Politica
“Io non ci sto”, il disallineato Bertinotti ad Atreju
Fausto Bertinotti torna ad Atreju dopo 18 anni. Non ha nessuna carica oggi, solo un passato da “non allineato” e da leader della sinistra radicale. E sulla traccia di quel dna rivendica (ancora) il bisogno e la responsabilità di dire: “Io non ci sto”. Ad esempio contro i cattivi di oggi che identifica nei vertici di Stellantis. “Se l’amministratore delegato di Stellantis prende 500 volte quella che è la media che prendono i lavoratori – incalza – secondo voi si può distinguere tra buoni e cattivi? Secondo me sì. E se vincono i cattivi, va a male tutto”. Con il tono mite ma netto l’ex segretario di Rifondazione comunista affronta la vertenza sull’ex Fiat dal palco della festa organizzata da Fratelli d’Italia, al Circo Massimo.
Nel 2006 era presidente della Camera e sullo stesso palco – ma nel più piccolo spazio all’Eur e Fratelli d’Italia non era ancora nato – c’era Gianfranco Fini, segretario di An, e a moderare la giovane dirigente Giorgia Meloni. Nel pomeriggio, arrivato ad Atreju, lo accoglie Arianna Meloni, responsabile politica del partito. E’ lei ad attirare subito l’attenzione dei media ma, complice la pioggia, si rifugia in una sala off limits per i giornalisti e lì resta a lungo tra selfie e saluti. Poco dopo Bertinotti entra nella sala Marco Polo. A 84 anni, con un completo principe di Galles e maglioncino blu, viene salutato con un applauso. Insieme a lui per il primo dibattito ci sono Pietrangelo Buttafuoco, che fa le domande, e Paolo Bonolis.
In comune, i due hanno l’essere “uomini non allineati”,questo il titolo dell’incontro-simbolo del confronto che ha sempre animato Atreju. Il dibattito parte da lontano, domande sull’allineamento e il suo contrario, sui libri di riferimento. Risposte secche di Bonolis che tiene un’aria inizialmente controllata e dice che non è mai entrato in politica e non intende farlo”, distentendosi invece, più tardi, in un discorso a difesa dell’importanza del ridere come “antibiotico” anche contro il politically correct e le anse che ne seguono. Bertinotti ha un’altra storia. Ricorda l’esordio in politica a Genova nel 1960 contro proprio il Msi. L’eloquio resta alto e non sempre facilmente comprensibile.
Ma poi parlando di buoni e cattivi, si fa più chiaro. “I cattivi sono quelli che hanno il potere e decidono sopra i lavoratori o sopra i poveri”. Lo dice citando Adriano Olivetti che “pensava che nessuno poteva avere un reddito superiore di 10 volte alla media dei suoi lavoratori” e lo mette a confronto con l’ad di Stellantis. Facile capire con chi sta Bertinotti. Alla fine del dibattito si ferma a parlare con i cronisti e dispensa elogi e qualche perplessità. Per Maurizio Landini che promuove a “dirigente politico” (lo chiama così) e aggiunge: “fa bene il suo mestiere, vorrei che fosse meno sottoposto a un linciaggio mediatico”. Salva in parte pure Elly Schlein: la segretaria del Pd “fa come può, è la leader di un centrosinistra molto malconcio”, ammette.
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