Esteri
Iraq in rivolta dopo la morte di Khamenei: assalto alla Zona Verde, attacchi a Erbil
Centinaia di manifestanti tentano l’assalto alla Zona Verde di Baghdad dopo la morte di Ali Khamenei. Attacchi e droni a Erbil. L’Iraq proclama tre giorni di lutto nazionale.
Centinaia di manifestanti hanno tentato questa mattina di assaltare la Zona Verde di Baghdad, area fortificata della capitale irachena che ospita istituzioni governative e l’ambasciata degli Stati Uniti.
Secondo un giornalista dell’AFP sul posto, i dimostranti protestavano per l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Una fonte della sicurezza ha riferito che i tentativi sono stati finora sventati, ma i manifestanti hanno continuato a provarci.
Alcuni partecipanti, che sventolavano bandiere di gruppi armati filo-iraniani, hanno lanciato pietre contro le forze di sicurezza, le quali hanno risposto con gas lacrimogeni. Proteste sono state segnalate anche in altre province dell’Iraq meridionale.
Minacce dei gruppi armati filo-iraniani
Diversi gruppi armati iracheni sostenuti dall’Iran hanno dichiarato di non voler restare “neutrali” e di voler difendere la Repubblica islamica. Il gruppo Kataeb Hezbollah ha annunciato che attaccherà le basi statunitensi dopo la morte di due suoi combattenti in raid aerei nel sud dell’Iraq.
Esplosioni a Erbil e rivendicazioni
Nelle prime ore di domenica forti esplosioni sono state udite nei pressi dell’aeroporto di Erbil, che ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno. Secondo fonti giornalistiche, dall’area si sarebbe levato denso fumo nero.
Un piccolo gruppo filo-iraniano ha successivamente rivendicato attacchi con droni contro le truppe statunitensi a Erbil. Sabato le forze della coalizione avevano abbattuto diversi missili e droni carichi di esplosivo sopra la città, secondo quanto riferito dalle autorità locali.
Tre giorni di lutto nazionale
Il governo iracheno ha proclamato tre giorni di lutto nazionale per la morte di Khamenei. Il portavoce governativo Bassem al-Awadi ha espresso “profonda tristezza” e condoglianze al popolo iraniano e al mondo musulmano, definendo l’uccisione della Guida Suprema un “palese atto di aggressione”.
La situazione in Iraq si inserisce in un quadro regionale caratterizzato da tensioni crescenti e da un’estensione delle operazioni militari e delle reazioni politiche oltre i confini iraniani.
Esteri
Mosca apre al dialogo con l’Europa, Peskov: «Non siamo stati noi a interrompere le relazioni»
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov sostiene che la Russia sia pronta a riprendere il confronto con i Paesi europei, ma accusa i governi dell’Unione di non trasformare le dichiarazioni di apertura in iniziative politiche concrete.
La Russia si dichiara disponibile a riaprire il dialogo con i Paesi europei, ma sostiene che alle dichiarazioni pronunciate nelle capitali dell’Unione non siano finora seguite iniziative politiche concrete.
A ribadire la posizione di Mosca è stato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, interpellato sulle ipotesi di un miglioramento dei rapporti con la Russia emerse nel dibattito politico tedesco.
«La Russia resta aperta al dialogo. Non abbiamo mai avviato un processo di riduzione delle relazioni», ha dichiarato Peskov durante il consueto briefing, secondo quanto riferito dall’agenzia russa Ria Novosti.
Il Cremlino accusa l’Europa
Peskov ha attribuito ai governi europei la responsabilità del deterioramento dei rapporti con Mosca.
«Ascoltiamo molte dichiarazioni in merito, sentiamo parlare molto tra i politici europei, anche in Germania. Ma, in pratica, questo non si traduce nelle politiche concrete di questi Paesi», ha affermato il portavoce presidenziale.
Si tratta della posizione ufficiale del Cremlino, che continua a presentare la Russia come disponibile al confronto e l’Europa come responsabile dell’interruzione o della riduzione dei contatti. Una ricostruzione contestata dai governi occidentali, che collegano il crollo delle relazioni diplomatiche, economiche e politiche all’invasione russa dell’Ucraina iniziata nel febbraio 2022.
«Non siamo stati noi a interrompere i rapporti»
«Non siamo mai stati noi a promuovere l’interruzione delle relazioni», ha aggiunto Peskov.
Il portavoce ha tuttavia precisato che Mosca terrà conto di quanto accaduto negli ultimi anni nel caso in cui il confronto con i Paesi europei dovesse effettivamente riprendere.
«Naturalmente useremo sempre l’esperienza acquisita quando riprenderemo il dialogo», ha detto, lasciando intendere che un eventuale riavvicinamento non comporterebbe un ritorno automatico ai rapporti precedenti alla guerra.
Le aperture discusse in Germania
Le dichiarazioni di Peskov arrivano mentre in Germania e in altri Paesi europei cresce il dibattito sulla possibilità di riattivare canali diplomatici con Mosca.
Già all’inizio di giugno fonti del governo tedesco avevano parlato di una possibile «finestra» per un futuro dialogo tra Europa e Russia, precisando però che qualsiasi iniziativa avrebbe dovuto essere coordinata con l’Ucraina e inserita in un formato considerato legittimo ed efficace dai governi europei.
Parallelamente sono emersi contatti informali tra ex funzionari tedeschi ed esponenti vicini al potere russo. Il governo di Berlino ha però preso le distanze da queste iniziative, che non rappresentano al momento un negoziato diplomatico ufficiale.
Il nodo della guerra in Ucraina
Il principale ostacolo alla normalizzazione dei rapporti resta la guerra in Ucraina.
I governi europei continuano a sostenere Kiev e ritengono che qualsiasi percorso negoziale debba coinvolgere direttamente le autorità ucraine. Mosca, dal canto suo, chiede di partecipare alla definizione dei futuri equilibri di sicurezza e respinge le ipotesi elaborate senza il suo coinvolgimento.
Solo pochi giorni fa Peskov aveva definito una posizione «senza sbocco» l’idea che la Russia possa essere esclusa dalla discussione sulle garanzie di sicurezza destinate all’Ucraina.
Apertura diplomatica ancora tutta da verificare
Le parole del Cremlino rappresentano dunque un’apertura formale, ma non indicano al momento l’avvio di un vero negoziato con l’Unione europea.
Restano distanti le posizioni sul futuro dell’Ucraina, sulle condizioni per un eventuale cessate il fuoco, sulle sanzioni occidentali e sulle garanzie di sicurezza richieste da Kiev.
Il dialogo evocato da Peskov rimane per ora una possibilità politica. Per trasformarsi in un percorso diplomatico concreto serviranno interlocutori riconosciuti, obiettivi condivisi e soprattutto un’intesa sul ruolo dell’Ucraina, che i governi europei considerano imprescindibile.
Esteri
Pezeshkian si congratula con la Spagna campione del mondo: «La vostra felicità è anche la nostra»
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha congratulato la Spagna per la conquista del Mondiale 2026 con un messaggio pubblicato su X, definendo la vittoria motivo di gioia anche per il popolo e il governo iraniani.
Anche dall’Iran arrivano le congratulazioni ufficiali alla Spagna per la conquista del Mondiale 2026. Il presidente della Repubblica islamica, Masoud Pezeshkian, ha affidato ai social un messaggio rivolto alla nazionale iberica e alle istituzioni di Madrid dopo il successo nella finale contro l’Argentina.
In un post pubblicato su X, Pezeshkian ha scritto: «Mi congratulo con la nazionale di calcio spagnola per il suo successo e per la meritata vittoria del titolo mondiale, un riconoscimento che va alla nazione e al governo di questo Paese».
Il messaggio del presidente iraniano
Nel suo intervento, il presidente iraniano ha sottolineato il valore simbolico del trionfo spagnolo, estendendo gli auguri non soltanto alla squadra, ma anche alle istituzioni e ai cittadini.
«La felicità della nazione e del governo amici della Spagna è la felicità della nazione e del governo dell’Iran», ha aggiunto Pezeshkian, ribadendo il clima di amicizia tra i due Paesi.
Un coro di congratulazioni internazionali
Il messaggio di Teheran si aggiunge alle numerose felicitazioni giunte da leader politici e istituzioni di tutto il mondo dopo il successo della Roja.
La Spagna ha conquistato il suo secondo titolo mondiale battendo l’Argentina 1-0 ai tempi supplementari nella finale disputata al MetLife Stadium di New York-New Jersey, grazie alla rete decisiva di Ferran Torres.
Nelle ore successive al trionfo sono arrivati i messaggi del premier spagnolo Pedro Sánchez, della Casa Reale, di numerosi capi di Stato e di governo e di rappresentanti delle istituzioni internazionali, a conferma della risonanza globale del successo della nazionale guidata da Luis de la Fuente.
Esteri
Trump: «Colpito duramente l’Iran per i soldati caduti, controlliamo lo Stretto di Hormuz»
Donald Trump ha annunciato nuovi pesanti attacchi contro l’Iran, dedicandoli ai militari statunitensi uccisi in Giordania. Il Centcom ha confermato la nona notte consecutiva di raid contro comandi militari, difese aeree e basi per droni.
Donald Trump ha annunciato una nuova e pesante offensiva militare contro l’Iran, condotta per la nona notte consecutiva dalle forze armate statunitensi.
«Questa sera abbiamo colpito duramente l’Iran in onore dei soldati caduti», ha dichiarato il presidente parlando con i giornalisti al suo ritorno a Washington. Trump ha riferito che le vittime dell’attacco iraniano contro una base americana in Giordania sarebbero «due, forse tre».
Le autorità militari statunitensi avevano inizialmente confermato la morte di due militari e la scomparsa di un terzo, successivamente indicato tra le vittime.
Trump: «Quasi distrutto militarmente l’Iran»
Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti abbiano inflitto danni devastanti alle capacità militari iraniane.
«Li abbiamo colpiti molto duramente anche stasera e lo abbiamo fatto in onore di quei grandi patrioti», ha affermato Trump, collegando l’offensiva alla volontà americana di impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari.
Il presidente ha poi rivendicato il controllo dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas.
«Noi controlliamo lo Stretto di Hormuz, l’Iran non controlla nulla», ha dichiarato, aggiungendo che gli Stati Uniti avrebbero «quasi distrutto militarmente l’Iran».
Queste ultime affermazioni rappresentano la valutazione politica del presidente e non sono accompagnate, al momento, da una verifica indipendente complessiva delle capacità militari ancora operative di Teheran.
Il Centcom conferma la nona notte di attacchi
Il Comando centrale statunitense, Centcom, ha annunciato di aver completato con successo una nuova ondata di raid contro obiettivi iraniani.
Gli attacchi hanno preso di mira centri di comando militari, siti della difesa aerea, sistemi di sorveglianza costiera, postazioni per il lancio di droni e reti di comunicazione.
Secondo il comando americano, l’obiettivo è ridurre ulteriormente la capacità dell’Iran di colpire le navi commerciali e gli equipaggi civili in transito nello Stretto di Hormuz. Fonti internazionali confermano che l’offensiva ha riguardato infrastrutture militari e sistemi di comunicazione iraniani.
Escalation dopo l’attacco in Giordania
La nuova offensiva è stata ordinata dopo l’attacco iraniano contro la base aerea di Muwaffaq Salti, in Giordania, nel quale sono morti militari statunitensi e altri sono rimasti feriti.
Washington ha descritto i raid come una risposta diretta alle perdite subite, mentre Teheran ha proseguito gli attacchi contro installazioni americane e obiettivi nei Paesi del Golfo.
La successione di offensive e rappresaglie aumenta il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto e alimenta le preoccupazioni per la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, dove le tensioni hanno già provocato forti ripercussioni sui mercati energetici internazionali.


