Esteri
Iran, Mojtaba Khamenei promette vendetta per la morte del padre: «È una volontà della nazione»
La nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, in un messaggio diffuso dopo la sepoltura del padre Ali Khamenei, promette di vendicarne la morte e quella degli altri iraniani uccisi nelle guerre contro Stati Uniti e Israele.
«La vendetta è un desiderio della nostra nazione e deve certamente essere compiuta». Con queste parole la Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha promesso una risposta per l’uccisione del padre e predecessore Ali Khamenei.
Il messaggio scritto è stato diffuso dai media iraniani dopo la conclusione delle cerimonie funebri e della sepoltura dell’ayatollah, ucciso il 28 febbraio 2026 durante un attacco congiunto statunitense e israeliano contro l’Iran.
«Vendicheremo il sangue dei martiri»
Rivolgendosi al padre, Mojtaba Khamenei ha affermato: «Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre, per mano di questi criminali e disonorevoli assassini».
La dichiarazione non contiene indicazioni precise sui tempi o sulle modalità dell’eventuale rappresaglia. Il riferimento è comunque rivolto agli Stati Uniti e a Israele, considerati da Teheran responsabili dell’operazione nella quale perse la vita la precedente Guida suprema.
Il primo messaggio dopo i funerali
Quello attribuito a Mojtaba Khamenei è il suo primo intervento pubblico dopo le lunghe cerimonie organizzate per la morte del padre.
La nuova Guida suprema non ha partecipato pubblicamente ai funerali e non è apparsa davanti alla popolazione. Secondo le informazioni circolate nelle ultime settimane, sarebbe rimasta ferita nell’attacco del 28 febbraio, anche se le autorità iraniane non hanno fornito dettagli completi sulle sue condizioni.
La successione ad Ali Khamenei
Mojtaba Khamenei è stato scelto dall’Assemblea degli Esperti l’8 marzo come successore del padre, che aveva guidato la Repubblica islamica per oltre 36 anni.
La sua nomina è stata sostenuta dall’ala più conservatrice del sistema politico iraniano e dai vertici dei Guardiani della rivoluzione. Il passaggio di potere ha confermato la prevalenza della componente più intransigente della leadership di Teheran.
Una dichiarazione che aumenta la tensione
Le parole della nuova Guida arrivano mentre resta fragile il quadro dei rapporti tra Iran, Stati Uniti e Israele. Nonostante gli impegni a proseguire il dialogo diplomatico, le ostilità e le minacce reciproche continuano a mettere in discussione la tenuta della tregua.
Durante i funerali di Ali Khamenei, migliaia di manifestanti avevano già invocato vendetta contro Washington e Tel Aviv. La nuova dichiarazione rafforza quindi la linea della rappresaglia, senza chiarire se alle parole seguiranno nuove operazioni militari o azioni indirette attraverso gli alleati regionali dell’Iran.
Il messaggio rappresenta anche un primo segnale politico della nuova leadership. Mojtaba Khamenei sceglie di presentarsi al Paese nel segno della continuità con il padre e della promessa di non lasciare senza risposta la sua uccisione.
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Gaza, gli Usa ridimensionano lo strappo con Netanyahu
Washington non considera una rottura le dichiarazioni pubbliche di Netanyahu sul piano americano per Gaza. Secondo Axios, il premier avrebbe promesso a Kushner di concedere una possibilità al progetto sul disarmo di Hamas.
La Casa Bianca non sarebbe preoccupata dalle dichiarazioni pubbliche con cui il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha contestato il piano americano per Gaza. A riferirlo è un alto funzionario statunitense citato da Axios.
«Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi al riguardo, purché continui a fare ciò che chiediamo, in particolare per quanto riguarda la limitazione degli attacchi a Gaza», avrebbe affermato il funzionario.
Il colloquio con Kushner
Secondo quanto riportato dal Jerusalem Post sulla base delle informazioni di Axios, Netanyahu avrebbe detto a Jared Kushner di essere disposto a concedere una possibilità al piano promosso dal presidente Donald Trump per il disarmo di Hamas.
Il colloquio sarebbe avvenuto la scorsa settimana, quindi prima delle dichiarazioni pubbliche con cui Netanyahu ha ribadito che Israele non procederà al ritiro senza un disarmo completo e verificabile dell’organizzazione palestinese.
La diversa successione temporale lascia emergere una distanza tra la linea espressa pubblicamente dal premier e gli impegni che sarebbero stati assunti nei colloqui riservati con Washington.
Il graduale ritorno alla Linea Gialla
Secondo Axios, le Forze di difesa israeliane avrebbero iniziato un graduale ripiegamento verso la cosiddetta Linea Gialla, fermando contemporaneamente gli attacchi nella Striscia.
Washington e i mediatori chiedono ora ad Hamas di avviare concretamente il processo di disarmo. Restano tuttavia aperti i nodi sulla successione delle operazioni: Israele pretende che Hamas consegni prima tutte le armi, mentre il piano americano collega il disarmo a un ritiro progressivo delle forze israeliane.
La Casa Bianca sembra quindi interpretare le parole di Netanyahu soprattutto alla luce delle esigenze della politica interna israeliana, valutando il comportamento operativo del governo e dell’esercito come il vero banco di prova per l’attuazione del piano.


