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Jabil, revocati i licenziamenti: lo annuncia il ministro Catalfo. Ecco il testo dell’accordo

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“Grazie alla mediazione che ho condotto insieme ai tecnici del ministero del Lavoro e al sottosegretario al Mise, Alessandra Todde, Jabil ha deciso di revocare i 190 licenziamenti dello stabilimento di Marcianise”, in provincia di Caserta. L’annuncio è di Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro, postato sui social subito dopo la firma dell’accordo avvenuta alle 17 di oggi. Nunzia Catalfo ha aggiunto che continuerà a seguire la questione e si assicurerà che venga garantita ai lavoratori della Jabil di Marcianise un’adeguata prospettiva occupazionale.

“In questi giorni abbiamo lavorato senza sosta per giungere al miglior accordo possibile per tutti, a cominciare dai lavoratori”, sottolinea Catalfo. “Non è stato facile, ma alla fine abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Con le misure ordinarie e straordinarie messe in campo dal mio ministero e dal Mise per fronteggiare l’emergenza Coronavirus, i lavoratori di Jabil- ha scritto Nunzia Catalfo- non solo riceveranno un sostegno al reddito con la cassa integrazione, ma saranno accompagnati in un percorso di ricollocazione verso altre aziende”.

Ecco il testo dell’accordo:

Accordo 3 giugno 2020

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Economia

Conte attacca i Benetton: ci prendono in giro, martedì porto la revoca in Consiglio dei Ministri

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“I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati”. In una intervista con la Stampa, Giuseppe Conte fa sapere che domani, nel cdm, si deciderà sulla revoca della concessioni autostradali: i Benetton “hanno beneficiato di condizioni irragionevolmente favorevoli per loro: può bastare così. Porterò la questione della revoca in Consiglio dei ministri e decideremo collegialmente, ma non siamo disponibili a concedere ulteriori benefici”. Poi sul Fatto, intervistato aggiunge: “Se devo esprimere una valutazione personale, alla luce di tutto quanto è accaduto, sarebbe davvero paradossale se lo Stato entrasse in società con i Benetton. Non per questioni personali, che non esistono, ma per le gravi responsabilità accumulate dal management scelto e sostenuto dai Benetton nel corso degli anni fino al crollo del Morandi e anche dopo”. “I Benetton – scandisce Conte – non prendono in giro il presidente del Consiglio e i ministri, ma i famigliari delle vittime del ponte Morandi e tutti gli italiani”.

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Economia

Conte prova a far digerire al M5S la mancata revoca della concessione ad Aspi con l’estromissione dei Benetton

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“Fuori i Benetton”. E’ quel che chiedono i Cinque stelle per dare il via libera a una soluzione sulla vicenda Aspi che non sia la revoca della concessione. Ed e’ nei confini di questa richiesta che il governo cerchera’, nelle prossime ore, una soluzione possibile al dossier che tiene banco da due anni. Il premier Giuseppe Conte portera’ in Consiglio dei ministri una proposta di mediazione solo se “irrinunciabile”. Ma ogni partito di governo da’ a questo aggettivo un significato diverso. Il Pd ritiene che la proposta dell’azienda soddisfi gran parte delle richieste poste dall’esecutivo e che ponga dunque buone basi. Il M5s si presenta al tavolo con una posizione assai rigida: “Revoca o fuori i Benetton”. Mentre Italia viva ritiene “surreale” il dibattito sull’ingresso dello Stato in Aspi. Divergenze che fanno dire a Gianni Mion, presidente di Edizione, la holding di Benetton, che la “proposta e’ seria” ma “non c’e’ ottimismo” su un’intesa. Ma una mediazione, assicurano piu’ fonti di governo, e’ ancora possibile: si lavora a un’intesa che abbia, a valle, un aumento di capitale che riduca il piu’ possibile (c’e’ chi dice addirittura dall’88% al 5%) la presenza di Atlantia in Aspi, in modo da poter dire che i Benetton sono, in sostanza, “fuori da Aspi”. Da Palazzo Chigi e dai ministeri dei Trasporti e dell’Economia, che stanno valutando la proposta giunta sabato dall’azienda, nulla trapela. Conte potrebbe convocare nella prossime ore un vertice di governo, prima di riunire il Consiglio dei ministri.

La riunione e’ ipotizzata per martedi’, anche se ancora non convocata. E, anche se c’e’ chi non esclude uno slittamento a mercoledi’ o giovedi’, la volonta’ di chiudere c’e’. Se si decidesse per la revoca della concessione, servirebbe una legge da portare in votazione in Parlamento. Ma ancora in queste ore nel governo si ragiona sull’ipotesi di un accordo in due fasi: il via libera alla proposta dell’azienda e poi l’aumento di capitale che, “senza dare soldi ai Benetton”, ridimensionerebbe la presenza di Aspi. Soggetti interessati a entrare, assicurano piu’ fonti, ce ne sarebbero diversi, da Cdp a Poste Vita fino a fondi come Macquarie. Ma il passaggio e’ assai delicato. Una fonte Dem di governo osserva che quanto alla proposta dell’azienda sono stati fatti passi avanti importanti sui risarcimenti portati a 3,4 miliardi, ma soprattutto sulle tariffe, con la riduzione dei pedaggi e l’adeguamento alle indicazioni dell’Autorita’ dei trasporti e il principio per cui le tariffe sono remunerate solo a fronte di investimenti fatti. In piu’, Aspi non chiede di modificare la norma del decreto Milleproroghe che ha ridotto da 23 a 7 miliardi i risarcimenti dello Stato all’azienda in caso di revoca della concessione (anche se sulla norma e’ pendente un ricorso alla Consulta).

A fronte di questo pacchetto di interventi, che il M5s ha ritenuto “non sufficiente”, c’e’ anche la disponibilita’ di Atlantia, societa’ quotata in borsa, a scendere nell’azionariato. Ed e’ su questo piano che Conte cerchera’ probabilmente una mediazione. Tutto gli occhi sono puntati sui Cinque stelle. Una fonte Pd spiega che la consapevolezza diffusa nel governo e’ che la revoca della concessione porterebbe con se’ il rischio di un maxi risarcimento ad Aspi e del caos nella gestione delle autostrade. Ma c’e’ il timore che dietro questo dossier si giochi una partita tutta politica tra un pezzo di M5s e premier. “Abbiamo letto prese di posizione molto nette, da Di Maio a Buffagni, non sara’ facile per Conte convincerli”, dice un sottosegretario Dem. Fonti di governo pentastellate spiegano che qualche insofferenza ci sarebbe tra i parlamentari M5s per come Conte ha gestito il dossier: “Non puoi trattare per cosi’ tanto tempo con i Benetton…”. Ma aggiungono che in Cdm si cerchera’ una soluzione e che il dialogo con i ministri Pd non si e’ mai interrotto. Quel che non si puo’ fare, sostengono sia Iv che l’opposizione, con l’azzurra Maria Stella Gelmini, e’ nazionalizzare. E’ “surreale e incomprensibile” il dibattito sull’ingresso dello Stato, dice Teresa Bellanova: “Non e’ interessante quel che il privato mette sul tavolo. Quello che e’ dirimente e’ la tutela dell’interesse pubblico” con “controlli, sicurezza, efficienza”. “Revoca della concessione o esca la famiglia Benetton dall’azionariato”, dice dal M5s Roberto Traversi. Questo puo’ voler dire, secondo l’ala piu’ governista del M5s, anche la discesa di Atlantia a una quota del tutto minoritaria (le cifre, nelle ipotesi che circolano in queste ore, dal 30% fino al 5%). Ma c’e’ chi come Alessandro Di Battista e Barbara Lezzi non sembra disposto ad accontentarsi: “Deve essere revoca: siano resi noti i voti dei ministri in Cdm”.

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Economia

Kurz avverte Roma,”bene le riforme annunciate,ma fatele altrimenti niente recovery fund

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La cosa è insopportabile ma bisogna in qualche modo raccontarla. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ‘promuove’ le riforme di Roma. Ve lo sareste mai aspettato? Bene, dice Kurz, che si è autoproclamato controllore dei conti e delle riforme italiane, che   “l’abbattimento della burocrazia, la lotta all’evasione fiscale, sistemi economici competitivi” sono belle riforme e che “bisogna andare nella direzione del programma di riforme dell’Italia”. Così si potrà procedereall’esborso dei denari europei per la ripresa post-Covid. Il giovane cancelliere però  avverte anche l’Italia: “Non uniremo i debiti” con i trasferimenti a fondo perduto previsti dalla proposta messa sul tavolo dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel per il Recovery Fund. L’austriaco inoltre insiste: “La condizionalità è necessaria per evitare che le risorse siano spese per coprire buchi di bilancio”, perchè “in Italia già nel passato programmi di stimolo promossi dall’Europa non hanno avuto il successo sperato”. “Se i soldi fossero impiegati non per le riforme ma per i buoni vacanze o per l’aumento incondizionato di un salario minimo – chiarisce – non aiuterebbero il miglioramento della competitività” del Paese. Insomma, il cancelliere austriaco al guinzaglio della Germania, a poco meno di una settimana dal vertice europeo di venerdì e sabato, resta in linea con quella dei leader degli altri tre governi Frugali (Olanda, Danimarca e Svezia) ed in particolare con Mark Rutte, il premier olandese. Il principale campo di battaglia al vertice – come evidenzia anche il Financial Times – saranno comunque la grandezza del Fondo per il rilancio (750 miliardi in totale è la proposta) e la magnitudo del Bilancio Ue 2021-2027 (ora ridotto a 1.074 miliardi da 1.100). E’ possibile infatti che il prezzo da pagare per l’ok dei Frugali all’accordo dovra’ essere una sostanziale riduzione del primo ed un ulteriore snellimento del secondo. In cambio potrebbe restare immutata la ripartizione di due terzi e un terzo tra prestiti e aiuti, spiegano alcune fonti diplomatiche europee, che invitano tuttavia a trattare il ragionamento con grande cautela, perche’ i giorni che dividono dal summit saranno caratterizzati da un intenso lavoro diplomatico. Domani sera Giuseppe Conte sara’ infatti a Meseberg da Angela Merkel e da giovedi’, quando cenera’ a Bruxelles con Emmanuel Macron, saranno giorni di negoziato non stop. Obiettivo dell’Italia e’ che le risorse del Recovery Fund non siano ridotte – e su questo Conte ha mostrato un cauto ottimismo dopo aver incontrato Rutte – ma anche evitare che i fondi vengano vincolati a giudizi e veti dei partner europei, che li rendano difficilmente accessibili. A giocare di sponda con Conte saranno anche lo spagnolo Pedro Sanchez ed il portoghese Antonio Costa. Entrambi, in visite distinte, lunedi’ saranno da Rutte per cercare di ammorbidirne le posizioni e approfondire quello che uno dei principali quotidiani olandesi, il Telegraaf, indica come “l’offensiva dei Paesi del Sud”. E sempre nel tentativo di sbloccare la situazione, lo spagnolo martedi’ e mercoledi’ andra’ in Svezia per vedere un altro osso duro dei Frugali, lo svedese Stefan Lofven.

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