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Cultura

#IoLavoroConLaFotografia, migliaia di flash per il flash mob dei fotografi italiani

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I flash dei fotografi napoletani, in contemporanea con quelli dei fotografi di altre 20 città italiane, illumineranno Piazza San Domenico dalle 22,00 alle 22,03 del 21 Luglio 2020 per supportare la campagna nazionale che vede impegnati oltre 10.000 fotografi in tutta Italia. Anche i fotografi napoletani, cerimonialisti, fotogiornalisti, di architettura, documentaristi e di tutti i settori fotografici e di quelli video, hanno aderito alla campagna che da oltre un mese è presente sui social con le foto marcate da una C di Copyright infranta, per denunciare l’appropiazione indebita che si opera sul web delle foto dei professionisti del visivo e accentrare l’attenzione di pubblico e media sulla funzione irrinunciabile della fotografia come mezzo di comunicazione.

A organizzare la singolare protesta che per l’intensità di luci, probabilmente sarà visibile anche dall’atmosfera è Il Coordinamento delle Associazioni di Fotografi Professionisti, che raggruppano oltre diecimila fotografi professionisti in tutta Italia.

Il linguaggio scritto e parlato è usato da chiunque, per comunicare con gli altri.
Esistono tuttavia professionisti della parola – scrittori, saggisti, poeti, giornalisti, narratori, eccetera – che dedicano al linguaggio tutta la loro vita e la loro competenza.
La fotografia ed il video sono divenute mezzi di comunicazione importantissimi per tutti noi, diffusi tanto quanto lo è il linguaggio scritto e parlato.
Allo stesso modo, esiste un manipolo di professionisti dell’immagine – fotografi, reporter, videomaker, post produttori, eccetera – che vivono del loro lavoro con le immagini – fisse o in movimento.

Eccoci: #IoLavoroConLaFotografia

Condividiamo con tutti la bellezza e l’importanza del linguaggio fotografico, e ricordiamo tre aspetti importanti alla base di questo mondo:

  1. a) Le immagini trovate sul web non sono di tutti: hanno un autore a cui fare riferimento per l’utilizzo.

Le immagini che si trovano in forma “anonima” sul web sono state rese tali da qualcuno che le ha private della corrispondenza con l’autore. Per rispettare le immagini ed i loro creatori, vanno utilizzate solo immagini volontariamente concesse in uso, con licenza Creative Commons o simili.

  1. b) La categoria delle “semplici fotografie” rispetto alle “opere fotografiche” è anacronistica e quindi da eliminare.

La stesura attuale della Legge sul diritto d’autore prevede ancora, per la fotografia, una categoria di “semplici fotografie”, separata dalle immagini creative.
Questo genera infinite sterili diatribe.
Chiediamo che la fotografia sia giudicata sempre con pari dignità: così come la musica è sempre protetta, non c’è il “semplice motivetto”; la letteratura è sempre protetta, non c’e’ il “brano insignificante”.

Chiediamo che la discriminazione di legge sulle fotografie venga eliminata.

  1. c) La fotografia è una professione e il lavoro di chi produce immagini (fisse o in movimento) deve essere riconosciuto. La visibilità non è merce di scambio.

I professionisti della fotografia vivono del loro lavoro, che va equamente compensato, come tutti i lavori. La promessa di “visibilità” non può essere utilizzata come merce di scambio, giacché rimanda all’infinito il momento del compenso reale.

 

 

Fotogiornalista da 35 anni, collabora con i maggiori quotidiani e periodici italiani. Ha raccontato con le immagini la caduta del muro di Berlino, Albania, Nicaragua, Palestina, Iraq, Libano, Israele, Afghanistan e Kosovo e tutti i maggiori eventi sul suolo nazionale lavorando per agenzie prestigiose come la Reuters e l’ Agence France Presse, Fondatore nel 1991 della agenzia Controluce, oggi è socio fondatore di KONTROLAB Service, una delle piu’ accreditate associazioni fotografi professionisti del panorama editoriale nazionale e internazionale, attiva in tutto il Sud Italia e presente sulla piattaforma GETTY IMAGES. Docente a contratto presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli., ha corsi anche presso la Scuola di Giornalismo dell’ Università Suor Orsola Benincasa e presso l’Istituto ILAS di Napoli. Attualmente oltre alle curatele di mostre fotografiche e l’organizzazione di convegni sulla fotografia è attivo nelle riprese fotografiche inerenti i backstage di importanti mostre d’arte tra le quali gli “Ospiti illustri” di Gallerie d’Italia/Palazzo Zevallos, Leonardo, Picasso, Antonello da Messina, Robert Mapplethorpe “Coreografia per una mostra” al Museo Madre di Napoli, Diario Persiano e Evidence, documentate per l’Istituto Garuzzo per le Arti Visive, rispettivamente alla Castiglia di Saluzzo e Castel Sant’Elmo a Napoli. Cura le rubriche Galleria e Pixel del quotidiano on-line Juorno.it E’ stato tra i vincitori del Nikon Photo Contest International. Ha pubblicato su tutti i maggiori quotidiani e magazines del mondo, ha all’attivo diverse pubblicazioni editoriali collettive e due libri personali, “Chetor Asti? “, dove racconta il desiderio di normalità delle popolazioni afghane in balia delle guerre e “IMMAGINI RITUALI. Penitenza e Passioni: scorci del sud Italia” che esplora le tradizioni della settimana Santa, primo volume di una ricerca sui riti tradizionali dell’Italia meridionale e insulare.

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Archeologia, individuati i resti della città santa ittita denominata Zippalanda

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Si chiama ‘Zippalanda’ la citta’ santa ittita consacrata al Dio della Tempesta sulle cui tracce e’ al lavoro dal 2008 la missione italo-turca in Anatolia Centrale alla quale partecipa anche l’Universita’ di Pisa. L’ultima campagna di scavi nel sito di UşaklO Hoeyuek, terminata in autunno, ha rivelato la presenza di probabili tracce dell’insediamento dell’eta’ del Bronzo Medio, ancora precedenti alla citta’ ittita che secondo gli studiosi sarebbe appunto da identificarsi con Zippalanda. Lo rende noto l’ateneo pisano. “Il risultato e’ di grande importanza – spiega Anacleto D’Agostino, archeologo dell’Universita’ di Pisa – perche’ per la prima volta abbiamo trovate prove chiare della presenza che il sito era abitato gia’ nell’eta’ del Bronzo Medio, cioe’ nella prima meta’ del II millennio a.C e questo indica chiaramente che il luogo in cui si sviluppo’ la citta’ ittita era stato secoli prima sede di un insediamento esteso, che occupava oltre alla cittadella almeno una larga porzione della citta’ bassa”. Per D’Agostino, “l’imponenza degli edifici ritrovati, i testi, nonche’ la posizione geografica sono prove a sostegno dell’ipotesi che UşaklO Hoeyuek sia proprio la citta’ perduta di Zippalanda dedicata al Dio della Tempesta”. Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce una serie di edifici pubblici, fra templi e palazzi, sull’acropoli e nella citta’ bassa oltre ai resti di una cittadella fortificata dell’eta’ del Ferro. Inoltre e’ stato scoperto il piu’ antico pavimento a mosaico conosciuto nel Vicino Oriente, e probabilmente uno dei piu’ antichi al mondo risalente al Bronzo Tardo. La parte sinora portata in superficie e’ grande circa tre metri per sette ed e’ costituita da 3.147 pezzi di pietre di forma irregolare che formano tre cornici rettangolari, ciascuna delle quali contiene tre file di triangoli di diversi colori, principalmente bianco, rosso chiaro e blu-nero. Il progetto archeologico della missione Italo-Turca in Anatolia Centrale e’ l’unico a direzione italiana che opera su un insediamento ittita nell’area che fu centro del regno prima e poi dell’impero.

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Beggars’ Theatre a rischio sfratto, lo sfogo di Bauduin: classi dirigenti barbare, istituzioni che non riconoscono il valore della cultura

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Rischia lo sfratto The Beggars’ Theatre, l’associazione culturale presieduta da Mariano Bauduin che ha sede nel centro giovanile Asterix a San Giovanni a Teduccio. “In questi anni il teatro ha rappresentato un importante presidio culturale per la periferia Est di Napoli”, spiega Bauduin, regista teatrale e direttore artistico del Beggars’. I problemi per l’associazione erano incominciati già lo scorso luglio, quando l’assessorato ai giovani aveva intimato a Bauduin di liberare alcuni spazi del centro perché i materiali tecnici avrebbero impedito la normale fruizione da parte delle altre associazioni.

Lo scorso 27 novembre il Comune ha sospeso l’autorizzazione concessa al Beggars’, e ha richiesto la rimozione di tutti i materiali entro il 16 dicembre per poter effettuare alcuni lavori strutturali nel centro. Ma Bauduin non ci sta: “Stanno cercando un modo per farci sloggiare, così si svilisce il nostro lavoro”. Il prossimo 5 dicembre il regista incontrerà l’assessore Clemente, a cui chiederà una soluzione definitiva per la sua associazione. 

Bauduin, che cosa sta succedendo al centro Asterix di San Giovanni a Teduccio?

È una storia che va avanti da tempo, già a luglio denunciai che stavano per sfrattarci. Pare che il problema fossero gli spazi occupati dai nostri materiali. Quando due anni fa il sindaco e la giunta mi fecero trasferire al centro Asterix, sapevano che avrei portato tante attrezzature, peraltro di grande valore storico-artistico: ci sono, fra le altre, le maschere della Gatta Cenerentola di De Simone. In quel posto ho coltivato la memoria e ho provato a trasmettere al territorio importanti valori culturali. Tutto ciò però sembra non avere alcun valore, si butta fuori l’associazione perché la burocrazia lo consente. Dicono che a lavori ultimati potremo rientrare. Ma intanto dovrei smontare un teatro intero in pochi giorni, e poi, per portarlo dove? Pensi che hanno cambiato le chiavi del centro; potrei sostenere che il nostro materiale è sotto sequestro, è una mortificazione.

In che condizioni versava il centro quando lei è arrivato?

Quando sono arrivato, il centro era completamente abbandonato e la comunità ne aveva quasi dimenticato l’esistenza. Nel giro di un mese, durante il festival dei teatri di periferia, feci registrare a quel centro più di mille presenze, il tutto a mie spese. Io non ho mai preso una lira, ho sempre investito di tasca mia. Siamo da due anni nel centro e da sei a San Giovanni a Teduccio. 

Come nasce The Beggars’ Theatre?

Il Beggars nasce da un sopralluogo con Roberto De Simone a San Giovanni a Teduccio. In quell’occasione conoscemmo una corale di cui io mi innamorai. Da lì il mio legame con il territorio e il desiderio di fondare un teatro, che andava costruito sulla falsariga dei teatri anglosassoni. Shakespeare nel Seicento aprì il suo Globe nella periferia di Londra, in una zona diseredata, e ai suoi spettacoli assistevano sia i poveri che borghesi e aristocratici: un luogo in cui le differenze sociali si azzeravano e ciascuno con i propri strumenti culturali recepiva e assorbiva il teatro di Shakespeare. L’idea era quella di un teatro che non si occupasse necessariamente di tematiche di periferia, ma che portasse in periferia l’alto valore culturale e storico del teatro antico, il dramma shakespeariano, il teatro barocco. Ho fatto corsi di canto, di musica, laboratori di scenografia, costume, sartoria, con grandissime firme del teatro italiano: Odette Nicoletti, Mauro Carosi, Guido Levi, Nicola Rubertelli.

Intende rivolgere un appello alle istituzioni per salvare il Beggars?

Io mi sono subito rivolto all’amministrazione e devo dire che l’assessore Clemente si è mossa con tempestività per farmi avere un incontro, che avverrà il prossimo 5 dicembre. Spero che si trovi una soluzione, fosse anche un nuovo trasloco per l’associazione. Se ritengono che lì il Beggars non ci può più stare, benissimo, che mi dicano dove andare, ma che sia l’ultima volta. Sono fiducioso, anche se arrabbiato… Mi sento un po’ perseguitato. Prima erano gli spazi occupati dai materiali, ora i lavori, credo si stia cercando il modo migliore per farci andare via.

In Italia, anche nella gestione della pandemia, sembra che il teatro e più in generale la cultura siano sempre all’ultimo posto. Perché?

Perché negli ultimi vent’anni abbiamo consentito alla nostra classe dirigente di imbarbarirsi. La cultura cinematografica, teatrale, museale è stata messa sullo stesso piano della cultura televisiva, se non addirittura ad un gradino inferiore. È più facile vedere un politico in una trasmissione televisiva che in un teatro o in un museo, è un segnale inquietante. Se la classe dirigente è la prima a non frequentare i luoghi della cultura, chi fa cultura non si sente rappresentato. Non sto dicendo niente di nuovo, Pasolini negli anni Sessanta già aveva incominciato ad individuare questi segnali di decadenza. C’è inoltre un livellamento verso il basso. Ben venga la cultura che parte dal basso, quello che trovo pericoloso è invece una cultura che tenda verso il basso: il livellamento delle competenze e delle qualità è pericolosissimo, perché genera mediocrità.

Qual è per lei il valore del teatro?

Il teatro e la cultura sono uno strumento di riscatto per i territori, è una cosa in cui credo tantissimo, altrimenti non passerei gran parte del mio tempo in un piccolo teatro di periferia. De Simone mi ha insegnato il teatro popolare però colto, non barbaro. Ernesto De Martino, Diego Carpitella, lo stesso De Simone, la grande scuola antropologica italiana ha sempre sostenuto che la cultura popolare è una cultura aristocratica. Questo è un concetto impresso nella mia anima e che determina il mio agire, le mie scelte, il mio lavoro, sia se mi trovo a fare un’opera lirica al Petruzzelli sia se lavoro al Beggars a San Giovanni a Teduccio.

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Cultura

Tre giorni per la scuole: come organizzarsi ai tempi del Covid-19

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La scuola è una delle delicate criticità derivate dalla pandemia da covid-19. La didattica a distanza subentrata a quella in presenza ha cambiato i tradizionali metodi d’insegnamento con non pochi disagi legati all’approccio digitale, all’organizzazione, al desiderio dei docenti di “arrivare” ai propri alunni, facendo sentire la presenza della scuola nella loro vita.

Se ne parlerà da oggi al 4 dicembre nel corso della XVIII edizione della Tre Giorni per la Scuola Edu 2021 – il principale evento nazionale sui temi della didattica promosso dalla Regione Campania e da Città della Scienza di Napoli in collaborazione con la Direzione dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania.

Docenti, dirigenti scolastici, studenti, educatori e formatori, per un totale di circa 3000 partecipanti, si confronteranno in una tre giorni di webinar, dibattiti e workshop online – circa 60 appuntamenti – sulle grandi trasformazioni che la scuola sta affrontando per scambiarsi le relative esperienze nell’ottica di progettare in modo costruttivo la scuola del futuro.

Questa edizione prova a rispondere alla grande esigenza di riempire il distanziamento sociale che oggi caratterizza la scuola, con la cultura, con le idee e con la voce e i volti di quelli che dai due lati dello schermo sono i veri protagonisti di questa grande trasformazione: studenti e docenti.

 

Apre l’evento inaugurale il Professor Enrico Bucci protagonista del talk ‘La Pandemia della Malascienza”. Bucci, Professore di Biologia dei sistemi complessi alla Temple University di Philadelphia, esperto internazionale nel campo della manipolazione dei dati e dell’integrità della ricerca, ha seguito l’evoluzione della pandemia sin dall’inizio, studiando i numeri dell’emergenza e monitorando le ricerche in corso nei laboratori di tutto il mondo per arrivare a una terapia o a un vaccino anti-Covid19.Il talk sarà preceduto dai saluti istituzionali del Presidente di Città della Scienza Prof. Riccardo Villari e del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania Luisa Franzese.

Tra le varie iniziative: il Centro Regionale Trapianti racconta alle scuole l’esperienza realizzata in questi anni, illustra i lavori prodotti dagli studenti e quanto sia importante far conoscere le tematiche inerenti alla donazione degli organi e il trapianto alle nuove generazioni per scegliere liberamente se dare il proprio consenso o meno al compimento del 18° anno di età. Per i docenti della quarta e quinta primaria e della secondaria di I grado si terrà il webinar di progettazione in 3D Progettare con i mattoncini Lego® , a cura di Bricks 4 Kidz®, che con un metodo didattico innovativo, creativo, multi-sensoriale e basato sull’utilizzo di mattoncini LEGO® unisce la teoria alla pratica ed al gioco, per un’esperienza di apprendimento dinamica che consente ai ragazzi di sperimentare e approfondire materie quali la geometria, l’arte, l’architettura.

Riccardo Villari

Partecipando al webinar Welcome Federica. Lo spazio digitale di apprendimento continuo e accessibile a tutti – a cura di Federica Web Learning, il Centro di Ateneo per l’innovazione, la sperimentazione e la diffusione della didattica multimediale dell’Università di Napoli Federico II- studenti, docenti, professionisti e curiosi potranno aggiornare liberamente le proprie competenze e specializzare le proprie conoscenze attraverso una didattica innovativa di qualità universitaria, sperimentando come integrarla anche nelle proprie classi o realtà professionali.

Nell’appuntamento Lessico e nuvole: le parole del cambiamento climatico, a cura di Gianni Latini della Sezione Valorizzazione della Ricerca e Public Engagement -Direzione Ricerca e Terza Missione dell’Università di Torino- si potrà scoprire la nuova guida linguistica e scientifica sui cambiamenti climatici ‘Lessico e Nuvole’.

In uno degli eventi di chiusura del 4 dicembre “Tra cognitivo ed emotivo: la nuova frontiera dell’apprendimento e dell’inclusione” a cura dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania focalizzato sul fatto che il processo di apprendimento si compone di fattori cognitivi ma anche di fattori affettivo relazionali interverrà il Ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina.

Il programma (con possibilità di potersi registrare gratuitamente agli eventi) è disponibile su:

http://www.cittadellascienza.it/3giorniperlascuola/

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