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Cronache

Ischia, 460 milioni per ricostruzione e sicurezza: fondi certi fino al 2029

Stanziati 460 milioni per Ischia nel triennio 2027-2029. Risorse per ricostruzione e messa in sicurezza dopo sisma e frana.

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Arrivano nuove risorse per la ricostruzione e la messa in sicurezza dell’isola d’Ischia, colpita dal sisma del 2017 e dalla frana del 2022. Con un decreto interministeriale firmato il 9 marzo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 aprile, sono stati assegnati 460 milioni di euro per il triennio 2027-2029.

Il provvedimento, sottoscritto dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, prevede una dotazione annuale di 154 milioni.

Obiettivi: ricostruzione e prevenzione

Le risorse saranno destinate sia alla ricostruzione degli edifici danneggiati sia agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, considerati prioritari per la sicurezza del territorio.

Per Ischia si tratta di un passaggio rilevante, che consente una programmazione più stabile degli interventi dopo anni segnati da emergenze e rallentamenti.

Il quadro nazionale del Fondo

Il decreto dà attuazione al Fondo nazionale per la ricostruzione post-calamità, istituito con la legge di bilancio 2025 e rifinanziato dalla manovra 2026.

A livello nazionale, il fondo prevede una dotazione complessiva di 1,5 miliardi per il 2027 e di 1,3 miliardi annui a partire dal 2028.

La regia istituzionale

Il provvedimento è stato adottato su proposta del capo del Dipartimento Casa Italia Luigi Ferrara.

Le risorse rappresentano una base finanziaria strutturata per accelerare i cantieri e rafforzare le misure di prevenzione, con l’obiettivo di coniugare ricostruzione e sicurezza in un territorio particolarmente fragile.

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Cronache

Delfin, Rocco Basilico porta la holding Del Vecchio in tribunale: contestate quote e dividendi

Rocco Basilico ha citato Delfin davanti al Tribunale di Lussemburgo contestando la vendita del 25% delle quote di Luca e Paola Del Vecchio alla LMDV Fin di Leonardo Maria Del Vecchio e la nuova politica dei dividendi all’80%. Secondo il ricorso, le delibere avrebbero violato le regole statutarie della holding della famiglia Del Vecchio.

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Lo scontro interno alla famiglia Del Vecchio sulla governance di Delfin fa un salto di qualità e approda davanti al Tribunale di Lussemburgo. Rocco Basilico ha impugnato le delibere assembleari del 27 aprile, contestando sia la vendita del 25% delle quote detenute da Luca e Paola Del Vecchio alla LMDV Fin Srl di Leonardo Maria Del Vecchio, sia la nuova politica dei dividendi per i prossimi tre anni.

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, che ha visionato l’atto di citazione, il ricorso si sviluppa in 266 paragrafi e ricostruisce in modo dettagliato le contestazioni del socio di minoranza.

Al centro della battaglia ci sono le regole statutarie della cassaforte della famiglia Del Vecchio e il peso dei voti necessari per approvare operazioni considerate decisive.

La contestazione sulla vendita delle quote

Il primo nodo riguarda la vendita per circa 10 miliardi di euro del 25% di Delfin da Luca e Paola Del Vecchio alla LMDV Fin Srl, società interamente controllata da Leonardo Maria Del Vecchio.

Secondo Basilico, l’assemblea avrebbe applicato una maggioranza del 75%, mentre lo statuto Delfin prevederebbe per le cessioni a terzi un quorum superiore all’88%.

Con il suo 12,5%, Basilico avrebbe quindi potuto esercitare una minoranza di blocco. Senza il suo voto favorevole, la soglia dell’88% non sarebbe stata raggiunta.

Il precedente interno richiamato nel ricorso

Il ricorso richiama anche un precedente interno che, nella lettura di Basilico, rafforzerebbe la sua tesi. Il 18 novembre 2025, per un trasferimento analogo di quote di Luca e Paola a un soggetto non socio, sarebbe stato applicato proprio il quorum dell’88%.

Per il socio di minoranza, la scelta di applicare il 75% nella riunione del 27 aprile avrebbe neutralizzato il suo potere di veto.

Il nodo dei dividendi all’80%

La seconda contestazione riguarda la nuova politica dei dividendi. L’assemblea avrebbe approvato la distribuzione di almeno l’80% degli utili per il triennio 2025-2027.

Secondo Basilico, non si tratterebbe di una semplice delibera ordinaria, ma di una modifica sostanziale delle regole statutarie. Lo statuto prevederebbe infatti un dividendo automatico limitato al 10% e una maggioranza qualificata per ulteriori distribuzioni.

Vincolare Delfin per tre anni alla distribuzione dell’80% degli utili, secondo il ricorso, avrebbe richiesto il quorum dell’88% e un atto notarile previsto dal diritto lussemburghese.

Le notifiche agli eredi Del Vecchio

L’azione legale è stata accompagnata da una complessa rete di notifiche internazionali verso tutti gli eredi coinvolti. Gli atti sono stati trasmessi tra Italia, Grecia, Regno Unito, Stati Uniti e Monaco, secondo le procedure previste dalle convenzioni internazionali.

Il costo complessivo delle notifiche, secondo quanto ricostruito, è stato di 2.076,87 euro.

Cosa chiede Basilico al tribunale

Nel ricorso Basilico chiede la nullità delle delibere assembleari e di tutti gli atti compiuti in loro esecuzione dal 27 aprile. Viene chiesto anche un indennizzo procedurale di 25.000 euro, oltre alle spese processuali.

La richiesta più rilevante riguarda però l’esecuzione provvisoria della sentenza anche in caso di appello e senza cauzione.

Se il Tribunale di Lussemburgo dovesse accogliere il ricorso, le delibere contestate potrebbero essere sospese immediatamente.

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Cronache

Morte di Luana Di Raffaele a Napoli, il gip riapre il caso: “Non archiviate come suicidio”

Il gip di Napoli ha respinto la richiesta di archiviazione per la morte di Luana Di Raffaele, la giovane trovata senza vita a Mergellina nel marzo 2025. L’inchiesta per istigazione al suicidio prosegue con nuovi accertamenti su tabulati telefonici, relazioni personali e una misteriosa intercettazione.

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Non può essere archiviata come un semplice suicidio la morte di Luana Di Raffaele, la giovane donna trovata senza vita il 26 marzo 2025 in un appartamento della zona Torretta, nei vicoli di Mergellina, a Napoli.

È la decisione del gip Lucia Di Micco che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Napoli e disposto nuovi approfondimenti investigativi nell’ambito di un’inchiesta per istigazione al suicidio al momento contro ignoti.

Per il giudice esistono ancora elementi da chiarire e piste investigative che meritano ulteriori verifiche.

Il corpo trovato con un cappio al collo

La vicenda risale a oltre un anno fa quando la giovane venne trovata morta all’interno della propria abitazione con un cappio al collo. Le indagini erano state condotte dalla polizia e coordinate dalla Procura partenopea.

I pubblici ministeri avevano successivamente chiesto l’archiviazione del fascicolo, ritenendo evidentemente insufficienti gli elementi raccolti per sostenere l’ipotesi di istigazione al suicidio.

Una conclusione che però non ha convinto il gip.

Nuovi accertamenti e altri tre mesi di indagini

Nel provvedimento il giudice dispone ulteriori tre mesi di attività investigativa indicando una serie di approfondimenti ritenuti indispensabili.

Il primo nodo riguarda la ricostruzione dell’orario esatto della morte.

Secondo il gip è necessaria una nuova integrazione peritale per verificare se vi siano stati errori nella datazione del decesso.

L’accertamento temporale viene considerato centrale per ricostruire le ultime ore di vita della giovane donna.

Sotto esame tabulati e relazioni personali

Il giudice chiede inoltre di acquisire integralmente i tabulati telefonici di un uomo che avrebbe avuto una frequentazione con Luana Di Raffaele e che sostiene di essere stata l’ultima persona ad averla incontrata viva.

Per il gip, la ricostruzione finora effettuata su questo punto non sarebbe ancora sufficiente.

Parallelamente dovranno essere ascoltate nuovamente amiche, parenti e cugine della vittima per approfondire il contesto relazionale della giovane.

L’intercettazione su “un uomo che ha quasi ucciso lei”

Tra gli elementi richiamati nel provvedimento compare anche una intercettazione ritenuta significativa dagli investigatori.

Nelle conversazioni emergerebbe il riferimento ad “un uomo che ha quasi ucciso lei”, un soggetto identificato soltanto con un nome e mai pienamente individuato nelle testimonianze raccolte fino ad oggi.

Il gip sottolinea come questa figura sembri essere conosciuta nell’ambiente vicino alla vittima, pur non essendo mai emersa chiaramente nelle sommarie informazioni testimoniali.

Il giudice chiede ora di chiarire chi sia questa persona e se possa avere avuto un ruolo nella morte della giovane donna.

Un caso che torna sotto i riflettori

A distanza di oltre un anno, il fascicolo sulla morte di Luana Di Raffaele torna dunque al centro dell’attenzione investigativa.

L’ipotesi di un gesto autolesionistico non viene considerata definitivamente chiusa e la Procura dovrà ora sviluppare i nuovi accertamenti indicati dal giudice.

Al momento non risultano persone formalmente indagate e tutte le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

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Cronache

Nicola Cosentino, la Procura impugna lo sconto di pena: battaglia giudiziaria sul vincolo di continuazione

La Procura generale di Napoli ha impugnato lo sconto di pena di un anno e due mesi riconosciuto a Nicola Cosentino dalla Corte di Appello attraverso il vincolo di continuazione tra due condanne. Intanto l’ex sottosegretario ha chiesto l’affidamento ai servizi sociali al Tribunale di Sorveglianza di Perugia.

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La Procura generale di Napoli impugna il provvedimento con cui la Corte di Appello ha riconosciuto a Nicola Cosentino (foto Imagoecnomica)  uno sconto di pena di un anno e due mesi. Al centro dello scontro giudiziario c’è il cosiddetto “vincolo di continuazione” tra due vicende penali distinte che hanno portato alla condanna dell’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi.

Da un lato la condanna per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito della vicenda Eco4, dall’altro la sentenza per la corruzione di un agente della polizia penitenziaria avvenuta durante la detenzione nel carcere di Secondigliano.

Secondo la Procura generale, i due episodi non sarebbero legati da un unico disegno criminoso tale da giustificare la riduzione della pena complessiva.

Il nodo del “vincolo di continuazione”

La decisione contestata era stata firmata dai giudici della Corte di Appello di Napoli Luisa Toscano, Nicola Russo e Federica De Maio, accogliendo la linea difensiva dell’avvocato Dario Vannetiello.

La Corte aveva ritenuto che i due fatti, pur distanti nel tempo — uno risalente al 2009 e l’altro al 2015 — fossero accomunati da una stessa impostazione comportamentale e da una medesima concezione del potere politico.

Nelle motivazioni si parla infatti di “una occasione di malaffare, corruzioni, rafforzamento di legami di potere e criminali”.

Un’impostazione che aveva consentito di riconoscere il vincolo di continuazione tra le due condanne e quindi di ridurre il cumulo della pena finale.

L’impugnazione firmata dalla Procura generale

La Procura generale, rappresentata dal magistrato Aldo Policastro, non condivide questa ricostruzione e ha deciso di ricorrere contro il provvedimento.

L’obiettivo dell’impugnazione è ottenere dalla Corte di Cassazione l’annullamento dello sconto di pena riconosciuto all’ex leader del Pdl campano.

Il caso assume così i contorni di un nuovo confronto giudiziario che potrebbe incidere direttamente anche sulle prospettive detentive di Cosentino.

La richiesta di affidamento ai servizi sociali

Parallelamente alla battaglia sullo sconto di pena, i legali dell’ex parlamentare hanno già presentato una richiesta di affidamento ai servizi sociali al Tribunale di Sorveglianza di Perugia, competente sul carcere di Spoleto dove Cosentino è detenuto.

La strategia difensiva si basa sul nuovo calcolo del fine pena, che — tenendo conto dello sconto riconosciuto e della buona condotta — potrebbe scendere sotto il limite dei quattro anni previsto per accedere a misure alternative alla detenzione.

Adesso toccherà ai magistrati valutare la richiesta anche sulla base dei pareri della Direzione distrettuale antimafia di Napoli e della Procura nazionale antimafia.

Un caso che riporta ai rapporti tra politica e clan

La vicenda riporta inevitabilmente l’attenzione sugli anni più duri dell’emergenza rifiuti in Campania e sulle inchieste che hanno raccontato presunti intrecci tra politica, imprenditoria e clan camorristici, in particolare nell’area dei Casalesi.

Cosentino è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione camorristica nell’ambito dell’inchiesta sulla società Eco4, attiva nel settore della raccolta dei rifiuti.

Resta fermo il principio secondo cui ogni valutazione sulle misure alternative e sugli effetti del nuovo calcolo della pena dovrà essere rimessa alle decisioni definitive degli organi giudiziari competenti.

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