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Economia

Italia, segnali di ripresa ma industria ancora debole: cresce la fiducia, frenano export e consumi

Secondo la Congiuntura flash di Confindustria, l’Italia mostra segnali di miglioramento grazie al calo dei costi energetici e alla fiducia degli investitori, ma l’industria resta in affanno e l’export risente dei dazi USA.

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L’economia italiana si muove tra timidi segnali di ripresa e persistenti criticità. La tregua tra Israele e Palestinariduce l’incertezza sui mercati internazionali e il calo del prezzo del petrolio alleggerisce i costi per imprese e famiglie. Tuttavia, il terzo trimestre si chiude con l’industria ancora in difficoltà e con servizi in crescita moderata, secondo quanto rileva la Congiuntura flash del Centro Studi di Confindustria.

Dazi USA e dollaro debole pesano sull’export

L’analisi evidenzia che i dazi statunitensi e la svalutazione del dollaro continuano a penalizzare l’export italiano, già messo alla prova dal rallentamento della domanda globale. Allo stesso tempo, il risparmio precauzionale delle famiglieresta alto, frenando la ripresa dei consumi interni.

Il governo prevede un deficit in calo al 2,8% nel 2026 e al 2,6% nel 2027, prospettando l’uscita dell’Italia dalla procedura europea per disavanzi eccessivi già nel 2026. La prossima manovra economica, del valore di circa 18 miliardi, sarà “quasi a saldo zero” e non dovrebbe incidere sul Pil, concentrandosi su taglio delle aliquote Irpef, sanità, investimenti e politiche familiari.

Investimenti in crescita e credito più accessibile

Dopo un secondo trimestre molto positivo (+1,6%), anche il terzo conferma la fase di espansione degli investimenti. A settembre migliora la fiducia dei produttori di beni strumentali, con aspettative più ottimistiche su ordini e produzione. Si riduce invece la fiducia nel comparto costruzioni, dove i giudizi sugli ordini restano negativi, ma i piani di nuovi cantieri mostrano segnali di recupero.

Il minore costo del credito favorisce i prestiti (+1,2% su base annua in agosto), sostenendo così investimenti e liquidità per le imprese.

Consumi e occupazione in lieve miglioramento

Nel secondo trimestre il reddito reale delle famiglie è cresciuto dello 0,3%, ma la propensione al risparmio, salita al 9,5%, ha limitato la spesa. I segnali del terzo trimestre appaiono migliori: la fiducia delle famiglie è risalita da 96,2 a 96,8 punti e le vendite di auto sono tornate a crescere (+0,4% su base annua).

L’occupazione registra una pausa in agosto, ma la variazione trimestrale resta positiva (+0,1%), così come le vendite al dettaglio (+0,3%).

Produzione industriale in calo, prospettive ancora deboli

Resta negativa la performance dell’industria italiana: in agosto la produzione è calata del 2,4%, dopo il +0,4% di luglio, con una variazione acquisita del -1,4% per il trimestre. Le prospettive per l’export di beni restano fragili, appesantite dalle tensioni commerciali e dal rallentamento globale.

Confindustria individua nel sostegno agli investimenti, nella stabilità politica e nella politica industriale europea i fattori chiave per consolidare la ripresa. In un quadro internazionale in evoluzione, l’Italia prova così a recuperare slancio, puntando su fiducia e sostenibilità economica.

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Economia

Fertilizzanti, la Ue prepara altri 300 milioni per aiutare gli agricoltori

La Commissione europea propone di rafforzare la riserva agricola della Pac con 300 milioni di euro aggiuntivi per sostenere gli agricoltori colpiti dall’aumento dei prezzi dei fertilizzanti e dalle conseguenze della guerra in Medio Oriente.

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La crisi dei fertilizzanti torna al centro dell’agenda europea. La Commissione Ue propone di rafforzare la riserva agricola della Pac con altri 300 milioni di euro, destinati a un sostegno mirato ed eccezionale per gli agricoltori colpiti dagli effetti della guerra in Medio Oriente e dall’aumento dei costi di produzione.

L’emendamento al bilancio europeo 2026

La misura è contenuta nell’emendamento al bilancio Ue 2026 adottato dall’esecutivo europeo. L’obiettivo è mettere a disposizione risorse aggiuntive per fronteggiare una fase di forte pressione sul settore agricolo, già esposto all’aumento dei prezzi dell’energia, dei trasporti e delle materie prime.

Bruxelles sta valutando anche l’entità delle risorse ancora disponibili nella riserva di crisi per l’anno in corso. Secondo le prime stime, potrebbero esserci poco più di 200 milioni di euro ancora utilizzabili.

Un tesoretto da oltre 500 milioni

Se le risorse residue saranno confermate, il pacchetto complessivo di aiuti potrebbe superare i 500 milioni di euro. La Commissione punta a utilizzare questi fondi per garantire liquidità e sostegno alle aziende agricole più esposte all’aumento dei prezzi dei fertilizzanti.

Il tema è particolarmente delicato perché i fertilizzanti restano legati ai mercati internazionali dell’energia, alle importazioni e alla stabilità delle rotte commerciali. Le tensioni in Medio Oriente hanno aggravato un quadro già fragile.

Il nodo dei costi per le aziende agricole

Per molte imprese agricole europee il costo dei fertilizzanti rappresenta una delle principali voci di spesa. L’aumento dei prezzi rischia di incidere sulle semine, sulla resa dei raccolti e sulla competitività delle produzioni.

La Commissione ha già indicato la necessità di un intervento straordinario, affiancato a misure di più lungo periodo per rendere l’agricoltura europea meno dipendente dalle crisi energetiche e dalle interruzioni delle forniture.

Aiuti mirati e sostegno alla liquidità

Il rafforzamento della riserva agricola della Pac non rappresenta una risposta strutturale al problema, ma un intervento d’emergenza per accompagnare gli agricoltori nella fase più difficile.

Bruxelles punta a combinare aiuti mirati, maggiore flessibilità nell’uso degli strumenti della Politica agricola comune e sostegno alla liquidità. La partita passa ora all’autorità di bilancio dell’Unione europea, chiamata a valutare e approvare l’incremento delle risorse.

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Economia

Rottamazione quinquies, parte la scelta degli enti locali su Imu, Tari, bollo e multe

Comuni, Regioni ed enti locali possono comunicare l’adesione alla rottamazione quinquies per i debiti affidati ad Agenzia entrate-Riscossione dal 2000 al 2023.

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Si apre una fase decisiva per la rottamazione quinquies dei debiti locali. Comuni, Regioni e altri enti territoriali possono comunicare all’Agenzia delle entrate-Riscossione la volontà di applicare la definizione agevolata ai carichi relativi alle proprie entrate affidati all’agente pubblico della riscossione.

Nel perimetro della misura rientrano, tra gli altri, debiti legati a Imu, Tari, bollo auto e multe stradali, purché affidati ad Agenzia entrate-Riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e dicembre 2023. Restano esclusi i debiti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei conti.

L’adesione non è automatica

La misura non scatta automaticamente per tutti i contribuenti. Ogni ente deve adottare un proprio provvedimento, pubblicarlo sul sito istituzionale e trasmetterlo ad Agenzia delle entrate-Riscossione entro il 30 giugno 2026.

Solo dopo questa scelta politica e amministrativa i cittadini potranno verificare se i propri carichi rientrano nella definizione agevolata. L’Agenzia ha già messo a disposizione degli enti il modello da utilizzare nella sezione “Enti creditori” del proprio sito.

Cosa cambia per i contribuenti

Per i contribuenti la domanda potrà essere presentata esclusivamente online tra il 16 settembre e il 31 ottobre 2026, secondo le modalità che Agenzia delle entrate-Riscossione pubblicherà entro il 15 settembre.

La definizione agevolata consente di chiudere i debiti pagando le somme dovute secondo le regole previste dalla rottamazione, con l’abbattimento di sanzioni, interessi e altri oneri nei casi previsti. Per le multe stradali, invece, l’agevolazione riguarda solo interessi, aggio e somme accessorie, mentre resta dovuta la sanzione principale.

Esclusi i riscossori privati

Il punto centrale riguarda il tipo di riscossione. La rottamazione quinquies estesa agli enti locali vale soltanto per i carichi affidati ad Agenzia delle entrate-Riscossione.

Non riguarda invece i tributi locali gestiti direttamente dagli enti o affidati a concessionari privati. Per questi casi la Legge di Bilancio 2026 prevede una definizione agevolata autonoma, che potrà essere introdotta dagli enti territoriali con delibere e regolamenti propri.

Una scelta che pesa sui bilanci locali

Per Comuni e Regioni l’adesione alla rottamazione è anche una scelta di bilancio. Da una parte può favorire il recupero di somme difficili da incassare. Dall’altra impone di valutare l’impatto della rinuncia a sanzioni e interessi.

La partita, quindi, non riguarda solo i contribuenti. Riguarda anche la capacità degli enti locali di trasformare vecchi crediti in entrate effettive, senza compromettere gli equilibri finanziari.

Scadenze strette e decisioni politiche

Il calendario è serrato. Gli enti hanno tempo fino al 30 giugno 2026 per decidere se aderire. I cittadini dovranno poi attendere metà settembre per conoscere le modalità operative e presentare la domanda entro il 31 ottobre.

La rottamazione quinquies diventa così un banco di prova per amministrazioni e contribuenti. Per gli enti è una scelta di opportunità. Per molti cittadini può essere l’occasione per chiudere pendenze accumulate negli anni con il fisco locale.

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Economia

Mps, Messina rilancia: “Intesa resta in gara se arriverà una controfferta”

Il ceo di Intesa Sanpaolo Carlo Messina apre alla possibilità di restare in corsa per Monte dei Paschi di Siena in presenza di una controfferta e definisce quella di Intesa come l’unica proposta concreta sul tavolo.

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Il risiko bancario italiano continua a muoversi e dal vertice di Intesa Sanpaolo arriva un nuovo segnale destinato a riaccendere il confronto attorno a Monte dei Paschi di Siena. Il ceo Carlo Messina (foto Imagoeconomica), intervenendo in un’intervista a Bloomberg Tv, ha dichiarato che il gruppo bancario resterebbe in corsa per l’istituto senese qualora dovesse emergere una controfferta.

L’apertura di Messina sul dossier Mps

“Rimarremmo in gara per Monte dei Paschi di Siena se ci fosse una controfferta”, ha affermato Messina, lasciando intendere che Intesa continua a monitorare con attenzione gli sviluppi del dossier.

Le dichiarazioni arrivano in una fase particolarmente delicata per il settore bancario italiano, caratterizzata da operazioni straordinarie, aggregazioni e strategie di consolidamento che coinvolgono alcuni dei principali istituti del Paese.

“Alte probabilità di successo”

Secondo il numero uno di Intesa Sanpaolo, l’offerta presentata su Monte dei Paschi di Siena presenta “alte probabilità di successo”. Messina ha inoltre evidenziato come la componente in denaro prevista nell’operazione rappresenti una risposta diretta alle mosse dei concorrenti.

Una sottolineatura che conferma come la competizione sul mercato bancario italiano resti particolarmente vivace e aperta a possibili sviluppi nelle prossime settimane.

“La nostra è l’unica offerta reale”

Nel corso dell’intervista, il manager ha rivendicato la solidità della proposta avanzata dal gruppo, sostenendo che quella di Intesa sia “l’unica offerta reale” sul tavolo.

Parole che rafforzano la posizione della banca guidata da Messina e che si inseriscono nel più ampio confronto tra gli operatori finanziari interessati alle future dinamiche di consolidamento del sistema bancario italiano.

Il valore strategico di Monte dei Paschi

La partita che ruota attorno a Monte dei Paschi di Siena continua a essere considerata centrale per gli equilibri del settore creditizio nazionale. L’istituto senese rappresenta infatti uno degli asset più rilevanti nel processo di riorganizzazione del comparto bancario, con implicazioni che riguardano quote di mercato, presenza territoriale e prospettive di crescita.

Le prossime mosse dei soggetti coinvolti saranno decisive per comprendere se il confronto resterà aperto oppure se si arriverà rapidamente a una definizione dell’operazione.

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