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Ischia Safari 2019, l’edizione dei record per presenze e per qualità dell’offerta delle eccellenze enogastronomiche

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“È il cibo che racconta il Belpaese”. È stato il claim di questa quinta edizione di Ischia Safari. La filosofia che ha animato la due giorni di promozione delle eccellenze dell’enogastronomia italiana sull’Isola Verde non è cambiata, come non sono cambiati gli obiettivi: Ischia Safari è un evento benefico.

Ischia Safari 2019: prelibatezze, eccellenze e tutto quanto fa tendenza nel mondo dei sapori

Serve anche a raccoglie fondi che vengono donati ad Istituti alberghieri (acquisto di strumenti didattici e borse di studio) per aiutare giovani studenti a crescere e a diventare protagonisti nel mondo della ricettività, dell’accoglienza, della ristorazione in Italia e nel mondo. L’anno scorso hanno beneficiato di fondi gli studenti di un alberghiero di Giarre, in Sicilia. Quest’anno le risorse raccolte andranno ad un Istituto di Matera.

È stata una edizione che ha rafforzato la vocazione di Ischia Safari a far conoscere la buona educazione a tavola con una eccellente offerta anche culturale e scientifica. L’italia è un paese meraviglioso sotto il profilo dei giacimenti culturali che sono meta di pellegrinaggio di turisti. Ma l’italia è anche il giardino d’Europa che ha lungo lo Stivale tante cattedrali del sapore.

Non c’è territorio, area costiera o interna , regione d’Italia che non possa essere raccontata oltre che da monumenti o antiche vestigia anche dai prodotti della terra o i cibi che sono prelibatezze che rimandano a storia, tradizioni e popoli. È questa l’Italia più bella, quella vera, quella che viene raccontata con saperi e sapori a Ischia Safari.

Il clou di Ischia Safari si è celebrato tra gli oltre duecento stand sistemati nel parco idrotermale del Negombo di Lacco Ameno dove chef stellati, cuochi, pasticcieri, artigiani del gusto hanno offerto a circa 4000 persone ogni bendidio, in ogni forma, consistenza, sapore, cottura: carne, pasta, legumi, formaggi, pasticcini, vini, spumanti e ogni leccornia che possa venirvi in mente, chi è stato a Ischia Safari ha potuto assaggiarla, gustarla, mangiarla. Dal panino, all’hamburger al piatto dello chef stellato.

 

Ischia, il safari dei gusti tra gli stand del Negombo: in ogni posto d’Italia c’è un prodotto o un produttore che raccontano il territorio

Quest’anno c’erano diciotti Chef italiani con una, due e tre stelle Michelin che cucinavano e servivano a tavola migliaia di persone.  Sarebbe folle voler ricordare ogni ristorante, ristoratore, Chef, cuoco, pasticciere, artigiano del gusto. Hanno tutti partecipato con generosità ad una iniziativa che è allo stesso tempo benefica e di promozione delle eccellenze del territorio italiano.

Andare sul sito web di Ischia Safari può aiutarvi a capire chi c’era, che cosa hanno portato a Ischia Safari i signori del cibo che fanno grande l’Italia nel mondo al pari dei grandi della moda, della scienza, dell’intelletto e dell’ingegno. L’italia del buon cibo e della cucina sostenibile è anche un volano dell’economia di un paese che vuole crescere in ogni campo.

 

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Coldiretti porta a Berlino le merendine a km zero: al Fruit Logistica debutta NutriHub, il distributore di snack salutari

Coldiretti Campania presenta a Berlino NutriHub, il distributore automatico di snack salutari e a chilometro zero, alternativa ai prodotti ultra processati.

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Sbarca al Fruit Logistica di Berlino, uno dei più importanti appuntamenti mondiali per l’industria ortofrutticola, NutriHub:  un progetto innovativo realizzato con Coildiretti Campania e dedicato alla promozione di snack salutari e a chilometro zero attraverso un distributore automatico.

L’iniziativa punta a offrire un’alternativa concreta ai prodotti ultra processati, valorizzando produzioni agricole locali selezionate secondo criteri di qualità e sostenibilità.

Il progetto e la sua valenza nutrizionale

NutriHub nasce con l’obiettivo di incidere sulle abitudini alimentari, in particolare dei più giovani, proponendo merende sane e sostenibili. Il progetto è ideato e coordinato dalla biologa nutrizionista Francesca Marino, responsabile scientifica dell’iniziativa.

La selezione dei prodotti avviene con il supporto di Campagna Amica, il marchio di Coldiretti dedicato alla filiera agricola italiana, per garantire tracciabilità, qualità e origine locale delle materie prime.

Coldiretti e filiera agricola al centro

Il ruolo di Coldiretti Campania è centrale nella costruzione del progetto. Il direttore regionale Salvatore Loffreda ha sottolineato come la selezione dei prodotti da Campagna Amica rappresenti una garanzia di sostenibilità ambientale e valorizzazione dell’agricoltura territoriale.

Obiettivi e prime applicazioni

Tra gli obiettivi dichiarati di NutriHub vi è la diffusione dei distributori automatici in scuole, ospedali e luoghi pubblici, con l’intento di promuovere una sana alimentazione e ridurre l’impatto ambientale legato al consumo di snack industriali.

La presentazione ufficiale a Berlino

I lavori dell’evento di presentazione sono aperti dall’intervento di Salvatore Loffreda. Segue la relazione di Francesca Marino, che illustra struttura, finalità e basi scientifiche del progetto NutriHub.

La parte tecnica è affidata a Mario D’Antuono di EspressoMat, che ha messo a disposizione il distributore automatico. I prodotti sono presentati da Enrico Amico, fondatore della O.P. Amico Bio.

La dimensione scientifica dell’iniziativa è rafforzata dalla presenza del direttore generale dell’Asl di Caserta, Antonio Limone, partner del progetto.

All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, a testimonianza dell’interesse istituzionale della Regione Campania. Le conclusioni sono state affidate all’intervento del Magnifico Rettore Matteo Lorito, a conferma dell’attenzione del mondo universitario verso un progetto rivolto in particolare agli studenti.

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Vino bio nel Parco di Pompei, nasce il “vino pompeiano”: due rossi e un bianco tra archeologia e viticoltura

Nel Parco archeologico di Pompei nasce un progetto di vino biologico con due rossi e un bianco, frutto di un partenariato innovativo tra pubblico e privato.

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Nel Parco archeologico di Pompei prende forma un progetto che unisce ricerca storica e viticoltura di alta qualità: il “vino pompeiano”, prodotto nell’antica vigna del sito archeologico con vitigni autoctoni e su suoli rimasti integri per oltre duemila anni. In produzione due vini rossi e un bianco, tutti a conduzione biologica.

Il partenariato pubblico-privato

Il progetto nasce da una forma innovativa di partenariato tra l’ente Parco e il gruppo Tenute Capaldo, attraverso le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco. L’obiettivo è dare vita a un’azienda vitivinicola con ciclo produttivo completo, comprensiva di strutture per vinificazione e affinamento all’interno del perimetro del Parco.

La vigna archeologica e la valorizzazione del sito

Il progetto prevede la realizzazione di una vera e propria “vigna archeologica”, che interesserà anche vigneti già esistenti e raggiungerà nel tempo un’estensione superiore ai sei ettari. L’iniziativa non si limita alla produzione vinicola, ma punta anche alla gestione e alla valorizzazione della storia agricola del sito.

Le istituzioni e il valore culturale del vino

Presentando il progetto a Roma, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato come agricoltura e storia rappresentino elementi centrali dell’identità italiana. Alla presentazione hanno partecipato anche il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il presidente di Feudi di San Gregorio Antonio Capaldo e il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel.

Produzione, vitigni e prospettive future

L’avvio della produzione è previsto tra circa tre anni. A regime, l’azienda potrà produrre fino a 30 mila bottiglie l’anno. I vitigni utilizzati saranno Aglianico e Piedirosso per i rossi, mentre il bianco nascerà da un blend di Greco, Falanghina e Fiano.
Il progetto, della durata di 19 anni, non si basa su concessioni o appalti tradizionali: al termine della partnership l’azienda resterà di proprietà del Parco archeologico di Pompei, mantenendo così la natura di bene pubblico.

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I sei dolci italiani più amati nel mondo secondo Michelin

Michelin Italia individua i sei dolci italiani più amati nel mondo: un viaggio tra tiramisù, cannolo, cassata, sfogliatelle, babà e gelato.

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Secondo Michelin Italia, osservando le proposte dolciarie dei 394 ristoranti stellati selezionati nella Guida Rossa 2026, esiste un podio condiviso che racconta meglio di ogni altro la forza e la riconoscibilità della pasticceria italiana nel mondo. Sei dolci, tutti presenti nelle carte dei dessert dell’alta ristorazione, sia nelle versioni tradizionali sia in quelle reinterpretate dagli chef.

I sei grandi classici della pasticceria italiana

L’elenco dei dolci italiani più amati a livello internazionale comprende:

  • Tiramisù
  • Cannolo siciliano
  • Cassata
  • Sfogliatelle
  • Babà al rum
  • Gelato

Si tratta di icone assolute del gusto italiano, capaci di attraversare confini geografici e culturali senza perdere identità.

Tiramisù: tra Veneto e Friuli

Il tiramisù è forse il dolce italiano più celebre al mondo, ma anche quello dalle origini più discusse. La sua paternità è contesa tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con varianti e racconti che si intrecciano tra Treviso e l’area friulana. Al di là della disputa storica, resta un simbolo del dessert italiano contemporaneo, presente stabilmente nei menu stellati.

Sicilia: cannolo e cassata

Sono invece fuori discussione le origini siciliane di cannolo e cassata.
Il cannolo, con la sua cialda fritta e il ripieno di ricotta, rappresenta una delle espressioni più pure della tradizione isolana.
La cassata, complessa e scenografica, racconta invece l’incontro tra culture diverse – in particolare arabe e spagnole – che hanno segnato profondamente la pasticceria siciliana.

Campania: sfogliatelle e babà

Dalla Campania arrivano due altri capisaldi della dolcezza italiana.
Le sfogliatelle, nate nei conventi e poi diffuse tra Napoli e la Costiera, sono l’emblema della lavorazione artigianale e della stratificazione della pasta.
Il babà al rum, pur di origine francese, è stato adottato e trasformato a Napoli fino a diventare un simbolo identitario della città.

Il gelato: un’eccellenza trasversale

Il gelato rappresenta un caso a sé: non appartiene a una sola regione ma attraversa tutta la Penisola, dalle Alpi alla Sicilia. È una delle eccellenze più legate alla figura dell’artigiano del gusto e alla qualità delle materie prime, ed è oggi protagonista anche nell’alta ristorazione.

Tradizione, territorio e contaminazioni culturali

Come sottolinea Michelin, la pasticceria italiana è il risultato di secoli di confluenze culturali e dominazioni straniere – arabe, spagnole e francesi su tutte – che hanno lasciato tracce profonde nelle ricette.
Dalla Sicilia alle regioni alpine, il Paese presenta un mosaico di dessert in cui le ricette tramandate in famiglia convivono con creazioni nate dall’intuizione di singole realtà, sempre nel rispetto del territorio e delle usanze locali.

A completare il quadro, la creatività dei pasticcieri e degli chef italiani, capaci di reinterpretare la tradizione senza snaturarla, mantenendo vivi sei dolci che continuano a raccontare l’Italia nel mondo.

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