci saranno conseguenze nei rapporti fra i maggiori azionisti della coalizione, Lega, Fdi, Fi. Ne e’ la riprova il battibecco dello stesso Tosi con Meloni. Quale ne sara’ il risultato, il ballottaggio della citta’ scaligera, con “l’errore madornale” addebitato da Matteo Salvini a Meloni, puo’ aprire una nuova fase di tensione fra i due capi-partito che si intestano la leadership del centrodestra. L’abbraccio di pace, proprio qui, tra Matteo e Giorgia, 8 giorni fa, sembra gia’ sbiadito. E’ stato stato il leader della Lega, di primo mattino, a stuzzicare Fratelli d’Italia e il suo presidente: “Sosterro’ Sboarina fino alla fine – aveva detto – ma mi sembra sciocco dire ‘no’ all’unita’ del centrodestra. Io avrei gia’ chiamato Tosi e spero lo facciano ancora”, aggiungendo che il rifiuto all’apparentamento “e’ un errore madornale. Spero che gli amici di Fratelli d’Italia ci ripensino”. La risposta di Meloni e’ arrivata piu’ tardi e in poche righe la leader di Fdi liquida la questione: “Federico Sboarina a Verona e Valerio Donato a Catanzaro – ha affermato – potranno contare sul sostegno dell’intero centrodestra, al di la’ delle formule tecniche di una condivisione che rimane sostanziale. In particolare a Verona, seppur in assenza di un apparentamento tecnico”. Poi, nello specifico: “Fratelli d’Italia si fa garante da subito della piena condivisione del progetto con Flavio Tosi, per dare al capoluogo scaligero un programma e una squadra di centrodestra vincenti”. Parole che hanno indispettito Tosi, che a breve giro ha replicato: “leggo con meraviglia la nota di Giorgia Meloni, che interpreta a suo modo una mia dichiarazione, alludendo ad un accordo raggiunto con FDI a Verona in vista del ballottaggio. Accordo che non c’e’ proprio a causa delle scelte di Federico Sboarina, il quale dimostra finora di non avere a cuore l’unita’, ne’ tantomeno la vittoria del centrodestra”. “A Lucca per esempio, dove il candidato tiene all’affermazione dell’intera coalizione – ha affondato Tosi – c’e’ stato l’apparentamento, unico strumento trasparente di fronte agli elettori, previsto dalla legge”. L’offerta massima di Sboarina, infatti, era stata questa: “con Forza Italia ho aperto ad un accordo che sia programmatico, perche’ i tecnicismi non verrebbero capiti dai cittadini veronesi. E’ un messaggio positivo, che avevo gia’ dichiarato all’inizio”. Tosi non si e’ mostrato interessato.: “accetteremo solo l’apparentamento ufficiale – ha ribadito – l’unico previsto dalla normativa sui ballottaggi, alla luce del sole. Apparentamento che farebbe eleggere in Consiglio i nostri uomini e le nostre donne di centrodestra piu’ votati e piu’ votate, scelti dal popolo”. L’ex leghista e’ arrivato a concedere che Il 26 giugno non votera’ ‘contro’: “andro’ a votare Sboarina – ha detto – ma prima mi confrontero’ con Forza Italia per decidere quale linea tenere e cosa dire al nostro elettorato”. “Lo ringrazio se ha fatto questa dichiarazione – e’ stato il commento di Sboarina – ma sarebbe difficile comprendere il contrario” . I fatti dicono in ogni caso che a Verona, dopo una settimana di telefonate, appelli e ultimatum, nulla e’ cambiato. Il sindaco uscente ha ri-confermato il ‘no’ all’apparentamento,, che teoricamente gli porterebbe in dote un 24% di voti da sommare al suo 33%. Del resto, sono in scadenza anche i tempi tecnici per un accordo all’ultimo minuto: domani, alle 14, si chiudono le liste iscritte al secondo turno. ‘Sboarina se la vedra’ da solo contro con Damiano Tommasi e il suo 40%. Flavio Tosi aspettera’ da casa di capire se quello del rivale-Federico e’ stato solo un azzardo.

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Economia

La manovra da 35 mld arriva in Parlamento: tutte le misure dalla flat tax al pos, dalle pensioni al cuneo

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La prima manovra del governo Meloni sta per arrivare in Parlamento. Riceve la bollinatura della Ragioneria e la firma del Presidente della Repubblica. E’ ora pronta per un rush Parlamentare e l’ok entro la fine dell’anno. Rispetto all’ultima bozza il testo sale a 174 articoli, ma non ci sono grosse modifiche, l’impianto è sostanzialmente quello predisposto dal Mef e resta invariato anche l’aumento a 60 euro della soglia per accettare pagamenti in contanti, al centro di un confronto con Bruxelles. Tra le novità, invece, entrano due fondi per la cybersicurezza e 50 milioni per la metro C di Roma. Per il resto viene confermato l’impianto da circa 35 miliardi di euro – tre quarti impegnati negli aiuti contro il caro energia – che taglia il reddito di cittadinanza ma per gli otto mesi che gli restano lo rende cumulabile con i lavori saltuari.

ENERGIA. 21 miliardi contrasteranno il caro bollette fino a marzo. Spariscono gli oneri impropri delle bollette elettriche (come le spese per lo smaltimento del nucleare) e viene rafforzato il bonus sociale (la soglia Isee passa da 12.000 euro a 15.000 euro). Potenziato anche il credito d’imposta per le imprese. Dimezzato invece, da dicembre, lo sconto carburanti (da 30,5 a 18,3 centesimi).

LAVORO E CUNEO. E’ la misura più costosa dopo l’energia: oltre 4 miliardi, che taglieranno il cuneo di 2 punti per i redditi fino a 35mila euro, di 3 punti per quelli fino a 20mila euro. C’è anche un incentivo all’assunzione: decontribuzione azzerata per chi assume donne, giovani under 36 anni o percettori del reddito di cittadinanza. Arrivano anche i buoni lavoro nei settori agricoltura, del comparto Horeca e per lavori domestici fino a 10mila euro.

FISCO E FLAT TAX: Vengono confermate anche per il 2023 le agevolazioni per acquisto prima casa per gli under 36. Viene aumentato anche il tetto al contante, che sale a 5.000 euro, e viene portata a 60 euro la soglia oltre la quale gli esercenti sono obbligati ad accettare carte e bancomat. Confermato poi l’innalzamento della soglia della flat tax da 65.000 euro a 85.000 euro per gli autonomi che avranno anche una flat tax per incrementi di reddito fino a 40mila euro.

PENSIONI. Viene rivisto il meccanismo di indicizzazione, comprese le minime aumentate a 600 euro. Per le nuove uscite, viene introdotta la ‘pensione anticipata flessibile’ (o Quota 103) con 41 anni di contributi e 62 anni d’età. Ma c’è un ‘tetto’ che, fino al raggiungimento dell’età pensionabile, non può superare cinque volte le pensioni minime. L”Opzione donna’ viene prorogata di un anno, ma solo per tre categorie: caregiver, invalide almeno al 74%, dipendenti di imprese in crisi. A questo si aggiunge l’innalzamento dell’età d’uscita da 58 a 60 anni: calerà in base al numero dei figli di un anno per ogni figlio, fino al massimo di due. IMPRESE. Viene rifinanziato con 1 miliardo il fondo di garanzia per le Pmi. Viene prorogato anche bonus Ipo, un credito di imposta per favorire la quotazione delle Pmi in Borsa. Prorogata anche per il 2023 la sospensione dell’entrata in vigore di plastic e sugar tax.

EXTRAPROFITTI. La tassa diventa un “contributo di solidarietà” a carico dei soggetti che in Italia producono, importano o vendono energia elettrica, gas e prodotti petroliferi. Il contributo è del 50% sul reddito 2022 che eccede per almeno il 10% la media dei redditi 2018-21. Sono interessate 7mila aziende.

INFLAZIONE. Per aiutare le famiglie l’Iva scende dal 10 al 5% per i prodotti per l’infanzia e per l’igiene intima femminile. Viene inoltre istituito un fondo di 500 milioni di euro per la “Carta risparmio spesa” per redditi fino a 15mila.

SCUOLA E SANITA’. Per la scuola, ha annunciato il ministro Valditara, ci sono circa 530 milioni in più rispetto all’anno scorso. Tra le altre cose è previsto il ripristino del contributo alle scuole paritarie (70 milioni) e 24 milioni al trasporto disabili. Previste anche nuove risorse per la sanità (1,4 miliardi per il 2022 e 500 milioni per il 2023).

ENTI LOCALI E TRASPORTI. Per gli enti locali, compreso il trasporto pubblico, vengono stanziati circa 3,1 miliardi. Spunta un fondo (160 milioni) per il contrasto al consumo di suolo. Per il ponte sullo Stretto è prevista la riattivazione della società Stretto di Messina spa in liquidazione, nata nel 1981. Viene inoltre evitato il previsto aggiornamento al rialzo degli importi delle multe stradali.

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In Evidenza

Disabilità e inclusione: la ministra Locatelli intervistata a Scampia

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Il concetto di inclusione è “assolutamente importante in un luogo della cultura quale il Parco archeologico di Pompei”. Come lo è ovviamente in un quartiere difficile come Scampia. Come lo è ovunque. La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli trascorrerà un paio di giorni nel Napoletano. Vuole capire se i temi della inclusione e della disabilità sono sentiti e come le istituzioni intervengono per favorire ragazzi, bambini, adolescenti con autismo, disabilità cognitiva e altre patologie che rischiano di tenere chi ne è affetto e i loro congiunti in una situazione di marginalità. Assieme alla ministra Locatelli, nel suo tour a Scampia, tra associazioni benemerite come ‘Resistenza Anticamorra’ e ‘Officina della Cultura Gelsomina Verde’ di Ciro Corona, c’era per noi Olga Fernandes. La giornalista ha potuto scambiare con la ministra qualche opinione, fare domande.

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Politica

Meloni, sulla mia manovra pronta a pagare costi elettorali

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Pronta a tutto “per fare quel che è giusto per la nazione”, anche a costo di pagare “in termini elettorali” alcune scelte. Come la stretta sul Reddito di cittadinanza. Giorgia Meloni ritiene che questa impostazione si rispecchi nella sua prima manovra, il cui testo finale è atteso alla Camera dopo un lungo lavoro per definire le coperture. Su questo aspetto sarà vigile Bruxelles, con cui intanto sono in corso “interlocuzioni” sul tetto oltre il quale scatta l’obbligo di accettare pagamenti con il Pos sotto i 60 euro. Da fine giugno erano possibili anche i mini-pagamenti con la carta. La novità è “una scelta scellerata”, secondo Enrico Letta, “un passo indietro” per Giuseppe Conte. E sulle ultime bozze del testo la bocciatura delle opposizioni è unanime. La Cisl lascia in sospeso il giudizio finale, la Uil punta a un’azione unitaria e per la Cgil “è necessaria una mobilitazione” contro una legge di bilancio da cambiare. Mancano le misure che negli ultimi anni hanno favorito investimenti e crescita, secondo il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, che si attende “a breve un incontro per un confronto approfondito” sulla strategia di politica industriale. Intanto, in tarda mattinata domani la premier riceverà a Palazzo Chigi Carlo Calenda, che presentato la contromanovra del Terzo polo. Poi alle 15 ci sarà un momento di confronto interno, con i capigruppo di maggioranza: Meloni già nell’ultimo Consiglio dei ministri ha sottolineato l’importanza di una metodologia di lavoro per evitare di rendere dispersivo l’iter di approvazione, necessariamente rapido. Nella coalizione non mancano spinte a modificare alcune misure. Forza Italia, in particolare, punta a ritoccare l’aumento delle pensioni minime e la decontribuzione per l’assunzione degli under 36. E in parallelo prepara emendamenti al dl aiuti quater per recepire le richieste di Ance e Abi sui crediti del superbonus, e spostano di un mese, a fine anno, il termine per accedere al 110% presentando la Cila. Di fronte a un certo scetticismo, la manovra è difesa a spada tratta dal governo. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ribadisce l’impegno a “indirizzare le risorse laddove c’è maggior bisogno”, sottolineando che “l’accento di politica per la famiglia rappresenta una novità”. Per Meloni la manovra “scritta e presentata in tempi record”, è “coerente con gli impegni presi col popolo italiano”. Lo definisce l’inizio del “percorso per risollevare l’Italia, dopo anni di politiche fallimentari e dannose che l’hanno lasciata in ginocchio”. E davanti alla platea di Confindustria Veneto Est rilancia un cardine della visione del suo governo: “non disturbare chi produce”. “Non può esistere welfare se a monte non c’è chi genera ricchezza”, la tesi della leader di FdI, che rivendica innanzitutto l’abolizione dal 2024 del Reddito di cittadinanza per chi può lavorare: una scelta per “ricostruire una cultura e un’etica del lavoro”. Pazienza, se le dovesse costare voti. La difesa dell’interesse nazionale è l’imperativo di Meloni. Declinato sull’energia, significa che “l’Italia deve tornare a produrla, e quello che serve deve, banalmente, essere fatto”. Ci si può leggere un riferimento al rigassificatore di Piombino, contro cui il comune toscano guidato da un sindaco di FdI ha fatto ricorso al Tar. Ma la difesa dell’interesse nazionale, secondo la premier, vale anche e soprattutto sui tavoli europei. Ad esempio, la tutela del packaging, che spiega di aver trattato nelle “interlocuzioni con la Commissione Ue”. Il “piccolo segnale” arrivato da Bruxelles (si profila una revisione al ribasso dei target di riciclo), dice, è “anche grazie al lavoro del governo”. Oltre a quello sul tetto al prezzo del gas, il grande fronte europeo su cui Palazzo Chigi dovrà misurarsi è il Pnrr. “In assenza di una capacità di affrontare seriamente” il tema del caro materiali, “i soldi del Pnrr rischiano di non arrivare a terra”. Nei prossimi giorni è atteso un dl Pnrr mentre il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha promesso di portare il Codice degli appalti in Cdm “entro il Ponte dell’Immacolata”. “Deve diventare – chiarisce Meloni – un pilastro del rapporto tra Stato e imprese”.

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