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La fotografia napoletana, un giro per conoscerla in quattro tappe

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La scuola di strada che ha accompagnato in tutto il mondo i fotogiornalisti napoletani

Cominciare un lungo percorso a tappe è sempre molto difficile, si possono nascondere insidie, si può incappare in tragitti che sembravano agevoli, ma che possono rivelarsi spinosi, si può scegliere una strada, non rendendosi conto della bellezza e del valore di altre,  ma bisogna, in tutti i casi e sempre, che si parta, non solo per arrivare al traguardo, ma per cercare di arrivarci con le stesse forze e la stessa lucidità con le quali si da il primo colpo di pedale. In questo tour sulla fotografia napoletana, spero di non perdere la bussola, dalla quale mi farò indicare la strada per una analisi dello stato dell’arte in città e del suo recente passato.

Quindi, premesso che la Fotografia è una sola, ma ha al suo interno vari campi di intervento, dove i fotografi più si identificano e nei quali più operano anche per opportunità lavorative e di conoscenza, la prima tappa del nostro viaggio non poteva che partire da uno dei segmenti della fotografia più praticato in città e che vede impegnati da sempre un numero di fotografi che se si volesse stilare una classifica sarebbero  secondi, ma solo  per cifra ai colleghi del  settore cerimonialistico, principe assoluto in città e pioniere in Italia del quale parleremo nell’ultima tappa, proprio per omaggiarlo e tentare di chiudere un ipotetico cerchio su questo nostro tour.

Parleremo quindi di Foto-Giornalismo, che in una città come Napoli è l’equivalente di cronaca, cronaca nera e copertura quotidiana degli avvenimenti cittadini e dell’hinterland.

Immensa l’esperienza dei foto-giornalisti napoletani impegnati per la  copertura quotidiana dei pochi giornali che hanno animato il mercato editoriale cittadino. Il Mattino prima di tutto, ma poi il Roma, la Repubblica, il Corriere del Mezzogiorno, Cronache di Napoli, per elencare quelli ancora esistenti, ai quali si devono aggiungere Paese Sera, il Giornale di Napoli, l’Unità e le piccole parentesi, quasi inavvertite dell’Indipendente e della Voce di Montanelli. Pochi quotidiani, ma enorme bacino di fatti di cronaca, ai quali, i fotogiornalisti napoletani hanno dovuto tener fronte creando uno stile di ripresa e di relazioni inimmaginabile in altre città e realtà nazionali.

Dagli anni del pionerismo e delle guerre mondiali al terremoto del 1980

Cominciamo da un precursore del fotogiornalismo, partiamo dal fotocronista Ferdinando Lembo, che documenta la prima guerra mondiale tra le truppe e gli ufficiali del generale Diaz, ma del quale non sono stati più’ rinvenuti i negativi pare per una brutta storia di furti ed usurpazioni, come ci racconta il pronipote Gianmaria Lembo, collezionista e storico della fotografia fine ‘800 inizio ‘900. Il suo avo, Ferdinando Lembo, dopo la guerra diverrà un notissimo fotografo d’arte e dal quale partiremo nella prossima tappa per parlarvi della fotografia artistica napoletana. Vennero poi, nell’immediato prebellico della seconda guerra mondiale  Riccardo Carbone  e i fratelli Troncone, che insieme a Parisio, poi passato ad altri settori, hanno documentato la fase prebellica ed il dopoguerra,  costretti poi all’evacuazione dalla città, rimasero impossibilitati a riprendere gli orrori della guerra. In città rimasero i fotocronisti come lo era stato Ferdinando Lembo, ed  lo erano Antonio Beuf, del quale rimane un corposo archivio di proprietà sempre dello storico Gianmaria Lembo e Alfredo Foglia, capostipite che vedrà il figlio, anch’esso Alfredo e oggi Pio, fotografi del Museo Archeologico Nazionale e fotografo di moda il secondo. Foglia  seguiva il corpo dei Vigili del Fuoco al quale sono rimasti, pare ancora secretati,  tutti i negativi del fotogiornalista, anche in virtu’ di un accordo che prevedeva il silenzio piu’ propiamente detto “censura” sugli accadimenti e le sconfitte e le distruzioni che gli alleati infliggevano al regime, difficilmente ha potuto mostrare qualche stampa.  C’erano anche i  giovani fratelli Ruggieri, Antonio e Gabriele    (papà di Toty, il quale lascia il fotogiornalismo per entrare  nel settore della moda), al quale dedichiamo la controcopertina di questa prima tappa dove esprime il sorriso che ha sempre accompagnato il lavoro dei professionisti di questa città.  Gabriele Ruggieri fu attivo durante la documentazione dei bombardamenti, infatti  sono storici i suoi scatti della Basilica di  Santa Chiara distrutta dalle bombe, seguito poi nello scorrere degli anni dai fratelli Sansone, dai maestri  Caio Carruba e Luciano D’Alessandro e poi ancora da Mario Riccio e da Ciccio Iovane, che mise in piedi, la prima agenzia fotogiornalistica indipendente di Napoli, Alfa Press, rivolta al mercato nazionale e fucina di fotografi come, Antonietta de Lillo, Sergio del Vecchio, Gea Evangelista Enzo Barbieri, Massimo Iovane e Gianni Fiorito, quest’ultimo, oggi ricercato fotografo di cinema immancabile occhio fotografico di scena di Paolo Sorrentino. Ambiente cinematografico molto vivo anche in città, ambiente che ha affascinato anche altri due fotogiornalisti napoletani, Mario Spada e  Eduardo Castaldo. Ci piaceva utilizzare, per Alfa Press il termine  indipendente per distinguerla dall’ANSA che aveva e ha tutt’ora una redazione fotografica in città, che in quegli anni era gestita da Alfredo Monachella, poi dimenticata dalla Agenzia Nazionale fino agli anni ’90 quando è stata riattivata con Ciro Fusco e che si avvale della collaborazione esterna di Cesare Abbate.  Negli anni ’80 Massimo Cacciapuoti fotogiornalista di razza con tantissime pubblicazioni nazionali, con le sperimentazioni sulla fotografia di strada. Gia’ esplorava quella che sarebbe poi, in questi tempi, divenuta la tanto in voga street-photography.

Era la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, in questo contesto, caratterizzato dai fenomeni contrabbando, guerre di camorra, grandi fatti di cronaca  come la strage di via Caravaggio e ovviamente il terremoto in Irpinia, si consolidavano anche altre realtà fotogiornalistiche, come PressFoto e FotoSud, rispettivamente legate a Paese Sera e il Mattino, maggior quotidiano cittadino e allora attestato come uno dei più venduti quotidiani nazionali. PressFoto formata da Gaetano Castanò e Franco Esse, già guardava al mercato internazionale avendo stipulato un contratto di fornitura con la Associated Press, mentre invece FotoSud, formata da Guglielmo Esposito, Peppino di Laurenzio, Mario Siano e Antonio Troncone, rimaneva all’interno del mercato italiano, collaborando con Giacomino foto e poi con l’agenzia Contrasto. Queste due agenzie napoletane, oggi si puo’ dire che sono state la spina dorsale del fotogiornalismo di cronaca in città e il riferimento per tanti fotografi che hanno voluto intraprendere questa attività. Altre piccole realtà in quegli anni hanno tentato di penetrare questo settore, ma sono stati tutte sperimentazioni finite per l’egocentrismo dei protagonisti e per la presunzione di poter affrontare un strada  che presuppone sacrifici enormi sia familiari che relazionali che non tutti sono stati in grado di affrontare e portare a termine. All’ apice delle notizie in quegli anni vi è stato ovviamente il terremoto e la ricostruzione, e enorme impulso al foto-giornalismo che coniugasse cronaca e ricerca fu dato dal Mattino Illustrato, curato da Luciano D’Alessandro e dove hanno pubblicato i piu’ grandi fotografi italiani, indicando le linee ai colleghi napoletani che immediatamente recepirono e svilupparono, primo fra tutti Peppe Avallone, che divenne per vari anni il fotografo di riferimento in Italia per il prestigioso New York Times. A fine anni ‘80, inizio  anni ’90 con un naturale ricambio generazionale altre agenzie hanno intrapreso questo percorso, per lo piu’ nella provincia di Napoli e nel salernitano, come la Fornass di Salvatore Sparavigna, la Nouvelle Presse di Serena Santoro e del suo compagno Domenico Luciano Ferrara,  l’ AGN di Renato Carbone, Nino e Renato Nicois e poi di Stefano Renna e Ciro de Luca, ma la più attiva è certamente l’agenzia Controluce di Valeria Tondi e Mario Laporta anch’essa fucina di foto-giornalisti come Salvatore Laporta, Carlo Hermann, Roberta Basile, Roberto Salomone, Giulio Piscitelli, Francesco Pischetola, e tantissimi altri tra i quali  Antonio Gibotta vincitore di  un secondo posto in una sezione del World Press Photo, firmando le foto con il suffisso Controluce. La vetrina internazionale della prima metà degli anni ’90 fu certamente il G8 (che allora era ancora G7) al palazzo Reale, dove PressFoto, FotoSud, Controluce e i Free Lance napoletani, non si fecero trovare impreparati e si confrontarono sullo stesso piano delle grandi agenzie internazionali e dei fotografi accorsi in città da tutto il mondo, riuscendo ad offrire alle testate nazionali e internazionali un prodotto fotografico di altissimo livello. Gli stessi anni ’90 si chiusero, però con una tragedia immane quale l’alluvione di Sarno e dei paesi limitrofi, dove furono travolte dal fango più di 150 vittime. Anche in questa occasione i foto-giornalisti napoletani diedero prova di grande professionalità e di enorme sensibilità nel raccontare la tragedia, compiendo anche atti di soccorso e di salvataggio come quello di cui fu protagonista Ciro Fusco.

Gli anni d’oro e l’inizio della crisi dell’editoria foto-giornalistica che non significa crisi del fotogiornalismo

La cronaca è stata sempre il bacino nel quale si è sviluppato il talento dei fotogiornalisti napoletani, velocità di apprendimento, immediata reazione e analisi del momento e dell’evento, sintesi perfetta traslata nella  documentazione visiva sono le caratteristiche che hanno sempre accompagnato tutti coloro che hanno negli anni operato in questo settore in questa città,  La rete di relazioni costruita nel corso degli anni è stata alla base di un reciproco rispetto con le realtà, anche difficili, che sono state fotografate dai protagonisti del fotogiornalismo napoletano, queste le prerogative che poi si sono rivelate utilissime nei servizi realizzati all’estero in special modo  nelle zone più calde e ostili  del mondo

Tanti, imparato questo tipo di modus operandi, poi si sono incamminati sulle strade della ricerca e del servizio fotografico a lungo termine, come Francesco Cito, che partito da Napoli sul finire degli anni ’70  ha trovato la sua consacrazione a Londra per poi trasferirsi a Milano e continuare nelle sue ricerche per il mondo, come oggi ripercorre la stessa strada Pietro Masturzo,   vincitore assoluto di un World Press Photo nel 2010, che si è diviso per molto tempo tra Roma e Milano, città dove attualmente risiede.

Questo modus operandi, cosi duro, ma  cosi integrato nel tessuto sociale della città ha fatto si che in definitiva non ci fosse una scuola fotogiornalistica napoletana, come invece sono presenti a Palermo e Roma con Letizia Battaglia e Luciano Mellace, la storia napoletana è diversa, è fatta di mestiere rubato, dove i maestri c’erano, ma non insegnavano, anzi, aspettavano che l’allievo rubasse da loro, ma prima di tutto imparasse dalla strada, dagli ambienti dove si sarebbe trovato a riprendere, dalle persone che avrebbe potuto riprendere. Una caccia, dove il cacciatore è armato di macchina fotografica e la preda non deve farsi rubare l’anima.

Oggi, memori di queste durezze, i maestri, o coloro che vengono considerati tali, riescono con piacere a condividere, chi per mera economia, altri, invece solo perché credono nel passaggio dei saperi, consci che alla fine è il discente a fare la differenza e a formare, se vuole, il suo carattere.

Se il mercato cambia ci si attrezza per non cambiare e mantenere alto lo standard

Il mercato giornalistico è cambiato, gioco-forza è cambiato anche il mercato foto-giornalistico, dopo l’orgia del “siamo tutti fotografi”,  ora si registra un ritorno alla ricerca della qualità, con un mercato distributivo completamente trasformato e quindi stabilizzato su regole completamente diverse da leggere in termini globali e non più esclusivamente locali. Oggi ci si muove su piattaforme internazionali, tenendo ben presente la particolarità di una realtà territoriale molto forte e serbatoio inesauribile  di notizie a carattere nazionale e internazionale. Molte realtà si sono organizzate in co-working per ragioni di costi, ma anche di circuitazione delle notizie, ovviamente non di quelle esclusive, che continuano ad essere ancora le più appetibili e ricercate. Presso la Fondazione Foqus, si è costituito di fatto Il Distretto Foto-Giornalistico Napoletano, formato dalla Associazione fotografi professionisti KONTROLAB, dalla NewFotoSud, dal fotografo di Repubblica Riccardo Siano e dal fotografo del Cormezzo.  NewFotoSud è composta da Antonio Di Laurenzio, Renato Esposito, Alessandro Garofalo e Sergio Siano. In Kontrolab ci sono invece Roberta Basile, Alfonso di Vincenzo, Carlo Hermann, Mario e Salvatore Laporta.

Non è una storia di famiglie e il foto-giornalismo vivrà fin quando ci saranno giovani curiosi di conoscere e documentare il mondo

Avrete notato che sono ricorrenti alcuni cognomi, cognomi che di fatto sono di famiglie di fotogiornalisti e di fotografi anche di altri settori, forse anche per questo non c’è stato bisogno o esigenza di una scuola fotografica napoletana, forse, perché il mestiere si passava in famiglia, senza bisogno di inviare l’allievo in una bottega.

Carbone, Sansone, Troncone, Ruggieri, Siano, Castanò, , di Laurenzio, Jovane,  Esposito, Laporta, sono i nomi delle famiglie più attive sul mercato fotogiornalistico napoletano, ma anche internazionale, avendo alcuni di  loro lavorato per molti anni con capisaldo come  Reuters, Associated Press, Agence France Presse, GettyImages e i maggiori magazine esteri.

Un ambiente professionale che nel corso degli anni si è evoluto e ha fatto di tutto per portare l’immagine di Napoli nel mondo con la maggiore oggettività possibile, senza scadere nei facili sensazionalismi delle immagini che il mondo editoriale cercava per rinforzare una   rappresentazione della città stereotipata e la maggior parte delle volte denigratoria tout court, ma senza nemmeno le “ruffianerie” tese a nascondere la realtà per renderla più edulcorata. Pronti a denunciare, come nel caso della crisi dei rifiuti (come non si sta vedendo in questo periodo a Roma) ma anche solerti ad esaltare le eccellenze del territorio, (come per la metropolitana più bella del mondo, titolo acquisito dopo una inchiesta fotografica sulle metropolitane nel mondo) Un ambiente professionale duro, ma sempre attento ai rapporti interpersonali e attento alle esigenze di tutti, con un grande spirito di solidarietà e con grandi aperture di genere. Non poche sono state le fotogiornaliste che hanno affrontato questa attività tra le quali Emanuela Esposito (sì, della famiglia sopracitata) Paola Morandino, che non sono piu’ in attività, ma alle quali sono subentrate Sonia Mosca e la già citata Roberta Basile e prima ancora Annalisa Piromallo, Antonietta de Lillo (ora regista cinematografica) e prima ancora Marialba Russo. Il futuro prevede una maggiore presenza femminile in questa attività, oggi si registra, con l’entrata a regime da un po’ di anni del Biennio Specialistico in fotografia dell’Accademia di belle Arti di Napoli, una prevalenza di iscrizioni e tesi di laurea di allieve come Sara Petrachi, Manuela Ricci, Martina Chirico, Imma di Lillo che insieme a Carlo Belardo, Francesco Ferone,  vanno a rinforzare la pattuglia di giovani colleghi anch’essi laureati in fotogiornalismo come Piero Quaranta,  e i pluripremiati Sandro Maddalena e Alessio Paduano, ma anche Ciro Battiloro, che con i suoi reportage sui quartieri di Napoli continua la tradizione di strada partenopea.

Tutti giovani che a differenza del passato hanno di riferimento una scuola, una scuola che pero’ non dimentica la strada e l’apprendimento da dove tutti in passato hanno attinto, costruendo la più formidabile compagine foto-giornalistica di cronaca in Italia.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Lavoratori dello spettacolo, una protesta silenziosa per assordare le scelte del governo

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Oltre 500 professionisti dello spettacolo, donne e uomini,  attrezzisti, fonici, elettricisti, attori, musicisti, registi, costumisti, ballerini, scenografi, coreografi e tutti i ruoli e le professionalità che le arti dello  spettacolo producono e conosciamo, si sono riunite in silenzio in piazza del Plebiscito a Napoli, per protestare contro il decreto Rilancia Italia, che affermano non prevede alcun tipo di sostegno nei riguardi della loro categoria e che, dopo una call sui social network e sui  loro canali  professionali, hanno deciso di incontrarsi e protestare in silenzio, un silenzio che genererà molto rumore, a significare la volontà da parte dell’esecutivo di non tenere da conto l’essenziale ruolo di questi divulgatori della cultura. Un silenzio non metaforico, vero, assordante, come sarebbe la scomparsa delle loro voci dal nostro mondo. Un silenzio al quale anche noi ci assoceremo, facendo parlare solo le fotografie della loro protesta senza parole, ma chiara nel farci capire cosa questo decreto, se lasciato cosi potrebbe farci perdere.

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Addio a Bob Krieger, dalla moda ai ritratti dei potenti

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Addio a Bob Krieger, il grande fotografo che ha immortalato con il suo obiettivo gli uomini piu’ potenti del XX secolo, dai politici ai personaggi della moda, dell’imprenditoria, dello spettacolo e del jet set internazionale. Dall’avvocato Gianni Agnelli, di cui fu il ritrattista ufficiale negli ultimi dieci anni, a Re Giorgio Armani, che immortalo’ in un celebre cover dove lo stilista, giovane e bellissimo, indossava un suo impeccabile smoking con aria “regale”. Krieger e’ morto, improvvisamente, all’eta’ di 84 anni mentre si trovava in vacanza a Santo Domingo, ospite di amici, costretto a prolungare di due mesi il suo soggiorno nell’isola caraibica, a causa della quarantena imposta dal coronavirus, che gli impediva di rientrare a Milano, dove viveva. Eclettico e sensibile, Krieger imprimeva ai suoi ritratti e ai suoi scatti uno stile inconfondibile. Spaziava dalla moda all’immortalare personalita’ come Indro Montanelli, Bill Gates, Silvio Berlusconi, Carla Fracci, ma anche Valentino e Miuccia Prada. Nato ad Alessandria d’Egitto, nel 1936, da madre siciliana nipote d’arte e padre di ascendenze nobiliari prussiane, il grande fotografo portava un cognome tedesco, ma era italiano per scelta e vocazione, dal momento che risiedeva da sempre a Milano, citta’ che contribui’ con le sue foto a consacrare come capitale della moda italiana nel mondo. Al suo attivo, infatti, si ricordano tre copertine di “Time Magazine”, di cui, la piu’ celebre quella che nel 1982 incorono’ Giorgio Armani “Re della moda”. Un settore, quello del fashion, dove ebbe un ruolo determinante negli anni Ottanta, periodo di massimo splendore del made in Italy e decennio di conquista dei mercati mondiali da parte degli stilisti italiani. Corrispondente del New York Times Magazine per otto anni, collaboratore di testate prestigiose come “Vogue”, “Esquire” e “Harper’s Bazaar”, art director di “Bazaar Italia” dal 1970 al 1975, Krieger ha lavorato per molti grandi stilisti: oltre ad Armani, Prada e Valentino, si ricordano le immagini firmate da Krieger per Versace, Emilio Pucci, Krizia, Gianfranco Ferre’, Moschino, Mila Schon.

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Cultura

La satira ai tempi del covid, il vignettista Paolo Piccione individua il virus in un co…

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Questa bella vignetta è di Paolo Piccione. È con piacere che la pubblichiamo perché con ironia tutta meridionale questo eccellente disegnatore “individua” a modo suo uno dei luoghi in cui si annida questo virus terribile. Lui individua col tratto della sua matita un male terribile che si chiama rigurgiti di razzismo antimeridionale. Voi vedrete un coglione o un direttore di giornale, dipenderà dalla vostra sensibilità di donna o uomo. Anche per questo un vignettista è da amare. Un disegno, una semplice vignetta apre un mondo nel tuo inconscio. Io per definire coglione una persona cogliona ho bisogno di almeno venti righe per non essere querelato. Ad un vignettista basta un disegnino.  

Per chi non conoscesse Paolo Piccione sotto ci sono alcune informazioni sul suo conto.

 

Paolo Piccione nasce a Manduria (TA) il 31 maggio del 1974.  Laureato in giurisprudenza e abilitato all’esercizio della professione forense, è iscritto all’Albo dei Giornalisti della Puglia nella sezione pubblicisti. È stato affiliato alla FECO FRANCE, sezione francese della Federazione Internazionale dei Disegnatori. 

I sui lavori sono apparsi sulle pagine di numerosi giornali e portali web, tra questi: Repubblica, Il Sole 24 Ore, il Corriere del Mezzogiorno e Polizia Moderna. Ha collaborato con numerose testate: il ROMA, Puglia Press, Polizia, Poliziotto & Cittadino, Caposud, La Voce del Popolo di Taranto, La Voce di Manduria, Liberamente, Manduriaoggi.it, Culturambiente.it, Cosmopolismedia.it, Spigolature salentine e col portale web Informare per Resistere.

Attualmente collabora col portale d’informazione internazionale in tre lingue Agora Magazine. 

Artista dalla produzione eclettica, ha collaborato con varie agenzie pubblicitarie, di spettacolo e, disegnando in estemporanea, ha preso parte a mostre collettive, manifestazioni culturali, convegni, trasmissioni televisive locali ed eventi di spettacolo tra cui: Una ragazza per il cinema 2007, 1° Maggio tutto l’anno 2008, Premio Sicurezza Campania 2008 e l’Ariano Folk Festival 2009.

Vari i premi e riconoscimenti assegnatigli nel corso di mostre e concorsi, tra i quali i 3 Marengo d’Oro (2008, 2010 e 2011) del concorso satirico nazionale “Ridere sotto il tasso” di Verbania.

Nel 2004, con la Plinio Edizioni, pubblica Capronic, ovvero non solo storie di naufragi amministrativi, prima raccolta organica delle sue vignette. 

Nel 2005 il volume viene presentato a Galassia Gutenberg, famosa fiera del libro partenopea.

Nel 2006, sempre con la Plinio Edizioni, profeticamente, pubblica Euronomicon, il libro dei morti dell’Euro, seconda raccolta di satira politica e di costume.

A novembre 2006, realizza, per conto della Polizia di Stato, la campagna di comunicazione e prevenzione a fumetti denominata “Stop ai Bulli”, brochure illustrata distribuita in moltissime scuole italiane, pubblicata sui sussidiari scolastici della Loescher Editore e presentata al TG1.

A febbraio 2007, presso l’Hotel Miglio D’Oro di Ercolano tiene la seconda mostra personale dal tema Satira e dintorni. Nello stesso anno, una sua vignetta viene inserita nel prestigioso catalogo internazionale “Crema di Olio di Satira”.

A settembre 2008, esponendo i propri lavori e disegnando dal vivo, partecipa per la prima volta al 27° Salon International de la Caricature du Dessin de Presse et d’Huomour di Saint Just Le Martel in Francia, kermesse internazionale di cui sarà ospite ogni anno, ininterrottamente, fino al 2019.

Nel 2008 realizza, per conto della Polizia di Stato, con il patrocinio del Fondo di Assistenza all’Infanzia del Banco di Napoli, il book a fumetti “Max & Stella due ragazzi come voi”, campagna di comunicazione e prevenzione contro i fenomeni di “bullismo”, pedofilia, vandalismo e baby gang. Il  format suscita l’interesse della facoltà di statistica dell’Università Federico II di Napoli, di alcune associazioni di psicologi per l’infanzia che lo adottano nei loro incontri

A maggio 2009, espone delle tavole a tema alla mostra contro la camorra “Se la Paura fa 90, la dignità fa 180”, evento organizzato a Scampia con la collaborazione di Libera.

A settembre 2009, durante il 28° Salon International de la Caricature du Dessin de Presse et d’Huomour di St. Just, nell’area tematica sui “Diritti dell’Infanzia”, espone, le tavole di “Max & Stella due ragazzi come voi”, al fianco di quelle realizzate da vari artisti per l’ONU, l’UNESCO, l’UNICEF e Cartooning for Peace.

Le opere incontrano l’interesse di Enfance Majuscule, associazione nazionale francese di tutela dell’infanzia.

A marzo 2012, insieme ai due artisti francesi Bauer e Coco (quest’ultima, in seguito, miracolosamente scampata alla strage di Charlie Hebdo), è ospite dell’Università di St. Etienne in Francia, dove espone le sue tavole satiriche e prende parte ad alcuni convegni e tavole rotonde sulla satira politica internazionale.

Ad ottobre 2013, su invito del Lions Club di Manduria, tiene un convegno su “Satira e comunicazione: excursus storico, tecnica della comunicazione grafica e aspetti e limiti giuridici del diritto di critica satirica”. 

A dicembre 2013, presso la Galleria di Arte Civica di Saint Vincent in Valle d’Aosta, partecipa alla prima edizione di “… from Saint  Vincent to…”, mostra di illustrazioni e vignette natalizie.

Nello stesso periodo, nella basilica di San Giovanni Maggiore, a Napoli, dopo i successi di Torino e Roma, espone alla mostra d’arte collettiva itinerante “Cultura+Legalità=Libertà, l’arte contro le mafie”.

A ottobre 2015, con l’albo intitolato “Cosa c’entro io in tutto questo?” vince il concorso nazionale ComiXfactor, talent dedicato al fumetto. L’albo è stato successivamente presentato al Lucca Comix & Games 2015.

Nel 2016, per conto della Regione Puglia e del GAL Terre del Primitivo, cura la guida “L’Acino e l’Oliva, Favola illustrata delle Terre del Primitivo”.

Nel 2017 cento delle sue vignette arricchiscono “Italieni”, l’ultimo libro di satira di Paolo Vincenti, pubblicato dalla BESA Editore. 

Nel 2018 quattro illustrazioni di Piccione hanno impreziosito “Questo non è amore”, opuscolo informativo presentato dalla Polizia di Stato in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. 

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