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Iran, il rapper Toumaj Salehi rischia la pena di morte

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Rischia la pena di morte il rapper iraniano Toumaj Salehi, arrestato il 30 ottobre e accusato di corruzione per il sostegno alle proteste scatenate nel Paese dalla morte della 22enne Mahsa Amini mentre era sotto la custodia della polizia morale per non aver indossato correttamente il velo. Le motivazioni della detenzione sono state formalizzate e comunicate all’artista. Il reato contestato, in Iran, prevede la pena capitale.

Il capo del dipartimento di giustizia dello Stato di Isfahan ha reso noto che al momento “non si è ancora tenuta alcuna udienza in tribunale” a carico di Salehi, che deve rispondere di violazione delle leggi della Sharia per la sua “cooperazione con Stati ostili contro la Repubblica islamica, propaganda contro il sistema, formazione di gruppi illegali per colpire la sicurezza, diffusione di menzogne per minare l’opinione pubblica attraverso i social network” e “incoraggiamento verso altre persone a mettere in atto azioni violente”.

Nelle scorse settimane, l’artista aveva pubblicato il video di una canzone che era stata interpretata come una forma di sostegno alle proteste in corso da settembre dopo la morte di Mahsa. Salehi era stato pure intervistato dall’emittente pubblica canadese Cbc e aveva affermato che le dimostrazioni sarebbero continuate: “Abbiamo a che fare con una mafia pronta a uccidere l’intera nazione pur di mantenere il suo potere, i suoi soldi e le sue armi”, aveva detto. Agli inizi di novembre il rapper è stato trasferito nel famigerato carcere di Evin a Teheran, conosciuto perché viene usato dalle autorità per la detenzione dei dissidenti. Uno zio di Salehi ha fatto sapere che il cantante “si trova in custodia di funzionari dell’intelligence, non gli è permesso fare chiamate o ricevere visite” e sarebbe stato picchiato al momento dell’arresto.

La famiglia di Salehi dal canto suo ha negato la versione ufficiale diffusa inizialmente dalle autorità secondo cui il rapper sarebbe stato arrestato mentre tentava di fuggire dal Paese. Secondo i genitori invece il giovane è stato catturato da agenti della sicurezza in borghese che lo hanno prelevato dalla sua abitazione, nella provincia sud occidentale di Chahar Mahaal e Bakhtiari, e poi portato nel carcere di Dastgerd a Isfahan, prima di essere trasferito a Evin. Secondo alcuni attivisti, il rapper sarebbe stato anche costretto a rilasciare una confessione: il 2 novembre l’agenzia ufficiale di stampa iraniana Irna ha trasmesso un video che mostrava Salehi bendato che ammetteva di “aver commesso degli errori”.

Noto per canzoni con testi politicizzati, un anno fa il musicista era già stato arrestato per “propaganda” e successivamente rilasciato su cauzione. Dall’inizio delle manifestazioni di protesta la giustizia iraniana ha già pronunciato sei condanne a morte e secondo i dati ufficiali più di 2.000 persone sono state incriminate. Tra gli ultimi arrestati ci sono anche l’attivista Farideh Moradkhani, nipote del leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei che, attraverso il fratello che vive a Parigi, ha diffuso un video in cui descrive le autorità guidate dallo zio come un “regime assassino e che uccide i bambini”. Mercoledì scorso è finito in carcere Voria Ghafouri, star del pallone iraniano, accusato di aver “insultato e infangato la reputazione della nazionale e di aver fatto propaganda” contro lo Stato.

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Terremoto in Turchia e Siria, almeno 1000 vittime, partiti gli aiuti da tutta Europa

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Sono almeno 900 nella sola Turchia secondo il presidente Erdogan, a queste si sommano le vittime, tante, in Siria: una tragedia di proporzioni enormi quella provocata dal grave sisma che ha colpito il sud della Turchia e il nord della Siria, ovunque c’è distruzione e continuano i crolli. Molti i danni a monumenti, a Gaziantep il castello storico è un ammasso di macerie, gravi danni anche alla moschea storica. I feriti, ha detto il presidente Erdogan, sono migliaia.

Dopo le due violente scosse di terremoto che hanno colpito la Turchia nella notte, è stata registrata un’esplosione a un gasdotto nella provincia meridionale di Hatay. Secondo Ihlas, agenzia di stampa turca sarebbero già stati sospesi i flussi di gas verso alcune province.

A far comprendere la violenza del sisma, le dichiarazioni di Carlo Doglioni, presidente dell’INGV, al Corriere della Sera. La placca araba, ha psiegato Doglioni si sarebbe mossa di circa 3 metri, al confine con la placca anatolica in una manciata di secondi e questo avrebbe fatto irradiare le forti scosse..

Da quasi tutta Europa sono già partiti i primi soccorsi, come hanno spiegato i vertici UE, soldiarietà, mezzi e offerte di personale e di aiuto dall’Italia, dalla Germania e da molti altri Paesi: una situazione tragica, da Medici senza Frontiere fanno sapere che sono tantissimi i feriti da curare mentre ancora si scava.

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Terremoto in Turchia, revocata allerta tsunami in Italia ma aumenta ancora il bilancio delle vittime

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È appena stata revocata l’allerta maremoto in Italia, l’allarme dopo le forti scosse di terremoto che hanno colpito il sud della Turchia e il nord della Siria: lo ha reso noto la Protezione Civile ed è ripresa la circolazione dei treni inSicilia, Calabria e Puglia dove era ea stata sospesa a scopo precauzionale. Ma il bilancio delle vittime sale ancora: sono almeno 237  i morti nella sola Siria, come hannoappena reso noto le autorità siriane.

La ong di protezione civile siriana White Helmets (Caschi Bianchi) ha dichiarato lo stato di emergenza nel nord-est del Paese e ha lanciato un appello alle organizzazioni umanitarie internazionali affinché intervengano con aiuti in tempi rapidi: la scossa ha provocato centinaia id morti e di feriti, numerosi edifici sono crollati e il bilancio, prurtroppo sembra tragicamente dtsinato a alsire ancora.

Terremoto in Turchia e Siria, sale ancora il bilancio delle vittime, permane allarme tsunami

Terremoto in Turchia, la Protezione civile: allerta tsunami su Italia, allontanarsi da zone costiere

 

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Terremoto in Turchia e Siria, sale ancora il bilancio delle vittime, permane allarme tsunami

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Sale ancora il bilancio del sisma che ha colpito la Turchia e la Siria: finora sono più di 200 le vittime accertate, 111 nella sola Siria, nel Nord del paese, al confine con la Turchia ma è un bilancio tragicamente destinato a salire ancora. quasi 500 i feriti finora accertati. Numerosi i danni ma è presto per una conta di quanto accaduto. La scossa più violenta alle 3:17, 7,8 della scala Richter , ma poi ce ne sono state ancora, e molto alte e si ritiene che ce ne potrebbero ancora essere altre. Il sisma è stato avvertito anche in Iraq, Libano, Israele e Territori palestinesi occupati.

Non cessa l’allarme tsunami anche se l’altezza di onda anomala misurata in Turchia dopo il violento terremot0 è molto più piccola del previsto. Però c’è il rischio di onde successive  causate da altre scosse, come dicono i dati elaborati dal Cat, il Centro allerta Tsunami.

 

Terremoto in Turchia, la Protezione civile: allerta tsunami su Italia, allontanarsi da zone costiere

 

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