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Cronache

La drammatica lettera di addio dell’imprenditore napoletano suicida Sbrescia alla famiglia

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Tristezza e  commozione a Napoli per la morte di Umberto Sbrescia, l’imprenditore che si è suicidato nel suo negozio di fotografia alle spalle di piazza Garibaldi. Nel biglietto ai familiari, l’uomo oberato da tasse e debiti con banche e privati ma impossibilitato a lavorare causa voci, suggerisce loro di lasciare Napoli e implora lo Stato a non rivalersi sui suoi congiunti per i debiti maturati. L’uomo probabilmente temeva cartelle esattoriali per imposte che il Fisco avrebbe addebitato ai congiunti eredi.  Sbrescia, 66 anni, era uno dei tanti operatori del settore pesantemente penalizzati dalla pandemia che da un anno quasi ha di fatto azzerato gli incassi legati all’indotto delle cerimonie e dell’allestimento di set facendo crescere, per diversi operatori, anche le pendenze economiche nei confronti dei fornitori. Sbrescia aveva ereditato l’attività dal padre nel 1958 e l’aveva portata avanti con particolare attenzione alla cura del cliente con il quale si instaurava spesso un rapporto amichevole, come riferiscono i tanti che lo hanno conosciuto.

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Cronache

“Datemi 5mila euro altrimenti pubblico i video hard di vostra figlia 14enne”, arrestato per estorsione

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La Polizia di Stato di Brescia ha arrestato un 21enne di origini egiziane responsabile di estorsione nei confronti dei genitori di una ragazza adolescente di anni 14.L’attività investigativa è nata dalla denuncia dei genitori della minore, costretti a pagare 1.200 euro in contanti per impedire la divulgazione di alcune immagini intime della figlia 14enne che il giovane, nel breve periodo di frequentazione con la ragazza, era riuscito ad ottenere. Denunciato anche il ragazzo che in cambio della distruzione delle fotografie aveva chiesto all’adolescente di compiere atti sessuali.Dopo aver pagato quanto richiesto al 21enne, l’estorsione era proseguita con l’ulteriore richiesta di 5.000 euro. I genitori, esasperati, hanno chiesto aiuto alla Polizia Postale di Brescia, per mettere fine al dramma che stavano vivendo. I genitori, d’accordo con gli agenti, hanno organizzato un appuntamento per l’effettuare lo scambio e poi la polizia, grazie all’osservazione, pedinamento e appostamento, ha individuato il giovane estorsore, arrestato in flagranza di reato nell’atto di ricevere il denaro.Nel corso della perquisizione personale è stato sequestrato anche lo smartphone in uso allo stesso, nel quale è stata rivenuta la presenza di diverse immagini di natura pedopornografica. L’arrestato è stato portato in carcere a Brescia a disposizione dell’autorità giudiziaria.

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Uccise a coltellate figlia di 2 anni, ergastolo

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E’ stato condannato all’ergastolo Jacob Danho, l’ivoriano 38enne che il 22 giugno del 2019, per vendicarsi della ex compagna che lo aveva lasciato e non voleva ricucire il rapporto, nel suo appartamento di Cremona, in via Massarotti, ha ucciso a coltellate la figlia, la piccola Gloria, di appena due anni, morta dopo due, tre ore di agonia nella camera da letto di papa’. La sentenza e’ stata emessa questa mattina nell’aula della Corte d’Assise, presidente Anna di Martino, giudice a latere Francesco Beraglia e sei giudici popolari: dopo cinque udienze e tre ore e mezza di camera di consiglio e’ stata accolta la richiesta del pm, Vitina Pinto. Danho era accusato di omicidio volontario aggravato dalla discendenza, dai futili motivi e dalla premeditazione. Ma l’aggravante della premeditazione non e’ stata riconosciuta. La Corte d’Assise ha inoltre condannato l’imputato, rinchiuso nel carcere di Pavia, a risarcire i danni a mamma Isabelle, parte civile con l’avvocato Elena Pisati: 100 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva. E ha ordinato, al termine della detenzione che in questi casi e’ possibile, l’espulsione immediata di Jacob dall’Italia. “Un rapinatore ci ha seguito con la pistola, e’ salito, voleva i soldi, e’ scappato dalla finestra” aveva tentato la difesa, a omicidio appena scoperto, lo straniero, con una ricostruzione smontata dai carabinieri. Per poi cambiare versione in aula: “Ho perso la testa nell’uccidere mia figlia. Questa follia non e’ naturale”, aveva detto al processo tentando di spiegare quella “follia non naturale” con “la stregoneria”, una maledizione su di lui lanciata dalla Costa d’Avorio dalla madre di Isabelle, che non lo vedeva di buon occhio. Per i periti della Corte d’Assise, pero’, che hanno ritenuto Jacob capace di intendere e di volere al momento del fatto, la stregoneria e’ “solo un retaggio culturale, non abbiamo trovato elementi deliranti”. In aula, mamma Isabelle non c’era. “E’ una sentenza giusta, che ha riconosciuto il reale svolgimento dei fatti e la responsabilita’ di un crimine cosi’ efferato. Leggeremo la motivazione per capire come mai abbiano escluso la premeditazione. Per quanto l’imputato sia stato condannato all’ergastolo, la condanna non riporta a mamma Isabelle la sua bambina”, ha commentato l’avvocato di parte civile, Elena Pisati. Gli avvocati di Danho, Giuseppe Bodini e Michele Tolomini, avevano preparato il loro assistito. “Il signor Jacob e’ assolutamente consapevole. E’ tranquillo”.

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Avvocato caduto in Tribunale Milano, causa milionaria per i parapetti non a norma

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Sono iniziati al Palazzo di Giustizia di Milano i lavori per alzare i parapetti ‘fuorilegge’ di alcune scale, perche’ troppo bassi. Proprio al Palagiustizia milanese il 18 gennaio del 2019 un giovane avvocato, Antonio Montinaro, era caduto dal quarto al terzo piano a causa di una balaustra molto bassa ed era rimasto paralizzato. Poco piu’ di un mese dopo l’incidente, in vari punti del Palazzo accanto ai parapetti erano state collocate delle transenne per garantire maggiore sicurezza. E da stamani squadre di operai sono al lavoro per istallare, in particolare, sulle scale principali dei parapetti aggiuntivi in modo da alzare le balaustre. Lavori che nel Palagiustizia proseguiranno anche nei prossimi giorni per mettere a norma tutti i punti critici. Intanto, la Procura di Brescia lo scorso giugno aveva chiesto l’archiviazione della posizione di capi degli uffici giudiziari milanesi nel procedimento riguardante le lesioni riportate da Antonio Montinaro. Ai vertici degli uffici giudiziari competono le decisioni sui profili di sicurezza nel Palagiustizia e gli stessi vertici negli anni scorsi avevano segnalato a piu’ riprese al Ministero i problemi strutturali e di sicurezza del Tribunale milanese. Ora c’è anche una richiesta di risarcimento danni milionario per questi “problemi strutturali”.

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