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“La Chimera” ovvero l’anti-Gomorra nelle Vele di Scampia raccontate attraverso gli occhi dei suoi abitanti

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La Chimera non è solo il mostro della mitologia greca. In senso figurato indica anche lutopia, il sogno irrealizzabile, privo di fondamento. Il sogno che però a Napoli si realizza. Un sogno. Tale è stato per troppi anni il diritto degli abitanti delle Vele di Scampia ad un alloggio dignitoso. “La Chimera”, appunto!  Dopo una battaglia durata oltre trentanni, la Chimera delle Vele sembra sul punto di realizzarsi. Da una parte labbattimento di tre delle quattro strutture rimaste in piedi, con il mantenimento della sola Vela celeste, che, riqualificata, accoglierà gli uffici della Città Metropolitana. Dallaltra, il trasferimento dei suoi abitanti in alloggi nuovi, funzionali, degni di questo nome. Proprio in queste ore è partita la cantierizzazione per la demolizione della Vela Verde. Tutto questo è stato possibile grazie alla lotta portata avanti dal Comitato Vele fondato da Vittorio Passeggio, con i suoi portavoce, Lorenzo Liparulo e Omero Benfenati.

La storia di questa lotta è stata raccontata dal cortometraggio La Chimera – appunti per un film sulle Vele di Scampia, base di partenza per un lungometraggio, che sarà distribuito nei prossimi mesi. Abbiamo intervistato Walter De Majo, produttore insieme ad Alessandro Elia di questo progetto firmato in regia collettiva da Giovanni Dota, Elio Di Pace e Matteo Pedicini.

De Majo, ci racconti la genesi di questa produzione destinata poi a diventare un lungometraggio.

Quando abbiamo saputo dai portavoce del comitato LorenzoLiparulo e Omero Benfenati che vi era una possibilità concreta che l’abbattimento si sarebbe realizzato, abbiamo capito subito che a Napoli stava per succedere qualcosa di epocale nel quartiere Scampia. Abbiamo quindi messo in piedi una produzione nel più breve tempo possibile.

Quale punto di vista avete scelto per raccontare la storia della lotta del Comitato Vele?

La narrazione su Scampia si è risolta quasi sempre in una dicotomia: il racconto del male, la camorra, o leroismo del bene, lantimafia, lassociazionismo. I nostri protagonisti per la legge sono degli irregolari, degli occupanti; non sono eroi, ma non sono neanche i cattivi. Nelle Vele ci hanno abitato per ventanni e per ventanni hanno portato avanti una battaglia fondamentale, quella del diritto allabitare. Abbiamo raccontato la vicenda attraverso i loro occhi. Il genere non poteva essere che quello del documentario cinematografico; il corto è stato il nostro terreno di esplorazione, propedeutico al film.

Che ruolo ha giocato il Comitato Vele in questa vicenda?

Un ruolo inedito ma spero replicabile: certe battaglie, se vengono vinte, possono diventare dei modelli da seguire. Inedito perché ha saputo collocarsi a metà strada fra le istanze degli occupanti e i palazzi delle istituzioni. Il comitato ha compreso, ad un certo punto, che mettersi su un piano esclusivamente conflittuale non avrebbe portato a dei risultati. Allora s’è fatto parte attiva, studiando lurbanistica, avanzando proposte, interloquendo in modo propositivo con le istituzioni. Chiaramente non sono mancati anche momenti di conflitto.

A quando luscita del film?

Entro fine luglio dovrebbe essere pronto. Prima di pensare alla distribuzione avremmo però piacere che venisse presentato ad un festival. In ogni caso, il film ha avuto un finanziamento da Rai Cinema, c’è quindi anche la speranza che sia mandato in onda dalla Rai.

Crede che il progetto Restart Scampiapossa segnare lanno zero per il quartiere?

Soltanto quando sarà realizzato in ogni sua parte. Il nostro film si conclude con lassegnazione delle case a 60 famiglie su 340 aventi diritto. C’è ancora molta strada da fare. Bisogna fornire servizi sociali, alimentare leconomia del quartiere. C’è poi il tema del lavoro: oltre alla questione abitativa, a Scampia si vive anche il dramma della disoccupazione e del lavoro nero. Buttare giù le Vele ha un importante valore simbolico, ma deve essere solo linizio.

E così sia…

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Cronache

La Corte di appello boccia ricorso pg su Bassolino, l’ex governatore assolto nel merito nel processo rifiuti

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Antonio Bassolino esce dal processo su presunte irregolarità nella gestione regionale del ciclo rifiuti. Pur essendo i reati ipotizzati ormai prescritti, i giudici del tribunale di Napoli si erano espressi nel merito con una sentenza di piena assoluzione. E così l’ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania che si è sempre difeso nel processo con linearità e serietà, esce da questa vicenda giudiziaria con onore. La procura aveva fatto appello per trasformare l’assoluzione di merito in assoluzione per prescrizione, nei confronti di Bassolino e di altri 26 indagati. Oggi la Corte di appello ha dichiarato inammissibile l’impugnazione del pm ed ha confermato la sentenza di primo grado. “La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l’appello del pm nel processo rifiuti, cosi’ confermando il pieno proscioglimento di Bassolino ma non sanando e rimuovendo la sofferenza esistenziale del lungo tempo di attesa. Un altro caso che conferma la urgente e indispensabile necessità della riforma della giustizia”, dicono gli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Fusco, difensori dell’ex sindaco ed ex presidente della Regione Campania. “Ringrazio gli avvocati e le persone che mi sono state vicine in momenti difficili. Per quanto mi riguarda e’ la conferma che e’ giusto aver fiducia nella giustizia e che i tempi dovrebbero essere piu’ brevi perche’ la lunghezza dei processi danneggia gli innocenti e premia i colpevoli”, scrive sui social Bassolino.

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Juventus, è toto allenatore: qualcuno riparla di Conte oltre eall’incognita Pochettino

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I sogni Guardiola e Conte, le solide opzioni Sarri e Inzaghi, l’incognita Pochettino. Il copione della corsa alla panchina della Juventus regala ogni giorno sorprese e poche certezze, tra trattative vere o presunte tali portate avanti dalla dirigenza bianconera per trovare il sostituto di Allegri. Se ieri Guardiola era dato a un passo dalla societa’ bianconera, notizia poi smentita da piu’ parti, il protagonista delle indiscrezioni odierne e’ Antonio Conte e il suo presunto incontro con Paratici. Se il catalano Pep e’ la scelta che qualunque tifoso bianconero farebbe con la testa, quella dell’ex ct e allenatore della Juventus e’ la strada del cuore. I tifosi amano Conte e il tecnico salentino, che avrebbe firmato un pre-contratto con l’Inter ma che continua a tentennare per compiere l’ultimo passo, tornerebbe immediatamente in bianconero. Da superare, pero’, c’e’ il veto di Andrea Agnelli, ancora furioso per l’addio del 2014, in pieno ritiro, al punto da vanificare l’accordo verbale di massima che Conte aveva con Paratici e Nedved, stretto poco prima che deflagrasse la bomba Allegri. Eppure qualcosa si muove, tra incontri e telefonate, proprio nella direzione dell’ex Chelsea, fresco di causa vinta con la societa’ di Abramovic. Tanto piu’ che strappare Guardiola agli sceicchi del Manchester City appare alquanto arduo: dallo stipendio di 23 milioni di euro alla necessita’, in caso di arrivo del catalano, di rifondare la squadra adattandola al suo stile di gioco.

Se la tifoseria sogna, la dirigenza bianconera non puo’ che ancorarsi alla concretezza, nel tentativo di trovare il piu’ in fretta possibile il tecnico per la squadra campione d’Italia. I dubbi su Simone Inzaghi coinvolgono principalmente l’esperienza fin qui accumulata dal tecnico della Lazio, che pero’ potrebbe ritrovare a Torino il serbo Milinkovic-Savic, oggetto del desiderio della Juventus. Non chiude la porta alla Juventus l’ex Napoli Maurizio Sarri, attualmente al Chelsea, rimandando a fine stagione ogni considerazione sul futuro: “Mi piace la Premier, voglio restare al Chelsea – ha spiegato il tecnico toscano -. Dopo la finale di Europa League parlero’ col club per sapere se sono soddisfatti del mio lavoro”. Tanti sogni, alcune opzioni sul tavolo ma anche una certezza: il profilo ideale, per esperienza, qualita’ del gioco e carisma, e’ quello di Mauricio Pochettino. Dopo la finale di Champions League si potra’ tentare l’assalto al tecnico ma soprattutto al Tottenham, che ha blindato Pochettino con una clausola da 30 milioni di euro.

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Economia

Prada dice addio a pellicce, la moda punta anche alla sostenibilità

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Prada entra nella famiglia ‘fur-free’. Dalle collezioni donna della primavera/estate 2020 il gruppo italiano del lusso quotato ad Hong Kong non usera’ piu’ pellicce animali per realizzare nuovi prodotti. La decisione era nell’aria ed e’ stata annunciata con la Fur Free Alliance (Ffa, che riunisce oltre 50 organizzazioni in piu’ di 40 paesi) ed e’ frutto di un dialogo positivo tra il Gruppo, Ffa, Lav e The Humane Society of the United States. Per la mente creativa Miuccia Prada si tratta di un traguardo importante per un’azienda che ha in innovazione e responsabilita’ sociale i suoi valori fondanti. “La ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi – ha spiegato – consentira’ all’azienda di esplorare nuove frontiere della creativita’ e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti piu’ responsabili”. Critico, ovviamente, l’International Fur Federation, l’organismo mondiale che raggruppa le associazioni della filiera della pelliccia. “Sono sorpreso che un marchio attento alla sostenibilita’ metta al bando un prodotto naturale come la pelliccia.

Ora i clienti Prada avranno come unica alternativa la pelliccia in plastica, che e’ dannosa per l’ambiente”, afferma il ceo Mark Oaten, che invita la maison tornare sui suoi passi. Prada e’ solo l’ultima delle aziende del lusso a dire addio alle pellicce, in un settore sempre piu’ attento ai temi della sostenibilita’, anche per il ritorno mediatico connesso. L’alto di gamma e’ sempre piu’ concentrato sulle tematiche cosiddette ESG (acronimo di environmental, social and governance). Un’attenzione etica che ha pero’ anche un indubbio interesse economico visto che – stando ad una ricerca presentata nel marzo da McKinsey e Camera della Moda – nei prossimi cinque anni i responsabili degli acquisti dei maggiori department store del mondo raddoppieranno gli acquisti di prodotti sostenibili, passando dal 23% al 42%, visto che 7 clienti su 10 sono disponibili a spendere fino al 10% in piu’ per un prodotto che rispetti diritti dei lavoratori e ambiente. Nelle ultime settimane infatti si e’ assistito ad un rinnovato attivismo dei colossi del settore, con Kering che ha pubblicato nuovi standard per il benessere degli animali coinvolti nella sua filiera e ha deciso di non far piu’ sfilare modelle minorenni, mentre Lvmh ha siglato un’intesa di cinque anni con l’Unesco per sostenere il suo programma dedicato a uomo e biosfera. Per non parlare per la gara di solidarieta’ scattata dopo l’incendio di Notre Dame a Parigi. Nella famiglia ‘Fur-free’ Prada comunque non e’ da sola. Tra le Maison piu’ blasonate che gia’ detto stop alle pellicce ci sono Giorgio Armani, Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren e Gucci, fino alle paladine del Fur-free Stella McCartney e Vivienne Westwood. Miuccia Prada a settembre dell’anno scorso, alla presentazione della collezione primavera-estate 2019, aveva annunciato che la svolta era vicina: “Io le pellicce non voglio piu’ farle – aveva detto la stilista – gia’ oggi rappresentano solo lo 0,1% del prodotto, ma non amo gli annunci, diro’ che non le faccio piu’ quando sara’ cosa fatta e finita”. Il momento e’ arrivato. Dalla prossima primavera-estate quindi, Prada non utilizzera’ piu’ pellicce per nuovi prodotti, mentre lo stock continuera’ ad essere in vendita fino ad esaurimento delle scorte.

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