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La formula genetica che rende gli animali monogami, una scoperta dell’Università di Austin

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Una formula genetica universale è alla base della monogamia nel regno animale e puo’ riuscire a trasformare in monogame anche le specie che non lo sono. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista dell’Accademia delle Scienze americana (Pnas), condotta dai ricercatori dell’Universita’ di Austin, in Texas, che hanno ricostruito l’evoluzione di 10 specie di vertebrati, tra cui alcune rane, pesci e uccelli, nell’arco di 450 milioni di anni. I ricercatori hanno studiato, in particolare, l’attivita’ di alcuni geni cerebrali, attraverso supercomputer. Sebbene le basi neurali e molecolari della monogamia siano ancora poco chiare, precedenti studi indicano che nei vertebrati sia comparsa piu’ volte nel corso dell’evoluzione, per facilitare la sopravvivenza delle nuove generazioni. Nelle specie monogame, infatti, le cure parentali sono suddivise tra il maschio e la femmina, a differenza di quelle non monogame dove in genere e’ la femmina a svolgere questo importante compito. Gli autori hanno considerato monogami gli animali che creano un legame di coppia stabile nel corso di almeno una stagione di accoppiamento. Hanno, cosi’, notato che ogni volta che nella storia evolutiva di diverse specie animali compariva la monogamia, questa corrispondeva a precisi cambiamenti nell’espressione di 24 geni cerebrali, coinvolti ad esempio nello sviluppo neurale, nella memoria e nei processi cognitivi e di apprendimento. Questi mutamenti genetici erano, inoltre, sempre simili, anche nell’arco di un periodo evolutivo lungo pari a 450 milioni di anni. Come se rispondessero a una comune formula genetica.

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A fuoco deposito di cosmetici, evacuata un’ampia zona di Castellammare tra Pompei e Torre Annunziata

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🛑Altre immagini dell incendio di questa mattina.➡️ Come potete notare nel video alcuni operai nonostante il fuoco, aprono il cancello principale per aprire vie di fuga ad eventuali colleghi bloccati all' interno del capannone.STABIESI AL 100 %

Pubblicato da STABIESI AL 100 % su Giovedì 21 marzo 2019

Un incendio di vaste proporzioni sta impegnando a Castellammare di Stabia molte squadre di vigili del fuoco intervenute a domare le fiamme che si stanno sviluppando all’interno di un deposito di cosmetici in via Ripuaria, zona alla periferia nord, ai confini con Pompei e Torre Annunziata. Intorno alle 13 è divampato l’incendio che al momento non è ancora stato domato a causa del forte vento che soffia in zona. Al momento restano ancora ignote le cause del rogo. A scopo precauzionale, molti abitanti della zona sono stati fatti evacuare.

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Sequestrata una discarica abusiva alta 23 metri nel Trentino: 200 mila tonnellate accumulate dal 2000

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Una montagna alta 23 metri fatta di rifiuti accumulati fin dal 2000: l’hanno scoperta i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento a Mezzocorona. Una vera e propria task force si è presentata giovedì mattina presto presso i cancelli di una società di primaria importanza operante nel settore estrattivo e di conglomerati bituminosi. In particolare  i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Trento, con gli ispettori ambientali dell’APPA, con il supporto di personale della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Trento – Settore Ambiente, hanno accertato che nell’area produttiva – estrattiva dell’impianto di proprietà del Gruppo Adige Bitumi S.p.A., era stata abusivamente realizzata una discarica di rifiuti decadenti dalla chiarificazione delle acque di lavaggio del materiale porfirico e calcareo proveniente da diversi siti estrattivi. Le complesse attività ispettive hanno permesso di accertare che a partire dagli inizi degli anni 2000 sono state accumulate circa 200.000 tonnellate (circa 130.000 mc) di rifiuti, sino a formare una collina di circa 23 mt di altezza, che ora dovranno essere gestiti al fine della rimessa in pristino dell’area.

Nel corso delle operazioni veniva, inoltre, sequestrato un impianto che consentiva, attraverso una rete di collettamento, di sversare l’esubero delle acque di processo in un’area boschiva attigua all’impianto che di fatto era stato trasformata in un acquitrino.

Le posizioni dei responsabili sono al vaglio della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento, coordinata dal Procuratore Distrettuale dott. Sandro Raimondi, poiché le ipotesi di reato riguardano le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, reato recentemente introdotto nel codice penale.

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La denuncia dell’Unesco, più di 2 miliardi di persone private del diritto all’acqua

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Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi 15 anni, l’accesso all’acqua potabile sicura e pulita e’ un obiettivo irraggiungibile per gran parte della popolazione del mondo. Nel 2015, tre persone su dieci (2,1 miliardi) non avevano accesso all’acqua potabile e 4,5 miliardi di persone, pari a sei su dieci, non avevano servizi igienici sicuri. Lo rileva l’ultimo rapporto dell’Unesco sullo sviluppo idrico globale dal titolo “Nessuno sia lasciato indietro” pubblicato in vista della Giornata mondiale dell’acqua indetta dall’Onu il 22 marzo. Nel 2017, conflitti e persecuzioni hanno costretto 68,5 milioni di persone a fuggire dalle loro case, mentre 25,3 milioni di persone in media all’anno sono costrette a migrare a causa di disastri naturali, il doppio rispetto ai primi anni Settanta. E il numero dei rifugiati dovrebbe aumentare ulteriormente a causa dei cambiamenti climatici. I rifugiati sono una categoria fortemente vulnerabile, afferma l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura ricordando che l’accesso all’acqua potabile sicura, ai servizi igienico-sanitari e all’igiene e’ un diritto umano riconosciuto a livello internazionale.

Il rapporto – che viene lanciato oggi a Ginevra, durante la 40/a sessione del Consiglio per i diritti umani – esplora i sintomi di esclusione e indaga i modi per superare le disuguaglianze. E’ in Africa che vive meta’ delle persone che bevono acqua da fonti non sicure a livello globale ed e’ piu’ probabile che siano gli emarginati o i discriminati per genere, eta’, stato economico o per identita’ etnica, religiosa o linguistica, ad avere un accesso limitato all’acqua e ai servizi igienici adeguati. Questi diritti obbligano gli Stati a lavorare affinche’ ci sia un accesso per tutti, senza discriminazioni, dando la priorita’ ai piu’ bisognosi. Acqua pulita e servizi igienico sanitari sono peraltro l’Obiettivo 6 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperita’ sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’Onu.

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