Cronache
James Senese si scusa, ma Napoli deve rompere il paradigma dell’inciviltà
La vicenda che ha coinvolto il sassofonista James Senese e il deputato Francesco Emilio Borrelli, in un acceso diverbio seguito da scuse pubbliche, è lo specchio di un problema più ampio e radicato. La scena, che ha fatto il giro del web, ha riportato in primo piano la necessità di rompere il paradigma che troppo spesso associa Napoli a inciviltà, fatalismo e rassegnazione.
La frase pronunciata da Senese durante il confronto con Borrelli, «cca nun ce sta niente a fa’. Nessuno cambierà ‘o modo sujo ‘e essere», è di una tristezza disarmante. È una sentenza che, più che scoraggiare, sembra voler legittimare uno stato di immobilismo civico e culturale, alimentando quella mentalità fatalista che da troppo tempo tiene in ostaggio la città. C’è un altro video in giro sul web sui comportamenti poco civili del duo Senese (padre e figlia), ma sorvoliamo su certe miserie umane e diciamo che Borrelli li ha già sanzionati.
Questa riflessione, proveniente da un artista di grande notorietà, rischia di avere un effetto devastante su chi già fatica a trovare motivazioni per cambiare. È il messaggio che arriva alle nuove generazioni, ai giovani spettatori che hanno assistito alla scena e che, attraverso i social, si trovano esposti a una visione della città in cui l’inciviltà sembra una condanna ineluttabile.
Senese ha poi chiesto scusa con una dichiarazione filmata, riconoscendo l’errore e cercando di rimediare al danno d’immagine. Tuttavia, il vero problema non è il danno personale subito dall’artista, ma il messaggio negativo trasmesso a una città che ha bisogno di riscatto. Gli artisti, soprattutto quelli molto seguiti, hanno una responsabilità sociale. Il loro comportamento deve andare oltre l’arte, diventando esempio di civiltà e rispetto.
Napoli non può più tollerare che una minoranza rumorosa e incivile si arroghi il diritto di rappresentarla. Non è accettabile che il rispetto per i beni comuni, l’educazione e il civismo siano percepiti come un’eccezione. Serve una svolta culturale che rimetta al centro l’impegno civico e l’educazione, soprattutto nei contesti dove la rassegnazione sembra aver preso il sopravvento.
Le scuse di Senese sono un punto di partenza, ma non bastano. Napoli deve riprendersi il diritto di essere rappresentata dalla sua parte migliore: dai cittadini che credono nel cambiamento, nella legalità e nel rispetto reciproco. È il momento di rompere il paradigma dell’inciviltà, per costruire una città dove il talento non sia un alibi per giustificare il disimpegno e l’incuria, ma un motore per il miglioramento collettivo.
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