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Economia

Inps, Campania in testa per Reddito di cittadinanza: a seguire Sicilia, Lazio e Lombardia

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La regione con il maggior numero di nuclei familiari che percepiscono il Reddito o Pensione di cittadinanza e’ la Campania, con il 21% delle prestazioni erogate, seguita dalla Sicilia (18%), dal Lazio (10%), dalla Lombardia e dalla Puglia (9%): in queste cinque regioni risiede il 67% dei nuclei beneficiari. E’ quanto emerge dall’Osservatorio statistico dell’Inps sul Reddito e Pensione di cittadinanza, aggiornato al mese di dicembre 2020, in base al quale i nuclei percettori si concentrano nelle regioni del Sud e nelle Isole, raggiungendo il 61% del totale, seguite dalle regioni del Nord con il 23% e da quelle del Centro con il 16%. Quanto alla cittadinanza di chi richiede il Reddito o la Pensione di cittadinanza, nell’85% dei casi risulta erogata ad un italiano, nel 9% ad un cittadino extra-comunitario in possesso di un permesso di soggiorno, nel 5% ad un cittadino europeo ed infine nell’1% a familiari considerando i diversi casi.

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Economia

Franco, riforma fiscale priorità ma non nel recovery

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La riforma fiscale, pur essendo “una delle priorita’ di questo Governo” visto il livello “relativamente alto” dell’imposizione fiscale e delle aliquote in Italia, non verra’ affrontata nell’ambito del piano italiano di ripresa e resilienza. Lo ha detto il ministro dell’Economia Daniele Franco. “Il piano non riguarda la questione della riforma fiscale”, ha spiegato Franco in audizione sul recovery fund.

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Economia

Mercati ottimisti con vaccini e ripresa, su banche

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Inizio settimana di forti guadagni per le principali Borse europee sull’ottimismo dettato, secondo alcuni analisti, dall’arrivo di maggiori quantita’ di vaccini contro il Covid 19, ma anche dal rialzo dei titoli piu’ strettamente legati al ciclo economico, che i mercati vedono in ripresa. Un miglioramento che certi analisti ipotizzano piu’ corposo di quanto gli investitori al momento vogliano credere, nonostante il rialzo dei rendimenti governativi, a partire da quelli Usa, che le banche centrali sorvegliano, per non vedere mettere a rischio le politiche di aiuti, dunque la ripresa stessa. Una spinta per i mercati arriva dagli Usa coi tecnologici, tornati a rialzare la testa col passare dei timori proprio per il rialzo repentino dei tassi. In Europa la Piazza migliore e’ stata Francoforte (+3,31%), con la chiusura record a 14.380 punti per il Dax, che ha toccato nella giornata il massimo di 14.402 punti. Bene anche Parigi (+2%), Madrid (+1,9%) e Londra (+1,3%). Forti guadagni a Milano (+3,1%), con lo spread sceso a 103,3 punti, in un giorno in cui tra l’altro il ministro dell’economica, Daniele Franco, ha parlato di un potenziale impatto del Recovery sul Pil italiano superiore al 3% negli anni del piano e stabile, se accompagnato da riforme. In Europa l’indice d’area, Stoxx 600, ha guadagnato il 2,1%, sostenuto soprattutto da materiali e industria, dove spiccano le compagnie aeree, come Ryanair (+6,3%) e Lufthansa (+5,6%), sull’ipotesi di riaperture alla circolazione dei passeggeri. Decisi i guadagni delle assicurazioni e delle banche, da Unicredit (+4,7%) a Hsbc (+4%), con picchi come Abn Amro (+9,1%), Banco de Sabadell (+6,9%) e Commerzbank (+5,7%). Rialzi notevoli per le auto, in testa Stellantis (+5,8%), nel giorno dell’assemblea e del via libera alla distribuzione delle azioni Faurecia (+5,5%), ma anche Bmw (+5,2%). Altrettando per i componenti, da Continental (+5,3%) a Nokian (+5%). Bene tra i tecnologici soprattutto i semiconduttori, in particolare Infineon (+3,2%) Positiva la maggior parte dei farmaceutici, da Vifor (+4,8%), a Recordati (+3,3%) e Bayer (+3%). Sofferente invece la quasi totalita’ dei petroliferi, soprattutto Repsol (-2,6%), Lundin (-2,5%) e Equinor (-1,8%), con eccezioni come Polski Koncern (+4,5%) e Eni (+1,1%), col greggio in deciso calo a sera (wti -2%) a 64,7 dollari al barile, dopo la spinta al rialzo dei giorni scorsi della decisione dell’Opec plus di non modificare le quote.

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Economia

Il Recovery Plan dell’Italia nelle mani della McKinsey? Spero sia una bufala colossale

Angelo Turco

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Se fosse vera, sarebbe la v.e.r.a. notizia del giorno. Ma dev’essere una bufala colossale. Pensate, affidare il Recovery Plan, ossia le sorti di un intero Paese a un’azienda privata di consulenza (sia pure “strategica”, come dicono, riempiendosi la bocca….). E quale Paese poi….l’ITALIA, con le Università più antiche del mondo, con migliaia di professori e ricercatori pubblici, ossia pagati dallo Stato, ossia pagati da noi, che insegnano alle generazioni future come si fa un Piano…

Come dite? Sono mesi che i nomi di aziende come questa circolano negli “ambienti” del Recovery. Vero,ma nessuno ne ha mai parlato, perlomeno al pubblico vasto….

Come dite? E i nostri pubblici funzionari, del Ministero del Tesoro, della Banca d’Italia, della Ragioneria dello Stato, della Corte dei conti (per gli aspetti giuridico-contabili)? Evaporati! 

Come? Dopotutto un Ministro di questo Governo, un tal V. Colao, è stato un impiegato della McKinsey? Si, certo, è il suo CV….

Come come? Sono anni che ormai la ricerca accademica non conta più nulla nella presa delle decisioni pubbliche, specie riguardo alle faccende economiche. E sì, io stesso ho denunciato, già in un libro di dieci anni fa, questa situazione a proposito delle politiche europee di cooperazione, e a proposito delle politiche onusiane in Africa. Io stesso ho dovuto fare i conti con questi “ricercatori” che si fregiano offensivamente dell’appellativo di “indipendenti”, i quali sanno redigere documenti che hanno le caratteristiche non già epistemologicamente corrette della ricerca scientifica, ma che tuttavia servono allo scopo, giacché:

  • si leggono in 3 minuti, in quanto dotate di un “executive summary” che va subito al dunque e ti dice cosa fare e come farlo;
  •  riducono t.u.t.t.o. a delle “funzionalità da ottimizzare”, svuotando il mondo della sua complessità ed esautorando totalmente la politica delle sue responsabilità di progettazione e, ancor più, di visione.

Dovrei rassegnarmi, lo so. Accettare il fatto compiuto. Smetterla di pensare a Mario Draghi come all’allievo di F. Caffé e considerarlo per quello che è: un tecnocrate. L’uomo di punta di una visione solo timidamente politica della evoluzione sociale. Non un tecnico, capite bene, cioè uno che cerca di eseguire bene un compito; ma uno che esercita il potere nel nome della tecnica.

Dovrei, lo so, ma non posso. Come lo struzzo, all’arrivo del leone – la dura realtà del leone – nascondo la testa sotto la sabbia. E mi dico, semplicemente, che non può essere, che non ci credo…

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