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Esteri

La Cina sfida i dazi di Trump, lunedì nero sui mercati mondiali

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La Cina sfida Donald Trump e annuncia nuovi dazi su 60 miliardi di dollari di prodotti ‘Made in Usa’. Una mossa, quella di Pechino, che affonda le piazze finanziarie mondiali alle prese con un vero e proprio lunedi’ nero: le borse europee chiudono tutte in rosso con Milano in calo dell’1,35%, mentre a Wall Street le perdite superano il 3%. A preoccupare e’ l’ipotesi di una guerra commerciale a tutto campo che rischia di travolgere la gia’ debole economia mondiale, innescando una recessione globale e mettendo all’angolo le banche centrali. Nonostante l’avvertimento di Trump a non lasciarsi tentare da rappresaglie perche’ – avverte – sarebbe “solo peggio”, la Cina va dunque avanti per la sua strada ed e’ pronta, secondo indiscrezioni, ad alzare anche il tiro: nel mirino di Pechino ci sarebbero infatti i titoli di stato americani e Boeing. Pechino e’ il maggior creditore estero statunitense, con in portafoglio 1.100 miliardi di dollari di debito Usa.

Xi Jinping. Il presidente cinese

Un’arma potente da poter giocare nelle trattative. Ma allo stesso tempo un’arma rischiosa: se la Cina dovesse decidere di ‘scaricare’ o di ridurre gli acquisti di Treasury le ripercussioni sarebbero mondiali, e il rischio per Pechino sarebbe quello di perdere credibilita’ a livello globale. Un rischio, quindi, che Pechino potrebbe decidere di correre solo come ultima spiaggia. Ma un’altra strada che la Cina starebbe valutando di percorrere per colpire l’amministrazione Trump e’ Boeing, per la quale potrebbe ridurre gli ordini. Nel caso in cui decidesse di farlo, Pechino infliggerebbe uno schiaffo doloroso al gigante dell’aviazione: gia’ in difficolta’ per i due incidenti degli ultimi mesi e alle prese con una crisi di reputazione, un taglio degli ordini da parte della Cina sarebbe un segnale di sfiducia e un colpo duro per i conti. E il timore che questo possa accada affonda Boeing in Borsa, dove i titoli arrivano a perdere oltre il 5%. Trema a Wall Street anche Apple: Cupertino, considerata un’altra delle possibili vittime di una guerra commerciale, perde oltre il 5%. Non si salva neanche Tesla: il colosso delle auto elettriche di Elon Musk affonda ai minimi degli ultimi anni con gli investitori che temono che le la guerra dei dazi possa travolgere anche l’industria automobilistica. Trump via Twitter tenta di rassicurare ma senza successo. In una serie di cinguettii il presidente americano prova a stemperare i timori e ai consumatori americani dice: acquistate ‘Made in Usa’ cosi’ eviterete l’impatto negativo dei dazi. Un messaggio diretto Trump lo invia anche alla Cina: “L’accordo era quasi fatto e avete fatto un passo indietro. Evitate ritorsioni, o sara’ solo peggio”, scrive avvertendo Pechino sul rischio di una fuga delle aziende verso il “Vietnam o altri stati asiatici” per evitare i dazi americani. L’avvertimento del tycoon pero’ non ferma Pechino. Non passa neanche un’ora dai tweet di Trump che la Cina annuncia la stretta: a partire dall’1 giugno i dazi su una serie di prodotti americani saliranno al 20 o al 25% dall’attuale 10%. E questo – spiega il ministero del commercio cinese – in risposta “all’unilateralismo e al protezionismo commerciale americano”. “Non soccomberemo alla pressione straniera”, dice chiaramente il portavoce del ministero: “Siamo determinati e capaci di salvaguardare i nostri legittimi diritti e interessi. Continuiamo ad augurarci che gli Stati Uniti ci vengano incontro a meta’ strada”. Al momento non e’ chiaro quale possa essere un possibile compromesso per sbloccare l’impasse delle trattative. Una debole speranza e’ affidata per ora al G20 del Giappone di giugno, quando Trump e Xi Jinping potrebbero incontrarsi.

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Paura in Australia: sarebbe un meteorite la palla di fuoco caduta in una cittadina del Sud

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Un meteorite che cade nel sud dell’Australia: le immagini sono state pubblicate dalla Polizia locale, con la nota – che vi abbiamo risparmiato- che si sente nei film sugli extraterrestri… Il fatto singolare è che nella foto che pubblichiamo, un post pubblicato su Twitter, si vede la stessa saetta luminosa, nello stesso posto ma da un’altra angolazione, datata però 20 maggio…  La data dunque non è certa ma sarà davvero un meteorite?

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Cronache

Liberato l’italiano Alessandro Sandrini, era stato rapito in Siria tre anni fa. “È la fine di un incubo”, dice suo padre

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Dopo tre anni di prigionia Alessandro Sandrini sarebbe stato liberato dal Governo di salvezza, ad annunciarlo oggi lo stesso gruppo armato, attivo nella regione di Idlib.  Rapito al confine tra Siria e Turchia nel 2016,  Sandrini, 32 anni, è originario di Folzano, della provincia di Brescia. A darne conferma lo stesso papà,  Gianfranco Sandrini che ha confermato: “Mio figlio è libero. Si trova ancora in Siria ma nelle mani dei nostri carabinieri. Sono felicissimo. È la fine di un incubo. Adesso sto andando a Roma e spero di potergli parlare la telefono al più presto”.

La liberazione di Sandrini è stata annunciata dal Governo di salvezza durante una conferenza stampa tenuta a Bab al-Hawa, al confine tra Turchia e Siria. Secondo la dei responsabili del gruppo, legato a un’organizzazione islamista, la polizia sarebbe intervenuta dopo aver ricevuto informazioni su un ostaggio straniero rapito da una banda criminale specializzata in rapimenti e furti. Al suo rientro in Italia Sandrini verrà ascoltato dai pm della Procura di Roma- Sulla vicenda la Procura capitolina aveva aperto un fascicolo per sequestro di persona con finalità di terrorismo

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Esteri

Suora cattolica decapitata a Nola, villaggio del Centrafrica

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Le sue consorelle l’hanno trovata morta lunedì mattina nel villaggio di Nola, presso Berberati, nella Repubblica Centrafricana. La scena era raccapricciante, suor Ines Nieves Sancho, religiosa spagnola di 77 anni, era riversa bocconi in un lago di sangue nei  locali dove insegnava alle ragazze centrafricane a cucire, a produrre qualcosa e a provare a farsi una vita migliore con il lavoro. Il corpo della religiosa era stato orrendamente mutilato. Suor Ines  era stata decapitata con una ferocia inaudita. Al momento non si hanno notizie su autori e motivi di questo delittoe nessuno ha rivendicato l’azione.

Suor Ines faceva parte della piccola comunità locale delle Figlie di Gesù. Sono religiose che non solo sono in Africa per la evangelizzazione e far conoscere la parola di Dio ma soprattutto per aiutare la popolazione locale in una zona poverissima di un Paese ancora più povero. Da molti anni suor Ines era impegnata in questo grande agglomerato della prefettura di Sangha-Mbaerè, nel sudovest del Centrafrica, al confine con il Camerun. Era lí da 27 anni, era considerata concittadina dalla gente del posto perché aveva prestato la sua opera fino all’età avanzata.

“C’eravamo viste a Pasqua”, racconta suor Elvira Tutolo, delle Suore della carità di santa Giovanna Antida Thouret, di origini molisane e da 18 anni in missione nel paese africano, a Berberati, “e lei non era voluta venire via. Diceva: ‘Non sono sola! Ci sono le ragazze'”. Domenica notte alcuni sconosciuti si sono introdotti nella sua stanza, l’hanno prelevata e l’hanno condotta proprio nei locali dove teneva le sue lezioni di cucito. Qui l’hanno decapitata. Sebbene la scelta del luogo dell’omicidio possa essere indicativa. Le consorelle di suor Ines hanno tenuto una veglia di preghiera. I funerali sono stati celebrati martedì mattina davanti a centinaia di persone che amavano questa suorina spagnola che aveva speso una vita intera ad aiutare la gente che soffre ed aveva incontrato la morte in Africa, continente che lei amava, quanto la sua Spagna.

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