Esteri
Iran, missili sui Paesi del Golfo ma Israele resta fuori dagli attacchi: Netanyahu invita Trump a tentare la via diplomatica
L’Iran colpisce obiettivi in Giordania e nei Paesi del Golfo, evitando per ora il territorio israeliano. La stampa di Teheran invoca però la vendetta contro Israele, mentre Netanyahu sostiene il tentativo negoziale di Trump sul nucleare.
Tre missili lanciati dall’Iran sarebbero caduti all’alba in territorio giordano, a poca distanza dal confine con Israele. Nelle stesse ore Teheran ha rivendicato attacchi contro obiettivi situati in Qatar, Kuwait, Bahrein e Oman, Paesi che ospitano installazioni militari statunitensi.
La nuova offensiva ha riacceso l’allarme in tutto il Golfo. Fonti internazionali riferiscono di missili e droni intercettati, danni limitati e alcuni feriti. Il territorio israeliano, almeno durante questa fase della rappresaglia, non sarebbe stato direttamente attaccato.
Israele osserva e mantiene alta l’allerta
Nonostante l’esclusione temporanea di Israele dalla lista degli obiettivi colpiti, le forze armate israeliane restano in stato di massima allerta, sia sul piano difensivo sia su quello offensivo.
Il governo di Benjamin Netanyahu sembra però voler evitare, per il momento, una reazione immediata. In un’intervista alla Nbc, il premier israeliano ha sostenuto la necessità di concedere al presidente americano Donald Trump la possibilità di verificare se esistano ancora margini per raggiungere un accordo sul programma nucleare iraniano.
Netanyahu ha ribadito la gratitudine di Israele verso gli Stati Uniti per la collaborazione militare contro Teheran, sottolineando che Washington non esiterebbe a ricorrere nuovamente alla forza qualora l’Iran violasse i propri impegni.
La minaccia della vendetta sui giornali iraniani
La cautela israeliana contrasta con i toni utilizzati dai mezzi d’informazione vicini al regime iraniano. Dopo la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, il nuovo leader Mojtaba Khamenei ha promesso una rappresaglia contro gli Stati Uniti e Israele.
Il quotidiano Hamshari ha pubblicato immagini realizzate con l’intelligenza artificiale nelle quali Netanyahu e Trump appaiono con un bersaglio sulla fronte. Altri giornali hanno rilanciato la parola “vendetta” in farsi, inglese ed ebraico, con l’evidente obiettivo di rivolgersi non soltanto all’opinione pubblica iraniana, ma anche a quella israeliana.
Sul quotidiano Kayhan, considerato vicino alla componente più radicale del potere iraniano, il direttore Hossein Shariatmadari ha sostenuto che gli attacchi contro le basi americane non sarebbero sufficienti, indicando Israele come il punto più vulnerabile dell’alleanza guidata da Washington.
Secondo l’emittente israeliana Channel 12, si tratterebbe di una campagna coordinata di pressione psicologica e di minacce, destinata a preparare il terreno a eventuali nuovi attacchi.
Netanyahu potrebbe volare negli Stati Uniti
Netanyahu ha ricordato anche il senatore repubblicano Lindsey Graham, morto improvvisamente nelle scorse ore, da sempre tra i principali sostenitori di Israele al Congresso americano.
Secondo il sito israeliano Ynet, il premier starebbe valutando la possibilità di recarsi negli Stati Uniti per partecipare ai funerali. Il viaggio potrebbe trasformarsi anche in un’occasione per un nuovo incontro con Trump, mentre resta in programma per il 21 luglio la visita a Washington del presidente libanese Joseph Aoun.
Una tregua sempre più fragile
Gli attacchi iraniani e i nuovi bombardamenti statunitensi rischiano di compromettere definitivamente la fragile intesa raggiunta nelle settimane precedenti. Gli Stati Uniti hanno colpito decine di installazioni militari iraniane, mentre Teheran ha risposto prendendo di mira le infrastrutture americane distribuite nella regione.
Israele, per ora, resta alla finestra. Ma le minacce provenienti dalla stampa iraniana e la possibilità che Teheran estenda la rappresaglia al territorio israeliano mantengono altissimo il rischio di un allargamento del conflitto.
Esteri
Trump: «Hormuz diventerà territorio Usa». Nuova sfida all’Iran
Trump rivendica il controllo americano dello Stretto di Hormuz e aumenta la pressione sull’Iran. In arrivo nuove sanzioni mentre resta incerto il futuro della tregua.
Donald Trump alza ulteriormente il livello dello scontro con Teheran e annuncia l’intenzione di dichiarare lo Stretto di Hormuz «territorio degli Stati Uniti».
Parlando all’accademia di polizia di Garden City, nello Stato di New York, il presidente americano ha descritto l’Iran come un Paese «pesantemente sconfitto» e rivendicato il controllo statunitense sul passaggio marittimo: «Abbiamo imposto il blocco. Nessuna nave passa se non lo vogliamo noi».
Trump non ha spiegato attraverso quali strumenti giuridici o diplomatici intenderebbe procedere. Lo Stretto di Hormuz si trova tra Iran e Oman ed è disciplinato dalle norme internazionali sul transito negli stretti utilizzati per la navigazione. Una dichiarazione unilaterale di Washington non sarebbe quindi sufficiente a modificarne la sovranità.
Minacce militari e nuove sanzioni
Il presidente ha minacciato una risposta «cento volte superiore» nel caso di un attacco iraniano e ha definito la guerra contro Teheran un servizio reso alla comunità internazionale, ribadendo che Washington non consentirà all’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Alla pressione militare si aggiungerà quella economica. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato per la prossima settimana misure di isolamento finanziario «mai viste prima». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha invece sostenuto che il blocco navale dei porti iraniani potrà proseguire a tempo indeterminato attraverso la rotazione delle unità statunitensi.
La portaerei USS George Washington è diretta verso la regione per sostituire la USS Abraham Lincoln, impegnata da oltre 250 giorni. Trump ha respinto le preoccupazioni sulle difficili condizioni dell’equipaggio, sostenendo che il dispiegamento non sia stato eccessivamente lungo.
La tregua in scadenza
Le dichiarazioni arrivano alla vigilia della scadenza della finestra di 60 giorni prevista dal memorandum di Islamabad, fissata per il 17 agosto. Fonti governative pakistane hanno parlato di un’intesa per una proroga, ma Teheran ha negato che siano in corso trattative formali sull’estensione.
I rapporti tra Stati Uniti e Iran restano bloccati sui principali punti del negoziato: riapertura dello Stretto, sospensione del blocco navale, sanzioni, beni iraniani congelati e futuro del programma nucleare.
Petrolio e voto di novembre
La crisi energetica pesa anche sulla politica interna statunitense. Il vicepresidente JD Vance ha indicato nella riduzione dei prezzi di petrolio e benzina la priorità immediata dell’amministrazione, seguita dall’obiettivo di impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.
Prima del conflitto attraverso Hormuz transitava circa un quinto del petrolio mondiale. Le forti limitazioni alla navigazione hanno ridotto drasticamente i flussi, mantenendo elevati i prezzi dell’energia.
Alla Casa Bianca cresce la preoccupazione per le elezioni di metà mandato di novembre. I repubblicani temono che una guerra prolungata e il caro-carburanti possano compromettere il controllo del Congresso. L’annuncio di Trump appare così rivolto contemporaneamente a Teheran, ai mercati e all’elettorato americano.
Esteri
Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita
Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.
Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.
Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.
Più di 360 millimetri in un giorno
Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.
Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.
Settemila passeggeri bloccati a Narita
All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.
Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.
Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.
Il governatore: «Mai visto un disastro simile»
Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.
L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.
Il ruolo del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.
Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.
Esteri
Farage rieletto a Clacton, ma riparte l’inchiesta sui suoi finanziamenti
Nigel Farage ha riconquistato il seggio di Clacton con 22.239 voti. Secondo il candidato satirico Count Binface. Con il ritorno alla Camera dei Comuni riprende l’indagine parlamentare su un contributo da cinque milioni di sterline che il leader di Reform UK avrebbe omesso di dichiarare.
Nigel Farage è stato rieletto deputato nel collegio di Clacton, nell’Inghilterra sudorientale, al termine dell’elezione suppletiva da lui stesso provocata con le dimissioni dalla Camera dei Comuni.
Il leader di Reform UK ha ottenuto 22.239 voti, pari al 63,34%, migliorando la percentuale del 46,2% raccolta alle elezioni politiche del 2024. La consultazione è stata però disertata dai principali partiti britannici, che l’avevano definita un’iniziativa propagandistica destinata a distogliere l’attenzione dall’inchiesta parlamentare sulle finanze di Farage.
Count Binface secondo con il 26,9%
Al secondo posto si è classificato Count Binface, personaggio satirico interpretato dal comico Jonathan Harvey, con 9.455 voti e il 26,93% dei consensi. Alla competizione hanno partecipato complessivamente 34 candidati, molti dei quali indipendenti o appartenenti a formazioni minori.
L’affluenza si è fermata al 44,4%, in calo rispetto al 58,7% registrato nel collegio alle politiche del 2024. Farage ha presentato il risultato come una sfida vinta contro l’establishment politico, mentre Count Binface si è proclamato ironicamente «vincitore morale».
L’assenza alla proclamazione
Farage non ha partecipato alla cerimonia di proclamazione. Reform UK ha motivato l’assenza facendo riferimento a una minaccia alla sicurezza del leader. La polizia dell’Essex ha tuttavia precisato di non avere consigliato ad alcun candidato di disertare lo scrutinio e ha riferito che non si sono verificati incidenti.
Farage ha successivamente spiegato di avere temuto contestazioni e iniziative organizzate per metterlo in imbarazzo durante la proclamazione.
Sul tema della sicurezza pesa anche il clima seguito all’uccisione dell’ex ministra Ann Widdecombe. Gli investigatori dell’antiterrorismo stanno verificando un’eventuale connessione tra quell’omicidio e un precedente episodio incendiario avvenuto nell’abitazione londinese di Farage. Il possibile collegamento resta un’ipotesi investigativa.
Riprende l’inchiesta parlamentare
Con il ritorno di Farage alla Camera dei Comuni riparte l’indagine del commissario parlamentare per gli standard, sospesa quando il leader di Reform aveva lasciato il seggio. Gli accertamenti riguardano la mancata dichiarazione di un contributo da cinque milioni di sterline ricevuto dall’imprenditore delle criptovalute Christopher Harborne.
Farage respinge le contestazioni e sostiene di non avere commesso irregolarità. Al termine dell’inchiesta potrebbe essere proposta una sanzione parlamentare. Un’eventuale sospensione che rientrasse nei casi previsti dalla legge potrebbe aprire la strada a una petizione di revoca: per provocare una nuova elezione suppletiva sarebbe necessaria la firma del 10% degli elettori del collegio.
Labour e Conservatori hanno sottolineato che la rielezione non chiude il caso. La presidente laburista Bridget Phillipson ha affermato che il risultato non cancella le questioni ancora aperte sui finanziamenti di Farage.


