Esteri
La Commissione UE avvia lo Space Act: verso un mercato unico per le attività spaziali europee
La Commissione Europea ha appena avviato l’iter di approvazione del primo Space Act europeo, assunto a priorità fondamentale anche per quanto delineato nei fondamentali documenti di Mario Draghi “Report on EU competitiveness”, anche noto come “Rapporto Draghi”, su cui si basa il programma di lavoro della Commissione “Competitiveness Compasse” ed Enrico Letta “Much more than a market”, nel solco delle dichiarazioni congiunte sull’ approccio dell’UE alla “Gestione del traffico spaziale” e alla “Strategia spaziale dell’UE per la sicurezza e la difesa”, tanto ciò recependo le sollecitazione degli Stati membri di istituire attraverso un quadro normativo coerente e stabile, un mercato interno per le attività spaziali.
Parallelamente la Commissione ha presentato anche una “Visione per l’Economia Spaziale Europea” che evidenzia come l’evoluzione dell’economia spaziale globale si leghi alle sfide poste dalla concorrenza internazionale e dalle tensioni geopolitiche. Attraverso tale percorso si tenta di realizzare l’ambizioso ma non impossibile traguardo di posizionare l’UE come leader mondiale nell’economia spaziale entro il 2050.
La norma nasce con una vocazione di tipo economico, con particolare attenzione al potenziamento della competitività del settore spaziale dell’UE, ma nel disegno di armonizzazione si abbracciano tutte le attività spaziali dell’Unione, per cui si mira a garantire non solo resilienza, ma anche sicurezza e sostenibilità ambientale I riflessi saranno quindi ben più ampi di quelli strettamente economici e di certo più penetranti nei confronti degli singoli stati dell’Unione, il che, come spesso accade, non sarà di certo agevole, anche considerando come si registrino già 13 diversi approcci nazionali, tra cui anche quello italiano, che rendono difficoltosa quella armonia (almeno iniziale) che lo Space Act vuole comunque realizzare. In gioco c’è difatti non solo la sfida della competitività delle imprese ma anche la Difesa europea, poiché è indubbio come le implicazioni sulla sicurezza dell’Unione possa diventare tema addirittura centrale.
Infatti se lo Space Act dell’UE creerà un mercato unico per le attività spaziali, facilitando la crescita e l’operatività transfrontaliera delle aziende, in particolare delle start-up e delle PMI, d’altro canto introdurrà anche norme rigorose per il tracciamento degli oggetti spaziali e la riduzione dei detriti spaziali, preservando l’accesso sicuro e ininterrotto dell’Europa allo spazio”, non passa di certo inosservata la previsione della creazione di una task force congiunta della Commissione con Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed Agenzia di Difesa Europea (EDA), sottolineando così come il tema della sicurezza, quindi della difesa, rappresenti ormai parte inscindibile del settore spaziale.
Altro tema centrale è quello della “Resilienza” per la sicurezza informatica, attraverso la quale si intende rafforzare la protezione dell’infrastruttura spaziale europea e garantire la continuità aziendale. Anche in tal senso gli aspetti di difesa e sicurezza assumono ed assumeranno sempre più ruolo centrale.
Molta attenzione quindi anche alla sostenibilità, dove agli operatori verrà chiesto di valutare la riduzione dell’impatto ambientale delle loro attività spaziali, ad esempio attraverso il potenziamento di quelle attività di supporto all’innovazione nelle tecnologie emergenti, come la manutenzione in orbita e la rimozione dei detriti.
Le nuove norme si applicheranno sia agli operatori UE che a quelli extra-UE che forniscono servizi spaziali in Europa, tutti potenziali beneficiari del pacchetto di sostegno mirato che aiuterà le imprese e gli Stati membri a procedere con una transizione fluida.
Un passaggio fondamentale riguarda anche la riduzione degli oneri amministrativi e alla facilitazione degli adempimenti, in particolare per start-up, PMI e piccole imprese a media capitalizzazione. Proprio a tal riguardo, anche se è prematuro tentare di comprendere tutte le implicazioni normative ed economiche che dovranno comunque essere sottoposte al vaglio del Consiglio e Parlamento Europeo, attraverso lo strumento decisionale della procedura legislativa ordinaria, in virtù della quale potranno appunto essere apportate anche modifiche importanti alla odierna proposta di legge della Commissione, proprio sul tema dello snellimento burocratico, tanto caro a Bruxelles, si registra come la legge spaziale italiana, di recentissima adozione, abbia invece adottato complesso sistema di autorizzazione al lancio e messa in orbita di oggetti spaziali, che passa attraverso co-decisioni ed istruttorie tra Presidenza Consiglio dei Ministri, Agenzia Spaziale Italiana, COMINT e all’uopo Ministero della Difesa, il che non si manifesta di certo come un alleggerimento burocratico, in quanto è altresì previsto che l’autorizzazione definitiva al lancio dovrà essere concessa con apposito atto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ma non solo, la legge spaziale italiana attribuisce in capo ad ASI anche una competenza normativa di tipo regolamentare che non le è mai appartenuta e che non ha ovviamente mai esercitato, e che per altro, per i lanci spaziali sub orbitali è sempre stata ed è ancora oggi egregiamente esercitata dall’Ente Nazionale dell’Aviazione Civile (ENAC), che proprio grazie agli emanati regolamenti sull’esercizio dei voli sub orbitali e sulla istituzione degli spazioporti, per cui è stato realizzato quello di Grottaglie – Taranto, ha consentito ad esempio a Virgin Galactic di incentrare (investendo già milioni di euro) proprio presso l’innovativa struttura pugliese, le sue future attività spaziali.
Siamo quindi all’alba di un nuovo mondo, anzi, di un nuovo Spazio, tutto europeo e non solo, e la speranza mai come oggi è che si possa finalmente assistere ad una definitiva presa di coscienza da parte di tutti gli stati dell’Unione, che possa favorire progresso, competitività e sicurezza senza dover passare attraverso le penose rivendicazioni nazional populiste o radicalizzazioni ideologiche, tali da rallentare ogni pregevole iniziativa come questa, di cui l’Europa ha assolutamente bisogno per il miglior futuro di tutti.
Esteri
Zelensky silura Syrsky e nomina Drapatyi: scossa ai vertici militari ucraini
Volodymyr Zelensky ha sostituito Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate ucraine, nominando Mykhailo Drapatyi. La decisione arriva dopo giorni di proteste per la rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov e le tensioni ai vertici militari.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il generale Oleksandr Syrsky alla guida delle Forze armate, nominando al suo posto il maggiore generale Mykhailo Drapatyi.
«Ho deciso che il nuovo comandante in capo delle Forze armate ucraine sarà Mykhailo Drapatyi», ha annunciato Zelensky, ringraziando Syrsky e i soldati ucraini per aver mantenuto solide le posizioni al fronte.
La sostituzione rappresenta il più importante cambiamento ai vertici militari ucraini degli ultimi anni e arriva nel pieno di una crisi politica innescata dal recente rimpasto di governo e dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.
Le proteste dopo la rimozione di Fedorov
La decisione di escludere Fedorov dal nuovo governo aveva provocato manifestazioni a Kiev e in altre città ucraine. Migliaia di persone erano scese in piazza per chiedere il suo reintegro e un rinnovamento della catena di comando militare.
Fedorov era considerato uno dei protagonisti della modernizzazione tecnologica delle forze ucraine, soprattutto nell’impiego di droni, sistemi digitali e nuove procedure di approvvigionamento. La sua estromissione era stata collegata alle profonde divergenze con Syrsky sulla gestione della guerra e sulle riforme dell’esercito.
Gli organizzatori delle proteste avevano dato a Zelensky un ultimatum per reintegrare l’ex ministro, minacciando in caso contrario una mobilitazione generale a tempo indeterminato.
Le scuse tardive di Syrsky
Nelle ore precedenti alla sua rimozione, Syrsky aveva cercato di ridimensionare lo scontro con Fedorov, sostenendo di essere rimasto sorpreso dalle notizie sull’esistenza di un conflitto personale tra loro.
Il generale aveva definito i contrasti come normali divergenze di lavoro tra istituzioni impegnate in una guerra su larga scala e aveva presentato le proprie scuse qualora i suoi modi duri avessero offeso l’ex ministro.
«Il mio lavoro è la guerra: strategia, fronte e uomini», aveva affermato, respingendo le accuse di mancanza di visione strategica. Il tentativo di ricomporre la frattura non è però bastato a evitare la sostituzione.
Chi è Mykhailo Drapatyi
Drapatyi, 43 anni, appartiene a una generazione di ufficiali formatasi direttamente nei combattimenti contro la Russia. Si mise in evidenza già nel 2014 durante le operazioni a Mariupol e, dopo l’invasione russa del 2022, contribuì alla difesa di Kryvyi Rih e alle operazioni nella regione di Kherson.
Ha successivamente ricoperto incarichi di primo piano nello Stato maggiore, nelle forze terrestri e nel comando delle forze congiunte. È considerato un ufficiale favorevole all’innovazione tecnologica, alla riforma dell’addestramento e a una maggiore responsabilizzazione della catena di comando.
Il sostegno a Fedorov
La nomina assume anche un evidente significato politico. Nei giorni scorsi Drapatyi aveva espresso apprezzamento per il lavoro svolto da Fedorov al ministero della Difesa, sottolineando la nascita di un dialogo concreto tra il governo e le Forze armate.
Il nuovo comandante è quindi considerato più vicino alla linea riformatrice dell’ex ministro rispetto a Syrsky. Zelensky avrebbe intanto offerto a Fedorov un nuovo incarico di primo piano nel governo, dedicato allo sviluppo tecnologico, senza tuttavia reintegrarlo formalmente alla Difesa.
Zelensky: costringere Mosca alla pace
Annunciando il cambio della guardia, Zelensky ha ribadito che l’obiettivo resta quello di rafforzare l’esercito, colpire con maggiore efficacia le forze russe e creare le condizioni per obbligare Mosca a negoziare.
«Vogliamo tutti la stessa cosa: sconfiggere il nemico e creare le condizioni, al fronte e attraverso la pressione sulla Russia, che ci permettano di costringere Mosca alla pace», ha affermato il presidente.
La nomina di Drapatyi tenta quindi di rispondere contemporaneamente alle esigenze militari, alle pressioni della piazza e alla necessità di ricomporre le divisioni che si erano aperte ai vertici dello Stato ucraino.
Esteri
Laura Loomer cambia idea sull’Ucraina: “Ho sbagliato, ho sminuito la sofferenza degli ucraini”
La commentatrice e attivista conservatrice Laura Loomer, alleata di Donald Trump, cambia posizione sulla guerra in Ucraina dopo una visita a Kiev. Su X ammette di aver sottovalutato per anni le sofferenze degli ucraini e ringrazia il presidente Volodymyr Zelensky per l’accoglienza.
Esteri
Trump vuole Gianni Infantino alla guida dell’Onu: l’indiscrezione del New York Post
Donald Trump starebbe valutando di sostenere il presidente della Fifa Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Non è ancora chiaro se il dirigente sportivo sia interessato all’incarico.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vorrebbe sostenere Gianni Infantino come prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. L’indiscrezione è stata pubblicata dal New York Post, che cita fonti vicine alla Casa Bianca. Al momento non risultano però una candidatura formale né una dichiarazione pubblica di Infantino sulla sua disponibilità ad assumere l’incarico.
Secondo una delle fonti citate dal quotidiano americano, Trump considera il presidente della Fifa «rispettato da tutti nel mondo» e gli riconosce una particolare capacità di unire le persone.
Il rapporto tra Trump e il presidente della Fifa
I rapporti tra Trump e Infantino si sono rafforzati durante l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2026, ospitati da Stati Uniti, Canada e Messico. Infantino è attualmente presidente della Fifa, incarico nel quale era stato rieletto nel 2023.
La scelta del dirigente sportivo rappresenterebbe un’opzione esterna alla diplomazia tradizionale e potrebbe essere letta come il tentativo di Trump di imprimere una svolta alla gestione delle Nazioni Unite, organizzazione più volte criticata dal presidente americano per la sua presunta inefficacia nella soluzione dei principali conflitti internazionali.
Non è ancora una candidatura ufficiale
Il New York Post precisa che non è chiaro se Trump abbia discusso direttamente dell’ipotesi con Infantino e se il presidente della Fifa sia realmente interessato al ruolo.
Per entrare ufficialmente nella corsa, Infantino dovrebbe essere candidato da uno o più Stati membri. La procedura per la scelta del nuovo segretario generale è già stata avviata e prevede la presentazione delle candidature, audizioni pubbliche e una successiva valutazione da parte del Consiglio di Sicurezza.
Come viene scelto il segretario generale
Il segretario generale non viene eletto direttamente dai 193 Paesi membri. Il Consiglio di Sicurezza, composto da 15 Stati, deve prima raccomandare un candidato all’Assemblea generale. Ciascuno dei cinque membri permanenti — Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito — può bloccare la scelta esercitando il diritto di veto.
L’Assemblea generale procede quindi alla nomina formale. Il nuovo segretario generale entrerà in carica il 1° gennaio 2027, dopo la conclusione del mandato di António Guterres il 31 dicembre 2026.
Gli altri nomi in corsa
Tra i candidati citati dal quotidiano americano figurano l’ex presidente cilena Michelle Bachelet e il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’argentino Rafael Grossi.
Bachelet potrebbe incontrare la contrarietà degli Stati Uniti, mentre Grossi potrebbe dover superare eventuali riserve britanniche legate alla storica controversia tra Londra e Buenos Aires sulle isole Falkland-Malvine.
La prassi diplomatica favorirebbe questa volta un candidato proveniente dall’America Latina o dai Caraibi, ma la rotazione geografica non costituisce una regola vincolante. L’eventuale ingresso di Infantino cambierebbe quindi gli equilibri di una competizione ancora aperta e condizionata soprattutto dal confronto tra le grandi potenze.


