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Iv-Azione, “matrimonio” su zoom e ironia web

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Bello, onesto, leader centrista sposerebbe alleato disponibile. Alla fine il matrimonio tra Matteo Renzi e Carlo Calenda c’e’ stato, dopo un breve tira e molla buono per mettere a posto simboli, programma, leadership e suddivisione dei collegi. A distanza, per gli oltre 300 chilometri che separano Roma dalla Versiliana, dove Renzi si trova per presentare il suo libro, e per procura, con tanto di firma apposta dagli staff. Nessuna stretta di mano a suggellare il patto, ne’ tantomeno il bacio che il leader di Azione la scorsa settimana aveva riservato ad Enrico Letta. Come nel finale del film il ‘Laureato’, Calenda ne bacia uno sull’altare ma poi scappa con l’altro. E d’altronde i due di colpi di scena cinematografici ne hanno riservati negli ultimi giorni, primo fra tutti quello sfoderato in diretta su Rai3, ospite di Lucia Annunziata, dall’ex candidato sindaco di Roma: “Non intendo andare avanti con l’alleanza col Pd”, mettendo fine al flirt con il partito di Letta. Questione di feeling mancato e anche qualcosa di piu’, tanto che Calenda era arrivato a dire: “Non mi sento a mio agio con questo, non c’e’ dentro coraggio, bellezza, serieta’ e amore”. I due non si pigliano e se gli altri sotto il tetto dell’alleanza si chiamano Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Luigi Di Maio allora meglio avviarsi all’uscita. Con Matteo la musica e’ diversa: in principio furono il presidente e il ministro nei giorni del Governo Renzi. Nacque in quei giorni a Palazzo Chigi “un certo rapporto umano”, come lo definisce l’allora premier, che si cementa attorno ad episodi di colore, come quando racconto’ di aver mandato il suo ministro a mediare nella giungla del Mozambico tra due fazioni opposte nel corso di un viaggio istituzionale. “C’eravamo tanto…”, da quel momento il prosieguo della citazione non e’ poi cosi’ chiaro. Carlo e Matteo si beccano e si punzecchiano, poi si abbracciano e si mandano carezze. Come quando lo scorso febbraio, nei giorni successivi la rielezione del Presidente Mattarella al Quirinale, Calenda dice: “Gli ho voluto bene a Renzi, e’ nato facendo il rottamatore, e’ finito che e’ diventato una versione modernizzata di Mastella”, salvo poi urlare dal palco del congresso di Azione appena 15 giorni dopo: “Renzi? E’ stato il miglior presidente del Consiglio dai tempi di De Gasperi!”. I detrattori lo sanno e cavalcano l’onda della campagna elettorale. Sui social, regno incontrastato di Carlo (“con Calenda abbiamo sempre discusso – disse Renzi nel lontano 2018 – solo che lui adesso ha scoperto Twitter”), impazzano i video delle loro schermaglie. “Non mi alleo con Renzi, l’ho detto 6 milioni di volte”, la clip del segretario di Azione che va per la maggiore, ripresa anche dall’account di Forza Italia.

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Camera dei Deputati: al centrodestra 235 seggi, al centrosinistra 80, 51 al M5s, 21 Terzo Polo

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Sono 235 i seggi conquistati dal centrodestra alla Camera in seguito ai risultati delle elezioni politiche. Secondo i dati diffusi dal Viminale, la coalizione di centrosinistra avrà 80 seggi, il Movimento 5 Stelle 51, il Terzo Polo 21. Tre seggi vanno alla Suedtiroler Volkspartei e uno a “De Luca sindaco d’Italia”.

Nel proporzionale, Fratelli d’Italia conquista 69 seggi, la Lega 23, Forza Italia 22 e nessuno Noi Moderati. Nel centrosinistra 57 seggi per il Pd, 11 per Alleanza Verdi-Sinistra, nessuno per +Europa e Impegno Civico. Per M5S 51 seggi, 21 per il Terzo Polo e uno per Suedtiroler Volkspartei. Nell’uninominale, invece, il centrodestra ha conquistato 121 seggi, il centrosinistra 12, M5S 10, nessuno per il Terzo Polo, 2 per Suedtiroler Volkspartei e uno per Vale’e D’Aoste. A questi si aggiungono gli 8 deputati eletti all’estero: 4 per il Pd, due per la Lega e uno ciascuno per Maie e Movimento 5 Stelle.

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Redivivo Berlusconi: siamo noi il perno determinante della coalizione

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Silvio Berlusconi, dopo una campagna elettorale giocata da protagonista, rivendica i risultati ottenuti da Forza Italia. Il suo ‘centro’ si conferma “decisivo” per il successo della coalizione trainata da FdI e diventera’ garante di europeismo e atlantismo del prossimo governo. “Un buon rapporto con i nostri storici alleati degli Stati Uniti e dei maggiori Paesi dell’Unione Europea e’ essenziale per il futuro dell’Italia”, avverte il cav, che si impegna a lavorare in prima linea per il bene del Paese, chiedendo gia’ da ora un intervento contro il caro bollette. In un videomessaggio a commento dei dati elettorali, Berlusconi definisce “positivo” il risultato ottenuto dagli azzurri (che superano l”8% e tallonano la Lega), ma soprattutto si toglie un bel sasso dalla scarpa parlando del terzo polo. “La forte crescita di Fratelli d’Italia non e’ avvenuta ai nostri danni e il tentativo dei cosiddetti centristi di catturare i nostri voti e’ completamente fallito – rimarca -. Il loro limitato successo e’ andato a scapito del Partito Democratico”. Il leader forzista non dismette nemmeno per un minuto i panni di regista e collante della coalizione vincitrice: “Un’alleanza vera, che sono orgoglioso di avere fondato 28 anni fa – ricorda – e alla quale gli italiani hanno di nuovo affidato la responsabilita’ di governo del Paese. Faccio i miei complimenti a Giorgia Meloniper l’eccellente risultato ottenuto e ringrazio Matteo Salvini per il suo impegno come sempre generoso e leale in campagna elettorale”. Ieri notte il presidente di FI ha sentito sia la presidente di Fratelli d’Italia, sia il segretario leghista e i contatti tra i tre, da ora in poi, sono destinati ad aumentare esponenzialmente. Gli azzurri definiscono “indispensabile” il ruolo del loro partito per i numeri del futuro governo (soprattutto al Senato) e sono decisi a far pesare il loro contributo sia nelle scelte politiche, sia nel prossimo Cdm. Per il coordinatore Antonio Tajani, che si appresta ad entrare per la prima volta a Montecitorio, “il centrodestra e’ pronto a governare il Paese per i prossimi cinque anni. Forza Italia – afferma – sara’ l’anima europeista e liberale, la garanzia sul piano internazionale del prossimo esecutivo”. Dal Partito Popolare Europeo arriva subito la sponda: “Siamo fiduciosi che FI guidera’ il prossimo governo in un percorso che servira’ i migliori interessi del popolo italiano come parte di un’Europa forte e stabile. L’Italia e’ un’ancora per l’Europa e il nostro partito una bussola per i valori europeisti”. Berlusconi ritornera’ a Palazzo Madama ma – sottolineano dal suo entourage – non ambisce a fare il prossimo presidente del Senato. Il suo ruolo e’ piu’ nei contenuti. Non a caso, gia’ da adesso si pone come ‘guida’ dell’alleanza: “Gli italiani si aspettano che si dia subito corso agli impegni presi, a cominciare da quello contro il caro-bollette, che va immediatamente affrontato – esorta – anche con provvedimenti eccezionali per evitare che il costo dell’energia costringa le aziende alla chiusura e getti le famiglie sul lastrico”. Il futuro esecutivo? Sara’ “autorevole, capace di coinvolgere le energie migliori del Paese e di instaurare un dialogo proficuo e sereno con l’opposizione, pur nella chiara distinzione dei ruoli”.

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In Sicilia vince Schifani, flop del centrosinistra

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Nessun colpo di scena in Sicilia. Renato Schifani, sostenuto dal centrodestra, sara’ il nuovo presidente della Regione. Vince con circa il 40% e oltre una decina di punti di scarto. Anche se lo scrutinio va a rilento, il margine non potra’ essere colmato dal secondo, che a sorpresa – ma non troppo – e’ Cateno De Luca, che ha fatto corsa in solitario. Male il centrosinistra: la candidata Caterina Chinnici naviga intorno al 15%, poco dietro il candidato del M5s Nuccio Di Paola. Al momento il primato, come lista, se lo contendono M5s, FdI e Cateno De Luca ma per avere un quadro chiaro bisognera’ attendere i risultati definitivi. Il centrodestra, comunque, dovrebbe avere la maggioranza in Assemblea siciliana. “E’ una vittoria di tutto il centrodestra, tutti i partiti supereranno la soglia del 5% – dice Schifani che davanti ai cronisti fa il segno di vittoria con le dita – Ne sono felice perche’ ci sara’ stabilita’. Una maggioranza abbastanza qualificata rafforzera’ l’azione del governo anche perche’ tutti avranno pari dignita’, al di la’ dell’entita’ dei consensi che certo influiranno sulla composizione della giunta, ma ribadisco che sara’ il governo delle competenze”. Ammette la sconfitta De Luca che, nonostante gli exit poll lo davano in svantaggio di 13 punti, sperava che i dati reali ribaltassero le previsioni contando sul voto disgiunto, che c’e’ stato ma minimale. “Io ho perso, ma penso che i siciliani non abbiano vinto”, fa sapere quando era stato scrutinato appena il 5% delle sezioni. Per l’intero pomeriggio bocche cucite invece da parte dei dirigenti siciliani del Pd, con la segreteria chiusa e nessuna voglia di commentare: il segretario Anthony Barbagallo rimasto nel suo paese, a Pedara (Ct), Caterina Chinnici a Caltanissetta. L’unico a parlare e’ stato il segretario del Pd di Palermo, Rosario Filoramo: lo fa per annunciare che lascera’ la guida del partito. Nel M5s la delusione per il quarto posto di Di Paola e’ compensata dall’ottimo risultato della lista per le nazionali nei collegi uninominali, piazzandosi prima nell’Isola, ed eleggendo due parlamentari: Davide Aiello alla Camera e Dolores Bevilacqua al Senato. Riesce a conquistare due parlamentari nell’uninominale anche la lista ‘Sud chiama Nord’ di Cateno De Luca sindaco d’Italia, che piazza a Roma Dafne Musolino e Francesco Gallo. Quattordici su 18 i collegi che vanno al centrodestra che pero’ fallisce l’en plein. Mancano l’elezione alcuni big. Non ce l’hanno fatta l’ex ministro Stefania Prestigiacomo (Fi), la vice presidente al Senato di Fi Gabriella Giammanco, Bobo Craxi (Psi), l’ex sottosegretaria del M5s che si candido’ alle primarie progressiste Barbara Floridia, la deputata di Fi Matilde Siracusano. Eletto, invece, alla Camera, nel collegio uninominale di Agrigento, il candidato della coalizione dicentrodestra Calogero Pisano, al centro di una dura polemica a pochi giorni dal voto per avere pubblicato in passato alcuni post sui social con parole di apprezzamento per Adolf Hitler, oltre che di sostegno per Vladimir Putin. E un biglietto per il Senato l’ha staccato anche Nello Musumeci, per lui una bella rivincita dopo avere dovuto digerire il “no” degli alleati alla sua ricandidatura a governatore, difeso solo da FdI: ben 150mila voti e un seggio a Palazzo Madama.

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