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Inquinamento, morti 500.000 neonati nel mondo nel 2019

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L’inquinamento atmosferico ha ucciso 476.000 neonati nel 2019, soprattutto in India e nell’Africa sub-sahariana. E’ quanto emerge da un nuovo studio globale secondo il quale quasi i due terzi delle morti derivano da fumi nocivi dei combustibili da cucina. Piu’ di 116.000 bambini indiani sono morti a causa dell’inquinamento atmosferico nel primo mese di vita e 236.000 nell’Africa sub-sahariana, secondo lo State of Global Air 2020. Le stime sono state prodotte dall’Health Effects Institute con sede negli Stati Uniti e il progetto Global Burden of Disease dell’Institute for Health Metrics and Evaluation.

Gli autori si sono basati su un numero crescente di prove che collegano l’esposizione delle madri durante la gravidanza all’inquinamento atmosferico con l’aumento del rischio che i loro bambini nascano troppo piccoli o troppo presto. Queste condizioni sono associate a gravi complicazioni e rappresentano la stragrande maggioranza dei decessi neonatali in entrambe le regioni. Nel complesso, il rapporto ha rilevato che l’inquinamento atmosferico ha portato a 6,7 milioni di morti in tutto il mondo nel 2019, rendendolo la quarta causa di morte dietro l’ipertensione, l’uso di tabacco e i problemi legati a una scorretta alimentazione.

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Via Lattea, censiti 2 miliardi di stelle

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Un ritratto dettagliatissimo senza precedenti, un censimento minuzioso che svela come mai fino ad ora la Via Lattea, con ben 1.811.709.771 di stelle. Sono i risultati del nuovo catalogo astronomico della Early Data Release 3 (EDR3) della missione Gaia dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), presentato oggi, a cui partecipano l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf). Questo catalogo si basa sui primi 34 mesi di osservazioni del satellite, supera in precisione la versione precedente del 2018, grazie a oltre un anno di osservazioni aggiuntive. “L’obiettivo della missione Gaia di realizzare la piu’ accurata mappa tridimensionale della nostra galassia e’ pienamente sostenuto dall’Italia”, spiega Barbara Negri, responsabile Volo Umano e Strumentazione Scientifica dell’Asi, “che partecipa attivamente al Data Processing and Analysis Consortium presso Altec (Aerospace Logistics Technology Engineering Company) a Torino”. Il centro di Torino e’ l’unico in Italia, dei sei presenti in Europa, con tutti i dati di missione per un totale 1,5 milioni di gigabyte. I nuovi dati mostrano anche i movimenti oscillatori delle stelle nelle frange piu’ esterne della Via Lattea, la rotazione delle stelle nella Grande Nube di Magellano e della Piccola Nube di Magellano. Il catalogo comprende anche 1.6 milioni di quasar, i cuori di galassie lontane la cui enorme luminosita’ proviene all’attivita’ dei buchi neri supermassicci nei loro centri. Queste osservazioni hanno permesso di stimare l’accelerazione del Sistema solare nel suo moto intorno al centro della Via Lattea, pari a 7 millimetri al secondo nel corso di un anno, per la prima volta utilizzando dati in banda ottica.

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Il 2020 uno dei tre anni più caldi mai registrati

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Il 2020 e’ destinato a passare alla storia non solo come l’anno della pandemia di Covid-19 ma anche come uno dei tre anni piu’ caldi mai registrati. Dodici mesi segnati da temperature cosi’ roventi da poter persino superare il record stabilito nel 2016. Il cambiamento climatico avanza senza sosta ed il riscaldamento globale appare inarrestabile, e’ il messaggio che ci da’ in sostanza il Rapporto 2020 sullo stato del clima globale presentato a Ginevra da Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione mondiale della meteorologia dell’Onu (Wmo). Nelle stesse ore in cui e’ stato divulgato il Rapporto, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha denunciato il fallimento “suicida” nella lotta al riscaldamento globale e affermato che la ripresa dalla pandemia di coronavirus potrebbe essere l’occasione per l’umanita’ di salvare il pianeta. “L’umanita’ sta dichiarando guerra alla natura, questo e’ un suicidio.

L’anno prossimo abbiamo l’opportunita’ di arrestare la distruzione e iniziare la guarigione. La ripresa dal Covid e il risanamento del nostro pianeta devono essere due facce della stessa medaglia”, e’ stato l’appello di Guterres. Da parte sua, Taalas ha messo in guardia sul fatto che “c’e’ almeno una possibilita’ su 5 che da ora al 2024 l’aumento della temperatura superi temporaneamente la fatidica soglia di 1,5 C dell’accordo di Parigi”. Dal momento che le colonnine di mercurio segnano record continui di anno in anno, “il decennio 2011-2020 sara’ il piu’ caldo in assoluto mai registrato, con i sei anni piu’ caldi a partire dal 2015”, sempre secondo le valutazioni del Wmo. Gli esperti dell’Onu hanno fatto sapere anche che il calore degli oceani “e’ a livelli mai visti e oltre l’80% dell’oceano globale ha subito un’ondata di caldo marino durante il 2020, con ripercussioni diffuse per gli ecosistemi marini che gia’ soffrono di acque piu’ acide a causa dell’assorbimento di anidride carbonica (Co2)”.

Nonostante il blocco del Covid-19, si osserva nel Rapporto, le concentrazioni atmosferiche di gas a effetto serra hanno continuato a salire, impegnando il pianeta ad un ulteriore riscaldamento per molte generazioni a venire a causa della lunga durata della Co2 nell’atmosfera. Il caldo piu’ torrido ha colpito l’Asia settentrionale, in particolare l’Artico siberiano, dove le temperature erano di oltre 5 C sopra la media. Il caldo siberiano ha raggiunto il suo picco alla fine di giugno con 38,0 C registrati a Verkhoyansk il 20 di giugno, provvisoriamente la temperatura piu’ alta mai osservata a nord del Circolo Polare Artico. Altra cattiva notizia e’ che il ghiaccio marino artico ha raggiunto il suo minimo annuale a settembre, classificandosi al secondo posto tra i meno estesi degli ultimi 42 anni, mentre la Groenlandia ha continuato a perdere massa anche se a un ritmo piu’ lento. Al quadro dipinto dal Wmo, gia’ di per se’ preoccupante, si aggiunge il fatto che la stagione degli incendi – che ha devastato vaste aree dell’Australia, della Siberia, della costa occidentale degli Usa e del Sud America – e’ stata la piu’ attiva negli ultimi 18 anni. L’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) ha rincarato la dose e denunciato che i cambiamenti climatici sono la piu’ grande minaccia al patrimonio naturale dell’Unesco (252 siti naturali) come i ghiacciai e le zone umide ed hanno messo la Grande Barriera Corallina australiana in condizioni “critiche”.

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Si chiama Selma la foca in arrivo per Natale allo zoo di Napoli

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Una nuova foca vitulina sta per arrivare allo zoo di Napoli, si chiama Selma e verrà a far compagnia ad Halos: lo Zoo di Napoli, nonostante il duro periodo che tutti stiamo vivendo, non smette di investire sul benessere animale, sull’animal welfare. Questa volta è toccato alla vasca di Halos, Phoca vitulina, ospite del giardino zoologico da marzo del 2019. Halos è un maschio di 17 anni, è arrivato a Napoli grazie alla collaborazione con il Parc Zoologique de Chateau de Branféré , in Francia. Il motivo per cui è stato necessario spostarlo dal luogo in cui viveva dipende dal suo particolare carattere: Halos è infatti un animale molto solitario, non ama vivere in gruppo.

In Francia Halos era ospitato insieme ad altri esemplari della sua specie dai quali si teneva sempre molto distante e alcune foche erano impaurite da lui. Il responsabile che lo ha affidato allo Zoo di Napoli aveva raccomandato di tenerlo al massimo solo con un altro esemplare. Ormai a Napoli ha vissuto da solo per circa un anno e mezzo e finalmente arriva anche per lui una sorpresa natalizia! Dopo lunghe ricerche i responsabili scientifici dello Zoo di Napoli hanno trovato Selma. La nuova ospite ha quasi la stessa età di Halos e a breve partirà dal suo luogo d’origine, un parco in Olanda.
Il parco è in trepidante attesa e tutto lo staff ha lavorato per garantire ai due esemplari una vita felice insieme in una ‘casa’ tutta ristrutturata. La nuova vasca è stata interamente piastrellata e riqualificata,  e Halos sta già apprezzandone i dettagli.

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