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La carica di Fabian Ruiz prima del match con l’Italia

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La Spagna non vuole fare pre-tattica: la squadra ha qualità e vuole arrivare fino in fondo, possibilmente per sollevare il trofeo a Berlino. “Siamo in un ottimo momento di forma, lotteremo per questo quarto successo continentale. Alla fine del torneo speriamo di esserci per alzare il trofeo”: è questo il messaggio lanciato da Fabian Ruiz nella classica conferenza stampa pre partita in vista del match di domani contro l’Italia, un segnale abbastanza chiaro di quella che è la volontà della nazionale iberica in questo Europeo. “Non so se siamo tra le favorite, noi non ci vediamo come favoriti ma abbiamo tanta fiducia nei nostri mezzi – ha voluto ribadire -. Abbiamo il potenziale per andare fino in fondo, in campo faremo di tutto per far sì che questo sogno possa diventare realtà. Non sarà facile, ci sono tante squadre forti ma faremo di tutto per provare ad arrivare in fondo”. Riferimento a centrocampo con 24 presenze e 3 gol con la maglia delle Furie Rosse, l’ex Napoli rimase in panchina nella semifinale di tre anni fa contro gli azzurri: “Luis Enrique e de la Fuente si somigliano, vogliono avere il possesso palla e fare un pressing aggressivo. Negli ultimi mesi con Luis Enrique non sono riuscito a essere convocato in nazionale, ma con lui al PSG sono molto contento. Qui de la Fuente ha sempre riposto grande fiducia in me, gli sono molto grato”.

E chiaramente il passato al Napoli fa si che quella di domani sera sia una sfida ad alto tasso emotivo: “Giocare contro l’Italia e contro una squadra italiana per è me speciale, adoro quel paese. È una gara particolare per me, giocherò contro ex compagni di squadra e anche contro un allenatore con cui ho lavorato. Sono molto legato all’Italia, spero di poter avere domani sera buoni ricordi dopo aver vinto la sfida”. Le emozioni però vanno lasciate da parte, così come gli eventuali calcoli da fare per andare avanti nell’Europeo: “Non guardiamo molto le altre, noi cerchiamo di vincere ogni partita. Ogni volta che scendiamo in campo vogliamo vincere, è importante dare il massimo in campo e portare a casa i tre punti per conquistare il passaggio del turno”.

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Pepe Reina, torna in Italia: al Como dell’amico Fabregas

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Ha già compiuto 41 anni ma è pronto a ritornare in Italia: stiamo parlando di Pepe Reina, portiere del Villareal appena ingaggiato dal Como dei miracoli di Fabregas.
Dopo il Liverpool, la doppia parentesi di Napoli, il Milan, la Lazio, Reina era tornato nella sua Spagna ma il richiamo dell’amico Fabregas è stato potente: il portierone è la persona giusta per dare un ‘anima ad una squadra che è appena arrivata in serie A, un collante per lo spogliatoio dove ci saranno anche molti big ma che non hanno mai giocato insieme. E Pepe Reina è capace di guidare davvero una difesa ed è  pure una garanzia per i rapporti umani. A dispetto dei suoi 41 anni e del fatto che arriverà probabilmente anche un super portiere come Pau Lopez.

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Conte: mercato ok, abbiamo preso i giocatori giusti

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“Sul mercato stiamo dando dimostrazione di avere una visione chiara sulle cose da fare. Per un club come il Napoli è giusto operare per il presente e per il futuro. Rafa Marin ha buone prospettive, un giovane, lo stesso vale per Buongiorno, anche lui giovane, prospetti che per anni possono essere delle colonne. C’è stata una grande occasione con Spinazzola e l’abbiamo colta. Stiamo facendo mercato in modo giusto, quello che deve fare il Napoli”.

Lo ha detto il tecnico azzurro Antonio Conte nella conferenza stampa da Dimaro. Conte ha parlato anche di Osimhen, con il Napoli che aspetta l’offerta giusta, e l’attaccante che nel frattempo lavora in ritiro: “Su Victor – ha detto Conte – parliamo di un professionista, un eccellente giocatore, un top player, io ci ho parlato e sa benissimo che non è cambiato assolutamente niente. E’ del Napoli, sa che ora deve lavorare ed avere il giusto atteggiamento anche se c’è questo tipo di accordo che ancora oggi non sappiamo come andrà a finire. L’ho trovato col sorriso, conta il presente”.

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Djokovic-Alcaraz, finale da record a Wimbledon

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Non sarà solo una rivincita quella che domani andrà in scena nella finale maschile a Wimbledon tra Novak Djokovic e Carlos Alcaraz. A 37 anni, reduce dall’operazione al ginocchio destro, il serbo ha mostrato nel suo percorso verso la finale, vedi il successo di ieri su Lorenzo Musetti, di potersi riprendere lo scettro ceduto un anno fa allo spagnolo e di aggiornare il suo quasi inimitabile libro dei record.

Il n.3 al mondo, già strepitoso a 21 anni, sogna una domenica trionfale per sè a Londra e per la Spagna a Berlino, come ha inavvertitamente auspicato dopo la vittoria in semifinale su Daniil Medvedev facendosi travolgere dai ‘buu’ del pubblico inglese. La fiducia in se stesso non manca certo all’iberico, che si sente pronto per affrontare la finale e portare a casa il quarto slam in carriera, per ritirarlo di nuovo dalle mani della principessa Kate, annunciata domani al Royal Box.

“Mi sento molto bene, ho un livello di tennis davvero alto, mi muovo bene – ha detto ieri lo spagnolo -. So cosa aspettarmi, so che dovrò dare il massimo. Non mi vedo come favorito – ha sottolineato – ma cercare di vincere è nella mia natura”. Il torneo ha regalato a Djokovic un piccolo vantaggio: lo spagnolo ha giocato 23 set per raggiungere la finale e ha trascorso quattro ore in campo in più rispetto al serbo che ha giocato 17 set e ha approfittato del ritiro di De Minaur nei quarti di finale. Ma come dice Alcaraz, qualunque siano le circostanze, “ogni partita è una guerra”.

Djokovic punta al suo 25/o slam e all’ottavo titolo a Wimbledon, dove domani giocherà la sua decima finale, un traguardo che molti ritenevano impossibile dato che solo il 5 giugno il serbo è stato operato al menisco destro e fino all’ultimo non era certo di giocare a Londra.

“Non volevo dimostrare niente a nessuno, volevo solo fare di tutto per poter giocare a Wimbledon e ce l’ho fatta. Ora gioco in tutta libertà e come posso”, ha detto dopo la vittoria in tre set su Musetti. Anche lui sa che dovrà alzare il suo livello di gioco per venire a capo del problema Alcaraz ma questo è il suo avvertimento al rivale: “Wimbledon tira fuori sempre il meglio da me, mi motiva ad essere il più forte possibile”.

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