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Italia-Santa Sede, anniversario dei Patti Lateranensi: torna un clima di dialogo

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 Archiviate le polemiche sulla gestione della questione migranti, il clima tra Italia e Santa Sede sembra sereno come non lo era da tempo. E il ‘pontiere’ tra le due sponde del Tevere e’ proprio il premier Giuseppe Conte che ha sempre avuto ottimi rapporti con il Vaticano e ora, nella sua veste di leader, rafforzato nel governo ‘due’ che lo vede alla Presidenza del Consiglio, e’ un punto di forza per il buon clima di dialogo. Quella di domani pomeriggio a Palazzo Borromeo, all’ambasciata italiana presso la Santa Sede, in occasione del 91/mo anniversario dei Patti Lateranensi e del 36/mo dell’Accordo di modifica del Concordato, sara’ la prima bilaterale Italia-Vaticano per il governo M5s-Pd. In questi mesi i contatti tra governo italiano e Vaticano e Cei sono stati numerosi. Il premier Giuseppe Conte ha da sempre un filo diretto con il mondo della Chiesa.

Proprio di recente ha avuto un confronto pubblico, e in grande sintonia, con il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin (tema: il Mediterraneo). Giovedi’ il premier e’ attesto anche all’assise dell’Ucid, l’organizzazione degli imprenditori cattolici, in un confronto, questa volta, con il Presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti. Ma anche la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha presenziato la scorsa settimana un incontro di Azione Cattolica sulla figura di Vittorio Bachelet e ha rappresentato il governo alla cerimonia dei 52 anni della Comunita’ di Sant’Egidio. Ed e’ proprio la nuova politica sul fronte migranti, portata avanti dalla titolare degli Interni, ad avere ristabilito un clima piu’ che positivo. Sintonie e occasioni di dialogo ci sono state anche con gli altri membri dell’esecutivo che si e’ insediato dopo la crisi estiva del governo giallo-verde. Superato dunque il macigno della politica anti-immigrati del leader della Lega ed ex ministro Matteo Salvini, le posizioni degli esponenti della Chiesa rispetto all’attuale governo si sono molto ammorbidite. Passi in avanti si sono registrati anche su quei tavoli riguardanti la ricostruzione delle chiese post-terremoto: dopo mesi stand-by sono state attivate le delibere e anche questo era un tema molto caro alla Chiesa italiana. Resta qualche tema aperto, dalle scuole paritarie alle questioni di bioetica. Domani l’occasione per un confronto anche su questo.

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In arrivo dl liquidità, Conte tratta per sciogliere nodi

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Nel governo si tratta fino all’ultimo miglio in vista del Consiglio dei ministri chiamato a varare, nelle prossime ore, l’atteso decreto liquidita’. La trattativa resta delicata e al centro delle tensioni interne alla maggioranza non c’e’ solo la quota di garanzia statale da assicurare per i prestiti bancari alle imprese ma, soprattutto, il ruolo di Cassa Depositi Prestiti. In mattinata il premier Giuseppe Conte convoca il titolare del Mef Roberto Gualtieri e l’ad di Cdp Fabrizio Palermo. In serata il governo sembra avvicinarsi ad una quadra. Ma il Cdm previsto per lunedi’ alle 11:30 non e’ ancora ufficialmente convocato. Il rischio e’ di un ulteriore slittamento, magari di una manciata d’ore. Al Cdm, oltre al decreto liquidita’, sono attesi il decreto scuola e il provvedimento per l’estensione del golden power. Nel dl liquidita’ sara’ inserita una ulteriore sospensione delle scadenze fiscali. Ma e’ il tema delle garanzie ai prestiti alle aziende a tenere banco. Il confine tra la necessita’ di erogare denaro fresco in tempi rapidi e le opportune verifiche della solvibilita’ di chi chiede il prestito e’ piu’ che mai labile, nell’era del coronavirus. “La garanzia statale sia al 100% per prestare a aziende e partite Iva somme pari al 25% del fatturato 2019”, insiste il leader di Iv Matteo Renzi. Ma in serata il titolare del Mise Stefano Patuanelli illustra un dl parzialmente diverso. La dotazione del Fondo di Garanzia per le Pmi salira’ a 7 miliardi, con la capacita’ di generare liquidita’ fino a 100 mld. La garanzia al 100%, senza valutazione del credito, e’ per i prestiti fino a 25mila. Per i prestiti fino a 800mila euro la garanzia e’ al 100% ma con una valutazione della solvibilita’. “La garanzia sara’ al 90% per i prestiti fino a 5 mln di euro, potendo arrivare al 100% con la controgaranzia dei Confidi e con una valutazione che tiene conto solo della situazione pre-crisi Covid-19”, spiega Patuanelli. Sui prestiti alle grandi aziende nel Mef si continua a spingere fino all’ultimo affinche’ lo Stato dia garanzie attraverso Sace, scorporando quest’ultima da Cdp e facendola acquisire direttamente dal Mef. Ma il M5S tiene il punto. “Cosi’ si snatura totalmente Cdp, e quindi il sistema”, sottolinea una fonte qualificata M5S. In tarda serata arriva uno schema d’intesa: ad immettere garanzie nei prestiti alle grandi aziende – e occuparsi della valutazioni di solvibilita’ – sara’ Sace che, tuttavia restera’ una controllata di Cdp. Conte, dopo il dl liquidita’, si concentrera’ sulle riaperture e cresce l’ipotesi di una cabina di regia che comprenda un numero ridotto (3, si fa come esempio) di governatori e sindaci, oltre ai rappresentanti delle parti sociali e del comitato scientifico. Un modo, spiega un ministro Pd, anche per includere le opposizioni visto che i governatori del Nord sono tutti appannaggio del centrodestra (e nella maggioranza si pensa a Luca Zaia). La cabina di regia sara’ attiva anche sul decreto aprile, che seguira’ al dl liquidita’. Decreti sui quali nel pomeriggio tornano a vedersi governo (con i ministri D’Inca’ e Gualtieri) e Lega, Fi, Fdi e Cambiamo con Toti. Gli emendamento delle opposizioni che saranno assorbiti nel dl Cura Italia saranno pochi ma gli ordini del giorno in Aula potrebbero essere trasformati in proposte da inserire nel dl aprile, per il quale sara’ necessario nuovo deficit. Prima, pero’, a Palazzo Chigi e al Mef si guarda alla direzione che prendera’ l’Ue. La battaglia dell’Italia sugli eurobond – in una formula che li leghi esclusivamente alla crisi coronavirus – sara’ condotta fino alla fine. E senza un’apertura dei falchi difficilmente all’Eurogruppo di martedi’ Roma accettera’ l’utilizzo del Mes, anche nella sua versione “light”.

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In Italia 50 milioni di mascherine, Di Maio: “impossibile senza estero”

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Dall’inizio della diffusione del coronavirus, sono arrivati in Italia oltre 50 milioni di mascherine ed altre ne arriveranno nei prossimi giorni. Un numero enorme, ma non abbastanza per soddisfare la richiesta che, stando a quanto riferito dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, si aggira intorno ai 100 milioni di mascherine al mese, circa 3 milioni al giorno. Per questo lo stesso titolare della Farnesina ha invitato oggi ad evitare le polemiche “sui soldi che spendiamo per comprare mascherine e ventilatori all’estero”. “Non e’ il momento delle polemiche perche’ senza acquisti dall’estero sarebbe impossibile fronteggiare il nostro fabbisogno”, ha sottolineato Di Maio a margine della sua visita all’aeroporto militare di Pratica Di Mare, dove ha accolto l’arrivo di medici e infermieri dall’Ucraina e di aiuti sanitari dall’Egitto. Al momento, ha spiegato, “la produzione interna non consente di raggiungere neanche la meta’ del fabbisogno”. “E’ logico che abbiamo avuto aiuti – ha aggiunto – ma anche che abbiamo avuto bisogno di comprare all’estero. E se abbiamo potuto comprare all’estero e’ grazie al fatto che abbiamo avuto dai governi anche la possibilita’ di esportare i prodotti che compravamo”. E intanto nelle dogane di tutta Italia continua senza sosta il lavoro dei funzionari dei Monopoli, oggi piu’ che mai impegnati sul fronte del controllo dei beni in partenza e in arrivo in Italia. Negli ultimi dieci giorni sono state requisite ai confini circa 1,8 milioni di mascherine e altro materiale sanitario, come guanti in lattice, dispositivi per la respirazione e ventilatori polmonari. Uno stop all’esportazione previsto dallo stesso decreto “Cura Italia”, firmato dal premier Giuseppe Conte. Tutto il materiale fermato in dogana viene poi messo a disposizione della Protezione Civile che decide quale ente ne beneficera’. Un lavoro che si accavalla a quello di sdoganamento della merce. Solo negli ultimi due giorni i funzionari Adm hanno dato il via libera per circa 16 milioni di mascherine. Numeri che saranno analizzati e presentati accuratamente nei prossimi giorni. Oltre al materiale requisito, inoltre, ci sono altre centinaia di migliaia di prodotti sanitari fermi in attesa di autorizzazione, da La Spezia a Bologna, da Fiumicino a Malpensa. Quello delle mascherine e’ un tema caldo in questi giorni e sono molte le aziende italiane che si stanno riconvertendo per produrre i dispositivi di protezione. Non solo industrie e aziende, ma in prima linea, da oggi, ci sono anche tre carceri: Bollate, Salerno e Rebibbia. Si tratta di “otto impianti automatizzati che nell’arco di 15 giorni consentiranno di produrre 400 mila mascherine al giorno, i quali potranno progressivamente aumentare”, ha spiegato il commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri. “Non solo le istituzioni l’esercito e le amministrazioni regionali, ma anche i detenuti possono dare un contributo a questa guerra – ha concluso -. Questo ci da’ ancora piu’ forza per andare avanti”.

 

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Asse Parigi-Berlino per Mes light ma cercano una intesa con l’Italia

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Asse Parigi-Berlino su una versione light del Meccanismo europeo di stabilita’ per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Ma l’Italia dice no: la risposta adeguata, insiste il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, non puo’ che passare per l’emissione comune di bond europei. In vista dell’Eurogruppo di martedi’ i ministri Le Maire e Scholz si presenteranno con una posizione comune, che appoggia tutte le misure a breve termine, incluso l’utilizzo del Mes con condizionalita’ molto alleggerite. Una posizione cui pero’ continua a opporsi Roma perche’, e’ il ragionamento ripetuto dal governo italiano, il Mes resta “uno strumento inadeguato a gestire questa crisi” e potrebbe essere sfruttato solo cambiando completamente pelle e diventando un fondo per la lotta alla pandemia, senza condizionalita’, mantenendo dello schema attuale, di fatto, “solo il nome”. In giornata la Commissione aveva cercato di diversificare il dibattito, allontanandolo dalla battaglia anche ideologica sui Coronabond contro il Mes, invitando a parlare delle altre opzioni sul tavolo. “Ce ne sono molte in preparazione” aveva detto il vicepresidente della Commissione Ue responsabile dell’economia, Valdis Dombrovskis, cercando di attirare l’attenzione sugli strumenti operativi da subito per arginare le perdite. Dagli aiuti di Stato allentati, estesi proprio oggi fino a fine anno, al nuovo piano da 200 miliardi per le imprese della Banca europea degli investimenti. L’Eurogruppo di martedi’ avra’ un’agenda molto ricca. L’Europa aggiunge munizioni all’arsenale con cadenza quasi quotidiana, per rendere la risposta economica il piu’ potente possibile. E anche per dare l’immagine di un’Unione d’accordo quasi su tutto. Oltre alla Bei, che portera’ al tavolo la creazione di un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese europee liquidita’ per investimenti, c’e’ poi il Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione Ue ha messo in campo per rimpolpare la cassa integrazione dei 27, e il re-indirizzamento dei fondi strutturali. A tutto questo, l’Eurogruppo dara’ il suo ok senza riserve. Ma quando si arrivera’ a discutere del post-crisi, cioe’ di come – e se – ne usciranno le economie e i conti dei Paesi piu’ in difficolta’, la discussione si animera’. Il lavoro preparatorio fatto dagli sherpa dei ministri e’ avanzato su un solo punto: il Meccanismo europeo di stabilita’. Questo perche’ il Mes e’ l’unico strumento ufficialmente sul tavolo fin dal primo momento, visto che e’ l’arma europea contro gli shock economici, l’unica che puo’ intervenire finanziariamente quando un Paese entra in difficolta’ e non riesce a fare fronte ai pagamenti. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, in queste settimane di negoziati e contatti tutti i 19 sono almeno d’accordo ad alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. “Non ci devono essere assurde condizionalita’ e non ci sara’ nessuna troika nel Paese”, assicura il ministro dell’economia tedesco Olaf Scholz, descrivendo il lavoro che si fa in queste ore. L’idea e’ di avere un solo tipo di condizionalita’, uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza, quindi sufficientemente vaga da non esporre le debolezze di nessun Paese. La Francia si allinea alla Germania sul Mes, ma non rinuncia al ruolo di mediazione tra il Nord e il Sud. Sul tavolo dell’Eurogruppo ci sara’ quindi anche la proposta francese di dare vita a un fondo temporaneo, gestito dalla Commissione Ue, che emetta bond sul mercato con garanzie comuni. Parigi e’ infatti convita che, anche se tutti accettassero politicamente l’idea degli eurobond, non sara’ mai un’operazione di breve termine. Il direttore generale del Mes, Klaus Regling, ricorda che per dare vita ad uno strumento del genere servirebbero dai 7 mesi a un anno. Ma l’economia, soprattutto di chi è piu’ malmesso, non puo’ aspettare cosi’ tanto. Chi e’ contrario al Mes, Italia in testa, lo e’ anche perche’ non lo ritiene sufficiente: un prestito pari al 2% del Pil del proprio Paese non basta a rilanciare l’economia. Ma per tutto il resto, c’e’ la Bce: l’attivazione del Mes e’ il prerequisito che consentirebbe alla Bce di tirare fuori il suo bazooka, cioe’ l’Omt. Le consentirebbe di acquistare titoli di Stato in quantita’ illimitata, di fatto azzerando il rischio sul debito.

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