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Juve ko in Champions, e ora Pirlo è nel mirino dei tifosi

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Un cantiere aperto, con un nuovo allenatore, giocatori giovani e un nuovo modo di fare calcio. Ha molte attenuanti la Juventus sconfitta 2-0 dal Barcellona nel debutto Champions all’Allianz Stadium, anche se molti si aspettavano una partita diversa. Mancavano tanti titolari, Ronaldo su tutti e pedine fondamentali in difesa come Chiellini, De Ligt e Alex Sandro, ma la delusione e’ innegabile: nessun tiro in porta, se si escludono i tre di Morata finiti in rete ma annullati per fuorigioco, e una superiorita’ blaugrana che e’ apparsa netta, sotto tutti i punti di vista. E cosi’ sulla graticola ci finisce Andrea Pirlo, coi tifosi che iniziano ad avere qualche dubbio su di lui come allenatore. La qualificazione e’ tutt’altro che compromessa, la Dinamo Kiev non e’ andata oltre il pareggio a Budapest contro il Ferenvcaros, prossima avversaria della Juve in Ungheria il 4 novembre, ma cominciano ad arrivare le prime critiche. La squadra non convince e i tifosi storcono il naso per i risultati al di sotto delle aspettative. Fino ad ora la Juve di Pirlo ha battuto soltanto la Samp e la Dinamo Kiev, due vittorie a cui aggiungere i pareggi deludenti contro Crotone ed Hellas Verona, oltre al 2-2 nella Capitale contro la Roma.

Leonardo Bonucci, sui social, prova a tracciare la strada per il futuro: “E’ una sconfitta che brucia, ma e’ attraverso le sconfitte che si cresce anche nella vita, perche’ sono queste partite che ci insegnano molto: a crederci di piu’, a lavorare di piu’, a combattere di piu'” la riflessione Instagram del difensore. Contro lo Spezia servira’ una prova di spessore, intanto Pirlo comincia a recuperare i pezzi. Durante l’allenamento di questa mattina si e’ rivisto anche Chiellini: il centrale ha superato i fastidi muscolari accusati in Ucraina ed e’ pronto a riprendersi un posto nel pacchetto arretrato. Per De Ligt servira’ ancora qualche giorno, per Alex Sandro bisogna aspettare la seconda meta’ di novembre, e poi c’e’ sempre Ronaldo. Nella giornata di oggi CR7 non si e’ visto sui social, il suo ultimo messaggio risale a ieri sera e quando faceva l'”in bocca al lupo” ai compagni in vista della Champions. Il portoghese continua l’isolamento, tra un allenamento e l’altro aspetta sempre il tampone negativo che gli permetta di tornare in gruppo. E Pirlo spera, anche perche’ non puo’ essere un caso che la Juve abbia vinto soltanto una delle quattro gare disputate senza CR7.

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F1, Hamilton positivo al covid è già in isolamento: niente Gp di Bahrain

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Il campione del mondo di Formula Uno Lewis Hamilton e’ risultato positivo al test per il Covid-19. Saltera’ per questo il GP a Sakhir nel Bahrain after testing positive for coronavirus. il prossimo weekend. Lo ha reso noto la Mercedes. Nel comunicato la scuderia ha fatto sapere che Hamilton e’ stato sottoposto tre volte a test la scorsa settimana e in tutti e tre i casi e’ risultato negativo, e cosi’ pure al tampone effettuato domenica, giorno della gara. Ieri mattina nuovo test, dopo che il campione del mondo ha avvertito alcuni sintomi sospetti ed e’ stata cosi’ accertato la positività al covid. Il pilota ha sintomi lievi ed e’ gia’ in isolamento; non potra’ partecipare al prossimo gran premio di F1 che si terra’ ancora sulla pista di Sakhir in Bahrein. La Mercedes non ha ancora reso noto il nome del pilota che sostituira’ Hamilton in gara domenica, penultima prova del mondiale 2020.

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Tokyo 2020: cerchi olimpici tornano su baia capitale

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Dopo cinque mesi di assenza, i cerchi olimpici tornano a illuminare la baia di Tokyo. La struttura simbolo dei Giochi e’ stata nuovamente installata stamattina dopo essere stata rimossa lo scorso agosto per lavori di manutenzione a seguito del posticipo di un anno delle Olimpiadi a causa del coronavirus. I cinque anelli saranno visibili fino al termine di agosto, in coincidenza dell’evento sportivo, comunica il governo metropolitano, e la loro luce verra’ diffusa ogni sera sulla baia della capitale giapponese. Alta 15 metri e lunga 33 per un peso di 69 tonnellate, l’opera era stata istallata la prima volta in gennaio e inizialmente gli organizzatori prevedevano la realizzazione di altre strutture in diverse localita’ di Tokyo, tra cui il monte Takao a ovest della capitale e nel parco centrale di Yoyogi. Progetti cancellati a causa dell’emergenza sanitaria.

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Maradona, la “Mano de D10s” ha cambiato la storia del calcio

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Ho aspettato prima di scrivere, sperando che il senso di abbandono si quietasse per evitare che le parole fossero accecate dal dolore. Sento parlare dell’uomo Maradona e del 10 calciatore. È tutto sbagliato. Diego non era un uomo e non era un calciatore.


Maradona era un politico, un manifesto, era un popolo, era un’idea, era vento di popoli.
Per capirlo bisogna conoscere la storia. È necessario tornare indietro al 1982 quando le forze navali Britanniche aggredivano, su ordine della Iron Lady Margaret Thatcher, la resistenza civile argentina nel conflitto famoso come Guerra delle Malvinas (o Falkland nella connotazione inglese).
Fu un conflitto cruento e terribile, in cui morirono centinaia di giovani argentini, che sacrificarono la loro vita per una causa patriottica contro l’oppressione coloniale nel pieno di una spaventosa crisi economica e sociale del paese.
Il 14 giugno 1982 quando il conflitto terminava e le truppe inglesi issavano l’Union Jack nella capitale delle isole, Port Stanley, ‘nasce’ Diego Armando Maradona, che per 4 anni esatti pensa, costruisce, matura e pianifica dentro di sé una guerra personale, quella che disputerà nel mondiale di Messico ’86, quando da solo (l’albiceleste non era una squadra) affronta la compagine inglese.

Il 22 giugno del 1986 Diego diventa Paese e politica, indipendenza e libertà, guerra e pace. Quel pomeriggio afoso i suoi occhi sono colmi delle lacrime delle donne argentine, nelle vene scorre il sangue versato dai compatrioti, i suoi muscoli sono le gambe di una nazione in cammino.
Maradona userà l’unica arma che conosce, la palla, per portare a termine quello che ha pianificato dentro al cuore per 4 lunghi anni. Quella non fu una partita, fu una vendetta.
Quando si guarda il gol più bello della storia, quel minuto 55 in cui cambiò la storia del calcio, dell’Argentina e di tutti noi, Maradona svolge esattamente il compito che aveva pianificato, passo dopo passo, respiro dopo respiro, metro dopo metro. Non ci fu improvvisazione, il talento immenso fu al servizio di un’opera più grande, studiata nei particolari notte dopo notte. Diego li voleva dribblare tutti, li voleva battere, umiliare, far cadere. Arrivato in area avrebbe potuto calciare comodamente sul palo lungo con palla sul sinistro, ma lui l’aveva organizzata diversamente, tutti fino al portiere dovevano essere sconfitti da un bassetto argentino, scuro, accigliato, nato dalla miseria.

Omaggi, tributi e candele in onore di Diego Armando Maradona fuori ai cancelli dello stadio San Paolo, che sarà ribattezzato con il nome del fuoriclasse argentino, a Napoli.
Ph. Mario Laporta/KONTROLAB

Allora vorrei dire che è tanto inutile parlare di un uomo e dei suoi vizi, dei suoi errori, delle fragilità. È inutile come contestare alle divinità Greche le loro gelosie, le avidità, i dispetti e le presunzioni che sono alla base di tutta la mitologia antica e che li avvicinavano ai nostri limiti terreni.
Diego Maradona è stato un Dio pagano, fatto delle debolezze umane in cui ci specchiamo tutti noi e in cui si riflettono gli orrori delle nostre vite.
Quanto maggiori sono le colpe che portiamo nel cuore più grande sarà il disagio che proveremo nel ricordare quella idea rivoluzionaria che è stato e sarà sempre Diego Armando Maradona.
Hasta siempre.

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