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Insulti omofobi e poi botte fino al farlo svenire nel bar, in branco mandano un giovane in ospedale

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Va al bar per un caffe’ ed incontra un minorenne (e forse anche minorato) che gli rivolge insulti omofobi. Il giovane, un 29 enne, si è difeso verbalmente. Poi ha lasciato il locale ed è andato in un altro bar per evitare che la discussione  degenerasse. E però il minorenne (e fors’anche minorato) l’ha seguito, stavolta accompagnato da altre persone e assieme hanno preso a calci e pugni il ragazzo fratturandogli  il naso  e picchiandolo fino a fargli  perdere i sensi. È successo a Pozzallo, nel Ragusano. Il giovane è stato aiutato dai clienti del locale a rialzarsi. Poi si è diretto verso casa. Poco dopo, accusando forti dolori, ha deciso di andare al pronto soccorso dell’ospedale di Modica, dove domattina sara’ sottoposto a un intervento chirurgico per la riduzione della frattura al setto nasale. Sull’episodio indagano i carabinieri di Pozzallo che stanno ricostruendo la dinamica dei fatti avvalendosi della testimonianza di alcuni avventori del bar dove è avvenuta l’aggressione e delle immagini registrate dalle telecamere posizionate all’interno del locale. Resta fuori discussione l’aggressione patita dal giovane, semmai i militari sono impegnati a verificare la versione dei fatti fornita dalla vittima e a individuare gli uomini del ‘commando’ che l’hanno pestato.

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Perseguita ex fidanzato, arrestata 56enne nel Bolognese

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Oltre a tempestarlo di messaggi e telefonate, aveva creato un profilo social a nome dell’ex fidanzato, iscrivendolo a siti online di appuntamenti. La ‘stalker’ e’ una 56enne di origine romena, che vive e lavora come badante nella zona di Baricella, nel Bolognese, finita agli arresti domiciliari per atti persecutori con una misura cautelare eseguita dai Carabinieri. La donna aveva gia’ ricevuto qualche mese fa un divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati da un connazionale 50enne, anche lui badante, dopo che lui aveva denunciato alle forze dell’ordine i comportamenti della ex, che non accettava la fine della relazione. Oltre a non rispettare quel provvedimento, la 56enne avrebbe rincarato la dose con la creazione di un finto profilo social con nome e foto dell’uomo, che aveva iscritto a un sito di appuntamenti in modo che ricevesse messaggi e chiamate non desiderati.

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Muore a 27 anni dopo aver mangiato dei gamberi

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“Un fulmine a ciel sereno che non ha lasciato scampo. La nostra Refka, volto sorridente del ristorante I Pupi, è stata colpita da una fatalità che l’ha strappata ai suoi familiari, agli amici e al suo lavoro. Ogni parola che scriviamo pesa come un macigno dinnanzi un destino talmente beffardo che nel volgere di pochissimo tempo l’ha strappata alla vita”. Sulla sua pagina Facebook, Laura Codogno, moglie dello chef stellato Tony Lo Coco, con il quale gestisce il famoso ristorante I Pupi, a Bagheria, nel Palermitano, parla della morte improvvisa della loro impiegata, Refka Dridi, 27 anni, un ragazza tunisina bellissima finita prima in coma per uno choc anafilattico dopo aver mangiato dei gamberi a cui era allergica e poi morta.

Come è morta Refka Dridi? Sembra sia tornata tardi dal lavoro, abbia aperto il frigo e avrebbe mangiato una forchettata ingerendo un gambero. Lei era allergica ai crostacei. L’ha capito subito, è uscita fuori casa, dove si trovava insieme al figlio di 8 mesi, ed ha chiesto aiuto. Un destino crudele ha voluto che  il compagno fosse fuori per lavoro. L’hanno soccorsa i vicini. Lei ha spiegato che cosa stava accadendo, è anche arrivata l’ambulanza ma la situazione era già precipitata. La ragazza ha perso i sensi in attesa dell’arrivo dei mezzi di soccorso. Qualcuno ha cercato di rianimarla e nel frattempo è arrivata l’ambulanza che l’ha portata all’ospedale Buccheri La Ferla, dove è rimasta in coma per due giorni. Qui, il suo cuore si è fermato. Era ricoverata nel reparto di rianimazione.


“Ho conosciuto Refka, 4 anni fa – ha raccontato Laura Codogno, manager del ristorante stellato al Giornale di Sicilia- cercavo una ragazza capace di parlare lingue straniere. Un’amica mi ha proposto lei. Quando l’ho incontrata è stato amore a prima vista. Era molto simpatica, intelligente, brillante e volenterosa. Si muoveva in maniera fantastica, parlava inglese, francese, arabo e italiano perfettamente”. Refka viveva in Italia da almeno 10 anni. “Qui è come una famiglia – continua la titolare – la sua scomparsa ci ha lasciato scioccati”. Su Facebook, Laura Codogno ha scritto: “rimarranno sempre nel nostro cuore il suo sorriso, la sua discreta eleganza, la sua bellezza mediterranea, la solarità dei suoi occhi, la fiducia che il suo sguardo trasmetteva, la voglia di essere brava nello svolgere la sua attività, sempre con precisione e garbo. Noi eravamo legati a lei e lei a noi. Lei continuerà a far parte della famiglia de I Pupi e noi custodiremo la sua presenza nei nostri”.

Ma perché è morta una ragazza di 27 anni, forte, di ottima salute? Sono episodi rari le morti di persone colpite da choc anafilattico. Spesso l’esito di questo choc è positivo, nel senso che un paziente anche grave riesce a reagire in tempo e a tornare in salute. Perchè, come spiegano i medici, non è importante la quantità di sostanza ingerita o inalata (in questo caso i crostacei, semmai la gravità dell’evento dipende molto dalla reattività del soggetto nei confronti degli alimenti, di ciò che si respira o dei farmaci che vengono somministrati.

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Capannone industriale abbandonato usato come essiccatoio di marjiuana, maxi sequestro dei carabinieri a Taurianova

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Un altro duro colpo alla produzione di marijuana nella Piana di Gioia Tauro da parte dei Carabinieri reggini. Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Compagnia di Taurianova unitamente ai “Cacciatori” dello Squadrone Eliportato di Vibo Valentia, nel corso degli ordinari rastrellamenti in area rurale di Contrada Torre Lo Schiavo, hanno individuato un grande capannone in disuso utilizzato per realizzare un enorme essiccatoio di piante di marijuana. In particolare, i Carabinieri delle Stazioni di Taurianova e Cittanova e dei “Cacciatori”, nel corso dei specifici servizi volti alla prevenzione e repressione della produzione e smercio di sostanze stupefacente nel territorio, hanno percepito un forte odore di marijuana proveniente da un vecchio frantoio abbandonato da tempo in una impervia area rurale di Taurianova. Una volta fatto ingresso, i militari si sono trovati davanti un vero e proprio essiccatoio “industriale”, con centinaia di fili di spago attaccati a delle intelaiature in ferro poste sulle pareti, così creando una distesa di piante sospese e distanziate tra di loro, per consentirne l’ottimale essicazione, al termine della quale le piante sarebbero state tritate e vendute in dosi nel mercato illegale. Per di più erano presenti dei grandi ventilatori alimentati da un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, come successivamente accertato dai tecnici intervenuti. 

Circa 7 mila piante di altezza variabile tra mezzo metro e 1 metro, per un quantitativo stimato in oltre 350 kg di sostanza stupefacente che, una volta venduta al dettaglio, avrebbe fruttato alla criminalità oltre 3 milioni di euro. Evidentemente le piante erano state trasportate nel capannone provenendo da alcune piantagioni già estirpate e fatte crescere nella Piana di Gioia Tauro, le cui piazzole sono in corso di individuazione. La sostanza stupefacente rinvenuta è stata sequestrata e sarà trasmessa al RIS di Messina per le successive analisi tossicologiche del caso.   

I Carabinieri di Taurianova svolgeranno tutte gli accertamenti necessari ad individuare i realizzatori della piantagione industriale. Il sequestro rappresenta un altro duro colpo alla criminalità locale, riuscendo a privarla di un ingente fonte di guadagno. 

L’intervento rientra nella più ampia e diffusa azione dei carabinieri della Piana di Gioia Tauro nel contrasto alla coltivazione di cannabis nel territorio, a conferma di una sempre incisiva e pervasiva azione di contrasto al fenomeno disposta e coordinata dal Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro. 

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