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Italia 2006, vent’anni dopo Berlino fa ancora male: il ricordo dell’ultimo Mondiale vinto

A vent’anni dal trionfo di Berlino contro la Francia, l’Italia guarda al Mondiale 2026 da spettatrice. Il ricordo del rigore di Grosso e della Coppa alzata da Cannavaro diventa il simbolo di un calcio azzurro rimasto senza eredi.

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Il 9 luglio 2006 resta una data scolpita nella memoria collettiva del calcio italiano. Il rigore di Fabio Grosso, la Coppa alzata da Fabio Cannavaro  (foto Imagoeconomica in evidenza), l’abbraccio di una squadra diventata popolo: Berlino fu l’ultima notte davvero mondiale dell’Italia. Vent’anni dopo, mentre si gioca il Mondiale 2026 senza gli azzurri, quel ricordo è insieme orgoglio e ferita. L’Italia ha saltato per la terza volta consecutiva la fase finale, dopo le mancate qualificazioni del 2018 e del 2022.

La notte di Berlino

La finale contro la Francia, giocata all’Olympiastadion di Berlino, finì 1-1 dopo i supplementari: rigore di Zidane, pareggio di Materazzi, poi la sequenza perfetta dal dischetto. L’ultimo tiro fu di Grosso, quello che consegnò all’Italia il quarto titolo mondiale della sua storia.

Quella squadra partì dentro il clima pesantissimo di Calciopoli e tornò travolta da una festa immensa. Da Pratica di Mare al Circo Massimo, il Paese riconobbe in quei giocatori qualcosa che andava oltre il calcio: una rivincita, un sollievo, forse anche un’illusione.

Che fine hanno fatto gli eroi del 2006

Molti protagonisti di quella nazionale hanno scelto la panchina: Grosso, Cannavaro, De Rossi, Pirlo, Gattuso, Inzaghi, Camoranesi. Altri sono rimasti nel calcio con ruoli diversi: Buffon dirigente azzurro, Del Piero commentatore, Toniopinionista, Perrotta e Zambrotta impegnati tra associazionismo, settore giovanile e scuole calcio.

Restano figure simboliche anche Materazzi, uomo del gol in finale e della testata di Zidane, e Totti, campione ancora sospeso tra memoria, immagine pubblica e ricerca di un ruolo definitivo nel calcio.

Un gruppo diventato leggenda, ma senza vera eredità

Il paradosso è tutto qui: quella squadra fu fortissima, ma non generò una nuova stagione vincente. Dopo Berlino il calcio italiano ha vissuto anni di arretramento tecnico, crisi di talenti, eliminazioni dolorose e ricostruzioni mai davvero compiute.

Non ci sono più Gigi Riva, monumentale team manager di quella nazionale, né Pietro Lombardi, il magazziniere “Spazzolino” amatissimo dai giocatori. Restano i ricordi, le immagini, le frasi ripetute dai protagonisti. Cannavaro lo ha detto più volte: solo col tempo hanno capito davvero cosa avevano fatto, rendendo felice un popolo intero.

Il rischio di vivere guardando indietro

Berlino 2006 è un patrimonio emotivo, ma anche uno specchio severo. Più quel ricordo è bello, più misura la distanza dal presente. L’Italia di oggi non è al Mondiale, mentre il mondo va avanti.

Vent’anni dopo, il rigore di Grosso continua a far sorridere e tremare. Ma forse il modo migliore per onorare quella notte non è continuare a rimpiangerla. È chiedersi perché da allora il calcio italiano non sia più riuscito a costruire un futuro all’altezza della sua memoria.

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Ciro Immobile dice basta: addio al calcio dopo 350 gol

Ciro Immobile annuncia il ritiro dopo una carriera da 656 partite e 350 gol. È stato campione d’Europa, quattro volte capocannoniere e Scarpa d’Oro.

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Ciro Immobile lascia il calcio giocato. A 36 anni, dopo 656 partite e 350 gol conteggiati nel bilancio complessivo della sua carriera, l’attaccante di Torre Annunziata ha annunciato il ritiro.

La notizia è stata comunicata dal Paris FC, il club nel quale si era trasferito nel febbraio 2026 dopo le esperienze con Besiktas e Bologna. In Francia ha disputato l’ultima parte di una carriera professionistica durata 17 anni.

«Ciro Immobile è una leggenda», ha sottolineato il club parigino. Alla base della decisione anche la volontà dell’attaccante di dedicare più tempo alla famiglia.

Gli anni da leggenda con la Lazio

La parte più importante della carriera resta quella vissuta con la Lazio. In otto stagioni Immobile è diventato il miglior marcatore nella storia del club biancoceleste, con 207 reti in 340 presenze considerando tutte le competizioni.

Con la Lazio ha conquistato una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. Nel suo palmarès figurano anche una Supercoppa di Germania con il Borussia Dortmund e una Supercoppa di Turchia con il Besiktas.

È stato capocannoniere della Serie A quattro volte. Nel 2020 ha vinto la Scarpa d’Oro grazie ai 36 gol segnati in campionato, eguagliando il primato realizzativo stabilito da Gonzalo Higuain.

Il trionfo europeo con l’Italia

Con la Nazionale italiana Immobile ha collezionato 57 presenze e realizzato 17 reti. Ha partecipato alla vittoria dell’Europeo disputato nel 2021, segnando due gol durante il torneo concluso con il successo sull’Inghilterra a Wembley.

Dagli inizi a Torre Annunziata al settore giovanile della Juventus, la sua carriera lo ha portato a indossare anche le maglie di Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC.

Si chiude così il percorso di uno degli attaccanti italiani più prolifici della sua generazione. Titoli, record e una Scarpa d’Oro certificano il valore di un centravanti capace di costruire la propria leggenda soprattutto attraverso i gol.

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Napoli, accordo per Badiashile: ad Allegri il gigante della difesa

Il Napoli chiude l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il difensore arriverà in prestito con diritto di riscatto per rinforzare il reparto di Allegri.

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Dopo quasi un mese di trattative, il Napoli ha raggiunto l’accordo con il Chelsea per Benoît Badiashile. Il via libera di Aurelio De Laurentiis ha sbloccato l’operazione: restano da completare lo scambio dei documenti, le visite mediche e la firma prima dell’annuncio ufficiale.

Il difensore francese, fortemente voluto dal direttore sportivo Giovanni Manna e da Massimiliano Allegri, arriverà in prestito oneroso con diritto di riscatto.

Operazione da 30 milioni più bonus

Il Napoli verserà subito tre milioni di euro al Chelsea. L’opzione per l’acquisto definitivo è stata fissata a 27 milioni, mentre un ulteriore milione di bonus sarebbe legato alla conquista dello scudetto.

L’investimento complessivo potrà quindi raggiungere i 30 milioni in caso di riscatto, salendo potenzialmente a 31 con il bonus. Manna è riuscito a evitare l’inserimento dell’obbligo di acquisto, lasciando al club la possibilità di valutare il rendimento e le condizioni fisiche del giocatore durante la stagione.

Con Badiashile sarebbe già stata raggiunta un’intesa per un contratto fino al 2031, con uno stipendio vicino ai 2,5 milioni netti all’anno, destinato a entrare pienamente in vigore in caso di riscatto.

Il francese ha scelto Napoli

Decisiva è stata la volontà del calciatore, che avrebbe respinto altre proposte provenienti dalla Premier League per aspettare gli azzurri. Badiashile aveva già conosciuto l’atmosfera dello stadio Maradona e avrebbe indicato Napoli come destinazione preferita.

Il difensore è atteso in Italia nei prossimi giorni. Le visite mediche dovrebbero svolgersi all’inizio della settimana a Villa Stuart, a Roma. Superati i controlli, potrà raggiungere Allegri a Castel Volturno.

Un rinforzo per l’emergenza difensiva

Mancino, alto 194 centimetri e dotato di una buona tecnica individuale, Badiashile può garantire forza fisica, qualità nell’impostazione e pericolosità sui calci piazzati.

Il suo arrivo assume particolare importanza considerando le assenze di Alessandro Buongiorno e Luca Marianucci e i problemi fisici che hanno rallentato la preparazione di Sam Beukema. Allegri spera di poter convocare il francese già per la prima giornata di campionato contro il Genoa.

Dopo Costantino Favasuli, il Napoli si prepara così ad accogliere il secondo rinforzo della nuova stagione e a consegnare al tecnico il centrale necessario per affrontare l’emergenza nel reparto arretrato.

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Tamberi è tornato: oro europeo nel giorno di Camilla, Sioli bronzo

Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto a Birmingham. Oro con 2,32 metri nel giorno del compleanno della figlia Camilla; Sioli è bronzo.

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Il primo oro da papà arriva nel giorno del primo compleanno della figlia Camilla. Gianmarco Tamberi torna sul trono europeo del salto in alto conquistando a Birmingham la medaglia d’oro con 2,32 metri.

Mezza barba, pretattica e spettacolo: Gimbo ritrova i gesti e la forza mentale dei giorni migliori. Dopo un errore iniziale a 2,18, l’azzurro cresce salto dopo salto fino alla misura decisiva. L’ucraino Oleh Doroshchuk si ferma a 2,30 e conquista l’argento. Festa doppia per l’Italia grazie al bronzo di Matteo Sioli con 2,27.

«Camilla mi ha dato la forza»

Tamberi dedica il successo alla figlia e alla famiglia, presenti allo stadio insieme alla moglie Chiara.

«È tutto speciale. È stata Camilla a darmi la forza di reagire dopo Parigi, il motivo per cui ho continuato e mi sono rimesso in gioco. Non poteva continuare a vedere il “babà”, come mi chiama lei, prendere schiaffi a destra e a sinistra».

Il campione marchigiano trasforma la vittoria anche in un messaggio per chi sta affrontando un momento difficile: «Continuate a crederci e a lottare. Giocatevela sempre con voi stessi, perché chi continua a investire alla fine vince».

“Guess who’s back”

Dietro al numero di gara Tamberi aveva scritto “Guess who’s back”, indovina chi è tornato. Una profezia preparata prima di lasciare la camera d’albergo.

«Sapevo che sarebbe successo. Sentivo di stare bene, anche se in pochi mi credevano quando le gare andavano male. È come se il mio corpo aspettasse il momento che conta per venire fuori».

L’oro cancella due anni segnati dalla delusione dei Giochi di Parigi, dai problemi fisici, dai calcoli renali e da un difficile avvicinamento agli Europei. Dopo avere definito “terribili” i salti delle qualificazioni, Tamberi ha ritrovato in finale talento, coraggio e quella capacità di esaltarsi nelle grandi occasioni che ha caratterizzato la sua carriera.

«Che sollievo. Sono stati due anni difficili e non ho mai smesso di crederci. So quello che ho fatto per arrivare qui. Non faccio mai un passo indietro, ci arrivo a muso duro. Mi basta sapere che ne è valsa la pena».

Poi le capriole, il morso alla medaglia e l’abbraccio alla famiglia. Gimbo è tornato. Nel giorno più bello per papà Tamberi.

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