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Infantino tra politica e pallone: il presidente Fifa sempre più vicino a Trump in vista del Mondiale 2026
Gianni Infantino affianca Donald Trump nel percorso verso il Mondiale 2026. Tra ambizioni globali, rapporti con l’Arabia Saudita e polemiche, il presidente Fifa naviga sempre più dentro la politica internazionale.
Sono passati tre anni dal monologo di 61 minuti con cui Gianni Infantino, alla vigilia del Mondiale in Qatar, tentò di riscrivere il linguaggio della comunicazione sportiva: «Oggi mi sento qatarino, arabo, africano, gay, disabile, lavoratore migrante».
Un intervento che voleva essere un manifesto umanitario ma si chiudeva con un appello opposto: «Pensate solo al calcio, please».
Oggi, però, pensare solo al calcio è impossibile. E il presidente della Fifa ne è la prova vivente.
Dal vertice su Gaza allo Studio Ovale: il calcio come leva politica
Infantino viene invitato a Sharm el-Sheikh per il summit internazionale sul futuro di Gaza, poi vola negli Stati Uniti per “marcare a uomo” Donald Trump, che sta costruendo attorno al calcio un pezzo della sua politica economica e di immagine.
Per Infantino il pallone è sempre stato riscatto sociale — dalla vittoria dell’Italia nel 1982 alla propria esperienza di figlio di immigrati bullizzato in Svizzera — ma oggi il calcio è soprattutto diplomazia planetaria.
Il suo modello è un Fifa-sistema planetario, capace di unire geopolitica, investimenti e sport. Progetto che trova in Trump un interlocutore privilegiato.
Gigantismo Fifa: tra sogni globali e feroci critiche
Da quando ha ereditato il caos post-Blatter nel 2016, Infantino ha scelto la strada dell’espansione:
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Mondiale a 48 squadre
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presenza costante sui social (3,5 milioni di follower)
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narrativa globale: «Vivere il calcio, unire il mondo, rendere il calcio davvero globale»
Una visione che si presta a critiche pungenti da parte dei media anglosassoni, che vedono nella Fifa una macchina mastodontica, sempre in bilico tra missione sociale e potere politico.
Tra i momenti più discussi: la proposta — pre 7 ottobre 2023 — di un Mondiale organizzato da Arabia Saudita e Israeleper “favorire la pace”.
Il “premio per la pace” a Trump e le accuse di sportwashing
La Fifa ha istituito un premio per la pace che verrà consegnato il 5 dicembre al sorteggio mondiale di Washington. Primo premiato: Donald Trump.
Una scelta che ha scatenato sarcasmo e polemiche, visto che lo statuto Fifa proibisce endorsement politici diretti.
L’ufficio comunicazione risponde così:
«Siamo un organismo globale che vuole rendere il futuro più luminoso».
Intanto Infantino continua a coltivare rapporti privilegiati con il mondo arabo: fondamentale la sua regia nell’assegnazione all’Arabia Saudita del Mondiale 2034, ottenuta per acclamazione e senza concorrenti.
Trump, Bin Salman e l’asse del nuovo calcio globale
La presenza di Infantino — accanto a Trump e al principe saudita Mohammed bin Salman — all’incontro e alla cena alla Casa Bianca suggella un asse politico-sportivo che sta ridisegnando gli equilibri del calcio mondiale.
Trump lo vuole vicino:
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per raccontare come il calcio possa aiutare nella ricostruzione di Gaza
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per rafforzare la propria agenda internazionale
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per sostenere il Mondiale 2026 in USA-Canada-Messico
Una Coppa del Mondo che vale oltre 10 miliardi di euro.
La Fifa ha già ottenuto un risultato cruciale: una procedura accelerata per il rilascio dei visti ai tifosi che comprano biglietti, un nodo diplomatico che rischiava di paralizzare il torneo.
Un presidente Fifa ormai stabilmente dentro la politica
Con il quartier generale trasferito dentro la Trump Tower, un Mondiale per club organizzato negli USA grazie ai fondi sauditi e una continua esposizione internazionale, Gianni Infantino si muove come un dirigente sportivo che ha superato il confine dello sport.
Le sue mosse ricordano quelle di un difensore esperto: calcola il rischio, marca l’avversario, anticipa la giocata.
Il problema è che ormai il campo non è più soltanto il calcio.
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Pioggia su Sinner-Medvedev agli Internazionali: semifinale sospesa con Jannik avanti nel terzo set
La semifinale degli Internazionali d’Italia tra Jannik Sinner e Daniil Medvedev è stata sospesa per pioggia nel terzo set con l’azzurro avanti 4-2 e un break di vantaggio. Sinner aveva protestato per le condizioni scivolose del campo prima dello stop definitivo.
La semifinale degli Internazionali d’Italia tra Jannik Sinner e Daniil Medvedev è stata sospesa per pioggia nel momento più delicato del match.
Sul Centrale del Foro Italico, il numero uno azzurro era avanti 4-2 nel terzo set e con un break di vantaggio quando le condizioni atmosferiche hanno costretto gli organizzatori a fermare il gioco.
Sinner protesta per il campo scivoloso
Pochi minuti prima dell’interruzione, Sinner aveva manifestato le proprie preoccupazioni alla giudice di sedia.
Il tennista altoatesino lamentava soprattutto la pericolosità delle righe del campo, diventate molto scivolose a causa della pioggia.
“Il campo è buono per giocare”, aveva replicato inizialmente la giudice di sedia durante il confronto con l’azzurro.
Poi arriva lo stop
Con il passare dei minuti, però, l’intensità della pioggia è aumentata sensibilmente rendendo impossibile la prosecuzione della partita.
Gli organizzatori hanno quindi deciso di interrompere ufficialmente l’incontro in attesa di capire quando sarà possibile riprendere il gioco.
Jannik avanti in una partita durissima
Prima dello stop, Sinner stava dando l’impressione di avere in mano l’inerzia della semifinale, dopo una sfida molto combattuta contro Medvedev.
Il pubblico romano stava spingendo l’azzurro verso quella che potrebbe diventare una storica finale al Foro Italico.
Attesa per la ripresa del match
Ora resta da capire quando le condizioni meteo permetteranno la ripresa dell’incontro.
Gli organizzatori monitorano costantemente la situazione sul centrale degli Internazionali, mentre tifosi e appassionati attendono di conoscere il finale della semifinale.
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Internazionali di Roma, Darderi cede a Ruud in semifinale: “Non avevo più benzina”
Luciano Darderi perde contro Casper Ruud nella semifinale degli Internazionali d’Italia dopo un torneo straordinario al Foro Italico. L’azzurro, stremato dalle maratone precedenti, si arrende al norvegese ma conquista fiducia e una nuova consapevolezza in vista del Roland Garros.
Il sogno di Luciano Darderi agli Internazionali d’Italia si ferma in semifinale. Sul Centrale del Foro Italico l’azzurro cede nettamente a Casper Ruud al termine di una partita a senso unico, condizionata soprattutto dalla stanchezza accumulata nelle battaglie dei giorni precedenti.
Per Darderi, però, restano due settimane straordinarie, le migliori della sua carriera in un torneo Masters 1000.
Le maratone con Zverev e Jodar presentano il conto
L’italoargentino arriva alla semifinale svuotato fisicamente.
Le lunghe sfide contro Alexander Zverev e Jodar gli lasciano addosso pochissime energie.
“Non avevo benzina già dai primi game” ammette Darderi dopo il match, scusandosi anche con il pubblico romano che lo ha sostenuto lungo tutto il torneo.
La notte precedente aveva concluso la routine post-partita alle quattro del mattino e il recupero si è rivelato insufficiente nonostante massaggi, ghiaccio e fisioterapia.
Nemmeno la lunga interruzione per pioggia è riuscita a cambiare l’inerzia della semifinale.
Ruud domina e vola in finale
Ruud prende il controllo della partita fin dai primi scambi e non lascia mai spazio alla rimonta dell’azzurro.
Per il norvegese si tratta del ritorno in una finale Masters 1000 dopo il successo ottenuto a Cincinnati nel 2025.
In conferenza stampa il norvegese riflette anche sul confronto con i nuovi dominatori del circuito.
“Ci sono Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che sono diventati quasi ingiocabili” dice Ruud.
“Bisogna restare concentrati sul proprio percorso senza confrontarsi continuamente con gli altri”.
La dedica alla nonna
Nonostante la delusione, Darderi guarda con orgoglio al proprio percorso.
La semifinale di Roma rappresenta il miglior risultato della sua carriera in un Masters 1000, traguardo che fino a poche settimane fa sembrava lontanissimo.
Il pensiero più emozionante va alla nonna scomparsa.
“Mi è sempre stata vicina. Il suo sogno era che diventassi un giocatore di tennis e ce l’abbiamo fatta” racconta commosso.
Poi un ringraziamento speciale anche al padre, ex tennista e figura fondamentale nella sua crescita sportiva.
“Ora so di poter stare a questo livello”
Darderi lascia Roma con una nuova consapevolezza.
“Questo torneo mi ha dato fiducia” spiega.
L’azzurro sottolinea di aver battuto giocatori importanti e di aver dimostrato di poter competere stabilmente a livelli molto alti.
Adesso per lui qualche giorno di riposo prima di ripartire verso il Roland Garros.
Roma scopre un nuovo protagonista
Il pubblico del Foro Italico applaude comunque Darderi, protagonista di un torneo che lo ha definitivamente consacrato tra i giocatori più interessanti del tennis italiano.
La finale resta un sogno rimandato, ma Roma gli consegna una nuova dimensione internazionale.
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Roma, El Shaarawy annuncia l’addio: “Il derby sarà la mia ultima partita all’Olimpico”
Stephan El Shaarawy ha annunciato sui social l’addio alla Roma spiegando che il derby contro la Lazio sarà la sua ultima partita all’Olimpico. L’attaccante giallorosso ha salutato tifosi, compagni e società dopo dieci anni vissuti nella Capitale.
Stephan El Shaarawy lascia la AS Roma. Lo ha annunciato lo stesso attaccante giallorosso con un lungo messaggio pubblicato sui social alla vigilia del derby contro la SS Lazio.
“Il derby sarà la mia ultima partita in casa all’Olimpico” ha scritto El Shaarawy, confermando di fatto la fine della sua lunga esperienza romanista.
“Non c’è partita migliore per salutare”
Nel messaggio pubblicato online, il calciatore ha affidato ai tifosi parole cariche di emozione e riconoscenza.
“Non c’è partita migliore di questa per mettere in campo tutto quello che ho sempre cercato in questo gioco: impegno, rispetto e dedizione per questa maglia” scrive l’attaccante.
“Me ne vado, ma una parte di me resterà qui”, aggiunge El Shaarawy, spiegando come il rapporto con Roma e con l’ambiente giallorosso vada oltre il calcio.
Dieci anni tra gioie e momenti difficili
L’esterno offensivo ripercorre così dieci anni vissuti nella Capitale tra vittorie, delusioni e crescita personale.
“Ci sono luoghi che diventano casa senza che tu te ne accorga” scrive ancora il giocatore, ricordando le battaglie condivise con squadra e tifosi.
Nel messaggio El Shaarawy sottolinea di aver sempre cercato di onorare la maglia “nel modo più autentico possibile”.
Il ricordo del trofeo internazionale
Tra i momenti più significativi della sua esperienza romanista, il calciatore cita anche la conquista di un trofeo europeo.
Il riferimento è alla vittoria della UEFA Europa Conference League 2022, primo trofeo internazionale della storia recente del club giallorosso.
Un successo che, nelle parole del giocatore, “ha unito ancora di più squadra e tifosi”.
“La fascia da capitano un privilegio”
El Shaarawy ricorda anche l’emozione di aver indossato la fascia da capitano della Roma.
“È stato un onore immenso” scrive, ringraziando società, compagni di squadra, staff tecnico e soprattutto i tifosi.
Un passaggio speciale è dedicato proprio al pubblico romanista: “Mi avete fatto sentire uno di voi, sempre”.
L’ultima notte all’Olimpico
Il derby contro la Lazio diventa così non soltanto una sfida decisiva per la stagione della Roma, ma anche l’ultima apparizione casalinga di El Shaarawy con la maglia giallorossa.
Un addio che chiude una delle storie più longeve e simboliche della Roma degli ultimi anni, in attesa di capire quale sarà il futuro professionale dell’attaccante.


