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Esteri

Iran in fiamme, proteste senza tregua: almeno 51 morti e accuse di Teheran a Usa e Israele

Dopo quasi due settimane di proteste in Iran per la crisi economica, il bilancio dei morti sale ad almeno 51. Khamenei parla di vandalismo e accusa Usa e Israele, mentre cresce la pressione internazionale.

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Edifici e auto incendiati, cortei nelle strade, slogan a favore dello scià di Persia e una repressione che, secondo le organizzazioni per i diritti umani, ha già causato almeno 51 morti, tra cui 9 minorenni. Dopo 13 giorni di manifestazioni, la protesta in Iran, innescata dalla crisi economica e dall’inflazione, non si arresta nonostante il blocco quasi totale di internet, migliaia di arresti e la massiccia presenza delle forze di sicurezza.

Secondo la ong Iran Human Rights, i feriti sarebbero centinaia e il bilancio potrebbe crescere ulteriormente. Le proteste sarebbero state registrate in almeno 46 città di 21 province.

Khamenei: “Non cederemo ai sabotatori”

La Guida suprema Ali Khamenei ha commentato per la prima volta le rivolte, definendo i manifestanti “un gruppo di vandali” e assicurando che la Repubblica Islamica non cederà. Nel suo intervento pubblico, Khamenei ha accusato i dimostranti di agire per compiacere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, arrivando a minacciare che anche lui, come altri leader storici, “sarà abbattuto”.

Accuse a Usa e Israele

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha puntato il dito contro Stati Uniti e Israele, accusandoli di voler trasformare proteste pacifiche in rivolte violente. Durante una visita a Beirut, Araghchi ha minimizzato l’ipotesi di un intervento militare esterno, parlando di tentativi già falliti in passato.

Repressione e minaccia di pena di morte

La tensione resta altissima anche per il blocco di internet avviato l’8 gennaio, che rende difficile verificare in modo indipendente quanto accade. A Zahedan, nel sud-est del Paese, la polizia avrebbe aperto il fuoco sui manifestanti. Il portale Iran International ha diffuso immagini di corpi nell’ospedale Alghadir di Teheran.

Secondo la ong Hrana, almeno 2.277 persone sono state arrestate. Il procuratore di Teheran Ali Salehi ha avvertito che alcuni dimostranti potrebbero rischiare la pena di morte per atti di vandalismo contro proprietà pubbliche.

Reazioni internazionali

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Volker Türk ha chiesto un’indagine “rapida e indipendente” sulle morti, definendosi turbato dai rapporti sulle violenze.
Dal mondo occidentale arrivano prese di posizione critiche: il governo britannico guidato da Keir Starmer ha invitato Teheran alla moderazione e al rispetto del diritto di protesta pacifica. L’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha parlato di risposta “sproporzionata” delle forze di sicurezza e ha definito inaccettabile il blocco di internet.

L’appello di Reza Pahlavi

Nel frattempo Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià di Persia e residente negli Stati Uniti dal 1979, ha lanciato un appello a Donald Trump, chiedendo un intervento per “aiutare il popolo iraniano”.

La situazione resta fluida e altamente instabile, con proteste ancora in corso e un quadro dei diritti umani che continua a destare forte preoccupazione nella comunità internazionale.

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Esteri

Guerra in Iran, la Cina convoca i colossi dello shipping: timori per i costi e le rotte commerciali

La Cina convoca Maersk e MSC dopo l’aumento dei costi di trasporto e la sospensione di alcune rotte verso il Medio Oriente a causa delle tensioni legate alla guerra in Iran.

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La Cina ha convocato i dirigenti delle due principali compagnie di navigazione europee per discutere delle perturbazioni nei trasporti marittimi causate dalla guerra in Iran.

Il ministero dei Trasporti cinese ha infatti chiesto chiarimenti al gruppo danese Maersk e alla compagnia svizzera Mediterranean Shipping Company in merito alle loro operazioni di spedizione internazionale.

L’incontro è stato organizzato dopo che i due colossi dello shipping hanno aumentato i costi di trasporto e sospeso alcune rotte verso il Medio Oriente.

Preoccupazione per la stabilità delle catene di approvvigionamento

Secondo quanto riferito da fonti vicine alle discussioni, i funzionari del ministero cinese dei Trasporti hanno espresso preoccupazione per le conseguenze sulle catene di approvvigionamento globali.

Le interruzioni nei collegamenti marittimi con il Medio Oriente rischiano infatti di incidere sulla stabilità dei flussi commerciali internazionali, in particolare per le merci che transitano tra Asia, Europa e il Golfo.

Il nodo dei costi di trasporto

Uno dei punti centrali del confronto riguarda l’aumento dei costi di spedizione introdotto dalle compagnie di navigazione dopo l’aggravarsi della situazione geopolitica nella regione.

La sospensione di alcune rotte e la necessità di percorsi alternativi stanno infatti generando costi aggiuntivi per il trasporto delle merci.

Il ruolo della Cina nel commercio globale

La questione è particolarmente sensibile per Pechino, uno dei principali attori del commercio mondiale e fortemente dipendente dalla stabilità delle rotte marittime internazionali.

Per questo motivo le autorità cinesi stanno monitorando con attenzione l’evoluzione della crisi e il suo impatto sui traffici commerciali tra Asia, Europa e Medio Oriente.

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Esteri

Bambini ucraini deportati in Russia, rapporto ONU: “Crimini contro l’umanità”

Un’indagine delle Nazioni Unite conclude che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini in Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità. Documentati circa 20mila casi.

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Un’indagine delle Nazioni Unite ha stabilito che la deportazione e il trasferimento forzato di bambini ucraini verso la Russia durante la guerra costituiscono crimini contro l’umanità.

La conclusione emerge dal lavoro della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sull’Ucraina, che ha esaminato centinaia di casi legati al trasferimento di minori dai territori occupati dalle forze russe.

Il rapporto sarà presentato il 12 marzo al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Migliaia di minori trasferiti dai territori occupati

Secondo i dati raccolti dal database nazionale ucraino “Figli della guerra”, dall’inizio dell’invasione russa nel febbraio 2022 sarebbero stati documentati circa 20mila casi di bambini ucraini trasferiti dai territori occupati verso la Russia o verso aree sotto controllo di Mosca.

Il fenomeno riguarderebbe minori provenienti da diverse regioni occupate durante il conflitto.

Un modello definito sistematico

La commissione delle Nazioni Unite ha analizzato 1.205 casi documentati di rapimento di minori e ha condotto oltre 200 interviste nel corso dell’indagine.

Secondo il rapporto, i trasferimenti forzati dei bambini rappresenterebbero “un modello di condotta ben consolidato”, indicativo di una pratica diffusa e sistematica.

Nel documento si sottolinea che i minori rappresentano una delle categorie più vulnerabili tra le vittime della guerra.

Accuse di crimini di guerra e contro l’umanità

La commissione afferma che crimini di guerra e crimini contro l’umanità attribuiti alle autorità russe avrebbero colpito in modo particolare i bambini.

Le conclusioni dell’indagine saranno ora discusse in sede internazionale nell’ambito delle attività del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, nel quadro più ampio delle verifiche sulle violazioni commesse durante la guerra in Ucraina.

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Esteri

Guerra Iran-Occidente, caos nei voli tra Europa e Australia: rotte stravolte e prezzi alle stelle

I bombardamenti su Iran e le tensioni nel Golfo bloccano le principali rotte aeree tra Europa e Australia attraverso Dubai, Doha e Abu Dhabi. I viaggiatori sono costretti a lunghe deviazioni via Stati Uniti.

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Le tensioni militari in Medio Oriente stanno provocando effetti immediati sul traffico aereo internazionale tra Europa e Oceania.

Le interruzioni dei voli tra Australia, Nuova Zelanda e i principali hub del Golfo stanno costringendo i passeggeri a scegliere itinerari finora poco utilizzati, spesso con lunghi scali negli Stati Uniti.

La situazione è conseguenza di circa due settimane di bombardamenti condotti da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran e delle successive rappresaglie iraniane nell’area del Golfo Persico.

Hub del Golfo quasi paralizzati

Le rotte tradizionali tra Europa e Australia passano normalmente attraverso tre grandi hub mediorientali: Dubai, Abu Dhabi e Doha.

Secondo quanto riportato dalla stampa economica australiana, queste rotte risultano ora fortemente ridotte o temporaneamente sospese per ragioni di sicurezza.

Le principali compagnie della regione, tra cui Qatar Airways, Emirates ed Etihad Airways, stanno offrendo rimborsi e modifiche gratuite delle prenotazioni ai passeggeri australiani.

L’effetto domino sulle rotte globali

La chiusura o la riduzione delle rotte attraverso il Medio Oriente sta spingendo molti viaggiatori a optare per itinerari alternativi attraverso gli Stati Uniti.

Il direttore esecutivo di United Airlines, Scott Kirby, ha spiegato che il numero di passeggeri che volano dall’Australia e dalla Nuova Zelanda verso l’Europa attraverso scali americani ha superato i mille al giorno.

Prezzi dei biglietti in forte aumento

La riduzione dei collegamenti diretti tra Europa e Oceania attraverso il Golfo ha provocato anche un forte aumento dei prezzi dei biglietti aerei.

La disponibilità di posti è diventata limitata e molte tratte risultano rapidamente esaurite.

Le alleanze commerciali tra compagnie amplificano l’impatto della crisi: Emirates è il principale partner internazionale di Qantas, mentre Qatar Airways collabora con Virgin Australia.

La difficoltà nel garantire collegamenti attraverso il Medio Oriente sta quindi ridisegnando, almeno temporaneamente, l’intero sistema dei collegamenti aerei tra Europa e Pacifico.

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