Collegati con noi

Economia

La Cina investe in Germania e Gb 5 volte più che in Italia

Avatar

Pubblicato

del

Per i francesi la soglia psicologica sono state la vendita ai ricchi capitalisti cinesi di oltre cento dei loro pregiati chateaux e poi di migliaia di ettari di suolo nazionale coltivato a grano. Per i tedeschi, invece, la linea e’ stata la cessione di circa il 10% del gruppo Daimler (Mercedez-Benz) al gruppo Geely che gia’ nel 2010 si e’ presa Volvo e corteggia gli asset piu’ glamour di Fca. Poi la guerra dei dazi e la Brexit hanno giocato la loro parte. La stretta europea sugli investimenti del Dragone si e’ fatta sentire nel 2018 determinando un forte rallentamento del flusso di yan tradotti in dollari pari al 70%, secondo l’ultimo studio di Baker McKenzie. In moneta contante, gli Fdi (Foreign Direct Investment) di Pechino in Europa, Svizzera compresa, sono crollati dagli 80 miliardi di dollari del 2017 ai 22,5 miliardi nel 2018. Tenuto conto pero’, che nel 2017 la parte del leone l’aveva fatta l’acquisizione della svizzera Syngenta da parte di ChemChina, per 43 miliardi di dollari, il calo sembra piu’ di facciata che sostanziale e non riguarda grandi paesi europei come Francia e Spagna. Anzi, Francia, Germania, Spagna e Svezia hanno visto crescere gli investimenti cinesi anche nel 2018. A fronte – sempre secondo lo studio McKenzie, di un calo del 21% per l’Italia che ha attratto investimenti per soli 800 milioni di dollari. Un duro colpo lo ha ricevuto il Regno Unito, tradizionalmente un paese dove i cinesi amavano investire. Ma nonostante il crollo del 76% (dai 20,33 miliardi del 2017), con i suoi quasi 5 miliardi, resta ancora il paese europeo preferito dalle aziende cinesi pubbliche e private. Dopo Londra segue la Svezia con 4,05 miliardi e una crescita quasi triplicata degli investimenti (+186%). In terza posizione c’e’ la Germania che nel 2018 ha visto arrivare sul suo territorio 2,52 miliardi di dollari (+34% dai 1,89 miliardi del 2017). Il 2018 sembra essere stato l’anno in cui i capitalisti cinesi, e i loro commercialisti, hanno scoperto le opportunita’, fiscali e non, offerte da piccoli paesi europei quali il graducato del Lussemburgo e il regno di Danimarca. Il primo in dodici mesi ha incamerato ben 1,87 miliardi di dollari in investimenti cinesi (+1.000% rispetto ai 100 milioni del 2017). Una cifra che mette il Lussemburgo davanti a paesi come Francia, Spagna e Italia. La Danimarca ha toccato i 1,1 miliardi (+1000%). Aumento del flusso di investimenti cinesi anche per Francia e Spagna. Alla prima sono andati 1,83 miliardi (+86%), alla seconda 1,17 (+162%). Meno bene ha fatto l’Italia che nel 2018 ha perso il 21% per una cifra di 800 milioni. In crescita anche l’attenzione della Cina verso il gruppo dei paesi dell’Est europeo: dall’Ungheria (+185%), alla Croazia (+355%) alla Polonia (+162%) fino alla Slovenia (+1.000%).

Advertisement

Economia

Denuncia di Enel, Google nel mirino dall’Antitrust: la Finanza nelle sedi di Google Italy per accertare presunti abusi di posizione dominante

Avatar

Pubblicato

del

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un procedimento istruttorio nei confronti di  Google per accertare un presunto abuso di posizione dominante. Ieri i funzionari dell’Autorità hanno svolto ispezioni in alcune sedi delle società interessate con l’ausilio del Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza. Google, tramite il sistema operativo Android, detiene una posizione dominante nel mercato dei sistemi operativi per smart device ed avrebbe rifiutato di integrare nell’ambiente Android Auto la app “Enel X Recharge”, sviluppata da Enel per fornire agli utenti finali informazioni e servizi per la ricarica delle batterie delle auto elettriche.

Android Auto consente ai possessori di smartphone Android di utilizzare in maniera facile e sicura alcune app e funzionalità del telefonino quando sono alla guida di un veicolo. Pertanto, l’esclusione della app Enel X Recharge da Android Auto riduce la fruibilità di tale app da parte degli utenti e limita le possibilità di questi ultimi di usare le utilità della app, tra cui la prenotazione delle colonnine di ricarica.

L’interesse di Google sembrerebbe quello di difendere e rafforzare il modello di business della propria app Google Maps, che offre una vasta gamma di servizi agli utenti finali, tra cui anche informazioni sulla localizzazione delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche e indicazioni su come raggiungerle. Google Maps rappresenta altresì un punto di accesso agli utenti finali nonché al flusso di dati generato dalle attività degli stessi.

Il procedimento si concluderà entro il 30 maggio 2020.

Continua a leggere

Economia

Tria rassicura Eurogruppo, debito sarà come prevede Def

Avatar

Pubblicato

del

Mentre tornano i timori per lo spread risalito in Italia, il ministro dell’economia Giovanni Tria rassicura Bruxelles sugli obiettivi di finanza pubblica del Governo, e dunque sul debito che calera’ come prevede il Def, un documento “approvato anche dal ministro dell’Interno”. Le parole di qualche giorno fa del vicepremier Salvini, disposto a portare il debito al 140%, ribalzano tra le capitali europee provocando alcune reazioni molto dure, come quella del ministro austriaco che attacca anche il collega Tria: “Ha ceduto a Salvini, non vede la verita’”. Tutta l’Eurozona guarda al Governo italiano e gli ricorda che le regole vanno rispettate, per il bene dell’Italia e di tutti i partner. Il 130% di debito attuale, sottolinea il commissario Pierre Moscovici, “e’ gia’ troppo”. Ma Salvini ribadisce: “Straccero’ le regole che stanno massacrando l’Italia”. Al suo ingresso all’Eurogruppo il ministro dell’Economia getta subito acqua sul fuoco: “C’e’ un Def approvato da Governo e Parlamento”, e il Governo “sta lavorando” per attenersi a quegli obiettivi. Tria attribuisce la “fibrillazione dei mercati” al clima da campagna elettorale, e non alle uscite del ministro dell’Interno. Ma non nasconde le difficolta’ che il rialzo degli spread comporta. Anche se l’acquisto di titoli di Stato italiani sono “un buon affare per chi li acquista”, in realta’ “e’ un problema per l’Italia che paga alti tassi d’interesse”. Visco e’ ancora piu’ esplicito: l’effetto dell’aumento dello spread sul costo dei prestiti bancari a famiglie e imprese “e’ stato finora limitato”, ma “segnali di tensione stanno iniziando ad emergere”. E spiega che il differenziale e’ salito anche per i timori di una “ridenominazione dei titoli in una diversa moneta” rispetto all’euro, ovvero di un’uscita dell’Italia dalla moneta unica, come suggeriscono “i premi sui Cds (credit default swaps)”. Anche il premier Giuseppe Conte segue l’evoluzione dello spread, si dice preoccupato “ora che e’ salito” ma “non significa che bisogna essere ossessionati dall’indice”. I conti pubblici dell’Italia restano a margine dell’Eurogruppo per ora, pronti a tornare protagonisti nella riunione di giugno. Le previsioni economiche della Commissione Ue hanno gia’ fotografato l’aumento del debito, e le raccomandazioni che arriveranno il 5 giugno non potranno che riaprire il rischio di una procedura, la stessa che l’Italia ha rischiato a dicembre scorso. “Mi aspetto che l’atteggiamento (della Commissione Ue, ndr) rimanga uguale, abbiamo un’interlocuzione continua e quella rimarra’ dopo le elezioni”, ha detto Tria, confermando che l’esito del voto non cambiera’ per ora gli equilibri all’interno dell’esecutivo europeo. E sale la pressione dei partner dell’Eurozona, che avrebbero voluto vedere una procedura aperta gia’ mesi fa. “Il comportamento dell’Italia non puo’ essere accettato”, ha detto il ministro delle Finanze austriaco, Hartwig Loeger, attaccando Tria. “Ha ceduto” a Salvini “e non guarda la verita’ in faccia”, ha detto, auspicando che l’Ue “metta in chiaro che Roma sta andando nella direzione sbagliata”. Loeger aveva gia’, in un’intervista, avvertito che l’Austria non paghera’ per il debito italiano. “Penso che le persone prima di parlare debbano pensare”, ha risposto Tria, ricordando che l’Italia “non chiede che qualcuno paghi per il proprio debito”, ed ha pagato “abbondantemente per i debiti altrui aiutando altri Paesi europei, non avendo mai chiesto un euro”. Al contrario, “non credo che l’Austria abbia pagato quanto l’Italia per aiutare altri Paesi”, ha detto Tria.

Continua a leggere

Economia

L’Ocse dà ragione al M5S: Italia investa nei Centri per l’impiego, oggi sono inefficaci

Avatar

Pubblicato

del

L’Italia deve investire di piu’ per l’occupazione e con l’introduzione del Reddito di cittadinanza e’ ancora piu’ necessario rafforzare la cooperazione e l’integrazione dei servizi per l’impiego, perche’ ad oggi “svolgono solo un ruolo modesto come agenti di lavoro”. E’ il richiamo dell’Ocse che in un rapporto punta il dito sulle “politiche attive del mercato del lavoro non mirate ai programmi piu’ efficaci e alle persone bisognose, facendo molto affidamento sugli incentivi all’occupazione. Solo il 2% del budget e’ dedicato a servizi che si sono dimostrati a livello internazionale piu’ convenienti, come la mediazione di lavoro, l’inserimento lavorativo e i servizi correlati”. Sull’elevato tasso di disoccupazione, soprattutto giovanile, pesano anche le “elevate e persistenti disparita’ a livello regionale”, e pertanto – osserva l’Organizzazione parigina “i miglioramenti negli investimenti e nelle prestazioni del sistema dei servizi per l’impiego diventano oggi piu’ importanti che mai”. I beneficiari del Reddito di cittadinanza “dovrebbero ricevere sostegno nella ricerca di lavoro e dovrebbero essere fornite le misure attive necessarie per riuscirci”, viene puntualizzato nel rapporto, mentre in Italia la spesa per politiche attive del mercato del lavoro e’ allo 0,51% del Pil, vicino alla media Ocse “ma ben al di sotto della media dei Paesi Ue e dei livelli di Stati con tassi di disoccupazione simili” a quello dell’Italia.

Insomma l’Ocse riscontra che l’efficacia dei servizi pubblici per l’impiego e’ “modesta” e “solo la meta’ dei disoccupati in Italia e’ iscritta al servizio di collocamento pubblico (centri per l’impiego) e solo la meta’ di loro utilizza questi servizi per cercare lavoro” senza contare che “l’accesso e la qualita’ dei servizi per l’impiego variano notevolmente in tutto il Paese”. Serve dunque “potenziare il personale degli uffici locali e le loro competenze e modernizzare l’infrastruttura IT” osserva Stefano Scarpetta, Direttore dell’Ocse per l’occupazione, ricordando che “la riforma avviata dal Jobs Act e i finanziamenti aggiuntivi al sistema dei servizi pubblici per l’impiego hanno il potenziale per migliorare le prestazioni dei servizi per l’impiego”. Ma per far emergere i reali vantaggi per il mercato del lavoro, la cooperazione e il coordinamento dovrebbero essere simultaneamente introdotti nel sistema. “All’interno del sistema di governance decentralizzata, le autorita’ nazionali e regionali devono concordare un quadro vincolante per la responsabilita’ – viene spiegato – consentendo di misurare le prestazioni degli uffici di collocamento in base a una serie di indicatori e ai rispettivi livelli target regione per regione” e cosi’ il finanziamento degli uffici locali dovrebbe basarsi “non solo sul numero di clienti, ma anche sul miglioramento degli indicatori di performance, fornendo cosi’ incentivi per migliorare la qualita’ e l’efficacia dei servizi erogati”.

Continua a leggere

In rilievo