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Guerra Ucraina

Kiev, missile russo colpisce una caserma a Dnipro: 10 morti e 35 feriti

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Dieci persone sono morte e circa 35 sono rimaste ferite da un missile lanciato dai russi sulla caserma della Guardia Nazionale nel distretto di Dnipro. Lo ha affermato il capo militare della regione Gennady Korban come riporta Ukrainska Pravda. Secondo Korban, tre missili sono stati lanciati dalla regione di Rostov, uno dei quali ha colpito il bersaglio.

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Guerra Ucraina

Missili russi su un centro commerciale affollato, bilancio di sangue drammatico

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E’ di almeno 10 morti e oltre 40 feriti il nuovo bilancio del bombardamento russo su un centro commerciale a Kremenchuk, nell’Ucraina centrale. Lo ha riferito il governatore di Poltava, Dmytro Lunin, citato dai media ucraini, avvertendo che il conteggio delle vittime potrebbe crescere ulteriormente.

L’attacco missilistico russo “e’ avvenuto in un luogo molto affollato, che e’ al 100% irrilevante per le ostilita”, per questo “ci sono tanti morti e feriti” ha riferito il sindaco della città Vitaly Maletsky. Il premier britannico Boris Johnson ha bollato l’attacco missilistico come un nuovo atto “di crudelta’ e di barbarie”, imputandone la responsabilita’ al presidente Vladimir Putin.

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Esteri

La Nato avverte Mosca, 300mila soldati nella forza rapida

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La Nato del futuro nascera’ a Madrid, in quello che sara’ il summit piu’ importante dalla fine della Guerra Fredda. A dare la linea e’ il segretario generale Jens Stoltenberg, che ha messo nero su bianco l’entita’ dell’improrogabile rafforzamento del fianco est, in subbuglio dopo l’invasione dell’Ucraina decisa da Mosca: ben 300mila unita’ per le forze d’intervento rapido a disposizione del comando supremo (nome in codice: Saceur). Ovvero un aumento di sette volte rispetto allo stato attuale. Ma a contare non sono solo i numeri, bensi’ la modifica dell’intera postura di difesa e deterrenza. Cioe’ come la Nato intende usare uomini e mezzi per garantire la sicurezza degli alleati. La chiave di volta, spiegano fonti alleate, e’ il “nuovo modulo”. L’inquadramento infatti avverra’ su tutti e cinque i domini (terra, aria, mare, spazio e cyber) e sara’ all’insegna della “flessibilita’”. Perche’ lo Strategic Concept duri nel tempo – il documento-bussola a cadenza decennale secondo per importanza solo al Trattato di Washington, la Magna Carta dell’Alleanza – non deve diventare una camicia di forza, ma adattarsi alla bisogna. Ecco perche’, nonostante le pressioni eccezionali dei Paesi dell’est, Polonia e Baltici in testa, la Nato ha deciso di non optare per ‘boots on the ground’ permanenti a vigilare sui confini orientali. I battaglioni saranno portati si’ al livello di brigata (circa 5mila uomini) ma gli effettivi in piu’, in maggioranza, non saranno dislocati nei vari Paesi, bensi’ roteranno – per contenere i costi e per essere piu’ “reattivi” sul lungo periodo. La nuova dottrina, come ha spiegato Stoltenberg, prevede al contempo “piu’ equipaggiamenti pre-posizionati e scorte di forniture militari; piu’ capacita’ avanzate, come la difesa aerea; centri di comando rafforzati; piani di difesa aggiornati, con forze pre-assegnate alla difesa di specifici alleati”. Diverse fonti diplomatiche consultate dall’ANSA assicurano che la strategia e’ mutata, l’obiettivo ora e’ quello di difendere “ogni centimetro” di suolo alleato fin da subito e che il piano e’ ritenuto “valido ed efficace”, anche se non contemplera’ caserme e fortini alle frontiere, considerati orpelli del passato. Inoltre ci sono le esigenze degli alleati mediterranei da tenere in considerazione, visto che la Russia e la Cina, per quanto in modo diverso, sono presenti e attive anche in Africa. Gia’, Pechino. Nel Concept non verra’ indicata come “minaccia diretta” – definizione riservata alla Russia – ma non ci saranno dubbi sulla mutata natura del rapporto tra gli alleati e la potenza asiatica. Non a caso, per la prima volta, a Madrid ci saranno anche i leader di Australia, Nuova Zelanda, Sud Corea e Giappone. La Nato non si ampliera’ nell’indopacifico (lo statuto prevede solo Paesi europei e nordamericani) ma di certo fara’ di piu’ in quell’area, sempre piu’ cruciale per le sorti del mondo. Pero’ di allargamento, benche’ su altri fronti, se ne parlera’ eccome. Il segretario generale tentera’ domani una mediazione in extremis con i leader di Turchia, Svezia e Finlandia per sciogliere il veto di Erdogan – forse anche Joe Biden vedra’ il sultano – e trasformare Madrid nel vertice dove ufficialmente la Nato dara’ il via libera alle procedure di ratifica dei due nuovi membri: un accordo tripartito e’ in lavorazione e si fara’ il possibile per chiudere in tempo. C’e’ di piu’. Kiev otterra’ un pacchetto di aiuti “strutturato e di lungo periodo”. Perche’ gli aruspici del comando militare prevedono alla fine una vittoria dell’Ucraina sulla Russia e dunque, dopo, serviranno armi moderne e capacita’ occidentali (Zelensky si colleghera’ in videoconferenza); nuove misure di sostegno sono infine previste per Georgia, Bosnia-Erzegovina, Moldavia, Mauritania e Tunisia. Perche’ appunto, la Nato non solo fara’ di piu’ ma ‘sara” di piu’ nel 21esimo secolo e il nascituro “fondo alleato per l’innovazione” da un miliardo di euro dedicato “alle tecnologie emergenti a duplice uso” va sempre in questo senso. Dittature e autocrazie flettono i muscoli ovunque, persino in settori dirompenti come “intelligenza artificiale” e “calcolo quantistico”, e alle democrazie tocca reagire: nella Nato l’Occidente esteso fara’ testuggine.

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Esteri

Torna la paura a Kiev, attacco missilistico russo: morti, feriti e devastazioni

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Il G7 in Germania si e’ aperto con l’ennesima sfida da parte di Vladimir Putin. Poche ore prima che iniziasse il vertice dei leader, missili russi hanno colpito il centro di Kiev, per la prima volta da settimane. Il raid, secondo Mosca, era diretto contro una fabbrica di armi, ma le fiamme sono scoppiate in un complesso residenziale, provocando almeno un morto e sei feriti, tra cui una bambina, estratta viva dalle macerie. E’ il segnale che l’offensiva russa continua a tenere sotto pressione tutta l’Ucraina, non solo il Donbass. Mentre le truppe sul campo hanno ricevuto un’ulteriore spinta, con la visita del ministro della difesa Serghiei Shoigu. La prima dall’inizio dell’invasione. Le esplosioni nella capitale ucraina, che non veniva bombardata dal 6 giugno, sono state avvertite all’alba. Colonne di fumo si sono alzate sul distretto di Shevchenkivskyi, sede di un gruppo di universita’, ristoranti e gallerie d’arte. Il sindaco Vitali Klitschko ha poi comunicato che due edifici residenziali sono stati colpiti. Tra le macerie di un palazzo di nove piani sono stati estratti il corpo senza vita di un civile e altre sei persone, tra cui una donna e la figlia di sette anni, che sono state portate in ospedale. La piccola e’ fuori pericolo mentre l’unica vittima accertata, secondo rapporti non confermati, sarebbe il padre. Nel raid e’ stato distrutto anche un asilo nido, dove non c’era nessuno. L’Aeronautica ucraina ha riferito che l’attacco e’ stato condotto con missili “X-101”, in grado di volare per 5.500 chilometri, lanciati da bombardieri strategici decollati da una base sul Mar Caspio. Uno di loro – e’ stato riferito – e’ stato distrutto dalla contraerea. Secondo la versione di Mosca, invece, e’ stata proprio la contraerea ucraina a provocare “danni” ai palazzi. Il raid ha colpito una fabbrica di armi della zona, la Artyom, ha affermato il ministero della Difesa, respingendo come “false” le accuse di mirare a bersagli civili. Anche lo scorso 28 aprile, dopo il bombardamento su Kiev proprio durante la visita in citta’ del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, i russi avevano affermato di voler distruggere la stessa fabbrica. Anche in quel caso, tuttavia, era stato centrato un edificio residenziale (proprio accanto a quello colpito oggi), uccidendo una giornalista ucraina, Vera Girich. Oltre ai missili su Kiev (che Joe Biden ha definito un “atto di barbarie” durante il summit tedesco), i russi hanno attaccato anche tre centri di addestramento nell’Ucraina settentrionale e occidentale, vicino al confine con la Polonia (e con la Nato). La logica resta quella di indebolire la capacita’ militare del nemico, per portare avanti l’offensiva sul Donbass piu’ velocemente. Sul terreno, dopo aver preso il controllo di Severodonetsk, l’Armata punta alla resa di Lysychansk. Secondo i separatisti che combattono al fianco dei russi ci vorranno circa dieci giorni. Nel frattempo l’esercito invasore sta rafforzando il contingente nella direzione di Sloviansk, una delle principali citta’ del Donetsk ancora sotto il controllo di Kiev. “Stanno ammassando soldati, veicoli corazzati pesanti e artiglieria”, ha riferito il governatore Pavlo Kyrylenko, temendo che il nemico usera’ la stessa tattica distruttiva utilizzata a Mariupol e Severodonetsk. Tutta la linea del fronte nella regione, ha spiegato, e’ gia’ sotto il fuoco russo. Mosca, per accertarsi che l’offensiva proceda senza intoppi, ha voluto inviare un segnale alle truppe: il ministro della Difesa Shoigu ha “ispezionato” il contingente in Ucraina, “visitando le postazioni di comando ed ascoltando i rapporti sulla situazione attuale e sulle azioni nei principali fronti operativi”, con “particolare attenzione” agli aspetti del “supporto logistico”, hanno riferito i resoconti ufficiali senza precisare se l’uomo di Putin si sia recato nel Donbass o nelle citta’ occupate del sud.

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