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Inter-scudetto, Conte interrompe il regno Juve

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Una cavalcata ad alti ritmi per mettere la parola fine al regno della Juventus e tornare in vetta all’Italia. Il primo scudetto del dopo-Moratti, arrivato com oggi con quattro giornate d’anticipo sulla fine del campionato, e’ il diciannovesimo della storia dell’Inter e porta la firma netta ed evidente di Antonio Conte, condottiero capace di riportare i nerazzurri al successo in Serie A undici anni dopo l’ultimo tricolore, vinto da Jose’ Mourinho nel 2009/10, chiudendo la striscia inoltre di nove titoli di fila dei bianconeri. Un trionfo che arriva dopo una annata fatta di qualche balbettamento ad inizio stagione, costringendo Lukaku e compagni ad inseguire il Milan, salvo poi inserire una marcia decisamente piu’ alta nel girone di ritorno, senza le fatiche delle coppe europee, rimontando i cugini e sbaragliando la concorrenza fino al trionfo con il successo sul Crotone e lo stop dell’Atalanta col Sassuolo. Uno scudetto su cui e’ ben impresso il marchio del Contismo, fatto di efficacia, cattiveria agonistica e ferocia, messa in mostra in particolar modo nella seconda parte di stagione. Quando, va detto, le principali avversarie, dal Milan alla Juventus, si sono sgretolate anche per propri demeriti. D’altronde, sull’inizio del campionato 2020/21 hanno pesato le fatiche dell’Europa League: sono stati solo 17 infatti i giorni passati tra il ko con il Siviglia (21 agosto) e il primo giorno di ritiro per la nuova stagione (7 settembre), con la prima gara in Serie A il 26 settembre. Poco tempo, in sostanza, per inserire i nuovi arrivi come Hakimi (con Vidal, Kolarov e Darmian sbarcati a Milano negli ultimi giorni di mercato), cercare soluzioni per l’enigma Eriksen o nuove idee di gioco. Conte pero’ ci prova, cosi’ la prima parte della stagione si trasforma in una sorta di esperimento: il 3-5-2 lascia spazio al 3-4-1-2 per inserire il danese, cercando un calcio piu’ offensivo. Strategia che funziona in parte, perche’ l’Inter comincia il campionato battendo la Fiorentina 4-3 in rimonta al 90′ e, dopo una goleada al Benevento, frena con la Lazio e, soprattutto, perde il derby con il Milan, primo ko nella stracittadina dal 2016. Prestazioni sottotono che proseguono anche in Champions League, dove i nerazzurri vengono eliminati gia’ nei gironi per il terzo anno di fila, mentre in Serie A dopo l’1-1 con l’Atalanta si trovano a -5 dai rossoneri capolisti dopo 7 giornate. La prima volta della stagione, pero’, arriva proprio in Europa: contro il Borussia Moenchengladbach infatti Conte torna al suo classico 3-5-2 e da li’ l’Inter torna a fare quello che sa fare meglio. Tra novembre e gennaio cosi’ Lukaku e compagni mettono in fila una striscia di otto vittorie consecutive che li riporta a contatto col Milan. A gennaio, pero’, sembra arrivare il solito mese maledetto, con la sconfitta per 2-1 contro la Sampdoria il giorno della Befana e il pareggio per 2-2 con la Roma all’Olimpico, risultati che rilanciano le ambizioni rossonere. Quando l’Inter sembra sul punto di sciogliersi, pero’, arriva la sfida contro la Juventus di Pirlo, che si trasforma nel secondo spartiacque dell’annata interista: Vidal e Barella mettono la firma sul 2-0 in una partita dominata, che fa capire ai nerazzurri che lo scudetto non e’ piu’ una chimera. Gli uomini di Conte da quel momento non si guardano piu’ indietro: con il 4-0 al Benevento l’Inter comincia una striscia di 11 vittorie di fila che portano prima al sorpasso in classifica sul Milan (dopo il 3-1 alla Lazio e il ko dei rossoneri con lo Spezia), poi alla fuga, lanciata proprio dal netto 3-0 a Pioli nel derby. Una serie di successi anche di misura, che mettono in mostra tutta la forza della squadra, tornata solida in difesa ed efficace in attacco: vittorie magari sofferte, come l’1-0 all’Atalanta, ma di quelle che permettono di arrivare allo scudetto. Tanto che le frenate contro Napoli (1-1) e Spezia (1-1) che mettono fine alla striscia non hanno troppo peso sulla classifica, anche perche’ le inseguitrici non ne approfittano. E all’Inter, cosi’, bastano le vittorie contro Verona e Crotone per completare la propria “opera d’arte” firmata Antonio Conte. (

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Pioggia di disdette di abbonamenti, Sky perde i diritti tv del calcio e rinuncia ai cavilli legali per avere le briciole

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La Lega Serie A ha assegnato il pacchetto 2 dei diritti tv per il prossimo triennio a Sky. Nel dettaglio, la pay-tv di Comcast si è aggiudicata il pacchetto che le consentira’ di trasmettere tre partite di Serie A ogni giornata (la sfida del sabato sera, l’anticipo della domenica alle 12.30 e il posticipo del lunedì sera) in co-esclusiva con Dazn. Un pacchetto per cui Sky ha messo sul piatto 87,5 milioni di euro in media a stagione, che si andranno ad aggiungere agli 840 milioni offerti da Dazn per trasmettere sette gare a giornata in esclusiva (pacchetto 1) e le tre gare in co-esclusiva con Sky(pacchetto 3). Complessivamente, quindi, dai soli diritti tv nazionali la Serie A incassera’ 927,5 milioni in media a stagione, rispetto ai 973 milioni del triennio 2018/21 (ma nei prossimi tre anni non saranno presenti i circa 165 milioni complessivi di commissione verso il precedente advisor). Per aver queste briciole che comunque difetto estromettono Sky dal calcio che conta in Italia, fatto che ha già comportato disdette a iosa degli abbonati, la societ rinuncia al ricorso presentato al Tribunale di Milano contro l’assegnazione dei diritti tv a Dazn. Una rinuncia che la Lega Serie A aveva posto come condizione necessaria per dare il via libera all’offerta di Sky.

Nel frattempo che gli abbonati disdicono per passare a Dazn, il management Sky avvia le procedure di licenziamento per oltre 2500 dipendenti. Una bomba che sta per deflagrare. Il 30 giugno si parte con le uscite volontarie. Poi si passerà ai licenziamenti collettivi quando finirà il blocco dei licenziamenti.

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Calcio, la serie A teme il default: un segnale Figc su stipendi

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Uno stipendio slittato di un mese, la Figc manda un segnale alla Lega di A. Non quel taglio drastico che chiedevano alcuni club (slittamento di sei mesi) ma un passo verso le societa’ in crisi dopo un anno e mezzo di pandemia. Il rischio, denunciano molti dirigenti di club, e’ il default. “E’ un principio che non condivido”: e’ stato molto chiaro oggi il presidente della Federcalcio Gabriele Gravina, specificando che “e’ in contraddizione con altri comportamenti. Ma in momenti di straordinaria eccezionalita’ dobbiamo tenere conto della difficolta’, bisogna usare anche un po’ di buonsenso. E spostare di un mese una mensilita’ mi sembra di buonsenso. Molte societa’ hanno gia’ pagato marzo, aprile e addirittura maggio. Il principio comunque non mi piace”. Certo, al di la’ delle richieste della Lega, la situazione e’ complessa se emblematicamente l’Inter neo campione d’Italia discute con Zhang una riduzione forte dei costi. Cosi’ il Consiglio federale odierno ha istituito un tavolo tecnico per la crisi economica dei club professionistici. L’iniziativa e’ nata al fine di “approfondire le soluzioni piu’ urgenti e favorire le condizioni ideali affinche’ il sistema torni in sicurezza”. La prima riunione, con la partecipazione delle leghe, dei club, delle componenti tecniche e di alcuni rappresentanti dei club, e’ stata convocata per venerdi’ 21 maggio. In quella stessa data, Gravina auspica che possa partire anche la discussione sulla riforma dei campionati. In particolare, sarebbe il primo step che dovrebbe portare poi la Serie A a una riduzione delle squadre, da 20 a 18: “C’e’ un’idea e un progetto al quale ho lavorato e che sottoporro’ a tutte le componenti, se questo si verifichera’, gia’ a partire dal 2023/24 avremo una Serie A a 18”, ha annunciato il presidente della Figc. “Mi interessa una riforma del sistema calcio italiano, molto piu’ ampia della serie A. Anche se il campionato a 18 squadre sta diventando un tema comune anche per altre federazioni – ha concluso il capo del calcio italiano – cosi’ come i play off e play out. Significa che siamo stati precursori dei tempi. Gia’ da venerdi’ potrebbe essere il primo passo per discutere di questa riforma”. Un capitolo a parte merita la questione Salernitana, con Claudio Lotito chiamato a vendere entro un mese da oggi. La Figc infatti ha concesso una proroga, anche questa definita di “buonsenso” , di ulteriori 14 giorni rispetto al mese canonico previsto dall’articolo 16 bis delle Noif che sarebbe gia’ partito dall’11 maggio scorso. Entro il 25 giugno, dunque, la societa’ dovra’ tuttavia essere ceduta, pena la non ammissione del club campano in Serie A: “Non e’ un terreno di scontro ma solo di applicazione delle regole che si conoscono dal luglio 2013. Non servono sanzioni perche’ non ci si puo’ proprio iscrivere al campionato. Lo impone la Figc, il Coni e le norme internazionali. Non siamo controparte della Salernitana, siamo solo rispettosi delle regole. Noi vogliamo la Salernitana in Serie A”, ha tenuto a specificare Gravina, che oggi in Consiglio ha recuperato un verbale a firma Claudio Lotito datato luglio 2013, quando il club campano conobbe la sua prima promozione tra i professionisti e l’allora Figc di Giancarlo Abete riconobbe una deroga sulla multiproprieta’. A proposito di articolo 16 delle Noif, sono state inserite le cosiddette norme anti-Superlega: i club che partecipano a tornei non riconosciuti da Figc (anche amichevoli), Uefa e Fifa, perdono l’affiliazione.

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Calcio: Coppa e Champions, Juve cerca il colpo d’ala

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Nemica mercoledi’, alleata domenica: la Juventus vive sentimenti contrastanti verso l’Atalanta. Perche’ tra circa 48 ore sara’ l’ostacolo verso la coppa Italia nella finalissima di Reggio Emilia, poi i bianconeri conteranno su Gasperini e soci per fermare il Milan in campionato. Nel giro di cinque giorni, Ronaldo e compagni si giocano una stagione intera: Andrea Pirlo potrebbe vincere il secondo trofeo dopo la Supercoppa Italiana e trovare una qualificazione in Champions League all’ultimo respiro, ma anche restare a bocca asciutta e fallire altri due obiettivi. La Juve si gioca tutto tra Reggio Emilia e Bologna, ma anche tra Bergamo e Napoli, dove domenica sono in programma Atalanta-Milan e la sfida dei partenopei contro l’Hellas Verona. I bianconeri devono vincere, poi sperare che rossoneri o Napoli non facciano piu’ di un punto. Un finale ad altissima tensione, mentre Cristiano Ronaldo ha cominciato a mettere i tifosi in apprensione. Colpa di un trasloco nella notte che ai tempi dei social e’ diventato virale: il portoghese, infatti, ha fatto caricare le sue sette auto di lusso dal garage della villa sulla collina torinese. E la ditta che ha portato via le supercar e’ stata la RodoCargo, che ha sede a Lisbona. Inevitabile pensare che, dopo le macchine, il prossimo a traslocare sara’ proprio Ronaldo: per questo, pero’, bisognera’ ancora aspettare, perche’ il giocatore resta concentrato sugli ultimi 180 minuti della stagione e soltanto piu’ avanti fara’ le considerazioni sul futuro. Pirlo puntera’ su di lui per cercare la coppa Italia e una vittoria a Bologna che permetterebbe di sperare ancora nella Champions, anche se a quel punto dipendera’ anche dal risultato di Milan e Napoli. Oltre a CR7, un altro punto fisso della Juve sara’ Federico Chiesa, l’uomo piu’ positivo di tutta la rosa. Il classe 1997 oggi ha fatto una rivelazione: “A 13 anni ho pensato di smettere con il calcio: vedevo i miei compagni crescere fisicamente e tecnicamente, io facevo fatica e fui costretto a scendere di una categoria per giocare. E’ stato molto duro” ha raccontato durante il webinar ‘Allenare, Allenarsi, Guardare altrove’ organizzato da Randstad. “Se ti concentri sui pensieri negativi attiri la sfortuna, mentre la fortuna arriva se mostri determinazione e voglia – ha spiegato il calciatore bianconero, intervistato da Mauro Berruto – e adesso che sono in bianconero bisogna mantenersi ad alti livelli: il mio obiettivo e’ alzare l’asticella quotidianamente, quando chiudero’ la carriera vorro’ essere d’esempio per i tanti ragazzini sfiduciati e dimostrare loro con la mia storia che possono farcela”.

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