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Cronache

La Cassazione chiude le ali ai piloti professionisti italiani over 65, ma nei nostri cieli potranno volare tutti i piloti Europei ed extra UE

Giovanni Mastroianni

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La sentenza n. 23128  resa dalla Corte di Cassazione nell’appena trascorso 19 Agosto 2021, irrompe nel contesto dell’Aviazione Civile Italiana, già provato dalla ormai cronica crisi economica ulteriormente aggravata dalla pandemia, creando (è proprio il caso di dirlo) una vera e propria turbolenza dalla quale sarà difficile uscirne indenni. Chiamata a pronunciarsi sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo di un Primo Ufficiale Pilota (Copilota) di Canadair, gli Ermellini hanno ritenuto che il limite massimo di 65 anni, precedentemente fissato dal DPR n. 566/1988 ma tuttavia considerato superato da decenni dalla norma comunitaria, debba essere ritenuto invece pienamente vigente ed applicabile a tutte le attività professionali consentite dalle licenze e dagli attestati di volo. Tale statuizione rappresenta una rivoluzione, o meglio, una vera e propria restaurazione nel settore aereo professionale, fino a ieri distinto per tale aspetto dall’attività di trasporto aereo di merci e persone. A parte il danno ai piloti diretti interessati, ripercussioni parimenti devastanti potrebbero abbattersi anche sugli assetti organizzativi e strategici già messi in atto dalle imprese coinvolte, che dovranno così mettere mano ad uno stravolgimento dei piani aziendali e finanziari incentrati sulla fondamentale attività di arruolamento, formazione, utilizzo e congedo dei piloti.

A sostegno del ragionamento logico giuridico seguito, la Suprema Corte ha anche sottolineato che proprio il nostro Ente Nazionale per l’Aviazione Civile “E.N.A.C.”, potendo produrre solo norme regolamentari (quindi) di secondo grado, non potrebbe quindi derogare alla normativa primaria nazionale ed ai Regolamenti dell’Unione Europea, che sempre secondo i Giudici di Legittimità, si pongono a sfavore della vertenza del pilota lavoratore ultrasessantacinquenne, che tra l’altro, nell’impugnare il  licenziamento, reclamava l’immediato reintegro per così ritornare a volare.

La sentenza citata ribalta e riforma quella precedentemente emessa dalla Corte d’Appello, che aveva invece riconosciuto in favore del lavoratore, la non applicazione del D.P.R. n. 566 del 1988, in quanto superato dalla vigente normativa europea disciplinante il rilascio ed il rinnovo delle licenze di pilotaggio. I Giudici di Secondo Grado, analizzando le specifiche nome europee “JAR” ed il solco giurisprudenziale tracciato dalla Corte di Giustizia Europea, richiamando in particolare la definizione della causa C-190/16, avevano accolto la tesi dei difensori del pilota, confermando che il limite massimo di età fissato a 65 anni dal Decreto Presidenziale doveva essere applicato solo nel settore del trasporto di passeggeri, merci e posta effettuato dietro compenso o mediante noleggio, con esclusione di tutte le altre attività, comunque professionali, tra cui rientravano appunto le mansioni di pilota a bordo di velivolo antincendio “Canadair”.

La conclusione a cui è poi giunta la Suprema Corte, lascia dunque molte perplessità, poiché risulterebbe comunque in contrasto con la normativa europea vigente, soprattutto quella dettata dall’EASA, ossia l’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea, tale da creare finanche una disparità di trattamento tra lavoratori Comunitari ed Extra Comunitari, con quelli italiani operanti nel nostro paese. Dunque, non di certo in armonia con il principio della libera circolazione, cardine inderogabile dell’Unione Europea, i cieli nostrani potranno quindi essere solcati da piloti professionisti ultrasessantacinquenni non italiani, o comunque in forza in equipaggi di operatori stranieri, purché non battenti la nostra bandiera, con buona pace anche della visione “Open Sky” e delle condivisibili ragioni degli italici aviatori ed aziende tricolori. 

Un paradosso che dovrebbe essere pertanto risolto quanto prima dal nostro Legislatore con un nuovo intervento ad hoc, oppure dal Governo ed ENAC in piena sintonia con l’EASA che, giova ricordarlo, è stata istituita dal Regolamento UE 2018/1139 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 4 luglio 2018, proprio per  garantire il raggiungimento di elevati livelli di sicurezza e compatibilità ambientale nonché il libero scambio di merci, prodotti e servizi. A tal riguardo appare opportuno altresì rammentare come gli Stati membri dell’Unione Europea siano obbligati ad adottare regole comuni nel settore dell’Aviazione Civile, e come il Direttore Esecutivo dell’Agenzia abbia il potere di prendere delle “Decisioni” che sono rese immediatamente applicabili nei paesi membri appena vengono pubblicate sul sito internet dell’agenzia: www.easa.europa.eu.

Forse i nostri piloti di grande esperienza, ancora attivi ed efficienti, appiedati dalla Giustizia e normativa nazionale, potranno essere di nuovo “liberati in volo” dall’Agenzia Europea e da un pronto intervento delle nostre Istituzioni, ma siamo in Italia e si sa, anche le migliori intenzioni e persino intraprese azioni, potrebbero perdersi nella vastità del cielo nero della burocrazia.

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Infortuni sul lavoro in Campania,in 7 mesi più 23%: i morti sono 71

Infortuni lavoro:Campania,in 7 mesi più 23%, i morti sono 71 i dati Inail su denunce presentati in vista dell’HSE Symposium

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In Campania nei primi sette mesi del 2021, da gennaio a luglio, ci sono state, secondo dati Inail, piu’ di 11mila denunce di infortunio sul lavoro (+23,43% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente) e 71 denunce di infortuni mortali (+31,48% rispetto al dato precedente mentre in Italia si registra un meno 5% circa). Le aziende sono cresciute, in termini numerici, del 2% nei primi sette mesi dell’anno. In questo quadro si stima un’incidenza di casi covid del 30 per cento. I dati sono stati riferiti nel corso della presentazione dell’HSE Symposium, manifestazione incentrata sui temi della salute, della sicurezza sul lavoro e dell’ambiente, in programma a NAPOLIil 29 e 30 ottobre in concomitanza con la Settimana europea per la sicurezza e la salute sul lavoro. L’iniziativa e’ ideata e organizzata dal Dipartimento di Sanita’ pubblica dell’Universita’ Federico II, dall’Associazione europea per la prevenzione, con il supporto di Inail Campania, di Ebilav – Ente bilaterale nazionale e di Fondolavoro. ”Sappiamo che la Campania ha un bollino rosso sul tema della sicurezza sul lavoro – ha detto Adele Pomponio, direttore regionale vicario Inail Campania – ma il dato positivo dello sforzo comunicativo che abbiamo messo in campo e’ l’aumento delle denunce”. Un incremento che, probabilmente, e’ legato anche all’aumento delle aziende pari al 2 per cento che di conseguenza produce un incremento dell’occupazione. Numeri degli infortuni su cui pesa anche la pandemia da covid la cui reale incidenza si potra’ avere soltanto nei prossimi mesi. Secondo i dati Inail, in Campania nel periodo compreso tra gennaio 2020 e 30 giugno 2021, sono state presentate 10.186 denunce di infortunio sul lavoro da covid di cui 80 con esito mortale, numeri per cui la Campania – e’ stato evidenziato – ”e’ seconda solo alla Lombardia”. Nella provincia di NAPOLI si concentra il 67,3 per cento dei casi della regione. Le professioni piu’ colpite sono tecnici della salute con l’88,7 per cento di infermieri, i medici con il 40 per cento e gli operatori sociosanitari con il 97,2 per cento. Dagli organizzatori dell’HSE Symposium e’ stato evidenziato che la sicurezza sul lavoro ”e’ obbligo di legge per cui le aziende sono tenute al rispetto delle regole cosi’ come i lavoratori devono pretendere la sicurezza”. ”La prevenzione e’ il fattore piu’ importane per ridurre gli incidenti e gli infortuni – ha affermato Vincenzo Fuccillo, presidente Associazione europea per la prevenzione – cosi’ come l’aspetto culturale a cui si deve associare anche l’aspetto sanzionatorio che e’ rilevante”. La manifestazione si pone come occasione di confronto e di definizione di strategie ”concrete e innovative” per un mondo del lavoro in continuo fermento . Da qui la particolare attenzione dedicata agli studi dei ricercatori italiani con particolare riferimento ai giovani. E per i ricercatori under 35, Ebilav e Fondolavoro hanno messo a disposizione borse di studio con cui – ha spiegato Luigi D’Oriano presidente Ebilav – ”premieremo i lavori piu’ innovativi”. L’HSE Symposium vede in rete 22 Atenei italiani e sono circa 50 i progetti pervenuti di cui 34 sono stati ritenuti meritevoli di pubblicazione. Alla presentazione sono intervenuti anche Carlo Parrinello (direttore di Fondolavoro), Umberto Carbone (presidente emerito del Corso di Laurea in Tecniche della Prevenzione dell’Universita’ Federico II), Paolo Montuori del Dipartimento di Sanita’ pubblica dell’Universita’ Federico II.

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A Udine cori razzisti contro Napoli e i napoletani, multa da 10mila euro e inchiesta federale

Maschio Angioino

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Udine è una città ordinata, pulita, tranquilla, serena, sicura. Un paesello dove succede poco i anche nulla. Qualcuno dice che è una città mitteleuropea. Può darsi, ma alcuni idioti che incontri allo stadio di Udine smentiscono la buona fama della maggioranza di friulani. Prima, durante e dopo la partita di calcio Udinese – Napoli, alcune centinaia di trogloditi  (sì, troppi oggettivamente ) hanno sfogato le loro frustrazioni con cori razzisti contro Napoli, i napoletani, i calciatori napoletani e mister Spalletti che poverino non è nè napoletano e benché abbronzato manco nero. In ogni caso alla “Dacia Arena” c’è stata la solita penosa discriminazione territoriale contro i napoletani. Costo dei cori beceri: 10 mila euro di multa all’Udinese. Pochi? Tanti? Povera Udinese, la società di calcio non ha responsabilità dei comportamenti di certi rifiuti della società civile della città di Udine. Ma si usa così: colpire per responsabilità oggettiva. E così appena alla quarta giornata, quella che incorona il Napoli capolista,  si riaccende l’attenzione sull’emergenza razzismo. Dice: ma come mai? Ma perché dopo tanto tempo di nuovo il razzismo allo stadio? Tranquilli: succede ora solo perché li hanno riaperto e perché alcuni stadi del Nord oltre a essere belli, funzionali e accoglienti (Stadium, Dacia Arena, Bentegodi: per citarne alcuni) sono anche luogo di affluenza di molta melma umana che noi giornalisti accomuniamo ingiustamente ai tifosi.

A Udine, certa melma friulana, non i tifosi, oltre a prendere di mira Spalletti, si sono scagliati contro i napoletani con i soliti cori beceri- durati per tutta la partita – che saranno anche oggetto di indagine degli ispettori federali. Il giudice sportivo ha inflitto una ammenda di 10mila euro all’Udinese “per avere suoi sostenitori, nel corso del secondo tempo, intonato cori insultanti di matrice razzista territoriale nei confronti dei sostenitori della squadra avversaria”. Ma che cosa gracchiavano? Invocazioni al Vesuvio, richieste di lavare i napoletani col fuoco, monnezza, colera e il solito campionario di idiozie. E i tifosi del Napoli presenti allo stadio che cosa rispondevano? Rimarcavano le differenze: voi non siete napoletani. Come dire siete razzisti e incivili, non tolleranti  e colti come i napoletani. Per la cronaca l’Udinese è stata sepolta sotto 4 gol e a fine partita torello con sfottò umiliante ad ogni passaggio.

 

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Traffico di ‘droga dello stupro’ scoperto dai carabinieri, 6 arresti

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Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica, che ha disposto diverse misure cautelari a carico di 6 persone (quattro uomini e due donne) di nazionalita’ italiana, cinese e bengalese, accusate di spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Centro hanno scoperto l’esistenza di due differenti contesti criminali, operanti nella Capitale ed impegnati nello smercio e traffico di droghe sintetiche, come lo Shaboo la Yaba, potenti metamfetamine, ma anche in quello di cocaina e GHB, conosciuta come “droga dello stupro”, per i suoi potenti effetti di disinnesco dei freni inibitori. Le droghe sintetiche venivano fornite da una grossista cinese, con base in Toscana, che organizzava il trasporto e la consegna fino a Roma dello stupefacente necessario. In particolare, la sostanza stupefacente arrivava a Roma, tramite corrieri cinesi, che utilizzavano alternativamente mezzi ferroviari o auto a noleggio, ben vestiti per non destare sospetti. Giunta ai pusher romani, la sostanza veniva consegnata ai vari clienti, anche a domicilio, usando monopattini elettrici, in modo da non destare sospetti ed evitare piu’ agevolmente i controlli da parte delle forze dell’ordine. Tra gli assuntori piu’ abituali figuravano professionisti, anche del mondo universitario, ballerini, medici e sportivi.

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