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La formula genetica che rende gli animali monogami, una scoperta dell’Università di Austin

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Una formula genetica universale è alla base della monogamia nel regno animale e puo’ riuscire a trasformare in monogame anche le specie che non lo sono. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze americana (Pnas), condotta dai ricercatori dell’Universita’ di Austin, in Texas, che hanno ricostruito l’evoluzione di 10 specie di vertebrati, tra cui alcune rane, pesci e uccelli, nell’arco di 450 milioni di anni. I ricercatori hanno studiato, in particolare, l’attivita’ di alcuni geni cerebrali, attraverso supercomputer. Sebbene le basi neurali e molecolari della monogamia siano ancora poco chiare, precedenti studi indicano che nei vertebrati sia comparsa piu’ volte nel corso dell’evoluzione, per facilitare la sopravvivenza delle nuove generazioni. Nelle specie monogame, infatti, le cure parentali sono suddivise tra il maschio e la femmina, a differenza di quelle non monogame dove in genere e’ la femmina a svolgere questo importante compito. Gli autori hanno considerato monogami gli animali che creano un legame di coppia stabile nel corso di almeno una stagione di accoppiamento. Hanno, cosi’, notato che ogni volta che nella storia evolutiva di diverse specie animali compariva la monogamia, questa corrispondeva a precisi cambiamenti nell’espressione di 24 geni cerebrali, coinvolti ad esempio nello sviluppo neurale, nella memoria e nei processi cognitivi e di apprendimento. Questi mutamenti genetici erano, inoltre, sempre simili, anche nell’arco di un periodo evolutivo lungo pari a 450 milioni di anni. Come se rispondessero a una comune formula genetica.

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Mare senza plastica, tra le 32 località “regine” dell’estate 2019 ci sono Ischia e Capri

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Inquinamento. Porre rimedio alla dispersione della plastica nell’ambiente per la scarsa sostenibilità e la difficile biodegradabilità

In tutto sono 32 le località dell’estate 2019 che puntano a un mare senza plastica. E’ il nuovo simbolo ‘plastic free’, entrato a far parte della guida di Legambiente e Touring club italiano, a contraddistinguerle per segnalare i Comuni che hanno adottato misure di riduzione della plastica monouso sul proprio territorio. La guida, ‘Il mare piu’ bello 2019′, ne mette in fila 32: San Vito Chietino (Ch), Maratea (Pz), Castellabate (Sa), Pollica (Sa), Capri (Na), Ischia(Na), Sperlonga (Lt), Riomaggiore (Sp), Vernazza (Sp), Bordighera (Im), Otranto (Le), Isole Tremiti (Fg), Carloforte (Sud Sardegna), Domus de Maria (Sud Sardegna), Realmonte (Ag), Capo d’Orlando (Me), Taormina (Me), Favignana (Tp), Noto (Sr), Malfa (Me), Santa Marina Salina (Me), Lampedusa e Linosa (Ag), San Vito lo Capo (Tp), Pantelleria (Tp), Campo nell’Elba (Li), Capoliveri (Li), Marciana Marina (Li), Porto Azzurro (Li), Castiglione della Pescaia (Gr), Follonica(Gr), Scarlino (Gr), Chioggia (Ve).

L’isola Verde dal mare cristallino. Il delizioso borgo di Ischia Ponte visto dal Castello Aragonese

Si tratta – spiega Legambiente – di “realta’ all’avanguardia nella lotta alla plastica” che “dimostrano come sia tanto urgente quanto possibile vietare l’uso delle stoviglie di plastica, stimolando il ‘riutilizzo’ sui propri territori, e anticipando i tempi previsti per la direttiva europea sul monouso approvata a fine marzo”. Alla presentazione della guida, oggi a Roma, l’artista delle Cinque Terre Margot Bertonati ha poi consegnato a Legambiente il ‘pesce spazzino’, dal ventre squarciato e carico di bottiglie di plastica, affinche’ faccia il giro d’Italia a bordo di Goletta Verde “per sensibilizzare i cittadini sui danni dell’inquinamento da plastica nei nostri mari”. Infine si e’ chiuso anche ‘MedSeaLitter’, un progetto cofinanziato dal fondo europeo di sviluppo regionale (Interreg Med) e guidato dal parco nazionale delle Cinque Terre, per sviluppare all’interno del bacino del Mediterraneo un protocollo per il monitoraggio dei macro rifiuti galleggianti e dei rifiuti ingeriti all’interno dell’ecosistema.

Capri. Più che un isola è un incanto per la sua bellezza. Da quest’anno è anche completamente plastica free

 

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Lotta biologica alla zanzara tigre, per bloccare la proliferazione anche maschi sterili

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A Bologna scatta la lotta biologica alla zanzara tigre: il Comune annuncia che sperimentera’ l’introduzione di 500mila esemplari di maschi sterili per bloccare la proliferazione degli insetti. Un intervento che sara’ scadenzato: comincera’ lunedi’ 17 giugno e durera’ 16 settimane (30mila esemplari immessi alla settimana). Sono le femmine di zanzara tigre a pungere e a provocare, nel migliore dei casi, un fastidioso prurito, e nel peggiore, la trasmissione di infezioni e virus potenzialmente pericolosi. Sono le femmine perche’ il sangue serve loro per far maturare le uova. Nell’area scelta per la sperimentazione – 40 ettari nel quartiere Navile – saranno immessi ogni settimana 30mila maschi sterili che, accoppiandosi con le femmine, le renderanno sterili a loro volta, annullando la necessita’ di pungere.

Per questo e’ richiesta la collaborazione dei cittadini: per ridurre la densita’ di maschi fertili e aumentare l’efficacia della metodologia, sottolinea il Comune, sara’ necessario trattare anche le aree private di questa zona con prodotti larvicidi specifici. Trattamenti che saranno effettuati in maniera gratuita, porta a porta, da personale del Centro Agricoltura Ambiente con tesserino di riconoscimento. Immettere maschi sterili, assicura l’amministrazione comunale, “non ha alcun impatto negativo sull’ambiente, sugli animali e sulla salute pubblica”. Contestualmente ci saranno analisi per verificare l’efficacia del metodo e per calibrarne l’utilizzo nei prossimi anni.

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Litorale domizio balneabile, questo dicono le analisi svolte dall’Agenzia regionale per l’Ambiente

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Il mare del litorale domizio è balneabile.  Non ci sono pericoli rilevati dalle analisi dell’acqua. C’è solo una fioritura di microalghe che non hanno alcuna attinenza con la balneabilità. Lo dice l’Arpac, Agenzia regionale per l’Ambiente che ha così risposto in maniera scientifica, dopo aver effettuato prelievi in seguito alle segnalazioni ricevute relative a un’anomala colorazione del mare che si è verificata lo scorso fine settimana, in particolare nella come del comune di Castel Volturno. L’Agenzia ha ripetuto i controlli che si svolgono per determinare la balneabilità delle acque, monitorando i parametri microbiologici Escherichia coli ed Enterococchi intestinali indicatori di contaminazione fecale. E sono parametri nella norma. Sono state, inoltre, svolte analisi aggiuntive per determinare la concentrazione di tensioattivi e di fitoplancton. Questo set di prelievi è stato finalizzato a comprendere se all’origine del fenomeno potessero esserci scarichi di acque reflue urbane oppure una fioritura abbondante di microalghe. Nella stessa giornata di lunedì, sono stati svolti i prelievi di routine per il monitoraggio delle acque di balneazione dei vicini comuni di Mondragone e Cellole. I risultati delle analisi relative ai parametri microbiologici sono stati resi noti ieri, come di consueto, attraverso il sito web dell’Agenzia e l’app sulla balneazione disponibile per smartphone. Tutti i prelievi effettuati nei tre comuni del Casertano hanno dato esiti favorevoli alla balneabilità delle acque. Oggi sono disponibili anche i risultati dei parametri extra presi in considerazione in seguito alle segnalazioni. I tensioattivi sono risultati assenti in tutti i campioni analizzati, mentre si è riscontrata un’abbondante proliferazione di fitoplancton, seppure di specie di microalghe non considerate tossiche per l’uomo. Sono analisi fatte a campione pochi giorni fa e non mesi orsono ed i risultati resi noti da un organismo scientifico pubblico dicono che la situazione, comparata con analoghe analisi fatte altrove, ad esempio tra Rimini, Riccione, Bellaria e Igea Marina, la situazione è anche migliore. Certo non siamo a Palinuro, non sono le acque di Acciaroli ma è un mare balneabile in una zona dove c’è un pressione demografica altissima (la prima in Europa) e dove l’intera filiera delle acque andrebbe rivista completamente.

“All’origine del fenomeno – ha spiegato il dirigente Arpac responsabile della UO Mare, Lucio De Maio – c’è probabilmente una concomitanza di fattori. Come è noto, maggio è stato particolarmente piovoso e caratterizzato in prevalenza da cielo coperto. Questo, da un lato, diminuendo il normale irraggiamento solare, ha inibito i processi di sviluppo del fitoplancton. Allo stesso tempo, però, le piogge hanno reso disponibili molti nutrienti nelle acque costiere, in seguito al notevole apporto di acque dolci dalla terraferma”. “Quando, improvvisamente, circa dieci giorni fa la temperatura si è alzata con pieno irraggiamento solare – ha aggiunto De Maio – lo sviluppo del fitoplancton si è accelerato rapidamente, potendo contare su un’abbondanza di nutrienti determinata dalle precedenti piogge. Allo stesso tempo, i venti deboli hanno favorito il ristagno delle acque, promuovendo ulteriormente l’aggregazione di fitoplancton, talvolta misto purtroppo anche a rifiuti galleggianti. La settimana prossima ripeteremo questi controlli extra, per cercare conferma a questa ipotesi”.

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