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Intesa con Tabacci, niente raccolta firme per Di Maio

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E due. Bruno Tabaccci e il suo Centro democratico, tornano nuovamente in soccorso di Luigi Di Maio e, dopo aver contribuito alla nascita del gruppo degli scissionisti M5s in Senato, oggi perfeziona l’intesa in chiave elettorale “offrendo” ancora una volta al ministro degli Esteri e fondatore dei gruppi parlamentari di Ipf il simbolo di Cd. Se al Senato il simbolo di un partito o lista che avesse partecipato alle ultime elezioni era condizione necessaria per la formazione di un gruppo (pena restare nel calderone del Misto), per le elezioni questa condizione si rende ancor più urgente: il soccorso politico, che si veste da “nuovo progetto” con tanto di lancio ufficiale lunedì mattina a Roma ( “sarà l’evoluzione di Insieme per il futuro”, confermano dall’entourage del ministro) si traduce infatti più prosaicamente nel sollevare dall’obbligo di raccolta firme per presentare le liste entro il 22 agosto. E 60mila firme sono quelle necessarie per quei simboli che non hanno avuto una rappresentanza autonoma in Parlamento dall’inizio della legislatura. Un compito, dunque, quasi impossibile che Tabacci conosce bene. Non è infatti la prima volta che il sottosegretario corre in aiuto di altre forze politiche. Lo ha fatto nel 2018 con +Europa e due anni dopo con i responsabili del governo Conte. Ma Tabacci, politico di lungo corso, non ne ha mai fatto una questione di burocrazia politica. Anzi, su Di Maio, ha speso più di un elogio: “Credo che chi, come il ministro Di Maio, in questo anno e mezzo si è riconosciuto in un certo modo di fare politica, che bada alle esigenze del Paese senza strepitare, abbia il diritto-dovere di proporre agli italiani con serietà la continuità di un metodo e una proposta anche per gli anni a venire” aveva avuto modo di spiegare in un’intervista a La Repubblica. Decisamente tranchant, invece, il commento che il leader della Lega, Matteo Salvini, riserva all’intesa tra i due: “#DiMaio e #Tabacci: ovvero una vale l’altra. Come poltrona, si intende”, scrive su Twitter.

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Salvini punta ai ‘politici’, ma resta sotto osservazione

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Con l’obiettivo di “costruire rapidamente la squadra di governo piu’ efficace possibile”, e fatta da ministri politici, Matteo Salvini affronta domani la prova interna del Consiglio federale. Il secondo – a distanza di 7 giorni e convocato stavolta a Roma, ufficialmente sul prossimo esecutivo – ma segnato inevitabilmente dall’allerta lanciata dalla fronda del nord, guidata da Umberto Bossi. ‘Salvini non sbagli (ancora) le sue mosse’, sembra l’avviso mandato al segretario leghista dal Comitato del nord, nato sull’onda della batosta elettorale. Implicitamente la vecchia guardia del partito chiede attenzione per farsi valere a Palazzo Chigi soprattutto sulle battaglie considerate perse. In testa c’e’ la riforma dell’autonomia e la priorita’ al nord, dalle imprese alle infrastrutture. La creatura di Bossi “non sara’ un’operazione nostalgia ma e’ il futuro” annuncia Paolo Grimoldi, tessera della Lega dal ’91 e uno dei bracci operativi scelti dal Senatur per il Comitato. Nega anche che sara’ una spina nel fianco del ‘capitano’, perche’ “si muovera’ all’interno del partito per rilanciare le priorita’ del sistema Paese che si tiene sulle imprese del nord”. Per tutto il giorno Salvini resta in silenzio, a parte l’ironia sul toto ministri (“A leggere i giornali oggi, dovrei fare il ministro in otto ministeri diversi. Lasciamoli scrivere e lavoriamo alla squadra migliore possibile”). Sul nuovo governo assicura: “Non vedo l’ora che entri in carica, abbiamo le idee chiare”. Certo e’ il profilo politico che il leader vorrebbe dare alla squadra: ministri espressione dei partiti del centrodestra, e non (altri) tecnici prestati alla politica. Non solo per differenziarsi dall’esperienza del governo Draghi, ma anche per contare nel rapporto con Giorgia Meloni, azionista di maggioranza della coalizione e probabile premier. In realta’ per la leader di FdI, il ricorso a ‘esperti’ sarebbe quasi una necessita’ in alcuni ministeri chiave come l’Economia, viste le emergenze internazionali in corso e le storiche difficolta’ dei conti nazionali. Da qui la ‘rosa’ di ministri – presumibilmente piu’ corposa nei numeri di quanto si otterra’ alla fine – che il segretario dovrebbe mettere sul tavolo domani. A parte un suo ritorno al Viminale, su cui Salvini non ha perso le speranze, i desiderata comprendono il ministero dell’Agricoltura (in pole Gian Marco Centinaio), quello delle Infrastrutture (tra i papabili, Edoardo Rixi di nuovo ‘disponibile’ dopo le vicende giudiziare che l’hanno coinvolto), lo Sviluppo economico che potrebbe restare a Giancarlo Giorgetti, la Pubblica amministrazione (anche qui un bis, con Giulia Bongiorno) e gli Affari regionali, trampolino per l’agognata autonomia (tra i papabili Erika Stefani o Lorenzo Fontana). Agli Interni si vocifera anche, quasi come un ripiego’, i nomi di Nicola Molteni, ex sottosegretario proprio al Viminale o il prefetto Matteo Piantedosi. Nomi a parte, il segretario resta sotto osservazione da parte dei ‘suoi’. Succedera’ domani in occasione del Federale, che torna a Roma dopo quasi un anno. L’ultima volta era il 14 novembre 2011 e nel partito c’era aria di redde rationem dopo le critiche di Giancarlo Giorgetti a Salvini, che fu invece ampiamente riconfermato. Ora, in piu’ ci sono i voti persi dalla Lega, e dimezzati rispetto al 2018, e specialmente al nord, dopo lo ‘scippo’ di Fdi.

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Samantha Cristoforetti dallo spazio ai bimbi napoletani e milanesi: “imparate a coltivare un sogno”

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Mille domande dai bambini del rione Forcella di Napoli e  di Milano per Samantha Cristoforetti.  @AstroSamantha, comandante della Stazione spaziale internazionale,  ha risposto alle loro domande mentre ogni giorno fa 16 volte il giro della Terra a bordo proprio della Stazione.

“Imparate a coltivare un sogno”, ha detto l’astronauta italiana ai bimbi collegati con lei:  è il primo collegamento da quando l’astronauta dell’ESA  è diventata Comandante della Stazione Spaziale Internazionale, la prima donna europea a ricoprire questo incarico. “Siete una grande fonte di ispirazione e speranza. Il messaggio che vi voglio mandare, ha detto la Cristoforetti, è quello di mantenere viva la curiosità.

L’iniziativa è stata realizzata da Cielo itinerante, associazione che si propone di avvicinare i bambini in situazioni di disagio sociale ed economico allo studio delle materie scientifiche e tecnologiche, ed Enav, l’ente che gestisce il traffico aereo civile in Italia.

Con i bambini di Napoli c’era il sindaco Gaetano Manfredi, con quelli di Milano il primo cittadino Beppe Sala. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha sottolineato “il grande sostegno della città perchè sei un punto di riferimento non solo per le tue doti di leadership e per come rappresenti l’Italia – ha concluso -. Napoli ti vuole bene e ti sostiene”

“Voglio dirti grazie dalla comunità milanese e dirti che sei un modello di riferimento per tanti, ha detto Sala alla Cristoforetti,  Samantha è milanese,  ha spiegato il sindaco di Milano, pochi lo sanno che è nata a Milano, poi l’abbiamo persa in giro per il mondo e poi per lo spazio. È un esempio positivo di cui abbiamo bisogno”.

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La Farnesina all’ambasciatore russo Razov: condanniamo i referendum farsa

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L’Italia “condanna i referendum farsa” organizzati dai russi nei territori occupati dell’Ucraina. E lo fa in modo ufficiale e diretto, attraverso le parole del segretario generale della Farnesina Ettore Sequi di fronte all’ambasciatore Serghey Razov, convocato stamattina al ministero degli Esteri. Un “messaggio comune, fermo, inequivocabile” dell’Ue, perche’ frutto di un’iniziativa coordinata, che dovrebbe portare tutti i 27 a denunciare le annessioni “illegali”. La protesta italiana, come era prevedibile, e’ stata pero’ “respinta categoricamente” dal diplomatico russo. Ad ulteriore conferma che i tradizionali buoni rapporti tra i due Paesi sono ormai un ricordo lontanissimo. Dopo il voto nei territori di Zaporizhzhia, Kherson, Lugansk e Donetsk, l’Ue ha deciso di fare muro in modo compatto contro lo strappo di Mosca, invitando tutte le cancellerie degli Stati membri a convocare gli ambasciatori russi. La macchina si e’ gia’ messa in moto in alcuni Paesi, dalla Francia alla Germania, dalla Polonia ai baltici. Inclusa l’Italia. Con Razov Sequi ha chiarito che Roma “non riconosce i referendum e non ne riconoscera’ l’esito”. Ed ha “esortato le autorita’ russe a revocare tali atti illeciti ed a ritirare immediatamente, completamente e senza condizioni” i soldati dall’Ucraina. Avvertendo che “la minaccia di impiegare armi nucleari e le gravissime violazioni dei principi e delle regole Onu minano la sicurezza globale”. Allo stesso tempo, Sequi ha ribadito che “l’Ucraina ha il diritto di liberare i territori occupati” e l’Italia “continuera’ a fornirle un forte sostegno per tutto il tempo necessario”. Proprio domani, al Copasir, e’ in programma l’audizione del ministro della Difesa Lorenzo Guerini che potrebbe illustrare i contenuti del quinto decreto per l’invio di materiali d’armamento a Kiev. Il rinnovato sostegno agli ucraini passera’ anche attraverso un rafforzamento della pressione economica su Mosca. L’ottavo pacchetto di sanzioni e’ arrivato sul tavolo del Coreper, i rappresentanti dei 27 all’Ue, con particolare attenzione al punto del price cap al petrolio. Con l’Italia “pienamente allineata ai partner nel valutare ulteriori misure restrittive”, ha assicurato il segretario generale della Farnesina. La replica russa al colloquio tra Sequi e Razov e’ stata affidata ad una nota piuttosto scarna, in cui si e’ spiegato che l’ambasciatore ha “respinto categoricamente le dichiarazioni della parte italiana e ha esposto le sue posizioni in merito alle questioni toccate nello spirito di quanto disposto dal discorso” di Vladimir Putin al Cremlino, nel giorno della cerimonia di annessione delle 4 regioni ucraine. Quello che conta, in ogni caso, e’ che per Razov si tratta della terza convocazione alla Farnesina in sei mesi. E l’intransigenza di Roma nei confronti di Mosca e’ destinata probabilmente a rimanere tale anche con un governo di centrodestra a guida Meloni. Alla Farnesina, ha puntualizzato infine Sequi, non e’ stato affrontato il tema del sabotaggio al Nord Stream, al contrario di quanto ipotizzato alla vigilia dal ministro Roberto Cingolani. Ma la crisi energetica resta tra le appendici piu’ spinose della guerra. Come dimostra, nel caso specifico dell’Italia, l’interruzione dei flussi di gas russo dall’Austria verso il Tarvisio. Questione ancora irrisolta.

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