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Esteri

Iran sotto attacco, la Repubblica islamica regge e prepara il dopo Khamenei

Dopo l’uccisione di Ali Khamenei, l’Iran continua a lanciare missili contro Israele e basi Usa. L’Assemblea degli Esperti accelera sulla scelta della nuova Guida suprema.

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A quattro giorni dall’inizio dei bombardamenti e dall’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei, la Repubblica islamica non appare crollata. Le esplosioni continuano a essere udite a Teheran e in altre città, tra cui Parchin, Isfahan, Shiraz e Karaj.

Nella capitale sarebbero stati colpiti, secondo media locali, la sede della radiotelevisione di Stato e l’aeroporto internazionale Mehrabad, oltre a zone residenziali. Le immagini diffuse mostrano edifici danneggiati e colonne di fumo. Le informazioni restano difficili da verificare in modo indipendente anche a causa del blackout di internet.

L’Assemblea degli Esperti accelera sulla successione

A Qom sarebbe stato colpito anche un edificio legato all’Assemblea degli Esperti, l’organismo composto da 88 religiosi sciiti incaricato di eleggere la nuova Guida suprema. Non risultano conferme ufficiali su eventuali vittime tra i membri.

Uno degli ayatollah dell’Assemblea ha dichiarato che il processo di selezione del successore non sarà lungo e che la scelta avverrà in modo imparziale.

Nel frattempo, le funzioni della Guida suprema sono state assunte da un consiglio direttivo ad interim composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholamhossein Ejei e dall’ayatollah Alireza Arafi del Consiglio dei Guardiani. Il consiglio si è già riunito più volte.

Attacchi e dichiarazioni dei Pasdaran

La Repubblica islamica continua a lanciare missili contro Israele e contro basi statunitensi nel Golfo. Lo Stato Maggiore iraniano ha però negato attacchi contro l’Oman, definito Paese amico e mediatore nei precedenti negoziati sul nucleare.

Le Guardie rivoluzionarie, i Pasdaran, parlano di centinaia di militari statunitensi uccisi, cifre che non trovano conferme indipendenti. È stata inoltre annunciata la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale, con potenziali conseguenze sui mercati energetici.

Reazioni interne e quadro politico

Non si registrano, al momento, le manifestazioni interne auspicate dal presidente americano Donald Trump. Migliaia di persone hanno invece partecipato ai funerali delle vittime dell’attacco alla scuola di Minab.

Secondo alcune ricostruzioni, l’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad sarebbe sopravvissuto a un attacco nei giorni scorsi, dopo che erano circolate notizie non confermate sulla sua morte.

Il quadro resta estremamente fluido. L’Iran appare determinato a mantenere la propria struttura istituzionale e militare operativa, mentre l’evoluzione del conflitto e la scelta della nuova Guida suprema rappresentano passaggi decisivi per la stabilità interna e per gli equilibri dell’intera regione.

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Esteri

Telefonata Trump-Putin tra Iran e Ucraina: Mosca spinge per negoziati con Kiev

Trump e Putin si sentono per oltre un’ora tra guerra in Iran e conflitto in Ucraina. Mosca spinge per negoziati con Kiev e offre forniture energetiche all’Europa.

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Nel decimo giorno della guerra in Iran si è svolta una lunga telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, durata oltre un’ora.

Il colloquio ha toccato due dei principali fronti della crisi internazionale: il conflitto in Medio Oriente e la guerra in Ucraina.

Al termine della conversazione i due leader hanno definito il confronto “costruttivo e aperto”, dichiarandosi pronti a mantenere contatti regolari. Si tratta della prima telefonata tra i due da circa due mesi.

Mosca spinge per negoziati sull’Ucraina

Nel corso della conversazione il Cremlino ha sottolineato che l’avanzata delle truppe russe nel Donbass dovrebbe spingere Kiev a cercare una soluzione negoziata.

Il messaggio rappresenta anche un invito implicito agli Stati Uniti a esercitare maggiore pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky per favorire la ripresa dei colloqui.

Il nuovo round negoziale è stato rinviato proprio a causa dell’escalation in Medio Oriente.

L’Iran e gli appelli alla de-escalation

Sul conflitto iraniano la Russia ha finora mantenuto una posizione prudente, limitandosi a inviti alla de-escalation.

Putin ha ribadito a Trump la necessità di una soluzione diplomatica rapida, mentre il presidente americano ha dichiarato di ritenere che la guerra contro l’Iran sia ormai vicina alla conclusione.

Parallelamente il presidente russo ha inviato un messaggio di sostegno alla nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, assicurando la volontà di proseguire una “partnership affidabile” con Teheran.

Il nodo degli aiuti russi all’Iran

Non è chiaro se il sostegno russo all’Iran includa anche aiuti militari o supporto di intelligence.

Secondo alcune indiscrezioni circolate negli ambienti diplomatici, Mosca potrebbe aver condiviso informazioni con Teheran su obiettivi militari statunitensi nella regione.

Il Cremlino non ha confermato queste ipotesi. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov si è limitato a dichiarare che la Russia mantiene un dialogo continuo con la leadership iraniana.

Energia e messaggio all’Europa

La nuova crisi in Medio Oriente e l’impennata dei prezzi energetici stanno offrendo a Mosca nuovi margini economici e diplomatici.

Putin ha affermato che la Russia è pronta a garantire forniture di petrolio e gas per stabilizzare i mercati internazionali, a condizione di ricevere segnali politici da Bruxelles.

Il presidente russo ha sottolineato che le esportazioni energetiche verso partner considerati affidabili stanno aumentando, citando tra i destinatari anche Paesi europei come Slovacchia e Ungheria.

La richiesta di Orban all’Unione europea

Proprio l’Ungheria ha rilanciato il tema delle sanzioni energetiche contro Mosca. Il primo ministro Viktor Orban ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo di sospendere le restrizioni sull’energia russa in tutta l’Unione europea.

Una proposta che riapre il dibattito sulle relazioni energetiche con Mosca, congelate negli ultimi anni dopo l’invasione russa dell’Ucraina.

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Esteri

Trump: “L’Iran ci avrebbe attaccato entro una settimana. Distrutto l’80% dei siti missilistici”

Donald Trump sostiene che l’Iran avrebbe attaccato gli Stati Uniti entro una settimana. Il presidente afferma che l’80% dei siti missilistici iraniani è stato distrutto.

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha difeso l’operazione militare lanciata contro l’Iran sostenendo che fosse necessaria per prevenire un attacco imminente contro gli interessi americani.

Secondo il capo della Casa Bianca, Teheran sarebbe stata pronta a colpire entro pochi giorni.

L’Iran in una settimana ci avrebbe attaccato al 100%. Era pronto”, ha dichiarato Trump spiegando le ragioni dell’intervento militare americano.

“Colpiti i siti di produzione dei droni”

Trump ha inoltre affermato che le operazioni delle forze armate statunitensi si stanno concentrando su obiettivi strategici legati alle capacità militari iraniane.

In particolare, il presidente ha spiegato che gli attacchi stanno prendendo di mira le strutture dove l’Iran produce droni militari, utilizzati negli ultimi anni in diverse operazioni nella regione.

“Distrutto l’80% dei siti missilistici iraniani”

Nel corso delle dichiarazioni Trump ha fornito anche una valutazione sull’impatto delle operazioni militari.

Secondo il presidente americano, le forze statunitensi avrebbero già eliminato circa l’80% dei siti missilistici iraniani, riducendo in modo significativo la capacità offensiva di Teheran.

Le dichiarazioni arrivano mentre proseguono gli attacchi e le tensioni militari nella regione, con il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran che continua a influenzare gli equilibri geopolitici del Medio Oriente.

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Missile iraniano intercettato in Turchia, telefonata tra Pezeshkian ed Erdogan

Un missile iraniano è stato intercettato nello spazio aereo turco. Dopo l’episodio il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato al telefono con Recep Tayyip Erdogan.

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Un missile iraniano diretto verso obiettivi nella regione è stato intercettato nello spazio aereo della Turchia, provocando un immediato contatto diplomatico tra Teheran e Ankara.

Dopo l’episodio, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha avuto una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per discutere dell’accaduto e della situazione regionale.

Il messaggio di Teheran

In una nota diffusa dopo il colloquio, Pezeshkian ha ribadito la posizione ufficiale della Repubblica islamica sul tema della sicurezza regionale.

Secondo il presidente iraniano, Teheran è pronta a contribuire alla riduzione delle tensioni, ma pone una condizione chiara ai Paesi vicini.

“La Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre dichiarato la sua disponibilità a ridurre la tensione nella regione, a condizione che lo spazio aereo, il suolo e le acque dei nostri vicini non vengano utilizzati per attaccare il popolo iraniano”, ha dichiarato.

Il secondo episodio in pochi giorni

Quello intercettato nei cieli turchi è il secondo missile iraniano abbattuto nello spazio aereo della Turchia negli ultimi cinque giorni.

L’episodio evidenzia la crescente delicatezza della situazione militare nella regione e il rischio di coinvolgimento indiretto di Paesi confinanti nel conflitto più ampio che interessa il Medio Oriente.

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